CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI NELLA VIGILIA DI
PENTECOSTE, sabato 3 giugno 2006
OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO
XVI
Cari fratelli e sorelle!
Siete venuti veramente numerosi questa sera in Piazza san
Pietro per partecipare alla Veglia di Pentecoste. Vi ringrazio
di cuore. Appartenenti a diversi popoli e culture, voi qui
rappresentate tutti i membri dei Movimenti ecclesiali e
delle nuove Comunità, spiritualmente raccolti attorno
al Successore di Pietro, per proclamare la gioia di credere
in Gesù Cristo, e rinnovare l'impegno di essergli
fedeli discepoli in questo nostro tempo. Vi ringrazio per
la vostra partecipazione e a ciascuno di voi rivolgo il
mio cordiale saluto. Il mio pensiero affettuoso va, in primo
luogo, ai Signori Cardinali, ai venerati Fratelli nell'episcopato
e nel sacerdozio, ai religiosi e alle religiose. Saluto
i responsabili delle vostre numerose realtà ecclesiali
che mostrano quanto viva sia l'azione dello Spirito Santo
nel Popolo di Dio. Saluto chi ha preparato questo evento
straordinario, e in particolare quanti lavorano nel Pontificio
Consiglio per i Laici con il Segretario, Mons. Josef Clemens,
e il Presidente, Mons. Stanislaw Rylko, al quale sono grato
anche per le cordiali espressioni che mi ha rivolto all'inizio
della Liturgia dei Vespri. Riaffiora con commozione alla
nostra memoria l'analogo incontro che ebbe luogo in questa
stessa Piazza, il 30 maggio del 1998, con l'amato Papa Giovanni
Paolo II. Grande evangelizzatore della nostra epoca, egli
vi ha accompagnato e guidato durante l'intero suo Pontificato;
più volte egli ha definito "provvidenziali"
le vostre associazioni e comunità soprattutto perché
lo Spirito santificatore si serve di esse per risvegliare
la fede nei cuori di tanti cristiani e far loro riscoprire
la vocazione ricevuta con il Battesimo, aiutandoli ad essere
testimoni di speranza, ripieni di quel fuoco di amore che
è dono appunto dello Spirito Santo.
Ora, in questa Veglia di Pentecoste, noi ci chiediamo:
Chi o che cosa è lo Spirito Santo? Come possiamo
riconoscerlo? In che modo noi andiamo a Lui ed Egli viene
a noi? Che cosa opera? Una prima risposta ce la dà
il grande inno pentecostale della Chiesa, col quale abbiamo
iniziato i Vespri: "Veni, Creator Spiritus… –
Vieni, Spirito Creatore…". L'inno accenna qui
ai primi versetti della Bibbia che esprimono con il ricorso
ad immagini la creazione dell'universo. Là si dice
innanzitutto che sopra il caos, sulle acque dell'abisso,
aleggiava lo Spirito di Dio. Il mondo in cui viviamo è
opera dello Spirito Creatore. La Pentecoste non è
solo l'origine della Chiesa e perciò, in modo speciale,
la sua festa; la Pentecoste è anche una festa della
creazione. Il mondo non esiste da sé; proviene dallo
Spirito creativo di Dio, dalla Parola creativa di Dio. E
per questo rispecchia anche la sapienza di Dio. Essa, nella
sua ampiezza e nella logica onnicomprensiva delle sue leggi
lascia intravedere qualcosa dello Spirito Creatore di Dio.
Essa ci chiama al timore riverenziale. Proprio chi, come
cristiano, crede nello Spirito Creatore, prende coscienza
del fatto che non possiamo usare ed abusare del mondo e
della materia come di semplice materiale del nostro fare
e volere; che dobbiamo considerare la creazione come un
dono affidatoci non per la distruzione, ma perché
diventi il giardino di Dio e così un giardino dell'uomo.
Di fronte alle molteplici forme di abuso della terra che
oggi vediamo, udiamo quasi il gemito della creazione di
cui parla san Paolo (Rm 8, 22); cominciamo a comprendere
le parole dell'Apostolo, che cioè la creazione attende
con impazienza la rivelazione dei figli di Dio, per essere
resa libera e raggiungere il suo splendore. Cari amici,
noi vogliamo essere tali figli di Dio che la creazione attende,
e possiamo esserlo, perché nel battesimo il Signore
ci ha resi tali. Sì, la creazione e la storia –
esse ci attendono, aspettano uomini e donne che realmente
siano figli di Dio e si comportino di conseguenza. Se guardiamo
la storia, vediamo come intorno ai monasteri la creazione
ha potuto prosperare, come con il ridestarsi dello Spirito
di Dio nei cuori degli uomini è tornato il fulgore
dello Spirito Creatore anche sulla terra – uno splendore
che dalla barbarie dell'umana smania di potere era stato
oscurato e a volte addirittura quasi spento. E di nuovo,
intorno a Francesco di Assisi avviene la stessa cosa –
avviene dovunque lo Spirito di Dio arriva nelle anime, questo
Spirito che il nostro inno qualifica come luce, amore e
vigore. Abbiamo così trovato una prima risposta alla
domanda che cosa sia lo Spirito Santo, che cosa operi e
come possiamo riconoscerlo. Egli ci viene incontro attraverso
la creazione e la sua bellezza. Tuttavia, la creazione buona
di Dio, nel corso della storia degli uomini, è stata
ricoperta con uno strato massiccio di sporcizia che rende,
se non impossibile, comunque difficile riconoscere in essa
il riflesso del Creatore – anche se di fronte a un
tramonto al mare, durante un'escursione in montagna o davanti
ad un fiore sbocciato si risveglia in noi sempre di nuovo,
quasi spontaneamente, la consapevolezza dell'esistenza del
Creatore.
Ma lo Spirito Creatore ci viene in aiuto. Egli è
entrato nella storia e così ci parla in modo nuovo.
