www.laici.org - INCONTRO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI CON I MOVIMENTI ECCLESIALI E LE NUOVE COMUNITÀ

 

 

CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI NELLA VIGILIA DI PENTECOSTE, sabato 3 giugno 2006
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI


Cari fratelli e sorelle!

Siete venuti veramente numerosi questa sera in Piazza san Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste. Vi ringrazio di cuore. Appartenenti a diversi popoli e culture, voi qui rappresentate tutti i membri dei Movimenti ecclesiali e delle nuove Comunità, spiritualmente raccolti attorno al Successore di Pietro, per proclamare la gioia di credere in Gesù Cristo, e rinnovare l'impegno di essergli fedeli discepoli in questo nostro tempo. Vi ringrazio per la vostra partecipazione e a ciascuno di voi rivolgo il mio cordiale saluto. Il mio pensiero affettuoso va, in primo luogo, ai Signori Cardinali, ai venerati Fratelli nell'episcopato e nel sacerdozio, ai religiosi e alle religiose. Saluto i responsabili delle vostre numerose realtà ecclesiali che mostrano quanto viva sia l'azione dello Spirito Santo nel Popolo di Dio. Saluto chi ha preparato questo evento straordinario, e in particolare quanti lavorano nel Pontificio Consiglio per i Laici con il Segretario, Mons. Josef Clemens, e il Presidente, Mons. Stanislaw Rylko, al quale sono grato anche per le cordiali espressioni che mi ha rivolto all'inizio della Liturgia dei Vespri. Riaffiora con commozione alla nostra memoria l'analogo incontro che ebbe luogo in questa stessa Piazza, il 30 maggio del 1998, con l'amato Papa Giovanni Paolo II. Grande evangelizzatore della nostra epoca, egli vi ha accompagnato e guidato durante l'intero suo Pontificato; più volte egli ha definito "provvidenziali" le vostre associazioni e comunità soprattutto perché lo Spirito santificatore si serve di esse per risvegliare la fede nei cuori di tanti cristiani e far loro riscoprire la vocazione ricevuta con il Battesimo, aiutandoli ad essere testimoni di speranza, ripieni di quel fuoco di amore che è dono appunto dello Spirito Santo.

Ora, in questa Veglia di Pentecoste, noi ci chiediamo: Chi o che cosa è lo Spirito Santo? Come possiamo riconoscerlo? In che modo noi andiamo a Lui ed Egli viene a noi? Che cosa opera? Una prima risposta ce la dà il grande inno pentecostale della Chiesa, col quale abbiamo iniziato i Vespri: "Veni, Creator Spiritus… – Vieni, Spirito Creatore…". L'inno accenna qui ai primi versetti della Bibbia che esprimono con il ricorso ad immagini la creazione dell'universo. Là si dice innanzitutto che sopra il caos, sulle acque dell'abisso, aleggiava lo Spirito di Dio. Il mondo in cui viviamo è opera dello Spirito Creatore. La Pentecoste non è solo l'origine della Chiesa e perciò, in modo speciale, la sua festa; la Pentecoste è anche una festa della creazione. Il mondo non esiste da sé; proviene dallo Spirito creativo di Dio, dalla Parola creativa di Dio. E per questo rispecchia anche la sapienza di Dio. Essa, nella sua ampiezza e nella logica onnicomprensiva delle sue leggi lascia intravedere qualcosa dello Spirito Creatore di Dio. Essa ci chiama al timore riverenziale. Proprio chi, come cristiano, crede nello Spirito Creatore, prende coscienza del fatto che non possiamo usare ed abusare del mondo e della materia come di semplice materiale del nostro fare e volere; che dobbiamo considerare la creazione come un dono affidatoci non per la distruzione, ma perché diventi il giardino di Dio e così un giardino dell'uomo. Di fronte alle molteplici forme di abuso della terra che oggi vediamo, udiamo quasi il gemito della creazione di cui parla san Paolo (Rm 8, 22); cominciamo a comprendere le parole dell'Apostolo, che cioè la creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, per essere resa libera e raggiungere il suo splendore. Cari amici, noi vogliamo essere tali figli di Dio che la creazione attende, e possiamo esserlo, perché nel battesimo il Signore ci ha resi tali. Sì, la creazione e la storia – esse ci attendono, aspettano uomini e donne che realmente siano figli di Dio e si comportino di conseguenza. Se guardiamo la storia, vediamo come intorno ai monasteri la creazione ha potuto prosperare, come con il ridestarsi dello Spirito di Dio nei cuori degli uomini è tornato il fulgore dello Spirito Creatore anche sulla terra – uno splendore che dalla barbarie dell'umana smania di potere era stato oscurato e a volte addirittura quasi spento. E di nuovo, intorno a Francesco di Assisi avviene la stessa cosa – avviene dovunque lo Spirito di Dio arriva nelle anime, questo Spirito che il nostro inno qualifica come luce, amore e vigore. Abbiamo così trovato una prima risposta alla domanda che cosa sia lo Spirito Santo, che cosa operi e come possiamo riconoscerlo. Egli ci viene incontro attraverso la creazione e la sua bellezza. Tuttavia, la creazione buona di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata ricoperta con uno strato massiccio di sporcizia che rende, se non impossibile, comunque difficile riconoscere in essa il riflesso del Creatore – anche se di fronte a un tramonto al mare, durante un'escursione in montagna o davanti ad un fiore sbocciato si risveglia in noi sempre di nuovo, quasi spontaneamente, la consapevolezza dell'esistenza del Creatore.

Ma lo Spirito Creatore ci viene in aiuto. Egli è entrato nella storia e così ci parla in modo nuovo. In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo nell'intimità di Dio stesso. E lì vediamo una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un Tu. Il Dio misterioso non è un'infinita solitudine, Egli è un evento di amore. Se dallo sguardo sulla creazione pensiamo di poter intravedere lo Spirito Creatore, Dio stesso, quasi come matematica creativa, come potere che plasma le leggi del mondo e il loro ordine e poi, però, anche come bellezza – adesso veniamo a sapere: lo Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore. Esiste il Figlio che parla col Padre. Ed ambedue sono una cosa sola nello Spirito che è, per così dire, l'atmosfera del donare e dell'amare che fa di loro un unico Dio. Questa unità di amore, che è Dio, è un'unità molto più sublime di quanto potrebbe essere l'unità di un'ultima particella indivisibile. Proprio il Dio trino è il solo unico Dio.

Per mezzo di Gesù gettiamo, per così dire, uno sguardo nell'intimità di Dio. Giovanni, nel suo Vangelo, lo ha espresso così: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Ma Gesù non ci ha soltanto lasciato guardare nell'intimità di Dio; con Lui Dio è anche come uscito dalla sua intimità e ci è venuto incontro. Questo avviene innanzitutto nella sua vita, passione, morte e risurrezione; nella sua parola. Ma Gesù non si accontenta di venirci incontro. Egli vuole di più. Vuole unificazione. È questo il significato delle immagini del banchetto e delle nozze. Noi non dobbiamo soltanto sapere qualcosa di Lui, ma mediante Lui stesso dobbiamo essere attratti in Dio. Per questo Egli deve morire e risuscitare. Perché ora non si trova più in un determinato luogo, ma ormai il suo Spirito, lo Spirito Santo, emana da Lui ed entra nei nostri cuori congiungendoci così con Gesù stesso e con il Padre – con il Dio Uno e Trino.

La Pentecoste è questo: Gesù, e mediante Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé. "Egli manda lo Spirito Santo" – così si esprime la Scrittura. Quale ne è l'effetto? Vorrei innanzitutto rilevare due aspetti: lo Spirito Santo, attraverso il quale Dio viene a noi, ci porta vita e libertà. Guardiamo ambedue le cose un po' più da vicino. "Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza", dice Gesù nel Vangelo di Giovanni (10, 10). Vita e libertà – sono le cose a cui tutti noi aneliamo. Ma che cosa è questo – dove e come troviamo la "vita"? Io penso che, spontaneamente, la stragrande maggioranza degli uomini ha lo stesso concetto di vita del figliol prodigo nel Vangelo. Egli si era fatto liquidare la sua parte di patrimonio, e ora si sentiva libero, voleva finalmente vivere senza più il peso dei doveri di casa, voleva soltanto vivere. Avere dalla vita tutto ciò che essa può offrire. Godersela pienamente – vivere, solo vivere, abbeverarsi all'abbondanza della vita e non perdere nulla di ciò che di prezioso essa può offrire. Alla fine si ritrovò custode di porci, addirittura invidiando quegli animali – così vuota era diventata questa sua vita, così vana. E vana si rivelava anche la sua libertà. Non avviene forse anche oggi così? Quando della vita ci si vuole soltanto impadronire, essa si rende sempre più vuota, più povera; facilmente si finisce per rifugiarsi nella droga, nella grande illusione. Ed emerge il dubbio se vivere, in fin dei conti, sia veramente un bene. No, in questo modo noi non troviamo la vita. La parola di Gesù sulla vita in abbondanza si trova nel discorso del buon Pastore. È una parola che si pone in un doppio contesto. Sul pastore, Gesù ci dice che egli dà la sua vita. "Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso" (cfr Gv 10, 18). La vita la si trova soltanto donandola; non la si trova volendo impossessarsene. È questo che dobbiamo imparare da Cristo; e questo ci insegna lo Spirito Santo, che è puro dono, che è il donarsi di Dio. Più uno dà la sua vita per gli altri, per il bene stesso, più abbondantemente scorre il fiume della vita. In secondo luogo, il Signore ci dice che la vita sboccia nell'andare insieme col Pastore che conosce il pascolo – i luoghi dove scaturiscono le fonti della vita. La vita la troviamo nella comunione con Colui che è la vita in persona – nella comunione con il Dio vivente, una comunione nella quale ci introduce lo Spirito Santo, chiamato nell'inno dei Vespri "fons vivus", fonte vivente. Il pascolo, dove scorrono le fonti della vita, è la Parola di Dio come la troviamo nella Scrittura, nella fede della Chiesa. Il pascolo è Dio stesso che, nella comunione della fede, impariamo a conoscere mediante la potenza dello Spirito Santo. Cari amici, i Movimenti sono nati proprio dalla sete della vita vera; sono Movimenti per la vita sotto ogni aspetto. Dove non scorre più la vera fonte della vita, dove soltanto ci si appropria della vita invece di donarla, là è poi in pericolo anche la vita degli altri; là si è disposti a escludere la vita inerme non ancora nata, perché sembra togliere spazio alla propria vita. Se vogliamo proteggere la vita, allora dobbiamo soprattutto ritrovare la fonte della vita; allora la vita stessa deve riemergere in tutta la sua bellezza e sublimità; allora dobbiamo lasciarci vivificare dallo Spirito Santo, la fonte creativa della vita.

