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Sezione Donna

 

COMUNICATI STAMPA
"Donna e uomo: l'humanum nella sua interezza"
Convegno a venti anni dalla Mulieris dignitatem - Roma, 7-9 febbraio 2008


- Comunicato stampa n. 1 del 1 febbraio 2008

- Comunicato stampa n. 2 del 7 febbraio 2008

- Comunicato stampa n. 3 dell'8 febbraio 2008

- Comunicato stampa n. 4 del 9 febbraio 2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMUNICATO STAMPA N. 1

1º febbraio 2008


CONVEGNO INTERNAZIONALE

“Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”

Promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici
Nel 20º della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla donna
Mulieris Dignitatem
7-9 febbraio 2008 – Hotel Palazzo Carpegna, Via Aurelia, 481 – Roma

La partecipazione della donna alla missione della Chiesa e nella società e il rapporto uomo-donna saranno al centro del Convegno internazionale promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici nel 20º della Mulieris Dignitatem.
Verranno particolarmente approfonditi temi come: maternità, paternità e l’importanza di queste due dimensioni nella famiglia e nei vari ambiti sociali; l’equilibrio tra la vita famigliare e il lavoro; la necessità di una maggiore presenza della donna in ambito pubblico e nell’assunzione di responsabilità ecclesiali e civili.

Nella tre giorni verrà tracciato un bilancio del cammino percorso in questi 20 anni e si affronteranno le attuali sfide alla luce del documento di Giovanni Paolo II, il primo della storia dedicato da un Papa alla donna.

Partecipanti: più di 260 provenienti da 49 Paesi dei 5 continenti. Delegazioni di 40 conferenze episcopali, rappresentati 28 Movimenti e Nuove Comunità, 16 associazioni femminili cattoliche, 9 Istituti religiosi femminili e donne leader nei diversi campi della cultura.

Il perchè del titolo “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”: per evidenziare che un’autentica promozione della donna passa da una comprensione del femminile a partire da un’antropologia che recuperi il valore della persona e metta in risalto la relazionalità tra femminile e maschile, valorizzandone le rispettive specificità.

Obiettivi: tracciare un bilancio del cammino negli ultimi venti anni nell’ambito della promozione della donna; avviare una riflessione sui nuovi paradigmi culturali e sulle difficoltà con le quali le donne devono misurarsi per vivere la propria identità e per collaborare in feconda reciprocità con gli uomini, nella edificazione della Chiesa e della società; richiamare le donne, in quanto protagoniste della missione della Chiesa, a porre al servizio dell’apostolato, della famiglia, del mondo del lavoro e della cultura, tutte le ricchezze del “genio” femminile, illuminato da un cammino di santità.

Udienza di Papa Benedetto XVI con i partecipanti al Congresso, sabato 9 febbraio.
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Per ulteriori informazioni: sito www.laici.org
Pontificio Consiglio per i Laici: Rocío Figueroa tel. 06 69887266; Roberto Ragusa 06 69887401


 

 


 

COMUNICATO STAMPA N. 2

7 febbraio 2008

 

CONVEGNO INTERNAZIONALE

“Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”

Promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici
Nel 20º della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla donna
Mulieris Dignitatem
7-9 febbraio 2008 – Hotel Palazzo Carpegna, Via Aurelia, 481 – Roma


“Il genio femminile, forza morale e spirituale capace di superare ogni forma di discriminazione, violenza e sfruttamento”.

La “rapida e profonda trasformazione dei modelli dell’identità femminile/maschile e delle relazioni tra i sessi” e l’attualità della Mulieris Dignitatem che esprime un’antropologia teologica fondata sul disegno originario di Dio che “creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27).

Le coordinate del Convegno internazionale “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza” tracciate dal Presidente del Pontificio Consiglio per i laici
che ha promosso l’evento nel 20^ della Mulieris Dignitatem.


“Il genio femminile, forza morale e spirituale capace di superare ogni forma di discriminazione, violenza e sfruttamento”. È questo il messaggio, emerso con chiarezza fin dalle prime battute dal Convegno “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”, organizzato dal Pontificio Consiglio per i Laici, aperto questa mattina a Roma in occasione dei venti anni dalla pubblicazione della lettera apostolica Mulieris Dignitatem, messaggio espresso dal card. Stanislaw Rylko, Presidente del Dicastero vaticano, nel suo intervento introduttivo in cui ha dato le coordinate dell’intero convegno.