In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo
e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo
nell'intimità di Dio stesso. E lì vediamo
una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un
Tu. Il Dio misterioso non è un'infinita solitudine,
Egli è un evento di amore. Se dallo sguardo sulla
creazione pensiamo di poter intravedere lo Spirito Creatore,
Dio stesso, quasi come matematica creativa, come potere
che plasma le leggi del mondo e il loro ordine e poi, però,
anche come bellezza – adesso veniamo a sapere: lo
Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore. Esiste
il Figlio che parla col Padre. Ed ambedue sono una cosa
sola nello Spirito che è, per così dire, l'atmosfera
del donare e dell'amare che fa di loro un unico Dio. Questa
unità di amore, che è Dio, è un'unità
molto più sublime di quanto potrebbe essere l'unità
di un'ultima particella indivisibile. Proprio il Dio trino
è il solo unico Dio.
Per mezzo di Gesù gettiamo, per così dire,
uno sguardo nell'intimità di Dio. Giovanni, nel suo
Vangelo, lo ha espresso così: "Dio nessuno l'ha
mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel
seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Ma
Gesù non ci ha soltanto lasciato guardare nell'intimità
di Dio; con Lui Dio è anche come uscito dalla sua
intimità e ci è venuto incontro. Questo avviene
innanzitutto nella sua vita, passione, morte e risurrezione;
nella sua parola. Ma Gesù non si accontenta di venirci
incontro. Egli vuole di più. Vuole unificazione.
È questo il significato delle immagini del banchetto
e delle nozze. Noi non dobbiamo soltanto sapere qualcosa
di Lui, ma mediante Lui stesso dobbiamo essere attratti
in Dio. Per questo Egli deve morire e risuscitare. Perché
ora non si trova più in un determinato luogo, ma
ormai il suo Spirito, lo Spirito Santo, emana da Lui ed
entra nei nostri cuori congiungendoci così con Gesù
stesso e con il Padre – con il Dio Uno e Trino.
La Pentecoste è questo: Gesù, e mediante
Lui Dio stesso, viene a noi e ci attira dentro di sé.
"Egli manda lo Spirito Santo" – così
si esprime la Scrittura. Quale ne è l'effetto? Vorrei
innanzitutto rilevare due aspetti: lo Spirito Santo, attraverso
il quale Dio viene a noi, ci porta vita e libertà.
Guardiamo ambedue le cose un po' più da vicino. "Io
sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in
abbondanza", dice Gesù nel Vangelo di Giovanni
(10, 10). Vita e libertà – sono le cose a cui
tutti noi aneliamo. Ma che cosa è questo –
dove e come troviamo la "vita"? Io penso che,
spontaneamente, la stragrande maggioranza degli uomini ha
lo stesso concetto di vita del figliol prodigo nel Vangelo.
Egli si era fatto liquidare la sua parte di patrimonio,
e ora si sentiva libero, voleva finalmente vivere senza
più il peso dei doveri di casa, voleva soltanto vivere.
Avere dalla vita tutto ciò che essa può offrire.
Godersela pienamente – vivere, solo vivere, abbeverarsi
all'abbondanza della vita e non perdere nulla di ciò
che di prezioso essa può offrire. Alla fine si ritrovò
custode di porci, addirittura invidiando quegli animali
– così vuota era diventata questa sua vita,
così vana. E vana si rivelava anche la sua libertà.
Non avviene forse anche oggi così? Quando della vita
ci si vuole soltanto impadronire, essa si rende sempre più
vuota, più povera; facilmente si finisce per rifugiarsi
nella droga, nella grande illusione. Ed emerge il dubbio
se vivere, in fin dei conti, sia veramente un bene. No,
in questo modo noi non troviamo la vita. La parola di Gesù
sulla vita in abbondanza si trova nel discorso del buon
Pastore. È una parola che si pone in un doppio contesto.
Sul pastore, Gesù ci dice che egli dà la sua
vita. "Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me
stesso" (cfr Gv 10, 18). La vita la si trova soltanto
donandola; non la si trova volendo impossessarsene. È
questo che dobbiamo imparare da Cristo; e questo ci insegna
lo Spirito Santo, che è puro dono, che è il
donarsi di Dio. Più uno dà la sua vita per
gli altri, per il bene stesso, più abbondantemente
scorre il fiume della vita. In secondo luogo, il Signore
ci dice che la vita sboccia nell'andare insieme col Pastore
che conosce il pascolo – i luoghi dove scaturiscono
le fonti della vita. La vita la troviamo nella comunione
con Colui che è la vita in persona – nella
comunione con il Dio vivente, una comunione nella quale
ci introduce lo Spirito Santo, chiamato nell'inno dei Vespri
"fons vivus", fonte vivente. Il pascolo, dove
scorrono le fonti della vita, è la Parola di Dio
come la troviamo nella Scrittura, nella fede della Chiesa.
Il pascolo è Dio stesso che, nella comunione della
fede, impariamo a conoscere mediante la potenza dello Spirito
Santo. Cari amici, i Movimenti sono nati proprio dalla sete
della vita vera; sono Movimenti per la vita sotto ogni aspetto.
Dove non scorre più la vera fonte della vita, dove
soltanto ci si appropria della vita invece di donarla, là
è poi in pericolo anche la vita degli altri; là
si è disposti a escludere la vita inerme non ancora
nata, perché sembra togliere spazio alla propria
vita. Se vogliamo proteggere la vita, allora dobbiamo soprattutto
ritrovare la fonte della vita; allora la vita stessa deve
riemergere in tutta la sua bellezza e sublimità;
allora dobbiamo lasciarci vivificare dallo Spirito Santo,
la fonte creativa della vita.
Il tema della libertà è già stato
accennato poco fa. Nella partenza del figliol prodigo si
collegano appunto i temi della vita e della libertà.