Il tema della libertà è già stato accennato poco fa. Nella partenza del figliol prodigo si collegano appunto i temi della vita e della libertà. Egli vuole la vita, e per questo vuol essere totalmente libero. Essere libero significa, in questa visione, poter fare tutto quello che si vuole; non dover accettare alcun criterio al di fuori e al di sopra di me stesso. Seguire soltanto il mio desiderio e la mia volontà. Chi vive così, ben presto si scontrerà con l'altro che vuole vivere nella stessa maniera. La conseguenza necessaria di questo concetto egoistico di libertà è la violenza, la distruzione vicendevole della libertà e della vita. La Sacra Scrittura invece collega il concetto di libertà con quello di figliolanza, dice san Paolo: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre!»" (Rm 8,15). Che cosa significa ciò? San Paolo vi presuppone il sistema sociale del mondo antico, nel quale esistevano gli schiavi, ai quali non apparteneva nulla e che perciò non potevano essere interessati ad un retto svolgimento delle cose. Corrispettivamente c'erano i figli i quali erano anche gli eredi e che per questo si preoccupavano della conservazione e della buona amministrazione della loro proprietà o della conservazione dello Stato. Poiché erano liberi, avevano anche una responsabilità. Prescindendo dal sottofondo sociologico di quel tempo, vale sempre il principio: libertà e responsabilità vanno insieme. La vera libertà si dimostra nella responsabilità, in un modo di agire che assume su di sé la corresponsabilità per il mondo, per se stessi e per gli altri. Libero è il figlio, cui appartiene la cosa e che perciò non permette che sia distrutta. Tutte le responsabilità mondane, delle quali abbiamo parlato, sono però responsabilità parziali, per un ambito determinato, uno Stato determinato, ecc. Lo Spirito Santo invece ci rende figli e figlie di Dio. Egli ci coinvolge nella stessa responsabilità di Dio per il suo mondo, per l'umanità intera. Ci insegna a guardare il mondo, l'altro e noi stessi con gli occhi di Dio. Noi facciamo il bene non come schiavi che non sono liberi di fare diversamente, ma lo facciamo perché portiamo personalmente la responsabilità per il mondo; perché amiamo la verità e il bene, perché amiamo Dio stesso e quindi anche le sue creature. È questa la libertà vera, alla quale lo Spirito Santo vuole condurci. I Movimenti ecclesiali vogliono e devono essere scuole di libertà, di questa libertà vera. Lì vogliamo imparare questa vera libertà, non quella da schiavi che mira a tagliare per se stessa una fetta della torta di tutti, anche se poi questa manca all'altro. Noi desideriamo la libertà vera e grande, quella degli eredi, la libertà dei figli di Dio. In questo mondo, così pieno di libertà fittizie che distruggono l'ambiente e l'uomo, vogliamo, con la forza dello Spirito Santo, imparare insieme la libertà vera; costruire scuole di libertà; dimostrare agli altri con la vita che siamo liberi e quanto è bello essere veramente liberi nella vera libertà dei figli di Dio.

Lo Spirito Santo, dando vita e libertà, dona anche unità. Sono tre doni, questi, inseparabili tra di loro. Ho già parlato troppo a lungo; permettetemi però di dire ancora una breve parola sull'unità. Per comprenderla può esserci utile una frase che, in un primo momento, sembra piuttosto allontanarci da essa. A Nicodemo che, nella sua ricerca della verità, viene di notte con le sue domande da Gesù, Egli dice: "Lo Spirito soffia dove vuole" (Gv 3, 8). Ma la volontà dello Spirito non è arbitrio. È la volontà della verità e del bene. Perciò non soffia da qualunque parte, girando una volta di qua e una volta di là; il suo soffio non ci disperde ma ci raduna, perché la verità unisce e l'amore unisce. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù Cristo, lo Spirito che unisce il Padre col Figlio nell'Amore che nell'unico Dio dona ed accoglie. Egli ci unisce talmente che san Paolo poteva dire una volta: "Voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3, 28). Lo Spirito Santo, col suo soffio, ci spinge verso Cristo. Lo Spirito Santo opera corporalmente; non opera soltanto soggettivamente, "spiritualmente". Ai discepoli che lo ritenevano solo uno "spirito", il Cristo risorto disse: "Sono proprio io! Toccatemi e guardate; un semplice spirito – un fantasma – non ha carne e ossa come vedete che io ho" (cfr Lc 24, 39). Questo vale per il Cristo risorto in ogni epoca della storia. Il Cristo risorto non è un fantasma, non è semplicemente uno spirito, un pensiero, un'idea soltanto. Egli è rimasto l'Incarnato – è risorto Colui che ha assunto la nostra carne – e continua sempre ad edificare il suo Corpo, fa di noi il suo Corpo. Lo Spirito soffia dove vuole, e la sua volontà è l'unità fatta corpo, l'unità che incontra il mondo e lo trasforma.

Nella Lettera agli Efesini san Paolo ci dice che questo Corpo di Cristo, che è la Chiesa, ha delle giunture (cfr 4,16), e le nomina anche: sono apostoli, profeti, evangelisti, pastori e maestri (cfr 4, 12). Lo Spirito nei suoi doni è multiforme – lo vediamo qui. Se guardiamo la storia, se guardiamo questa assemblea qui in Piazza san Pietro – allora ci accorgiamo come Egli susciti sempre nuovi doni; vediamo quanto diversi siano gli organi che Egli crea, e come, sempre di nuovo, Egli operi corporalmente. Ma in Lui molteplicità e unità vanno insieme. Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate. E con quale multiformità e corporeità lo fa! Ed è anche proprio qui che la multiformità e l'unità sono inseparabili tra di loro. Egli vuole la vostra multiformità, e vi vuole per l'unico corpo, nell'unione con gli ordini durevoli – le giunture – della Chiesa, con i successori degli apostoli e con il successore di san Pietro. Non ci toglie la fatica di imparare il modo di rapportarci vicendevolmente; ma ci dimostra anche che Egli opera in vista dell'unico corpo e nell'unità dell'unico corpo. È proprio solo così che l'unità ottiene la sua forza e la sua bellezza. Prendete parte all'edificazione dell'unico corpo! I pastori staranno attenti a non spegnere lo Spirito (cfr 1 Ts 5, 19) e voi non cesserete di portare i vostri doni alla comunità intera. Ancora una volta: lo Spirito Santo soffia dove vuole. Ma la sua volontà è l'unità. Egli ci conduce verso Cristo; nel suo Corpo. "Dal Cristo – ci dice san Paolo – tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità“ (Ef 4, 16).

Lo Spirito Santo vuole l'unità, vuole la totalità. Perciò la sua presenza si dimostra finalmente anche nello slancio missionario. Chi ha incontrato qualcosa di vero, di bello e di buono nella propria vita – l'unico vero tesoro, la perla preziosa! -, corre a condividerlo ovunque, in famiglia e nel lavoro, in tutti gli ambiti della propria esistenza. Lo fa senza alcun timore, perché sa di aver ricevuto l’adozione a figlio; senza nessuna presunzione, perché tutto è dono; senza scoraggiamento, perché lo Spirito di Dio precede la sua azione nel “cuore” degli uomini e come seme nelle più diverse culture e religioni. Lo fa senza confini, perché è portatore di una buona notizia che è per tutti gli uomini, per tutti i popoli. Cari amici, vi chiedo di essere, ancora di più, molto di più, collaboratori nel ministero apostolico universale del Papa, aprendo le porte a Cristo. Questo è il miglior servizio della Chiesa agli uomini e in modo tutto particolare ai poveri, affinché la vita della persona, un ordine più giusto nella società e la convivenza pacifica tra le nazioni trovino in Cristo la “pietra angolare” su cui costruire l'autentica civiltà, la civiltà dell'amore. Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione superiore del mondo, della vita, della storia e li fa custodi della speranza che non delude.

Preghiamo dunque Dio Padre, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, affinché la celebrazione della solennità di Pentecoste sia come fuoco ardente e vento impetuoso per la vita cristiana e per la missione di tutta la Chiesa. Depongo le intenzioni dei vostri Movimenti e Comunità nel cuore della Santissima Vergine Maria, presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli; sia Lei ad impetrarne la concreta attuazione. Su tutti voi invoco l'effusione dei doni dello Spirito, perché anche in questo nostro tempo possa aversi l'esperienza di una rinnovata Pentecoste. Amen!