Attraverso l’alto livello dei relatori e dei partecipanti – la maggioranza donne provenienti da 49 Paesi dei 5 continenti, impegnate nella diplomazia e nelle accademie, in rappresentanza di commissioni di oltre 40 conferenze episcopali, 15 associazioni cattoliche e 35 movimenti ecclesiali, varie congregazioni religiose – il convegno prevede l’apporto di “una straordinaria varietà e ricchezza di esperienze umane, culturali, sociali ed ecclesiali, rendendo questo evento unico – sono ancora parole del card. Rylko - capace di offrire un panorama della condizione femminile di ampiezza mondiale, sulla base di testimonianze di ‘prima mano’”.

Il Pontificio Consiglio per i Laici a più riprese ha affrontato la questione della donna da diverse angolature. Quest’anno, come ben esprime il titolo, ha scelto: “Donna e uomo: l’humanum nella sua interezza”. “Vuole così ribadire – ha affermato il cardinale polacco - la necessità di fondare su solidi principi antropologici e teologici” una riflessione che vuole contribuire “a un’autentica promozione della donna nella società e nella Chiesa”. Guardando all’attuale “rapida e profonda trasformazione dei modelli dell’identità femminile/maschile e delle relazioni tra i sessi”, il card. Rylko ha evidenziato “un fatto indubbiamente positivo: la progressiva crescita e diffusione della sensibilità per il riconoscimento effettivo della dignità e dei diritti della donna in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale e politica”. Ha espresso però preoccupazione per “due tendenze dominanti”: quella che “vorrebbe difendere l’identità femminile facendo della donna l’antagonista e la rivale dell’uomo, spingendola a intraprendere la strada della lotta per il potere; e la seconda, che “al contrario”, è “mossa dall’intento di cancellare ogni differenza, concepita esclusivamente come il risultato di condizionamenti socioculturali”. “Si tratta – ha precisato – della cosiddetta ideologia del genere, secondo la quale ognuno è libero di scegliere arbitrariamente la propria identità sessuale a prescindere dalle evidenze biologiche”. Una tendenza che è vista da alcuni – e qui ha citato Jacques Derrida – come “una vera e propria ‘rivoluzione culturale’ che cerca di ‘de-costruire’ in primo luogo la persona umana, promuovendo nuovi paradigmi in tutti i settori di vita sociale” non ultima “l’istituzione del matrimonio eterosessuale e la famiglia bi-parentale”.

Il card. Rylko ha indicato quindi nella “sfida antropologica”, “la sfida oggi più impegnativa”. Ed è proprio la lettera apostolica Mulieris Dignitatem, “scaturita dall’ardente passione di Giovanni Paolo II per la dignità della persona” che getta luce e imprime un “forte incoraggiamento” in questo tempo di “gravi sfide e smarrimento esistenziale e culturale”, aprendo “nuovi e affascinanti orizzonti teologici e antropologici” nell’attuale dibattito, dando una testimonianza inequivocabile all’importanza di un’antropologia teologica fondata sul disegno originario di Dio che “creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò” (Gen 1,27). “Solo partendo su questi fondamenti – qui il cardinale cita direttamente la Mulieris Dignitatem – che consentono di cogliere la profondità della dignità e della vocazione della donna, è possibile parlare della sua presenza attiva nella Chiesa e nella società”.

In mattinata si entrerà nel vivo della riflessione con la relazione del Card. Antonio Cañizares, Primate di Spagna, che traccerà un bilancio e delineerà le prospettive della riflessione sulla donna a vent’anni dalla Mulieris Dignitatem, e la relazione della prof.ssa H.B. Gerl-Falkovitz, professoressa di Filosofia e Scienza della Religione Comparata a Dresda, che analizzerà la problematica della donna da un punto di vista storiografico, risalendo alla prima comunità intorno a Gesù e alle comunità della Chiesa nascente.