Egli vuole la vita, e per questo vuol essere totalmente
libero. Essere libero significa, in questa visione, poter
fare tutto quello che si vuole; non dover accettare alcun
criterio al di fuori e al di sopra di me stesso. Seguire
soltanto il mio desiderio e la mia volontà. Chi vive
così, ben presto si scontrerà con l'altro
che vuole vivere nella stessa maniera. La conseguenza necessaria
di questo concetto egoistico di libertà è
la violenza, la distruzione vicendevole della libertà
e della vita. La Sacra Scrittura invece collega il concetto
di libertà con quello di figliolanza, dice san Paolo:
"E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per
ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli
adottivi per mezzo del quale gridiamo: «Abbà,
Padre!»" (Rm 8,15). Che cosa significa ciò?
San Paolo vi presuppone il sistema sociale del mondo antico,
nel quale esistevano gli schiavi, ai quali non apparteneva
nulla e che perciò non potevano essere interessati
ad un retto svolgimento delle cose. Corrispettivamente c'erano
i figli i quali erano anche gli eredi e che per questo si
preoccupavano della conservazione e della buona amministrazione
della loro proprietà o della conservazione dello
Stato. Poiché erano liberi, avevano anche una responsabilità.
Prescindendo dal sottofondo sociologico di quel tempo, vale
sempre il principio: libertà e responsabilità
vanno insieme. La vera libertà si dimostra nella
responsabilità, in un modo di agire che assume su
di sé la corresponsabilità per il mondo, per
se stessi e per gli altri. Libero è il figlio, cui
appartiene la cosa e che perciò non permette che
sia distrutta. Tutte le responsabilità mondane, delle
quali abbiamo parlato, sono però responsabilità
parziali, per un ambito determinato, uno Stato determinato,
ecc. Lo Spirito Santo invece ci rende figli e figlie di
Dio. Egli ci coinvolge nella stessa responsabilità
di Dio per il suo mondo, per l'umanità intera. Ci
insegna a guardare il mondo, l'altro e noi stessi con gli
occhi di Dio. Noi facciamo il bene non come schiavi che
non sono liberi di fare diversamente, ma lo facciamo perché
portiamo personalmente la responsabilità per il mondo;
perché amiamo la verità e il bene, perché
amiamo Dio stesso e quindi anche le sue creature. È
questa la libertà vera, alla quale lo Spirito Santo
vuole condurci. I Movimenti ecclesiali vogliono e devono
essere scuole di libertà, di questa libertà
vera. Lì vogliamo imparare questa vera libertà,
non quella da schiavi che mira a tagliare per se stessa
una fetta della torta di tutti, anche se poi questa manca
all'altro. Noi desideriamo la libertà vera e grande,
quella degli eredi, la libertà dei figli di Dio.
In questo mondo, così pieno di libertà fittizie
che distruggono l'ambiente e l'uomo, vogliamo, con la forza
dello Spirito Santo, imparare insieme la libertà
vera; costruire scuole di libertà; dimostrare agli
altri con la vita che siamo liberi e quanto è bello
essere veramente liberi nella vera libertà dei figli
di Dio.
Lo Spirito Santo, dando vita e libertà, dona anche
unità. Sono tre doni, questi, inseparabili tra di
loro. Ho già parlato troppo a lungo; permettetemi
però di dire ancora una breve parola sull'unità.
Per comprenderla può esserci utile una frase che,
in un primo momento, sembra piuttosto allontanarci da essa.
A Nicodemo che, nella sua ricerca della verità, viene
di notte con le sue domande da Gesù, Egli dice: "Lo
Spirito soffia dove vuole" (Gv 3, 8). Ma la volontà
dello Spirito non è arbitrio. È la volontà
della verità e del bene. Perciò non soffia
da qualunque parte, girando una volta di qua e una volta
di là; il suo soffio non ci disperde ma ci raduna,
perché la verità unisce e l'amore unisce.
Lo Spirito Santo è lo Spirito di Gesù Cristo,
lo Spirito che unisce il Padre col Figlio nell'Amore che
nell'unico Dio dona ed accoglie. Egli ci unisce talmente
che san Paolo poteva dire una volta: "Voi siete uno
in Cristo Gesù" (Gal 3, 28). Lo Spirito Santo,
col suo soffio, ci spinge verso Cristo. Lo Spirito Santo
opera corporalmente; non opera soltanto soggettivamente,
"spiritualmente". Ai discepoli che lo ritenevano
solo uno "spirito", il Cristo risorto disse: "Sono
proprio io! Toccatemi e guardate; un semplice spirito –
un fantasma – non ha carne e ossa come vedete che
io ho" (cfr Lc 24, 39). Questo vale per il Cristo risorto
in ogni epoca della storia. Il Cristo risorto non è
un fantasma, non è semplicemente uno spirito, un
pensiero, un'idea soltanto. Egli è rimasto l'Incarnato
– è risorto Colui che ha assunto la nostra
carne – e continua sempre ad edificare il suo Corpo,
fa di noi il suo Corpo. Lo Spirito soffia dove vuole, e
la sua volontà è l'unità fatta corpo,
l'unità che incontra il mondo e lo trasforma.
Nella Lettera agli Efesini san Paolo ci dice che questo
Corpo di Cristo, che è la Chiesa, ha delle giunture
(cfr 4,16), e le nomina anche: sono apostoli, profeti, evangelisti,
pastori e maestri (cfr 4, 12). Lo Spirito nei suoi doni
è multiforme – lo vediamo qui. Se guardiamo
la storia, se guardiamo questa assemblea qui in Piazza san
Pietro – allora ci accorgiamo come Egli susciti sempre
nuovi doni; vediamo quanto diversi siano gli organi che
Egli crea, e come, sempre di nuovo, Egli operi corporalmente.
Ma in Lui molteplicità e unità vanno insieme.
Egli soffia dove vuole. Lo fa in modo inaspettato, in luoghi
inaspettati e in forme prima non immaginate. E con quale
multiformità e corporeità lo fa! Ed è
anche proprio qui che la multiformità e l'unità
sono inseparabili tra di loro. Egli vuole la vostra multiformità,
e vi vuole per l'unico corpo, nell'unione con gli ordini
durevoli – le giunture – della Chiesa, con i
successori degli apostoli e con il successore di san Pietro.