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

 

 

PRAYER VIGIL, SOLEMNITY OF PENTECOST, Saturday 3 june 2006
HOMILY OF HIS HOLINESS BENEDICT XVI
I


Dear Brothers and Sisters,

You have come to St Peter's Square this evening in really large numbers to take part in the Pentecost Vigil. I warmly thank you. You belong to different peoples and cultures and represent here all the members of the Ecclesial Movements and New Communities, spiritually gathered round the Successor of Peter to proclaim the joy of believing in Jesus Christ and to renew the commitment to be faithful disciples in our time.
I thank you for your participation and address my cordial greeting to each one of you. My affectionate thoughts go in the first place to the Cardinals, to my venerable Brothers in the Episcopate and in the Priesthood and to the men and women Religious.
I greet those in charge of your numerous Ecclesial Associations who show how alive the Holy Spirit's action is among the People of God. I greet the organizers of this extraordinary event, and especially those who work at the Pontifical Council for the Laity with Bishop Josef Clemens, the Secretary, and Archbishop Stanis³aw Ry³ko, the President, to whom I am also grateful for his cordial words at the beginning of the Vespers Liturgy.
A similar meeting that took place in this same Square on 30 May 1998 with beloved Pope John Paul II springs to mind. A great evangelizer of our time, he accompanied and guided you throughout his Pontificate.
He described your Associations and Communities on many occasions as "providential", especially because the Sanctifying Spirit makes use of them to reawaken faith in so many Christian hearts and to reveal to them the vocation they have received with Baptism. He also helps them to be witnesses of hope filled with that fire of love which is bestowed upon us precisely by the Holy Spirit.

Let us ask ourselves now, at this Pentecost Vigil, who or what is the Holy Spirit? How can we recognize him? How do we go to him and how does he come to us? What does he do?
The Church's great Pentecostal hymn with which we began Vespers: "Veni, Creator Spiritus... Come, Holy Spirit" gives us a first answer. Here the hymn refers to the first verses of the Bible that describe the creation of the universe with recourse to images.
The Bible says first of all that the Spirit of God was moving over the chaos, over the waters of the abyss.
The world in which we live is the work of the Creator Spirit. Pentecost is not only the origin of the Church and thus in a special way her feast; Pentecost is also a feast of creation. The world does not exist by itself; it is brought into being by the creative Spirit of God, by the creative Word of God.
For this reason Pentecost also mirrors God's wisdom. In its breadth and in the omni-comprehensive logic of its laws, God's wisdom permits us to glimpse something of his Creator Spirit. It elicits reverential awe.
Those very people who, as Christians, believe in the Creator Spirit become aware of the fact that we cannot use and abuse the world and matter merely as material for our actions and desires; that we must consider creation a gift that has not been given to us to be destroyed, but to become God's garden, hence, a garden for men and women.
In the face of the many forms of abuse of the earth that we see today, let us listen, as it were, to the groaning of creation of which St Paul speaks (Rom 8: 22); let us begin by understanding the Apostle's words, that creation waits with impatience for the revelation that we are children of God, to be set free from bondage and obtain his splendour.
Dear friends, we want to be these children of God for whom creation is waiting, and we can become them because the Lord has made us such in Baptism. Yes, creation and history - they are waiting for us, for men and women who are truly children of God and behave as such.
If we look at history, we see that creation prospered around monasteries, just as with the reawakening of God's Spirit in human hearts the brightness of the Creator Spirit has also been restored to the earth - a splendour that has been clouded and at times even extinguished by the barbarity of the human mania for power.
Moreover, the same thing happened once again around Francis of Assisi - it has happened everywhere as God's Spirit penetrates souls, this Spirit whom our hymn describes as light, love and strength.
Thus, we have discovered an initial answer to the question as to what the Holy Spirit is, what he does and how we can recognize him. He comes to meet us through creation and its beauty.
However, in the course of human history, a thick layer of dirt has covered God's good creation, which makes it difficult if not impossible to perceive in it the Creator's reflection, although the knowledge of the Creator's existence is reawakened within us ever anew, as it were, spontaneously, at the sight of a sunset over the sea, on an excursion to the mountains or before a flower that has just bloomed.
But the Creator Spirit comes to our aid. He has entered history and speaks to us in a new way. In Jesus Christ, God himself was made man and allowed us, so to speak, to cast a glance at the intimacy of God himself.
And there we see something totally unexpected: in God, an "I" and a "You" exist. The mysterious God is not infinite loneliness, he is an event of love. If by gazing at creation we think we can glimpse the Creator Spirit, God himself, rather like creative mathematics, like a force that shapes the laws of the world and their order, but then, even, also like beauty - now we come to realize: the Creator Spirit has a heart. He is Love.
The Son who speaks to the Father exists and they are both one in the Spirit, who constitutes, so to speak, the atmosphere of giving and loving which makes them one God. This unity of love which is God, is a unity far more sublime than the unity of a last indivisible particle could be. The Triune God himself is the one and only God.
Through Jesus let us as it were cast a glance at God in his intimacy. John, in his Gospel, expressed it like this: "No one has ever seen God; the only Son, who is in the bosom of the Father, he has made him known" (Jn 1: 18).
Yet Jesus did not only let us see into God's intimacy; with him, God also emerged, as it were, from his intimacy and came to meet us. This happened especially in his life, passion, death and Resurrection; in his words.
Jesus, however is not content with coming to meet us. He wants more. He wants unification. This is the meaning of the images of the banquet and the wedding.
Not only must we know something about him, but through him we must be drawn to God. For this reason he had to die and be raised, since he is now no longer to be found in any specific place, but his Spirit, the Holy Spirit, emanates from him and enters our hearts, thereby uniting us with Jesus himself and with the Father, the Triune God.
Pentecost is this: Jesus, and through him God himself, actually comes to us and draws us to himself. "He sends forth the Holy Spirit" - this is what Scripture says. What effect does this have?
I would like first of all to pick out two aspects: the Holy Spirit, through whom God comes to us, brings us life and freedom. Let us look at both these things a little more closely.
"I came that they might have life, and have it abundantly", Jesus says in the Gospel of John (10: 10). Life and freedom: these are the things for which we all yearn. But what is this - where and how do we find "life"?
I think that the vast majority of human beings spontaneously have the same concept of life as the Prodigal Son of the Gospel. He had his share of the patrimony given to him and then felt free; in the end, what he wanted was to live no longer burdened by the duties of home, but just to live. He wanted everything that life can offer. He wanted to enjoy it to the full - living, only living, immersed in life's abundance, missing none of all the valuable things it can offer.
In the end he found himself caring for pigs and even envying those animals - his life had become so empty and so useless. And his freedom was also proving useless.
When all that people want from life is to take possession of it, it becomes ever emptier and poorer; it is easy to end up seeking refuge in drugs, in the great deception. And doubts surface as to whether, in the end, life is truly a good.
No, we do not find life in this way. Jesus' words about life in abundance are found in the Good Shepherd discourse. His words are set in a double context.
Concerning the shepherd, Jesus tells us that he lays down his life. "No one takes [my life] from me, but I lay it down of my own accord" (cf. Jn 10: 18). It is only in giving life that it is found; life is not found by seeking to possess it. This is what we must learn from Christ; and the Holy Spirit teaches us that it is a pure gift, that it is God's gift of himself. The more one gives one's life for others, for goodness itself, the more abundantly the river of life flows.
Secondly, the Lord tells us that life unfolds in walking with the Shepherd who is familiar with the pasture - the places where the sources of life flow.
We find life in communion with the One who is life in person - in communion with the living God, a communion into which we are introduced by the Holy Spirit, who is called in the hymn of Vespers "fons vivus", a living source.
The pasture where the sources of life flow is the Word of God as we find it in Scripture, in the faith of the Church. The pasture is God himself who we learn to recognize in the communion of faith through the power of the Holy Spirit.