Questi, dunque, alcuni dei temi che saranno affrontati nel corso del Convegno – che si concluderà sabato 9 febbraio con una udienza concessa ai partecipanti dal Santo Padre Benedetto XVI – grazie ad interventi altamente qualificati, come quelli della prof. Ales Bello, decana della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense, di sr. Enrica Rosanna prima donna sottosegretario in una Congregazione pontificia (vita consacrata), della ex ministro degli Esteri norvegese, Janne Haaland Matlary, e di molte altre di vari Paesi che approfondiranno questi temi.


 

 


 

 

COMUNICATO STAMPA N. 3

8 febbraio 2008

CONVEGNO INTERNAZIONALE

“Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”

Promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici
Nel 20º della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla donna
Mulieris Dignitatem
7-9 febbraio 2008 – Hotel Palazzo Carpegna, Via Aurelia, 481 – Roma


Sintesi prima giornata del Convegno

Dalle pagine del Genesi: l’uguaglianza e la comunione tra uomo e donna iscritta nel Genesi. La novità portata da Gesù.

L’influsso della donna nella storia dell’umanità: la proposta di una nuova ricerca storiografica


“Non una esperienza femminile contro, ma l’annuncio di una verità conforme alla retta ragione, una proposta gioiosa, positiva offerta alla Chiesa e alla società”. Così il card. Antonio Cañizares Llovera, arcivescovo di Toledo e primate della Spagna, ha lanciato una sfida alla cultura contemporanea nel corso del suo intervento di approfondimento al Convegno sull’attualità della Mulieris Dignitatem.


Prospettive della riflessione sulla donna a vent’anni dalla Mulieris Dignitatem – Card. Antonio Cañizares

Dalla relazione del cardinale spagnolo è emersa la profonda comprensione della sofferta ricerca della donna di uguaglianza tra i sessi che aveva fatto esplodere la rivoluzione sessuale degli anni ’60. Più volte, citando Giovanni Paolo II, ha ripetuto che di certo quella ricerca è nata “dall’assenza di un vero rispetto per la donna”, rispetto che per Giovanni Paolo II – ha ricordato - rivestiva un significato di sacralità, per “la considerazione che il Papa nutriva per la donna, in modo speciale per la donna-madre”. Il card. Cañizares ha poi ribadito le preoccupazioni per l’attuale ideologia del genere, da lui definita come “la più distruttiva e insidiosa”, perché “tende a eliminare l’idea stessa della diversità dei sessi”.

Giovanni Paolo II dunque non ignorava la situazione di ingiustizia subita da tante donne nel mondo. E proprio per questo – ha affermato Cañizares - ha voluto rimettere in luce il disegno originario di Dio, riaprendo la pagina del Genesi dove si legge che “Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”, “uomo e donna li creò”. Disegno in cui è iscritta l’uguaglianza perfetta tra uomo e donna e la chiamata alla comunione, al dono reciproco. Andando alle origini della drammatica frattura di quella unità, il cardinale ha ripreso le pagine in cui il Papa parla del “peccato del principio”, di quella profezia del Genesi, rivolta alla donna: “L’uomo ti dominerà”. “Non una situazione irrimediabile – ha evidenziato il presule spagnolo – perché “dove abbondò il peccato lì sovrabbondò la grazia”. E qui il card. Cañizares ha richiamato il capitolo su Gesù e le donne, “tra le pagine più belle scritte da Giovanni Paolo II”. È l’incontro della donna con Gesù che la libera dal dominio dell’uomo e apre la comunione con lui, ha concluso il cardinale.

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò” (Gn 1 27): persona, natura e cultura. Blanca Castilla de Cortázar