Non ci toglie la fatica di imparare il modo di rapportarci
vicendevolmente; ma ci dimostra anche che Egli opera in
vista dell'unico corpo e nell'unità dell'unico corpo.
È proprio solo così che l'unità ottiene
la sua forza e la sua bellezza. Prendete parte all'edificazione
dell'unico corpo! I pastori staranno attenti a non spegnere
lo Spirito (cfr 1 Ts 5, 19) e voi non cesserete di portare
i vostri doni alla comunità intera. Ancora una volta:
lo Spirito Santo soffia dove vuole. Ma la sua volontà
è l'unità. Egli ci conduce verso Cristo; nel
suo Corpo. "Dal Cristo – ci dice san Paolo –
tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la
collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria
di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare
se stesso nella carità“ (Ef 4, 16).
Lo Spirito Santo vuole l'unità, vuole la totalità.
Perciò la sua presenza si dimostra finalmente anche
nello slancio missionario. Chi ha incontrato qualcosa di
vero, di bello e di buono nella propria vita – l'unico
vero tesoro, la perla preziosa! -, corre a condividerlo
ovunque, in famiglia e nel lavoro, in tutti gli ambiti della
propria esistenza. Lo fa senza alcun timore, perché
sa di aver ricevuto l’adozione a figlio; senza nessuna
presunzione, perché tutto è dono; senza scoraggiamento,
perché lo Spirito di Dio precede la sua azione nel
“cuore” degli uomini e come seme nelle più
diverse culture e religioni. Lo fa senza confini, perché
è portatore di una buona notizia che è per
tutti gli uomini, per tutti i popoli. Cari amici, vi chiedo
di essere, ancora di più, molto di più, collaboratori
nel ministero apostolico universale del Papa, aprendo le
porte a Cristo. Questo è il miglior servizio della
Chiesa agli uomini e in modo tutto particolare ai poveri,
affinché la vita della persona, un ordine più
giusto nella società e la convivenza pacifica tra
le nazioni trovino in Cristo la “pietra angolare”
su cui costruire l'autentica civiltà, la civiltà
dell'amore. Lo Spirito Santo dà ai credenti una visione
superiore del mondo, della vita, della storia e li fa custodi
della speranza che non delude.
Preghiamo dunque Dio Padre, per mezzo del Signore nostro
Gesù Cristo, nella grazia dello Spirito Santo, affinché
la celebrazione della solennità di Pentecoste sia
come fuoco ardente e vento impetuoso per la vita cristiana
e per la missione di tutta la Chiesa. Depongo le intenzioni
dei vostri Movimenti e Comunità nel cuore della Santissima
Vergine Maria, presente nel Cenacolo insieme agli Apostoli;
sia Lei ad impetrarne la concreta attuazione. Su tutti voi
invoco l'effusione dei doni dello Spirito, perché
anche in questo nostro tempo possa aversi l'esperienza di
una rinnovata Pentecoste. Amen!
© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
PRAYER VIGIL, SOLEMNITY OF PENTECOST, Saturday
3 june 2006
HOMILY OF HIS HOLINESS BENEDICT XVII
Dear Brothers and Sisters,
You have come to St Peter's Square this evening in really
large numbers to take part in the Pentecost Vigil. I warmly
thank you. You belong to different peoples and cultures
and represent here all the members of the Ecclesial Movements
and New Communities, spiritually gathered round the Successor
of Peter to proclaim the joy of believing in Jesus Christ
and to renew the commitment to be faithful disciples in
our time.
I thank you for your participation and address my cordial
greeting to each one of you. My affectionate thoughts go
in the first place to the Cardinals, to my venerable Brothers
in the Episcopate and in the Priesthood and to the men and
women Religious.
I greet those in charge of your numerous Ecclesial Associations
who show how alive the Holy Spirit's action is among the
People of God. I greet the organizers of this extraordinary
event, and especially those who work at the Pontifical Council
for the Laity with Bishop Josef Clemens, the Secretary,
and Archbishop Stanis³aw Ry³ko, the President,
to whom I am also grateful for his cordial words at the
beginning of the Vespers Liturgy.
A similar meeting that took place in this same Square on
30 May 1998 with beloved Pope John Paul II springs to mind.
A great evangelizer of our time, he accompanied and guided
you throughout his Pontificate.
He described your Associations and Communities on many occasions
as "providential", especially because the Sanctifying
Spirit makes use of them to reawaken faith in so many Christian
hearts and to reveal to them the vocation they have received
with Baptism. He also helps them to be witnesses of hope
filled with that fire of love which is bestowed upon us
precisely by the Holy Spirit.
Let us ask ourselves now, at this Pentecost Vigil, who
or what is the Holy Spirit? How can we recognize him? How
do we go to him and how does he come to us? What does he
do?
The Church's great Pentecostal hymn with which we began
Vespers: "Veni, Creator Spiritus... Come, Holy Spirit"
gives us a first answer. Here the hymn refers to the first
verses of the Bible that describe the creation of the universe
with recourse to images.
The Bible says first of all that the Spirit of God was moving
over the chaos, over the waters of the abyss.
The world in which we live is the work of the Creator Spirit.
Pentecost is not only the origin of the Church and thus
in a special way her feast; Pentecost is also a feast of
creation. The world does not exist by itself; it is brought
into being by the creative Spirit of God, by the creative
Word of God.
For this reason Pentecost also mirrors God's wisdom. In
its breadth and in the omni-comprehensive logic of its laws,
God's wisdom permits us to glimpse something of his Creator
Spirit. It elicits reverential awe.
Those very people who, as Christians, believe in the Creator
Spirit become aware of the fact that we cannot use and abuse
the world and matter merely as material for our actions
and desires; that we must consider creation a gift that
has not been given to us to be destroyed, but to become
God's garden, hence, a garden for men and women.