Dear friends, the Movements were born precisely of the thirst for true life; they are Movements for life in every sense.
Where the true source of life no longer flows, where people only appropriate life instead of giving it, wherever people are ready to dispose of unborn life because it seems to take up room in their own lives, it is there that the life of others is most at risk.
If we want to protect life, then we must above all rediscover the source of life; then life itself must re-emerge in its full beauty and sublimeness; then we must let ourselves be enlivened by the Holy Spirit, the creative source of life.
The theme of freedom has just been mentioned. The Prodigal Son's departure is linked precisely with the themes of life and freedom. He wanted life and therefore desired to be totally liberated. Being free, in this perspective, means being able to do whatever I like, not being bound to accept any criterion other than and over and above myself. It means following my own desires and my own will alone.
Those who live like this very soon clash with others who want to live the same way. The inevitable consequence of this selfish concept of freedom is violence and the mutual destruction of freedom and life.
Sacred Scripture, on the other hand, connects the concept of freedom with that of sonship. St Paul says: "You did not receive the spirit of slavery to fall back into fear, but you have received the spirit of sonship", through which we cry, ""Abba! Father!'" (Rom 8: 15). What does this mean?
St Paul presupposes the social system of the ancient world in which slaves existed. They owned nothing, so they could not be involved in the proper development of things.
Co-respectively, there were sons who were also heirs and were therefore concerned with the preservation and good administration of their property or the preservation of the State. Since they were free, they also had responsibility.
Leaving aside the sociological background of that time, the principle still holds true: freedom and responsibility go hand in hand. True freedom is demonstrated in responsibility, in a way of behaving in which one takes upon oneself a shared responsibility for the world, for oneself and for others.
The son, to whom things belong and who, consequently, does not let them be destroyed, is free. All the worldly responsibilities of which we have spoken are nevertheless partial responsibilities for a specific area, a specific State, etc.
The Holy Spirit, on the other hand, makes us sons and daughters of God. He involves us in the same responsibility that God has for his world, for the whole of humanity. He teaches us to look at the world, others and ourselves with God's eyes. We do not do good as slaves who are not free to act otherwise, but we do it because we are personally responsible for the world; because we love truth and goodness, because we love God himself and therefore, also his creatures. This is the true freedom to which the Holy Spirit wants to lead us.
The Ecclesial Movements want to and must be schools of freedom, of this true freedom. Let us learn in them this true freedom, not the freedom of slaves that aims to cut itself a slice of the cake that belongs to everyone even if this means that some do not get any.
We want the true, great freedom, the freedom of heirs, the freedom of children of God. In this world, so full of fictitious forms of freedom that destroy the environment and the human being, let us learn true freedom by the power of the Holy Spirit; to build the school of freedom; to show others by our lives that we are free and how beautiful it is to be truly free with the true freedom of God's children.
The Holy Spirit, in giving life and freedom, also gives unity. These are three gifts that are inseparable from one another. I have already gone on too long; but let me say a brief word about unity.
To understand it, we might find a sentence useful which at first seems rather to distance us from it. Jesus said to Nicodemus, who came to him with his questions by night: "The wind blows where it wills" (Jn 3: 8). But the Spirit's will is not arbitrary. It is the will of truth and goodness.
Therefore, he does not blow from anywhere, now from one place and then from another; his breath is not wasted but brings us together because the truth unites and love unites.
The Holy Spirit is the Spirit of Jesus Christ, the Spirit who unites the Father with the Son in Love, which in the one God he gives and receives. He unites us so closely that St Paul once said: "You are all one in Jesus Christ" (Gal 3: 28).
With his breath, the Holy Spirit impels us towards Christ. The Holy Spirit acts corporeally; he does not only act subjectively or "spiritually".
The Risen Christ said to his disciples, who supposed that they were seeing only a "spirit": "It is I myself; touch me, and see; for a spirit has not flesh and bones as you see that I have" (cf. Lk 24: 39).
This applies for the Risen Christ in every period of history. The Risen Christ is not a ghost, he is not merely a spirit, a thought, only an idea.
He has remained incarnate - it is the Risen One who took on our flesh - and always continues to build his Body, making us his Body. The Spirit breathes where he wills, and his will is unity embodied, a unity that encounters the world and transforms it.
In his Letter to the Ephesians, St Paul tell us that this Body of Christ, which is the Church, has joints (cf. 4: 16) and even names them: they are apostles, prophets, evangelists, pastors and teachers (cf. 4: 12). In his gifts, the Spirit is multifaceted - we see it here. If we look at history, if we look at this assembly here in St Peter's Square, then we realize that he inspires ever new gifts; we see how different are the bodies that he creates and how he works bodily ever anew.
But in him multiplicity and unity go hand in hand. He breathes where he wills. He does so unexpectedly, in unexpected places and in ways previously unheard of. And with what diversity and corporality does he do so! And it is precisely here that diversity and unity are inseparable.
He wants your diversity and he wants you for the one body, in union with the permanent orders - the joints - of the Church, with the successors of the Apostles and with the Successor of St Peter.
He does not lessen our efforts to learn the way of relating to one another; but he also shows us that he works with a view to the one body and in the unity of the one body. It is precisely in this way that unity obtains its strength and beauty.
May you take part in the edification of the one body! Pastors must be careful not to extinguish the Spirit (cf. I Thes 5: 19) and you will not cease to bring your gifts to the entire community.
Once again, the Spirit blows where he wills. But his will is unity. He leads us towards Christ through his Body.
"From Christ", St Paul tells us, "the whole body, joined and knit together by every joint with which it is supplied, when each part is working properly, makes bodily growth and upbuilds itself in love" (Eph 4: 16).
The Holy Spirit desires unity, he desires totality. Therefore, his presence is finally shown above all in missionary zeal.
Anyone who has come across something true, beautiful and good in his life - the one true treasure, the precious pearl - hastens to share it everywhere, in the family and at work, in all the contexts of his life.
He does so without any fear, because he knows he has received adoption as a son; without any presumption, for it is all a gift; without discouragement, for God's Spirit precedes his action in people's "hearts" and as a seed in the most diverse cultures and religions.
He does so without restraint, for he bears a piece of good news which is for all people and for all the peoples.
Dear friends, I ask you to collaborate even more, very much more, in the Pope's universal apostolic ministry, opening doors to Christ.
This is the Church's best service for men and women and especially for the poor, so that the person's life, a fairer order in society and peaceful coexistence among the nations may find in Christ the cornerstone on which to build the genuine civilization, the civilization of love.
The Holy Spirit gives believers a superior vision of the world, of life, of history, and makes them custodians of the hope that never disappoints.
Let us pray to God the Father, therefore, through Our Lord Jesus Christ, in the grace of the Holy Spirit, so that the celebration of the Solemnity of Pentecost may be like an ardent flame and a blustering wind for Christian life and for the mission of the whole Church.
I place the intentions of your Movements and Communities in the heart of the Most Blessed Virgin Mary, present in the Upper Room together with the Apostles; may she be the one who implores God to grant them.
Upon all of you I invoke an outpouring of the gifts of the Spirit, so that in our time too, we may have the experience of a renewed Pentecost. Amen!

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

 

CELEBRACIÓN DE LAS PRIMERAS VÍSPERAS EN LA VIGILIA DE PENTECOSTÉS, Sábado 3 de junio de 2006
HOMILÍA DE SU SANTIDAD BENEDICTO XVI


Queridos hermanos y hermanas:

Habéis venido realmente en gran número esta tarde a la plaza de San Pedro para participar en la Vigilia de Pentecostés. Os doy las gracias de corazón. Al pertenecer a pueblos y culturas diversos, representáis aquí a todos los miembros de los Movimientos eclesiales y de las nuevas comunidades, reunidos espiritualmente en torno al Sucesor de Pedro, para proclamar la alegría de creer en Jesucristo y renovar el compromiso de ser sus discípulos fieles en este tiempo.

Os agradezco vuestra participación y saludo cordialmente a cada uno. Saludo con afecto, ante todo, a los señores cardenales, a los venerados hermanos en el episcopado y en el sacerdocio, a los religiosos y a las religiosas. Saludo a los responsables de vuestras numerosas realidades eclesiales, que muestran cuán viva es la acción del Espíritu Santo en el pueblo de Dios. Saludo a los que han preparado este acontecimiento extraordinario y, en particular, a los que trabajan en el Consejo pontificio para los laicos, con el secretario, mons. Josef Clemens, y el presidente, mons. Stanislaw Rylko, al que agradezco también las cordiales palabras que me ha dirigido al inicio de la liturgia de las Vísperas.

Viene a nuestra memoria con emoción el encuentro análogo que tuvo lugar en esta misma plaza, el 30 de mayo de 1998, con el amado Papa Juan Pablo II. Gran evangelizador de nuestro tiempo, os acompañó y guió durante todo su pontificado; en muchas ocasiones definió "providenciales" vuestras asociaciones y comunidades, sobre todo porque el Espíritu santificador se sirve de ellas para despertar la fe en el corazón de tantos cristianos y para hacer que descubran la vocación que han recibido con el bautismo, ayudándoles a ser testigos de esperanza, llenos del fuego de amor que es precisamente don del Espíritu Santo.

Ahora, en esta Vigilia de Pentecostés, nos preguntamos: ¿Quién o qué es el Espíritu Santo?
¿Cómo podemos reconocerlo? ¿Cómo vamos nosotros a él y él viene a nosotros? ¿Qué es lo que hace?

Una primera respuesta nos la da el gran himno pentecostal de la Iglesia, con el que hemos iniciado las Vísperas: "Veni, Creator Spiritus...", "Ven, Espíritu Creador...". Este himno alude aquí a los primeros versículos de la Biblia, que presentan, mediante imágenes, la creación del universo. Allí se dice, ante todo, que por encima del caos, por encima de las aguas del abismo, aleteaba el Espíritu de Dios. El mundo en que vivimos es obra del Espíritu Creador. Pentecostés no es sólo el origen de la Iglesia y, por eso, de modo especial, su fiesta; Pentecostés es también una fiesta de la creación.
El mundo no existe por sí mismo; proviene del Espíritu Creador de Dios, de la Palabra Creadora de Dios.

Por eso refleja también la sabiduría de Dios. La creación, en su amplitud y en la lógica omnicomprensiva de sus leyes, permite vislumbrar algo del Espíritu Creador de Dios. Nos invita al temor reverencial. Precisamente quien, como cristiano, cree en el Espíritu Creador es consciente de que no podemos usar el mundo y abusar de él y de la materia como si se tratara simplemente de un material para nuestro obrar y querer; es consciente de que debemos considerar la creación como un don que nos ha sido encomendado, no para destruirlo, sino para convertirlo en el jardín de Dios y así también en un jardín del hombre. Frente a las múltiples formas de abuso de la tierra que constatamos hoy, escuchamos casi el gemido de la creación, del que habla san Pablo (cf. Rm 8, 22); comenzamos a comprender las palabras del Apóstol, es decir, que la creación espera con impaciencia la revelación de los hijos de Dios, para ser libre y alcanzar su esplendor.