La novità di questa comunione, iscritta nell’umanità dalle origini, ancora tutta da approfondire – ha detto Blanca Castilla De Cortázar Larrea, docente in Teologia all’Istituto "Giovanni Paolo II" di Madrid, nel corso del suo intervento ieri pomeriggio. La teologia dell’immagine – ha detto – sinora ha letto nei versetti biblici “uomo e donna li creò” la natura dell’uomo come essere razionale e libero. La novità spalancata da Giovanni Paolo II è la dimensione relazionale che vi è iscritta. Una relazione che suppone la perfetta uguaglianza. “E’ la prima volta – ha affermato la Castilla – che nel Magistero si afferma esplicitamente che la donna,in quanto donna, è immagine di Dio”. Proprio “‘il corpo sessuato’ è a immagine di Dio” – ha aggiunto. “Maschio e femmina li creò”: “il corpo è espressione di ciò che la persona è nel suo più intimo”. E qui ha citato il filosofo tedesco Habermas: “una persona, è uomo o donna, ha l’uno o l’altro sesso e non potrebbe essere dell’altro sesso senza essere un’altra persona”. “Il modo stesso di procreare – ha detto - presenta in modo plastico la maternità come relazione diversa della paternità: l’uomo nel donarsi esce da se stesso e uscendo da sé entra nella donna e il suo dono si pone in lei: la donna, si dona, ma senza uscire da sé, ma accogliendo in sé. Questi due modi di darsi sono complementari, altrimenti l’uomo senza la donna non avrebbe dove andare e la donna, senza uomo non avrebbe chi accogliere: la differenza di queste due relazioni è di essere orientate l’una all’altra, ciò che dà la possibilità dell’unità dei due, che se entrambi fossero aperti alla stessa direzione correrebbero paralleli senza incontrarsi”. Ne deriva che “il modo di amare e di donarsi agli altri è sponsale, l’apertura relazionale è strutturata sponsalmente”, ha concluso la relatrice.

Gesù di Nazaret, Maria e le donne nel Vangelo e nelle prime comunità – Hanna Barbara Gerl-Falkovitz

E’ stato un quadro molto articolato quello tracciato da Hanna Barbara Gerl-Falkovitz, docente di Filosofia delle Religioni presso l’Università di Dresda (Germania). Gesù ha fatto irruzione nella storia “con la forza di una dinamite”, in un tempo in cui la donna era totalmente subordinata all’uomo ed emarginata, ha introdotto la Falkovitz sottolineando come Gesù, con parole e azioni, abbia ignorato e contraddetto gli usi comuni. Annuncia che il Regno è vicino a uomini e donne senza discriminazioni. Lungo tutta la vita pubblica sino ai piedi della croce è accompagnato dalle donne.

Nell’episodio della donna adultera Gesù coglie l’occasione per rimproverare gli uomini per come si comportavano verso quella donna. Anche nei confronti della samaritana, Gesù non si interessa alla sua vita sessuale, ma guarda alla sua sete di verità. Questi peccati della carne, del corpo – ha aggiunto – li vede meno importanti di quelli del cuore e contro lo Spirito Santo. Scuote alle fondamenta il concetto di potere dell’autorità maschile. All’ultima cena lava i piedi agli apostoli, prima di sacrificarsi per loro. L’autorità come servizio. E’ una rivoluzione. Capovolge la gerarchia dei valori”. Le donne come testimoni: Maria Maddalena è testimone e prima annunciatrice della Resurrezione, Marta fa la prima professione di fede dopo Pietro.”

La Falkovitz inoltre ha messo in luce in modo singolare lo straordinario rispetto che Dio ha per la libertà della donna e di ogni uomo. Un esempio eloquente: l’annunciazione dell’Angelo a Maria, la donna pienamente realizzata: “Dio non irrompe con violenza. Sceglie come intermediario un messaggero, che dà a Maria l’opportunità di prendere liberamente una decisione libera e gioiosa. E’ un’epifania della ‘castità’ di Dio, contrapposta alla violenza che si ritrova tra gli dei della mitologia greca”.

Giro d’orizzonte: Cristianesimo e promozione della donna

Novità queste che hanno impresso, col cristianesimo un nuovo corso alla storia. Una storia ancora tutta da esplorare – come ha affermato Antonia Bel Bravo, docente di Storia moderna all’Università di Jaen (Spagna), che rivelerebbe l’importanza determinante che riveste nella storia l’azione di una moltitudine di donne martiri, sante, dottori della Chiesa, educatrici, fondatrici; donne che con la loro vita, i loro ideali, gli insegnamenti, gli atteggiamenti e le opere hanno dato un contributo fondamentale alla Chiesa e al mondo intero. Qualche squarcio di questa prospettiva storica è stato aperto da un giro di orizzonte.

Maria Antonia Bel Bravo ha successivamente evidenziato il contributo delle donne nel corso dei secoli “anche nei momenti più oscuri, in cui la dimensione femminile è stata offuscata, ferita o messa a tacere”.

Dell’apporto dato da Edith Stein all’antropologia “duale” e della sua analisi filosofica del rapporto maschile-femminile, ha parlato la studiosa Ales Bello, Decano della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense.