In the face of the many forms of abuse of the earth that
we see today, let us listen, as it were, to the groaning
of creation of which St Paul speaks (Rom 8: 22); let us
begin by understanding the Apostle's words, that creation
waits with impatience for the revelation that we are children
of God, to be set free from bondage and obtain his splendour.
Dear friends, we want to be these children of God for whom
creation is waiting, and we can become them because the
Lord has made us such in Baptism. Yes, creation and history
- they are waiting for us, for men and women who are truly
children of God and behave as such.
If we look at history, we see that creation prospered around
monasteries, just as with the reawakening of God's Spirit
in human hearts the brightness of the Creator Spirit has
also been restored to the earth - a splendour that has been
clouded and at times even extinguished by the barbarity
of the human mania for power.
Moreover, the same thing happened once again around Francis
of Assisi - it has happened everywhere as God's Spirit penetrates
souls, this Spirit whom our hymn describes as light, love
and strength.
Thus, we have discovered an initial answer to the question
as to what the Holy Spirit is, what he does and how we can
recognize him. He comes to meet us through creation and
its beauty.
However, in the course of human history, a thick layer of
dirt has covered God's good creation, which makes it difficult
if not impossible to perceive in it the Creator's reflection,
although the knowledge of the Creator's existence is reawakened
within us ever anew, as it were, spontaneously, at the sight
of a sunset over the sea, on an excursion to the mountains
or before a flower that has just bloomed.
But the Creator Spirit comes to our aid. He has entered
history and speaks to us in a new way. In Jesus Christ,
God himself was made man and allowed us, so to speak, to
cast a glance at the intimacy of God himself.
And there we see something totally unexpected: in God, an
"I" and a "You" exist. The mysterious
God is not infinite loneliness, he is an event of love.
If by gazing at creation we think we can glimpse the Creator
Spirit, God himself, rather like creative mathematics, like
a force that shapes the laws of the world and their order,
but then, even, also like beauty - now we come to realize:
the Creator Spirit has a heart. He is Love.
The Son who speaks to the Father exists and they are both
one in the Spirit, who constitutes, so to speak, the atmosphere
of giving and loving which makes them one God. This unity
of love which is God, is a unity far more sublime than the
unity of a last indivisible particle could be. The Triune
God himself is the one and only God.
Through Jesus let us as it were cast a glance at God in
his intimacy. John, in his Gospel, expressed it like this:
"No one has ever seen God; the only Son, who is in
the bosom of the Father, he has made him known" (Jn
1: 18).
Yet Jesus did not only let us see into God's intimacy; with
him, God also emerged, as it were, from his intimacy and
came to meet us. This happened especially in his life, passion,
death and Resurrection; in his words.
Jesus, however is not content with coming to meet us. He
wants more. He wants unification. This is the meaning of
the images of the banquet and the wedding.
Not only must we know something about him, but through him
we must be drawn to God. For this reason he had to die and
be raised, since he is now no longer to be found in any
specific place, but his Spirit, the Holy Spirit, emanates
from him and enters our hearts, thereby uniting us with
Jesus himself and with the Father, the Triune God.
Pentecost is this: Jesus, and through him God himself, actually
comes to us and draws us to himself. "He sends forth
the Holy Spirit" - this is what Scripture says. What
effect does this have?
I would like first of all to pick out two aspects: the Holy
Spirit, through whom God comes to us, brings us life and
freedom. Let us look at both these things a little more
closely.
"I came that they might have life, and have it abundantly",
Jesus says in the Gospel of John (10: 10). Life and freedom:
these are the things for which we all yearn. But what is
this - where and how do we find "life"?
I think that the vast majority of human beings spontaneously
have the same concept of life as the Prodigal Son of the
Gospel. He had his share of the patrimony given to him and
then felt free; in the end, what he wanted was to live no
longer burdened by the duties of home, but just to live.
He wanted everything that life can offer. He wanted to enjoy
it to the full - living, only living, immersed in life's
abundance, missing none of all the valuable things it can
offer.
In the end he found himself caring for pigs and even envying
those animals - his life had become so empty and so useless.
And his freedom was also proving useless.
When all that people want from life is to take possession
of it, it becomes ever emptier and poorer; it is easy to
end up seeking refuge in drugs, in the great deception.
And doubts surface as to whether, in the end, life is truly
a good.
No, we do not find life in this way. Jesus' words about
life in abundance are found in the Good Shepherd discourse.
His words are set in a double context.
Concerning the shepherd, Jesus tells us that he lays down
his life. "No one takes [my life] from me, but I lay
it down of my own accord" (cf. Jn 10: 18). It is only
in giving life that it is found; life is not found by seeking
to possess it. This is what we must learn from Christ; and
the Holy Spirit teaches us that it is a pure gift, that
it is God's gift of himself. The more one gives one's life
for others, for goodness itself, the more abundantly the
river of life flows.
Secondly, the Lord tells us that life unfolds in walking
with the Shepherd who is familiar with the pasture - the
places where the sources of life flow.
We find life in communion with the One who is life in person
- in communion with the living God, a communion into which
we are introduced by the Holy Spirit, who is called in the
hymn of Vespers "fons vivus", a living source.
The pasture where the sources of life flow is the Word of
God as we find it in Scripture, in the faith of the Church.
The pasture is God himself who we learn to recognize in
the communion of faith through the power of the Holy Spirit.
Dear friends, the Movements were born precisely of the
thirst for true life; they are Movements for life in every
sense.
Where the true source of life no longer flows, where people
only appropriate life instead of giving it, wherever people
are ready to dispose of unborn life because it seems to
take up room in their own lives, it is there that the life
of others is most at risk.
If we want to protect life, then we must above all rediscover
the source of life; then life itself must re-emerge in its
full beauty and sublimeness; then we must let ourselves
be enlivened by the Holy Spirit, the creative source of
life.
The theme of freedom has just been mentioned. The Prodigal
Son's departure is linked precisely with the themes of life
and freedom. He wanted life and therefore desired to be
totally liberated. Being free, in this perspective, means
being able to do whatever I like, not being bound to accept
any criterion other than and over and above myself. It means
following my own desires and my own will alone.