Queridos amigos, nosotros queremos ser esos hijos de Dios que la creación espera, y podemos serlo, porque en el bautismo el Señor nos ha hecho tales. Sí, la creación y la historia nos esperan; esperan hombres y mujeres que sean de verdad hijos de Dios y actúen en consecuencia. Si repasamos la historia, vemos que la creación pudo prosperar en torno a los monasterios, del mismo modo que con el despertar del Espíritu de Dios en el corazón de los hombres ha vuelto el fulgor del Espíritu Creador también a la tierra, un esplendor que había quedado oscurecido y a veces casi apagado por la barbarie del afán humano de poder. Y de nuevo sucede lo mismo en torno a Francisco de Asís. Y acontece en cualquier lugar donde llega a las almas el Espíritu de Dios, el Espíritu que nuestro himno define como luz, amor y vigor.

Así hemos encontrado una primera respuesta a la pregunta de qué es el Espíritu Santo, qué hace y cómo podemos reconocerlo. Sale a nuestro encuentro a través de la creación y su belleza. Sin embargo, a lo largo de la historia de los hombres, la creación buena de Dios ha quedado cubierta con una gruesa capa de suciedad, que hace difícil, por no decir imposible, reconocer en ella el reflejo del Creador, aunque ante un ocaso en el mar, durante una excursión a la montaña o ante una flor abierta, se despierta en nosotros siempre de nuevo, casi espontáneamente, la conciencia de la existencia del Creador.

Pero el Espíritu Creador viene en nuestra ayuda. Ha entrado en la historia y así nos habla de un modo nuevo. En Jesucristo Dios mismo se hizo hombre y nos concedió, por decirlo así, contemplar en cierto modo la intimidad de Dios mismo. Y allí vemos algo totalmente inesperado: en Dios existe un "Yo" y un "Tú". El Dios misterioso no es una soledad infinita; es un acontecimiento de amor. Si al contemplar la creación pensamos que podemos vislumbrar al Espíritu Creador, a Dios mismo, casi como matemática creadora, como poder que forja las leyes del mundo y su orden, pero luego también como belleza, ahora llegamos a saber que el Espíritu Creador tiene un corazón. Es Amor.
Existe el Hijo que habla con el Padre. Y ambos son uno en el Espíritu, que es, por decirlo así, la atmósfera del dar y del amar que hace de ellos un único Dios. Esta unidad de amor, que es Dios, es una unidad mucho más sublime de lo que podría ser la unidad de una última partícula indivisible. Precisamente el Dios trino es el único Dios.

A través de Jesús, por decirlo así, penetra nuestra mirada en la intimidad de Dios. San Juan, en su evangelio, lo expresó de este modo: "A Dios nadie lo ha visto jamás: el Hijo único, que está en el seno del Padre, él lo ha revelado" (Jn 1, 18). Pero Jesús no sólo nos ha permitido penetrar con nuestra mirada en la intimidad de Dios; con él Dios, de alguna manera, salió también de su intimidad y vino a nuestro encuentro. Esto se realiza ante todo en su vida, pasión, muerte y resurrección; en su palabra. Pero Jesús no se contenta con salir a nuestro encuentro. Quiere más. Quiere unificación. Y este es el significado de las imágenes del banquete y de las bodas. Nosotros no sólo debemos saber algo de él; además, mediante él mismo, debemos ser atraídos hacia Dios. Por eso él debe morir y resucitar, porque ahora ya no se encuentra en un lugar determinado, sino que su Espíritu, el Espíritu Santo, ya emana de él y entra en nuestro corazón, uniéndonos así con Jesús mismo y con el Padre, con el Dios uno y trino.

Pentecostés es esto: Jesús, y mediante él Dios mismo, viene a nosotros y nos atrae dentro de sí. "Él manda el Espíritu Santo", dice la Escritura. ¿Cuál es su efecto? Ante todo, quisiera poner de relieve dos aspectos: el Espíritu Santo, a través del cual Dios viene a nosotros, nos trae vida y libertad. Miremos ambas cosas un poco más de cerca. "Yo he venido para que tengan vida y la tengan en abundancia", dice Jesús en el evangelio de san Juan (Jn 10, 10). Todos anhelamos vida y libertad. Pero ¿qué es esto?, ¿dónde y cómo encontramos la "vida"?

Yo creo que, espontáneamente, la inmensa mayoría de los hombres tiene el mismo concepto de vida que el hijo pródigo del evangelio. Había logrado que le entregaran su parte de la herencia y ahora se sentía libre; quería por fin vivir ya sin el peso de los deberes de casa; quería sólo vivir, recibir de la vida todo lo que puede ofrecer; gozar totalmente de la vida; vivir, sólo vivir; beber de la abundancia de la vida, sin renunciar a nada de lo bueno que pueda ofrecer. Al final acabó cuidando cerdos, envidiando incluso a esos animales. ¡Qué vacía y vana había resultado su vida! Y también había resultado vana su libertad.

¿Acaso no sucede lo mismo también hoy? Cuando sólo se quiere ser dueño de la vida, esta se hace cada vez más vacía, más pobre; fácilmente se acaba por buscar la evasión en la droga, en el gran engaño. Y surge la duda de si de verdad vivir es, en definitiva, un bien. No. De este modo no encontramos la vida.

Las palabras de Jesús sobre la vida en abundancia se encuentran en el discurso del buen pastor. Esas palabras se sitúan en un doble contexto. Sobre el pastor, Jesús nos dice que da su vida.
"Nadie me quita la vida; yo la doy voluntariamente" (cf. Jn 10, 18). Sólo se encuentra la vida dándola; no se la encuentra tratando de apoderarse de ella. Esto es lo que debemos aprender de Cristo; y esto es lo que nos enseña el Espíritu Santo, que es puro don, que es el donarse de Dios. Cuanto más da uno su vida por los demás, por el bien mismo, tanto más abundantemente fluye el río de la vida.

En segundo lugar, el Señor nos dice que la vida se tiene estando con el Pastor, que conoce el pastizal, los lugares donde manan las fuentes de la vida. Encontramos la vida en la comunión con Aquel que es la vida en persona; en la comunión con el Dios vivo, una comunión en la que nos introduce el Espíritu Santo, al que el himno de las Vísperas llama "fons vivus", fuente viva. El pastizal, donde manan las fuentes de la vida, es la palabra de Dios como la encontramos en la Escritura, en la fe de la Iglesia. El pastizal es Dios mismo a quien, en la comunión de la fe, aprendemos a conocer mediante la fuerza del Espíritu Santo.

Queridos amigos, los Movimientos han nacido precisamente de la sed de la vida verdadera, son Movimientos por la vida en todos sus aspectos. Donde ya no fluye la verdadera fuente de la vida, donde sólo se apoderan de la vida en vez de darla, allí está en peligro incluso la vida de los demás; allí están dispuestos a eliminar la vida inerme del que aún no ha nacido, porque parece que les quita espacio a su propia vida. Si queremos proteger la vida, entonces debemos sobre todo volver a encontrar la fuente de la vida; entonces la vida misma debe volver a brotar con toda su belleza y sublimidad; entonces debemos dejarnos vivificar por el Espíritu Santo, la fuente creadora de la vida.

Al tema de la libertad ya aludimos hace poco. En la partida del hijo pródigo se unen precisamente los temas de la vida y de la libertad. Quiere la vida y por eso quiere ser totalmente libre. Ser libre significa, según esta concepción, poder hacer todo lo que se quiera, no tener que aceptar ningún criterio fuera y por encima de mí mismo, seguir únicamente mi deseo y mi voluntad. Quien vive así, pronto se enfrentará con los otros que quieren vivir de la misma manera. La consecuencia necesaria de esta concepción egoísta de la libertad es la violencia, la destrucción mutua de la libertad y de la vida.

La sagrada Escritura, por el contrario, une el concepto de libertad con el de filiación. Dice san Pablo: "No habéis recibido un espíritu de esclavos para recaer en el temor; antes bien, habéis recibido un espíritu de hijos adoptivos que nos hace exclamar: ¡Abbá, Padre!" (Rm 8, 15).

¿Qué significa esto? San Pablo presupone el sistema social del mundo antiguo, en el que existían los esclavos, los cuales no tenían nada y por eso no podían intervenir para hacer que las cosas funcionaran como debían. En contraposición estaban los hijos, los cuales eran también los herederos y, por eso, se preocupaban de la conservación y de la buena administración de sus propiedades o de la conservación del Estado. Dado que eran libres, tenían también una responsabilidad. Prescindiendo del contexto sociológico de aquel tiempo, vale siempre el principio: libertad y responsabilidad van juntas. La verdadera libertad se demuestra en la responsabilidad, en un modo de actuar que asume la corresponsabilidad con respecto al mundo, con respecto a sí mismos y con respecto a los demás.

Es libre el hijo, al que pertenece la cosa y que por eso no permite que sea destruida. Ahora bien, todas las responsabilidades mundanas, de las que hemos hablado, son responsabilidades parciales, pues afectan sólo a un ámbito determinado, a un Estado determinado, etc. En cambio, el Espíritu Santo nos hace hijos e hijas de Dios. Nos compromete en la misma responsabilidad de Dios con respecto a su mundo, a la humanidad entera. Nos enseña a mirar al mundo, a los demás y a nosotros mismos con los ojos de Dios.

Nosotros hacemos el bien no como esclavos, que no son libres de obrar de otra manera, sino que lo hacemos porque tenemos personalmente la responsabilidad con respecto al mundo; porque amamos la verdad y el bien, porque amamos a Dios mismo y, por tanto, también a sus criaturas. Esta es la libertad verdadera, a la que el Espíritu Santo quiere llevarnos.