Dal canto suo suor Grazia Loparco, docente di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Ausilium di Roma, ha messo in luce il riconoscimento delle donne, come leader in un’epoca ben lontana da riconoscerle tali, quali è il XVIII secolo. Ha parlato della capacità di fondatrici di congregazioni religiose ispirate dalla “capacità femminile di ‘vedere’ le necessità altrui” e “di porvi rimedio”.

La novità dell’apporto delle grandi mistiche è stata messa in luce da Eva Carlota Rava, docente di Teologia Spirituale alla Pontificia Università Lateranense. Ha parlato del dono della carità intellettuale di donne come Teresa D’Avila, Caterina da Siena, Teresa di Lisieux, Edith Stein insignite dottore della Chiesa da Paolo VI e Giovanni Paolo II. “Se i dottori ‘uomini’ ci insegnano l’amore della verità, i dottori ‘donne’ ci insegnano la verità dell’amore”.

Un amore che giunge sino al martirio, come ha documentato lo storico inglese Jack Scarisbrick, aprendo una pagina di storia su eventi poco conosciuti, come le persecuzioni ai cattolici nel XVI secolo, quando dal 1559, l’Inghilterra divenne ufficialmente un Paese anglicano. Lo storico ha parlato dell’uccisione, avvenuta nel 1606 di 235 cattolici. Il settanta per cento donne e del ruolo delle donne nella trasmissione della fede in fedeltà al Papa.

Il convegno prosegue questa mattina con un nuovo approfondimento su “Donna e uomo: creati l’uno per l’altra” e un nuovo giro di orizzonti sulle problematiche e tendenze culturali contemporanee.

 


 

 

 

COMUNICATO STAMPA N. 4
9 febbraio 2008

CONVEGNO INTERNAZIONALE

“Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza”

Promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici
Nel 20º della lettera apostolica di Giovanni Paolo II sulla donna
Mulieris Dignitatem
7-9 febbraio 2008 – Hotel Palazzo Carpegna, Via Aurelia, 481 – Roma

Sintesi seconda giornata del Convegno – 8 febbraio 2008

Margherite Peeters:
L’ideologia del genere un processo complesso e mascherato. Doveroso mea-culpa dei cristiani per aver mancato nell’opera di discernimento, per la loro passività.

Paola Bignardi:
Nella dimensione della maternità “l’invito al superamento dell’individualismo e di tutte le tentazioni di onnipotenza legate alla nostra cultura”.


In questi giorni si è parlato più volte del processo di “decostruzione” dell’umano provocata dall’”ideologia del genere”. Vi è ritornata oggi Margherite A. Peeters, giornalista nativa di New York, direttrice a Bruxelles dell’Istituto per le dinamiche del dialogo interculturale indirizzato allo studio dei meccanismi della globalizzazione, specializzazione sugli organismi internazionali, come l’ONU.

Il processo in atto è stato definito dalla Peeters ‘complesso e mascherato’. “Si nasconde dietro a concetti seducenti, ma radicalmente ambivalenti” come: “promozione dei diritti, autonomia della donna, uguaglianza dei sessi, qualità della vita, sviluppo sostenibile, diversità culturali”. Un fenomeno in fase di espansione mondiale che provoca “rapidi cambiamenti e rischia di suscitare effetti culturali e antropologici irreversibili”. L’ideologia del genere – afferma la Peeters – “si fonda sull’opposizione tra il concetto di sesso, femminile o maschile (differenze iscritte nella biologia e quindi non scambiabili) e il genere, femminile o maschile le cui differenze sono instabili e interscambiabili – non solo secondo le culture, ma soprattutto secondo la scelta libera dell’individuo nei vari momenti della sua esistenza. Si vorrebbe dissociare in modo definitivo sesso e genere, provocando la frattura dell’unità ontologica della persona. Tutti gli ostacoli culturali o religiosi all’esercizio di questa libertà di scelta è considerata discriminatoria. Rese indipendenti dal sesso, le nozioni di femminilità e di mascolinità divengono processi di cambiamento e finiscono per non aver più contenuto: la nuova cultura mondiale è asessuata o unisex.