Those who live like this very soon clash with others who
want to live the same way. The inevitable consequence of
this selfish concept of freedom is violence and the mutual
destruction of freedom and life.
Sacred Scripture, on the other hand, connects the concept
of freedom with that of sonship. St Paul says: "You
did not receive the spirit of slavery to fall back into
fear, but you have received the spirit of sonship",
through which we cry, ""Abba! Father!'" (Rom
8: 15). What does this mean?
St Paul presupposes the social system of the ancient world
in which slaves existed. They owned nothing, so they could
not be involved in the proper development of things.
Co-respectively, there were sons who were also heirs and
were therefore concerned with the preservation and good
administration of their property or the preservation of
the State. Since they were free, they also had responsibility.
Leaving aside the sociological background of that time,
the principle still holds true: freedom and responsibility
go hand in hand. True freedom is demonstrated in responsibility,
in a way of behaving in which one takes upon oneself a shared
responsibility for the world, for oneself and for others.
The son, to whom things belong and who, consequently, does
not let them be destroyed, is free. All the worldly responsibilities
of which we have spoken are nevertheless partial responsibilities
for a specific area, a specific State, etc.
The Holy Spirit, on the other hand, makes us sons and daughters
of God. He involves us in the same responsibility that God
has for his world, for the whole of humanity. He teaches
us to look at the world, others and ourselves with God's
eyes. We do not do good as slaves who are not free to act
otherwise, but we do it because we are personally responsible
for the world; because we love truth and goodness, because
we love God himself and therefore, also his creatures. This
is the true freedom to which the Holy Spirit wants to lead
us.
The Ecclesial Movements want to and must be schools of freedom,
of this true freedom. Let us learn in them this true freedom,
not the freedom of slaves that aims to cut itself a slice
of the cake that belongs to everyone even if this means
that some do not get any.
We want the true, great freedom, the freedom of heirs, the
freedom of children of God. In this world, so full of fictitious
forms of freedom that destroy the environment and the human
being, let us learn true freedom by the power of the Holy
Spirit; to build the school of freedom; to show others by
our lives that we are free and how beautiful it is to be
truly free with the true freedom of God's children.
The Holy Spirit, in giving life and freedom, also gives
unity. These are three gifts that are inseparable from one
another. I have already gone on too long; but let me say
a brief word about unity.
To understand it, we might find a sentence useful which
at first seems rather to distance us from it. Jesus said
to Nicodemus, who came to him with his questions by night:
"The wind blows where it wills" (Jn 3: 8). But
the Spirit's will is not arbitrary. It is the will of truth
and goodness.
Therefore, he does not blow from anywhere, now from one
place and then from another; his breath is not wasted but
brings us together because the truth unites and love unites.
The Holy Spirit is the Spirit of Jesus Christ, the Spirit
who unites the Father with the Son in Love, which in the
one God he gives and receives. He unites us so closely that
St Paul once said: "You are all one in Jesus Christ"
(Gal 3: 28).
With his breath, the Holy Spirit impels us towards Christ.
The Holy Spirit acts corporeally; he does not only act subjectively
or "spiritually".
The Risen Christ said to his disciples, who supposed that
they were seeing only a "spirit": "It is
I myself; touch me, and see; for a spirit has not flesh
and bones as you see that I have" (cf. Lk 24: 39).
This applies for the Risen Christ in every period of history.
The Risen Christ is not a ghost, he is not merely a spirit,
a thought, only an idea.
He has remained incarnate - it is the Risen One who took
on our flesh - and always continues to build his Body, making
us his Body. The Spirit breathes where he wills, and his
will is unity embodied, a unity that encounters the world
and transforms it.
In his Letter to the Ephesians, St Paul tell us that this
Body of Christ, which is the Church, has joints (cf. 4:
16) and even names them: they are apostles, prophets, evangelists,
pastors and teachers (cf. 4: 12). In his gifts, the Spirit
is multifaceted - we see it here. If we look at history,
if we look at this assembly here in St Peter's Square, then
we realize that he inspires ever new gifts; we see how different
are the bodies that he creates and how he works bodily ever
anew.
But in him multiplicity and unity go hand in hand. He breathes
where he wills. He does so unexpectedly, in unexpected places
and in ways previously unheard of. And with what diversity
and corporality does he do so! And it is precisely here
that diversity and unity are inseparable.
He wants your diversity and he wants you for the one body,
in union with the permanent orders - the joints - of the
Church, with the successors of the Apostles and with the
Successor of St Peter.
He does not lessen our efforts to learn the way of relating
to one another; but he also shows us that he works with
a view to the one body and in the unity of the one body.
It is precisely in this way that unity obtains its strength
and beauty.
May you take part in the edification of the one body! Pastors
must be careful not to extinguish the Spirit (cf. I Thes
5: 19) and you will not cease to bring your gifts to the
entire community.
Once again, the Spirit blows where he wills. But his will
is unity. He leads us towards Christ through his Body.
"From Christ", St Paul tells us, "the whole
body, joined and knit together by every joint with which
it is supplied, when each part is working properly, makes
bodily growth and upbuilds itself in love" (Eph 4:
16).
The Holy Spirit desires unity, he desires totality. Therefore,
his presence is finally shown above all in missionary zeal.
Anyone who has come across something true, beautiful and
good in his life - the one true treasure, the precious pearl
- hastens to share it everywhere, in the family and at work,
in all the contexts of his life.
He does so without any fear, because he knows he has received
adoption as a son; without any presumption, for it is all
a gift; without discouragement, for God's Spirit precedes
his action in people's "hearts" and as a seed
in the most diverse cultures and religions.
He does so without restraint, for he bears a piece of good
news which is for all people and for all the peoples.
Dear friends, I ask you to collaborate even more, very much
more, in the Pope's universal apostolic ministry, opening
doors to Christ.
This is the Church's best service for men and women and
especially for the poor, so that the person's life, a fairer
order in society and peaceful coexistence among the nations
may find in Christ the cornerstone on which to build the
genuine civilization, the civilization of love.