Los Movimientos eclesiales quieren y deben ser escuelas de libertad, de esta libertad verdadera. Allí queremos aprender esta verdadera libertad, no la de los esclavos, que busca quedarse con una parte del pastel de todos, aunque luego el otro no tenga. Nosotros deseamos la libertad verdadera y grande, la de los herederos, la libertad de los hijos de Dios. En este mundo, tan lleno de libertades ficticias que destruyen el ambiente y al hombre, con la fuerza del Espíritu Santo queremos aprender juntos la libertad verdadera; construir escuelas de libertad; demostrar a los demás, con la vida, que somos libres y que es muy hermoso ser realmente libres con la verdadera libertad de los hijos de Dios.

El Espíritu Santo, al dar vida y libertad, da también unidad. Son tres dones inseparables entre sí. Ya he hablado demasiado tiempo; pero permitidme decir aún unas palabras sobre la unidad. Para comprenderla puede ser útil una frase que, en un primer momento, parece más bien alejarnos de ella. A Nicodemo que, buscando la verdad, va de noche con sus preguntas, Jesús le dice: "El Espíritu sopla donde quiere" (Jn 3, 8). Pero la voluntad del Espíritu no es arbitraria. Es la voluntad de la verdad y del bien. Por eso no sopla por cualquier parte, girando una vez por acá y otra vez por allá; su soplo no nos dispersa, sino que nos reúne, porque la verdad une y el amor une.

El Espíritu Santo es el Espíritu de Jesucristo, el Espíritu que une al Padre y al Hijo en el Amor que en el único Dios da y acoge. Él nos une de tal manera, que san Pablo pudo decir en cierta ocasión: "Todos vosotros sois uno en Cristo Jesús" (Ga 3, 28). El Espíritu Santo, con su soplo, nos impulsa hacia Cristo. El Espíritu Santo actúa corporalmente, no sólo obra subjetivamente, "espiritualmente". A los discípulos que lo consideraban sólo un "espíritu", Cristo resucitado les dijo: "Mirad mis manos y mis pies; soy yo mismo. Palpadme y ved que un espíritu —un fantasma— no tiene carne y huesos como veis que yo tengo" (Lc 24, 39). Esto vale para Cristo resucitado en cualquier época de la historia.

Cristo resucitado no es un fantasma; no es sólo un espíritu, no es sólo un pensamiento, no es sólo una idea. Sigue siendo el Encarnado. Resucitó el que asumió nuestra carne, y sigue siempre edificando su Cuerpo, haciendo de nosotros su Cuerpo. El Espíritu sopla donde quiere, y su voluntad es la unidad hecha cuerpo, la unidad que encuentra el mundo y lo transforma.

En la carta a los Efesios, san Pablo nos dice que este Cuerpo de Cristo, que es la Iglesia, tiene junturas (cf. Ef 4, 16) y también las nombra: son los apóstoles, los profetas, los evangelistas, los pastores y los maestros (cf. Ef 4, 12). El Espíritu es multiforme en sus dones, como lo vemos aquí.
Si repasamos la historia, si contemplamos esta asamblea reunida en la plaza de San Pedro, nos damos cuenta de que él suscita siempre nuevos dones. Vemos cuán diversos son los órganos que crea y cómo él actúa corporalmente siempre de nuevo. Pero en él la multiplicidad y la unidad van juntas. Él sopla donde quiere. Lo hace de modo inesperado, en lugares inesperados y en formas nunca antes imaginadas. Y ¡con cuánta multiformidad y corporeidad lo hace!

Y también es precisamente aquí donde la multiformidad y la unidad son inseparables entre sí. Él quiere vuestra multiformidad y os quiere para el único cuerpo, en la unión con los órdenes duraderos —las junturas— de la Iglesia, con los sucesores de los Apóstoles y con el Sucesor de san Pedro. No nos evita el esfuerzo de aprender el modo de relacionarnos mutuamente; pero nos demuestra también que él actúa con miras al único cuerpo y a la unidad del único cuerpo. Sólo así precisamente la unidad logra su fuerza y su belleza.

Participad en la edificación del único cuerpo. Los pastores estarán atentos a no apagar el Espíritu (cf. 1 Ts 5, 19) y vosotros aportaréis vuestros dones a la comunidad entera. Una vez más: el Espíritu Santo sopla donde quiere, pero su voluntad es la unidad. Él nos conduce a Cristo, a su Cuerpo. "De Cristo —nos dice san Pablo— todo el Cuerpo recibe trabazón y cohesión por medio de toda clase de junturas que llevan la nutrición según la actividad propia de cada una de las partes, realizando así el crecimiento del cuerpo para su edificación en el amor" (Ef 4, 16).

El Espíritu Santo quiere la unidad, quiere la totalidad. Por eso, su presencia se demuestra finalmente también en el impulso misionero. Quien ha encontrado algo verdadero, hermoso y bueno en su vida —el único auténtico tesoro, la perla preciosa— corre a compartirlo por doquier, en la familia y en el trabajo, en todos los ámbitos de su existencia. Lo hace sin temor alguno, porque sabe que ha recibido la filiación adoptiva; sin ninguna presunción, porque todo es don; sin desalentarse, porque el Espíritu de Dios precede a su acción en el "corazón" de los hombres y como semilla en las culturas y religiones más diversas. Lo hace sin confines, porque es portador de una buena nueva destinada a todos los hombres, a todos los pueblos.

Queridos amigos, os pido que seáis, aún más, mucho más, colaboradores en el ministerio apostólico universal del Papa, abriendo las puertas a Cristo. Este es el mejor servicio de la Iglesia a los hombres y de modo muy especial a los pobres, para que la vida de la persona, un orden más justo en la sociedad y la convivencia pacífica entre las naciones, encuentren en Cristo la "piedra angular" sobre la cual construir la auténtica civilización, la civilización del amor. El Espíritu Santo da a los creyentes una visión superior del mundo, de la vida, de la historia y los hace custodios de la esperanza que no defrauda.

Así pues, oremos a Dios Padre, por nuestro Señor Jesucristo, en la gracia del Espíritu Santo, para que la celebración de la solemnidad de Pentecostés sea como fuego ardiente y viento impetuoso para la vida cristiana y para la misión de toda la Iglesia.

Pongo las intenciones de vuestros Movimientos y comunidades en el corazón de la santísima Virgen María, presente en el Cenáculo juntamente con los Apóstoles; que ella interceda para que se hagan realidad. Sobre todos vosotros invoco la efusión de los dones del Espíritu, a fin de que también en nuestro tiempo se realice la experiencia de un nuevo Pentecostés. Amén.

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana

 

 

 

 

 

 

CÉLÉBRATION DES PREMIERS VÊPRES LORS DE LA VEILLÉE DE PENTECÔTE, samedi 3 juin 2006
HOMÉLIE DU PAPE BENOÎT XVI


Chers frères et soeurs!

Vous êtes venus vraiment nombreux ce soir sur la Place Saint-Pierre pour participer à la Veillée de Pentecôte. Je vous remercie de tout coeur. Appartenant à divers peuples et cultures, vous représentez ici tous les membres des Mouvements ecclésiaux et des Communautés nouvelles, spirituellement rassemblés autour du Successeur de Pierre, pour proclamer la joie de croire en Jésus Christ, et renouveler l'engagement d'être ses fidèles disciples à notre époque. Je vous remercie de votre participation et j'adresse à chacun de vous mon salut cordial. Ma pensée affectueuse va, tout d'abord, à Messieurs les Cardinaux, à mes vénérés frères dans l'épiscopat et dans le sacerdoce, aux religieux et aux religieuses. Je salue les responsables de vos nombreuses réalités ecclésiales qui montrent combien l'action de l'Esprit Saint est vivante au sein du Peuple de Dieu. Je salue tous ceux qui ont préparé cet événement extraordinaire, et en particulier les personnes qui travaillent au Conseil pontifical pour les Laïcs, avec le Secrétaire, S.Exc. Mgr Josef Clemens, et le Président, Mgr Stanislaw Rylko, à qui je suis également reconnaissant des paroles cordiales qu'il m'a adressées au début de la Liturgie des Vêpres. La rencontre analogue qui eut lieu sur cette même Place, le 30 mai 1998, avec le bien-aimé Pape Jean-Paul II, se présente de manière émouvante à notre mémoire. Grand évangélisateur de notre époque, il vous a accompagnés et guidés au cours de tout son Pontificat; à plusieurs reprises, il a qualifié de "providentielles" vos associations et communautés, en particulier parce que l'Esprit sanctificateur se sert d'elles pour réveiller la foi dans le coeur de si nombreux chrétiens et leur fait redécouvrir la vocation reçue avec le Baptême, en les aidant à être des témoins d'espérance, remplis de ce feu d'amour qui est précisément le don de l'Esprit Saint.