“Questa pretesa libertà si acquisterebbe attraverso un processo di liberazione dalla natura, dalle specificità femminili e maschili iscritte nella configurazione antropologica dell’uomo e della donna”, liberazione in particolare “dal ruolo della donna come madre e sposa. La predisposizione del corpo della donna alla maternità diviene un nemico da combattere. La maternità diviene uno stereotipo da decostruire perché giudicata negativa, discriminante e restrittiva, perché farebbe della donna una vittima, impedendo la sua autonomia. La donna denuncia il suo ‘ruolo di riproduzione’ come una ingiustizia sociale, in quanto le impedisce di divenire uguale all’uomo nelle diverse funzioni sociali.

“Il genere – afferma la Peeters - è divenuto oggetto di un preteso “consenso mondiale” alla Conferenza dell’ONU sulla donna a Pechino del 1995. “Al vertice del Millennio (2000), il genere si è imposto come priorità trasversale del programma della cooperazione internazionale”. E avverte: “oggi siamo in piena fase di applicazione. Più ci avviciniamo alla data limite del 2015, più i fautori del genere, insistono sulla necessità d’accelerarne l’applicazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Gli agenti di questa rivoluzione vorrebbero, ad esempio, “sradicare dall’anima africana il senso della paternità (umana e divina), il senso di una fraternità che non sia puramente orizzontale”, ma suppone un padre comune, “il senso della maternità e della vita, il senso dell’unità indissolubile tra l’uomo e la donna e della loro complementarietà nell’amore”.

“La nuova cultura mondiale – mette in guardia la Peeters - tende a escludere dal suo linguaggio per negarne la realtà, le parole: madre, padre, figlio, figlia, fratello sorella, sposo, complementarietà, dono disinteressato, amore, comunione, alleanza, vita, sacrificio, come molti altri concetti universalmente umani e giudeo-cristiani”.

La giornalista statunitense chiede, specie ai cristiani dell’Occidente, di “fare un doppio mea-culpa: Non è a causa della loro passività e del mancato discernimento che questa rivoluzione culturale ha potuto farsi strada?. Di più “i cristiani, invece di essere indipendenti nell’azione e nella riflessione dai programmi della governance mondiale, se ne sono lasciati trainare”.

Il Papa nella Mulieris dignitatem mette invece in luce proprio “il dato corporeo, come decisivo nel delineare l’identità e il ruolo della donna, per cui a lei si attagliano le figure di madre, sposa e vergine”. Lo avevano ricordato in apertura della mattinata i coniugi Giulia Paolo Di Nicola e Attilio Danese. “Giovanni Paolo II ha centrato la sua attenzione proprio su questo dato incontrovertibile: il corpo della donna appare strutturato in modo tale da poter generare la vita e pertanto non può esservi percezione di sé senza confrontarsi con questo dato, che costituisce intimamente la sua identità, indipendentemente dal realizzarsi effettivo di un concepimento lungo l’arco della sua vita”. “Madre, sposa e vergine”, “figure non esclusive della donna”, ricordano i Danese. Queste figure infatti “hanno relazione all’amore, alla cura, alla integralità della persona” e quindi, quanto “al significato etico e antropo-teologico” riguardano, pur in modo diverso, l’uomo.

Nel loro denso intervento, i due sociologi hanno approfondito l’antropologia “uni-duale”, questa volta sotto il profilo sociologico. E hanno posto un interrogativo: “perché si difende il principio della biodiversità per la natura, mentre per l’essere umano si considera una conquista l’indifferenza della differenza?”.

L’ideologia del genere è solo un aspetto della rivoluzione culturale in atto da decenni. Olimpia Tarzia, tra i fondatori del movimento per la vita italiano e Presidente della World Women’s Alliance for Life and Family), ha affrontato i temi che toccano la vita. La Tarzia ha parlato di antilingua, cioè di linguaggio mistificatore, che usa parole di minore impatto sulla coscienza: come interruzione volontaria della gravidanza anziché aborto, ‘diritti riproduttivi’ – espressione diffusa alle Conferenze ONU del Cairo e di Pechino - per nascondere campagne di contraccezione e aborto di massa”. La Tarzia ha parlato di “sfida epocale”, di ideologia laicista, poteri forti, cultura di morte, potenti interessi economici, che mirano a produrre una “sorta di ipnosi collettiva che confonde le menti e le coscienze, annulla la capacità di discernimento tra bene e male e paralizza la conseguente, necessaria, e moralmente vincolante, azione tesa a proclamare e promuovere il bene e smascherare e combattere il male”.