The Holy Spirit gives believers a superior vision of the
world, of life, of history, and makes them custodians of
the hope that never disappoints.
Let us pray to God the Father, therefore, through Our Lord
Jesus Christ, in the grace of the Holy Spirit, so that the
celebration of the Solemnity of Pentecost may be like an
ardent flame and a blustering wind for Christian life and
for the mission of the whole Church.
I place the intentions of your Movements and Communities
in the heart of the Most Blessed Virgin Mary, present in
the Upper Room together with the Apostles; may she be the
one who implores God to grant them.
Upon all of you I invoke an outpouring of the gifts of the
Spirit, so that in our time too, we may have the experience
of a renewed Pentecost. Amen!
© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
CELEBRACIÓN DE LAS PRIMERAS VÍSPERAS
EN LA VIGILIA DE PENTECOSTÉS, Sábado 3 de
junio de 2006
HOMILÍA DE SU SANTIDAD BENEDICTO XVI
Queridos hermanos y hermanas:
Habéis venido realmente en gran número esta
tarde a la plaza de San Pedro para participar en la Vigilia
de Pentecostés. Os doy las gracias de corazón.
Al pertenecer a pueblos y culturas diversos, representáis
aquí a todos los miembros de los Movimientos eclesiales
y de las nuevas comunidades, reunidos espiritualmente en
torno al Sucesor de Pedro, para proclamar la alegría
de creer en Jesucristo y renovar el compromiso de ser sus
discípulos fieles en este tiempo.
Os agradezco vuestra participación y saludo cordialmente
a cada uno. Saludo con afecto, ante todo, a los señores
cardenales, a los venerados hermanos en el episcopado y
en el sacerdocio, a los religiosos y a las religiosas. Saludo
a los responsables de vuestras numerosas realidades eclesiales,
que muestran cuán viva es la acción del Espíritu
Santo en el pueblo de Dios. Saludo a los que han preparado
este acontecimiento extraordinario y, en particular, a los
que trabajan en el Consejo pontificio para los laicos, con
el secretario, mons. Josef Clemens, y el presidente, mons.
Stanislaw Rylko, al que agradezco también las cordiales
palabras que me ha dirigido al inicio de la liturgia de
las Vísperas.
Viene a nuestra memoria con emoción el encuentro
análogo que tuvo lugar en esta misma plaza, el 30
de mayo de 1998, con el amado Papa Juan Pablo II. Gran evangelizador
de nuestro tiempo, os acompañó y guió
durante todo su pontificado; en muchas ocasiones definió
"providenciales" vuestras asociaciones y comunidades,
sobre todo porque el Espíritu santificador se sirve
de ellas para despertar la fe en el corazón de tantos
cristianos y para hacer que descubran la vocación
que han recibido con el bautismo, ayudándoles a ser
testigos de esperanza, llenos del fuego de amor que es precisamente
don del Espíritu Santo.
Ahora, en esta Vigilia de Pentecostés, nos preguntamos:
¿Quién o qué es el Espíritu
Santo?
¿Cómo podemos reconocerlo? ¿Cómo
vamos nosotros a él y él viene a nosotros?
¿Qué es lo que hace?
Una primera respuesta nos la da el gran himno pentecostal
de la Iglesia, con el que hemos iniciado las Vísperas:
"Veni, Creator Spiritus...", "Ven, Espíritu
Creador...". Este himno alude aquí a los primeros
versículos de la Biblia, que presentan, mediante
imágenes, la creación del universo. Allí
se dice, ante todo, que por encima del caos, por encima
de las aguas del abismo, aleteaba el Espíritu de
Dios. El mundo en que vivimos es obra del Espíritu
Creador. Pentecostés no es sólo el origen
de la Iglesia y, por eso, de modo especial, su fiesta; Pentecostés
es también una fiesta de la creación.
El mundo no existe por sí mismo; proviene del Espíritu
Creador de Dios, de la Palabra Creadora de Dios.
Por eso refleja también la sabiduría de Dios.
La creación, en su amplitud y en la lógica
omnicomprensiva de sus leyes, permite vislumbrar algo del
Espíritu Creador de Dios. Nos invita al temor reverencial.
Precisamente quien, como cristiano, cree en el Espíritu
Creador es consciente de que no podemos usar el mundo y
abusar de él y de la materia como si se tratara simplemente
de un material para nuestro obrar y querer; es consciente
de que debemos considerar la creación como un don
que nos ha sido encomendado, no para destruirlo, sino para
convertirlo en el jardín de Dios y así también
en un jardín del hombre. Frente a las múltiples
formas de abuso de la tierra que constatamos hoy, escuchamos
casi el gemido de la creación, del que habla san
Pablo (cf. Rm 8, 22); comenzamos a comprender las palabras
del Apóstol, es decir, que la creación espera
con impaciencia la revelación de los hijos de Dios,
para ser libre y alcanzar su esplendor.
Queridos amigos, nosotros queremos ser esos hijos de Dios
que la creación espera, y podemos serlo, porque en
el bautismo el Señor nos ha hecho tales. Sí,
la creación y la historia nos esperan; esperan hombres
y mujeres que sean de verdad hijos de Dios y actúen
en consecuencia. Si repasamos la historia, vemos que la
creación pudo prosperar en torno a los monasterios,
del mismo modo que con el despertar del Espíritu
de Dios en el corazón de los hombres ha vuelto el
fulgor del Espíritu Creador también a la tierra,
un esplendor que había quedado oscurecido y a veces
casi apagado por la barbarie del afán humano de poder.
Y de nuevo sucede lo mismo en torno a Francisco de Asís.
Y acontece en cualquier lugar donde llega a las almas el
Espíritu de Dios, el Espíritu que nuestro
himno define como luz, amor y vigor.