A présent, en cette Veillée de Pentecôte, nous nous demandons: qui est ou qu'est-ce que l'Esprit Saint? Comment pouvons-nous le reconnaître? De quelle façon allons-nous à Lui et Lui vient-il à nous? Qu'est-ce qu'il fait? Une première réponse nous est donnée par le grand hymne de Pentecôte de l'Eglise, par lequel nous avons commencé les Vêpres: "Veni, Creator Spiritus... - Viens, Esprit Créateur...". L'hymne fait ici référence aux premiers versets de la Bible qui évoquent, en ayant recours à des images, la création de l'univers. Il y est tout d'abord dit qu'au-dessus du chaos, sur les eaux des abîmes, l'Esprit de Dieu planait. Le monde dans lequel nous vivons est l'oeuvre de l'Esprit Créateur. La Pentecôte n'est pas seulement l'origine de l'Eglise et donc, de manière particulière, sa fête; la Pentecôte est aussi une fête de la création. Le monde n'existe pas tout seul; il provient de l'Esprit créateur de Dieu, de la Parole créatrice de Dieu. C'est pourquoi il reflète également la sagesse de Dieu. Celle-ci, dans son ampleur et dans la logique qui embrasse ses lois sous tous leurs aspects, laisse entrevoir quelque chose de l'Esprit Créateur de Dieu. Celle-ci nous appelle à la crainte révérentielle. Précisément celui qui, en tant que chrétien, croit dans l'Esprit Créateur, prend conscience du fait que nous ne pouvons pas user et abuser du monde et de la matière comme d'un simple matériau au service de notre action et de notre volonté; que nous devons considérer la création comme un don qui nous est confié non pour qu'il soit détruit, mais pour qu'il devienne le jardin de Dieu et, ainsi, un jardin de l'homme. Face aux multiples formes d'abus de la terre que nous voyons aujourd'hui, nous entendons presque le gémissement de la création dont parle saint Paul (Rm 8, 22); nous commençons à comprendre les paroles de l'Apôtre, c'est-à-dire que la création attend avec impatience la révélation des fils de Dieu, pour être libérée et atteindre sa splendeur. Chers amis, nous voulons être ces fils de Dieu que la création attend, et nous pouvons l'être, car dans le baptême, le Seigneur nous a rendus tels. Oui, la création et l'histoire - celles-ci nous attendent, elles attendent des hommes et des femmes qui soient réellement des fils de Dieu et qui se comportent en conséquence. Si nous regardons l'histoire, nous voyons de quelle manière, autour des monastères, la création a pu prospérer, tout comme avec le réveil de l'Esprit de Dieu dans le coeur des hommes, le rayonnement de l'Esprit Créateur est revenu également sur la terre - un rayonnement qui avait été obscurcie par la barbarie de la soif de pouvoir de l'homme et parfois presque éteinte. Et à nouveau, autour de François d'Assise, la même chose se produit - cela se produit partout où l'Esprit de Dieu pénètre dans les âmes, cet Esprit que notre hymne qualifie de lumière, d'amour et de vigueur. Nous avons ainsi trouvé une première réponse à la question sur ce qu'est l'Esprit Saint, ce qu'il accomplit et comment nous pouvons le reconnaître. Il vient à notre rencontre à travers la création et sa beauté. Toutefois, la bonne création de Dieu, au cours de l'histoire des hommes, a été recouverte par une épaisse couche de saleté qui rend, sinon impossible, du moins difficile de reconnaître en elle le reflet du Créateur - même si face à un coucher de soleil sur la mer, au cours d'une excursion en montagne ou devant une fleur à peine éclose se réveille toujours à nouveau en nous, presque spontanément, la conscience de l'existence du Créateur.

Mais l'Esprit Créateur vient à notre aide. Il est entré dans l'histoire et ainsi, il nous parle d'une manière nouvelle. En Jésus Christ, Dieu lui-même s'est fait homme et nous a accordé la possibilité, pour ainsi dire, de jeter un regard dans l'intimité de Dieu lui-même. Et nous voyons là une chose tout à fait inattendue: en Dieu existent un Moi et un Tu. Le Dieu mystérieux n'est pas une infinie solitude, Il est un événement d'amour. Si, à partir du regard sur la création, nous pensons pouvoir entrevoir l'Esprit Créateur, Dieu lui-même, presque comme des mathématiques créatives, comme un pouvoir qui modèle les lois du monde et leur ordre, mais également, comme la beauté - à présent nous le savons: l'Esprit Créateur a un coeur. Il est Amour. Il existe le Fils, qui parle avec le Père. Et tous les deux sont une seule chose dans l'Esprit qui est, pour ainsi dire, l'atmosphère du don et de l'amour qui fait d'eux un Dieu unique. Cette unité d'amour, qui est Dieu, est une unité beaucoup plus sublime que ne pourrait l'être l'unité d'une dernière particule indivisible. Le Dieu trine est précisément le seul et unique Dieu.

Au moyen de Jésus, nous jetons, pour ainsi dire, un regard dans l'intimité de Dieu. Jean, dans son Evangile, l'a exprimé ainsi: "Dieu, personne ne l'a jamais vu; le Fils unique, qui est dans le sein du Père, c'est lui qui a conduit à le connaître" (Jn 1, 18). Mais Jésus ne nous a pas seulement laissé regarder dans l'intimité de Dieu; avec Lui Dieu est également comme sorti de son intimité et il est venu à notre rencontre. Cela a tout d'abord lieu dans sa vie, sa passion, sa mort et sa résurrection; dans sa parole. Mais Jésus ne se contente pas de venir à notre rencontre. Il veut davantage. Il veut l'unification. Telle est la signification des images du banquet et des noces. Nous ne devons pas seulement savoir quelque chose sur Lui, mais à travers Lui, nous devons être attirés en Dieu. C'est pourquoi Il doit mourir et ressusciter. Car à présent, il ne se trouve plus dans un lieu déterminé, mais désormais son Esprit, l'Esprit Saint, émane de Lui et entre dans nos coeurs, nous mettant ainsi en liaison avec Jésus lui-même et avec le Père - avec le Dieu Un et Trine.

La Pentecôte est cela: Jésus, et à travers Lui Dieu lui-même, vient à nous et nous attire en Lui. "Il envoie l'Esprit Saint" - ainsi s'exprime l'Ecriture. Quel effet cela a-t-il? Je voudrais tout d'abord noter deux aspects: l'Esprit Saint, à travers lequel Dieu vient à nous, nous apporte la vie et la liberté. Regardons ces deux choses d'un peu plus près. "Moi je suis venu pour que les hommes aient la vie, pour qu'ils l'aient en abondance", dit Jésus dans l'Evangile de Jean (10, 10). Vie et liberté - ce sont les choses auxquelles nous aspirons tous. Mais qu'est-ce que cela veut dire? - où et comment trouvons-nous la "vie"? Je pense que, spontanément, la très grande majorité des hommes a la même conception de la vie que le fils prodigue de l'Evangile. Il s'était fait donner sa part d'héritage, et à présent, il se sentait libre, il voulait finalement vivre en n'ayant plus le poids des devoirs de la maison, il voulait seulement vivre. Avoir de la vie tout ce qu'elle peut offrir. En profiter pleinement - vivre, seulement vivre, s'abreuver à l'abondance de la vie et ne rien perdre de ce qu'elle peut offrir de précieux. A la fin, il se retrouva gardien de porcs, enviant même ces animaux - sa vie était devenue vide à ce point, vaine à ce point. Et sa liberté aussi se révélait vaine. N'est-ce pas ce qui se passe aujourd'hui aussi? Lorsqu'on veut uniquement devenir le maître de sa vie, celle-ci devient toujours plus vide, plus pauvre; on finit facilement par se réfugier dans la drogue, dans la grande illusion. Et le doute apparaît de savoir si vivre, en fin de compte, est vraiment un bien. Non, de cette façon nous ne trouvons pas la vie. La parole de Jésus sur la vie en abondance se trouve dans le discours du bon Pasteur. C'est une parole qui se place dans un double contexte. A propos du Pasteur, Jésus nous dit qu'il donne sa vie. "Personne ne me l'enlève, mais je la donne de moi-même" (cf. Jn 10, 18). On ne trouve la vie qu'en la donnant; on ne la trouve pas en voulant en prendre possession. C'est ce que nous devons apprendre du Christ; et c'est ce que nous enseigne l'Esprit Saint, qui est pur don, qui est Dieu qui se donne. Plus quelqu'un donne sa vie pour les autres, pour le bien même, plus le fleuve de la vie coule en abondance. En deuxième lieu, le Seigneur nous dit que la vie naît en allant avec le Pasteur qui connaît le pâturage - les lieux où jaillissent les sources de la vie. Nous trouvons la vie dans la communion avec Celui qui est la vie en personne - dans la communion avec le Dieu vivant, une communion dans laquelle l'Esprit Saint nous introduit, appelé par l'hymne des Vêpres "fons vivus", source vivante. Le pâturage, où coulent les sources de la vie, est la Parole de Dieu telle que nous la trouvons dans l'Ecriture, dans la foi de l'Eglise. Le pâturage est Dieu lui-même, que, dans la communion de la foi, nous apprenons à connaître à travers la puissance de l'Esprit Saint. Chers amis, les Mouvements sont nés précisément de la soif de la vraie vie; ce sont des Mouvements pour la vie sous tous les aspects. Là où ne s'écoule plus la source véritable de la vie, là où on s'approprie seulement de la vie au lieu de la donner, la vie des autres se trouve également en danger; on est disposé à exclure la vie sans défense qui n'est pas encore née, car elle semble ôter de l'espace à sa propre vie. Si nous voulons protéger la vie, nous devons alors surtout retrouver la source de la vie; la vie elle-même doit alors réapparaître dans toute sa beauté et son caractère sublime; nous devons alors nous laisser vivifier par l'Esprit Saint, source créatrice de la vie.