Ed ancora, la portavoce dei vescovi statunitensi, Helen Alvare, ha parlato del fenomeno di riduzione della donna a oggetto di consumo, un altro attacco all’identità e alla dignità della donna. Anche questa “un’operazione mascherata da un linguaggio che esalta il valore e l’ammirazione del corpo, ma che di fatto inevitabilmente degrada la persona. Una volta ridotta ad oggetto, la donna non è più capace di relazioni autentiche, di donazione. Si identifica soltanto con un corpo da cui è stata scorporata l’anima”.

Di fronte a questo quadro, di particolare attualità risuonano le parole del Papa nella Mulieris Dignitatem. Giovanni Paolo II paventava “una graduale scomparsa nell’umanità della sensibilità per ciò che è essenzialmente umano”. “In questo senso – aveva scritto - soprattutto i nostri giorni attendono la manifestazione di quel genio della donna che assicuri la sensibilità per l’uomo in ogni circostanza”. Questa vocazione specifica della donna è stata richiamata da Paola Bignardi, già Presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. “Genio femminile”: “una categoria nuova e importante” iscritta nell’ordine di un amore che ha fecondità nella sofferenza. “. Genio: intuizione, capacità di vedere lontano”.

Paola Bignardi individua proprio nella dimensione della maternità che l’ideologia del genere tende ultimamente a negare, il “paradigma della vita della donna”, “l’invito al superamento dell’individualismo e di tutte le tentazioni di onnipotenza legate alla nostra cultura”.

La dimensione della maternità è vista dalla Bignardi anche come la caratteristica stessa della Chiesa. “Le persone del nostro tempo che hanno perso i più importanti punti di riferimento, chiedono alla Chiesa di mostrare soprattutto il suo volto di madre”: “non sarà la scienza a salvare l’umanità, ma piuttosto un grande amore” come ha scritto Papa Benedetto XVI nella sua ultima enciclica. E’ qui il ruolo della donna: “vivere profondamente, interiormente, il suo compito generativo per una Chiesa, a sua volta, materna”.

Il ruolo e la missione della donna è stata al centro anche della tavola rotonda del pomeriggio, missione da comprendere nella relazione fondante con Dio e nella Chiesa, come ha introdotto la Giorgia Salatiello, docente alla Pontificia Università Greogoriana.

Brenda Finalyson, australiana, vice-presidente generale del World Union of Catholic Women’s Organisation (WUCWO), sviluppando il tema dell’”amore sponsale e materno” ha definito la donna “amore incarnato”, ha messo in luce la sua chiamata assieme all’uomo, ad essere custode, a difendere e proteggere il matrimonio, e a far della famiglia una “piccola Chiesa domestica”.

“La formazione intellettuale delle donne e la donna come educatrice” è stata al centro dell’intervento di Carmen Aparicio, teologa alla Gregoriana. Ha affermato che il genio femminile, attraverso i secoli, ha dato alla cultura un apporto originale in vari ambiti. Ha tracciato il profilo di 3 figure emblematiche: nel campo educativo, Maria Montessori (1870-1952); della medicina, Carmen Cuesta del Muro (1890-1968); del diritto e filosofia, Edith Stein (1891-1942). Tutte e tre hanno saputo mettere al centro della loro ricerca culturale la persona, la sua realizzazione piena e integrale, che passa necessariamente attraverso formazione e preparazione professionale.

Anche la vita consacrata ha avuto nel corso della storia della chiesa innumerevoli esempi di generosità e dedizione. Un aspetto approfondito da Sr. Enrica Rosanna, sottosegretario della Congregazione per la vita consacrata. Ha parlato di quello “slancio speciale, unico e sorprendente” con cui le donne si aprono e sanno rispondere alla chiamata, slancio che trova la sua ragione “nella loro identità accogliente di madri, nella femminilità ospitale capace di generare la vita, nella carità operosa e preveniente”. La personalità e l’opera di Angela Merici (1474-1540) e di Luigia Tincani (1889-1976) ne è stato un esempio luminoso.

 

 

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