Le thème de la liberté a déjà été évoqué il y a peu. Dans le départ du fils prodigue se rejoignent justement les thèmes de la vie et de la liberté. Il veut la vie, et c'est pourquoi il veut être totalement libre. Etre libre signifie, de ce point de vue, pouvoir faire tout ce que l'on veut; ne devoir accepter aucun critère en dehors ou au-dessus de moi-même. Suivre seulement mon désir et ma volonté. Qui vit ainsi s'opposera très vite à l'autre qui veut vivre de la même manière. La conséquence nécessaire de cette conception égoïste de la liberté est la violence, la destruction réciproque de la liberté et de la vie. L'Ecriture Sainte relie en revanche le concept de liberté à celui de filiation, dit saint Paul: "Aussi bien n'avez-vous pas reçu un esprit d'esclave pour retomber dans la crainte; vous avez reçu un esprit de fils adoptifs qui nous fait nous écrier "Abba! Père"" (Rm 8, 15). Qu'est-ce que cela signifie? Saint Paul se réfère ici au système social du monde antique, dans lequel existaient les esclaves, qui ne possédaient rien et qui ne pouvaient donc pas être intéressés à un juste déroulement des choses. De manière correspondante, il y avait les fils qui étaient également les héritiers et qui par conséquent se préoccupaient de la préservation et de la bonne administration de leur propriété ou de la conservation de l'Etat. Puisqu'ils étaient libres, ils avaient également une responsabilité. En faisant abstraction de l'arrière-fond sociologique de cette époque, le principe est toujours valable: liberté et responsabilité vont de pair. La véritable liberté se démontre dans la responsabilité, dans une manière d'agir qui prend sur soi la coresponsabilité pour le monde, pour soi-même et pour les autres. Libre est le fils auquel appartient quelque chose et qui ne permet donc pas qu'elle soit détruite. Toutes les responsabilités de ce monde, dont nous avons parlé, ne sont que des responsabilités partielles, dans un domaine déterminé, un Etat déterminé, etc. L'Esprit Saint en revanche fait de nous des fils et des filles de Dieu. Il nous fait participer à la responsabilité de Dieu lui-même pour son monde, pour l'humanité tout entière. Il nous enseigne à regarder le monde, l'autre et nous-mêmes avec les yeux de Dieu. Nous faisons le bien non comme des esclaves qui ne sont pas libres de faire autrement, mais nous le faisons parce que nous portons personnellement la responsabilité pour le monde; parce que nous aimons la vérité et le bien, parce que nous aimons Dieu lui-même et donc ses créatures également. Telle est la liberté véritable, à laquelle l'Esprit Saint veut nous conduire. Les Mouvements ecclésiaux veulent et doivent être des écoles de liberté, de cette liberté véritable. Là nous voulons apprendre cette liberté véritable, non celle d'esclaves qui visent à couper pour eux-mêmes une part du gâteau qui appartient à tous, même si cette part doit ensuite manquer à l'autre. Nous souhaitons la véritable et grande liberté, celle des héritiers, la liberté des fils de Dieu. Dans ce monde, débordant de fausses libertés qui détruisent l'environnement et l'homme, nous voulons, avec la force de l'Esprit Saint, apprendre ensemble la liberté véritable; construire des écoles de liberté; démontrer aux autres par notre vie que nous sommes libres et comme il est beau de vivre véritablement libres dans la liberté véritable des enfants de Dieu.

L'Esprit Saint, en donnant la vie et la liberté, donne également l'unité. Il s'agit ici de trois dons inséparables les uns des autres. J'ai déjà parlé trop longuement; permettez-moi toutefois de dire encore un mot sur l'unité. Pour la comprendre, une phrase peut se révéler utile même si, au premier abord, elle semble plutôt nous éloigner de celle-ci. A Nicodème qui, dans sa recherche de la vérité, vient une nuit poser des questions à Jésus, celui-ci répond: "L'Esprit souffle où il veut" (cf. Jn 3, 8). Mais la volonté de l'Esprit n'est pas arbitraire. C'est la volonté de la vérité et du bien. C'est pourquoi il ne souffle pas n'importe où, se tournant une fois de ce côté-ci, et une autre de ce côté-là; son souffle ne nous disperse pas mais nous réunit, parce que la vérité unit et l'amour unit. L'Esprit Saint est l'Esprit de Jésus Christ, l'Esprit qui unit le Père avec le Fils dans l'Amour qui, dans l'unique Dieu, donne et accueille. Il nous unit à ce point que saint Paul a pu dire: "Vous ne faites qu'un dans le Christ Jésus" (Ga 3, 28). L'Esprit Saint, par son souffle, nous pousse vers le Christ. L'Esprit Saint oeuvre de façon corporelle; il n'oeuvre pas seulement subjectivement, "spirituellement". Aux disciples qui voyaient en lui simplement un "esprit", le Christ ressuscité dit: "C'est bien moi! touchez-moi et rendez-vous compte qu'un esprit - un fantôme - n'a ni chair ni os, comme vous voyez que j'en ai" (cf. Lc 24, 39). Cela vaut pour le Christ ressuscité à toutes les époques de l'histoire. Le Christ ressuscité n'est pas un fantôme, il n'est pas simplement un esprit, une pensée, une idée seulement. Il est demeuré l'Incarné - celui qui a assumé notre chair - et il continue toujours à édifier son Corps, il fait de nous son Corps. L'Esprit souffle où il veut, et sa sainteté est l'unité faite corps, l'unité qui rencontre le monde et le transforme.

Dans la Lettre aux Ephésiens, saint Paul nous dit que ce Corps du Christ qui est l'Eglise, possède des jointures (cf. 4, 16), il les nomme également: ce sont les apôtres, les prophètes, les évangélistes, les pasteurs et les docteurs (cf. 4, 11). L'Esprit dans ses dons prend de multiples formes - nous le voyons ici. Si nous regardons l'histoire, si nous regardons cette assemblée ici sur la Place Saint-Pierre - alors nous nous rendons compte qu'il suscite toujours de nouveaux dons, nous voyons combien il crée d'organes différents, et comment, de manière toujours nouvelle, il oeuvre corporellement. Mais en Lui la multiplicité et l'unité vont de pair. Il souffle où il veut. Il le fait de manière inattendue, dans des lieux inattendus et sous des formes qu'on ne peut jamais imaginer à l'avance. Et avec quelle multiplicité de forme et quelle corporéité il le fait! Et c'est précisément ici que la multiplicité des formes et l'unité sont inséparables entre elles. Il veut que vous preniez de multiples formes et il vous veut pour l'unique corps, dans l'union avec les ordres durables - les jointures - de l'Eglise, avec les successeurs des apôtres et avec le Successeur de saint Pierre. Il ne nous enlève pas la difficulté d'apprendre comment nous rapporter les uns aux autres; il nous démontre également qu'il oeuvre en vue de l'unique corps et dans l'unité de l'unique corps. C'est vraiment uniquement de cette manière que l'unité trouve sa force et sa beauté. Prendre part à l'édification de l'unique corps! Les pasteurs seront attentifs à ne pas éteindre l'Esprit (cf. 1 Th 5, 19) et vous, vous ne cesserez d'apporter vos dons à la communauté tout entière. Une fois de plus: l'Esprit Saint souffle où il veut. Mais sa volonté est l'unité. Il nous conduit vers le Christ, dans son Corps. "[du Christ] le Corps tout entier - nous dit saint Paul - reçoit concorde et cohésion par toutes sortes de jointures qui le nourrissent et l'actionnent selon le rôle de chaque partie, opérant ainsi sa croissance et se construisant lui-même, dans la charité" (Ep 4, 16).

L'Esprit veut l'unité, il veut la totalité. C'est pourquoi sa présence se démontre aussi surtout dans l'élan missionnaire. Qui a rencontré quelque chose de vrai, de beau et de bon dans sa propre vie - le seul vrai trésor, la perle précieuse! -, court le partager partout, dans sa famille et au travail, dans tous les domaines de son existence. Il le fait sans aucune crainte, parce qu'il sait qu'il a été adopté comme un fils; sans aucune présomption, parce que tout est don; sans découragement, parce que l'Esprit de Dieu précède son action dans le "coeur" des hommes et il est comme une semence dans les cultures et les religions les plus diverses. Il le fait sans frontières, parce qu'il est porteur d'une bonne nouvelle qui est pour tous les hommes, pour tous les peuples. Chers amis, je vous demande d'être, plus encore, beaucoup plus, des collaborateurs dans le ministère apostolique universel du Pape, en ouvrant les portes au Christ. C'est le meilleur service que l'Eglise rend aux hommes et en particulier aux pauvres, afin que la vie de la personne, un ordre plus juste dans la société et la coexistence pacifique entre les nations trouvent dans le Christ la "pierre angulaire" sur laquelle construire l'authentique civilisation, la civilisation de l'amour. L'Esprit Saint donne aux croyants une vision supérieure du monde, de la vie, de l'histoire et il fait d'eux des gardiens de l'espérance qui ne déçoit pas.

Prions donc Dieu le Père, à travers notre Seigneur Jésus Christ, dans la grâce de l'Esprit Saint, afin que la célébration de la solennité de la Pentecôte soit comme un feu ardent et un vent impétueux pour la vie chrétienne et pour la mission de toute l'Eglise. Je dépose les intentions de vos Mouvements et Communautés dans le coeur de la Très Sainte Vierge Marie, présente au Cénacle avec les Apôtres; puisse-t-elle obtenir par la prière leur réalisation concrète. J'invoque sur vous tous l'effusion des dons de l'Esprit, afin qu'à notre époque également, l'on puisse faire l'expérience d'une Pentecôte renouvelée. Amen!

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana


 

Pontificio Consiglio per i Laici - Un dicastero della Curia romana al servizio dei fedeli laici
Palazzo San Calisto a Trastevere (piazza San Calisto, 16 - 00153 Roma)

Indirizzo postale: Pontificio Consiglio per i Laici - Palazzo San Calisto - 00120 Città del Vaticano
Telefono: + 39 (0)6 698 87 396 - Fax: + 39 (0)6 698 87 214 - E-mail: pcpl@laity.va

Copyright © 2006 - 2009 tutti i diritti riservati