Así hemos encontrado una primera respuesta a la
pregunta de qué es el Espíritu Santo, qué
hace y cómo podemos reconocerlo. Sale a nuestro encuentro
a través de la creación y su belleza. Sin
embargo, a lo largo de la historia de los hombres, la creación
buena de Dios ha quedado cubierta con una gruesa capa de
suciedad, que hace difícil, por no decir imposible,
reconocer en ella el reflejo del Creador, aunque ante un
ocaso en el mar, durante una excursión a la montaña
o ante una flor abierta, se despierta en nosotros siempre
de nuevo, casi espontáneamente, la conciencia de
la existencia del Creador.
Pero el Espíritu Creador viene en nuestra ayuda.
Ha entrado en la historia y así nos habla de un modo
nuevo. En Jesucristo Dios mismo se hizo hombre y nos concedió,
por decirlo así, contemplar en cierto modo la intimidad
de Dios mismo. Y allí vemos algo totalmente inesperado:
en Dios existe un "Yo" y un "Tú".
El Dios misterioso no es una soledad infinita; es un acontecimiento
de amor. Si al contemplar la creación pensamos que
podemos vislumbrar al Espíritu Creador, a Dios mismo,
casi como matemática creadora, como poder que forja
las leyes del mundo y su orden, pero luego también
como belleza, ahora llegamos a saber que el Espíritu
Creador tiene un corazón. Es Amor.
Existe el Hijo que habla con el Padre. Y ambos son uno en
el Espíritu, que es, por decirlo así, la atmósfera
del dar y del amar que hace de ellos un único Dios.
Esta unidad de amor, que es Dios, es una unidad mucho más
sublime de lo que podría ser la unidad de una última
partícula indivisible. Precisamente el Dios trino
es el único Dios.
A través de Jesús, por decirlo así,
penetra nuestra mirada en la intimidad de Dios. San Juan,
en su evangelio, lo expresó de este modo: "A
Dios nadie lo ha visto jamás: el Hijo único,
que está en el seno del Padre, él lo ha revelado"
(Jn 1, 18). Pero Jesús no sólo nos ha permitido
penetrar con nuestra mirada en la intimidad de Dios; con
él Dios, de alguna manera, salió también
de su intimidad y vino a nuestro encuentro. Esto se realiza
ante todo en su vida, pasión, muerte y resurrección;
en su palabra. Pero Jesús no se contenta con salir
a nuestro encuentro. Quiere más. Quiere unificación.
Y este es el significado de las imágenes del banquete
y de las bodas. Nosotros no sólo debemos saber algo
de él; además, mediante él mismo, debemos
ser atraídos hacia Dios. Por eso él debe morir
y resucitar, porque ahora ya no se encuentra en un lugar
determinado, sino que su Espíritu, el Espíritu
Santo, ya emana de él y entra en nuestro corazón,
uniéndonos así con Jesús mismo y con
el Padre, con el Dios uno y trino.
Pentecostés es esto: Jesús, y mediante él
Dios mismo, viene a nosotros y nos atrae dentro de sí.
"Él manda el Espíritu Santo", dice
la Escritura. ¿Cuál es su efecto? Ante todo,
quisiera poner de relieve dos aspectos: el Espíritu
Santo, a través del cual Dios viene a nosotros, nos
trae vida y libertad. Miremos ambas cosas un poco más
de cerca. "Yo he venido para que tengan vida y la tengan
en abundancia", dice Jesús en el evangelio de
san Juan (Jn 10, 10). Todos anhelamos vida y libertad. Pero
¿qué es esto?, ¿dónde y cómo
encontramos la "vida"?
Yo creo que, espontáneamente, la inmensa mayoría
de los hombres tiene el mismo concepto de vida que el hijo
pródigo del evangelio. Había logrado que le
entregaran su parte de la herencia y ahora se sentía
libre; quería por fin vivir ya sin el peso de los
deberes de casa; quería sólo vivir, recibir
de la vida todo lo que puede ofrecer; gozar totalmente de
la vida; vivir, sólo vivir; beber de la abundancia
de la vida, sin renunciar a nada de lo bueno que pueda ofrecer.
Al final acabó cuidando cerdos, envidiando incluso
a esos animales. ¡Qué vacía y vana había
resultado su vida! Y también había resultado
vana su libertad.
¿Acaso no sucede lo mismo también hoy? Cuando
sólo se quiere ser dueño de la vida, esta
se hace cada vez más vacía, más pobre;
fácilmente se acaba por buscar la evasión
en la droga, en el gran engaño. Y surge la duda de
si de verdad vivir es, en definitiva, un bien. No. De este
modo no encontramos la vida.
Las palabras de Jesús sobre la vida en abundancia
se encuentran en el discurso del buen pastor. Esas palabras
se sitúan en un doble contexto. Sobre el pastor,
Jesús nos dice que da su vida.
"Nadie me quita la vida; yo la doy voluntariamente"
(cf. Jn 10, 18). Sólo se encuentra la vida dándola;
no se la encuentra tratando de apoderarse de ella. Esto
es lo que debemos aprender de Cristo; y esto es lo que nos
enseña el Espíritu Santo, que es puro don,
que es el donarse de Dios. Cuanto más da uno su vida
por los demás, por el bien mismo, tanto más
abundantemente fluye el río de la vida.
En segundo lugar, el Señor nos dice que la vida
se tiene estando con el Pastor, que conoce el pastizal,
los lugares donde manan las fuentes de la vida. Encontramos
la vida en la comunión con Aquel que es la vida en
persona; en la comunión con el Dios vivo, una comunión
en la que nos introduce el Espíritu Santo, al que
el himno de las Vísperas llama "fons vivus",
fuente viva. El pastizal, donde manan las fuentes de la
vida, es la palabra de Dios como la encontramos en la Escritura,
en la fe de la Iglesia. El pastizal es Dios mismo a quien,
en la comunión de la fe, aprendemos a conocer mediante
la fuerza del Espíritu Santo.
Queridos amigos, los Movimientos han nacido precisamente
de la sed de la vida verdadera, son Movimientos por la vida
en todos sus aspectos. Donde ya no fluye la verdadera fuente
de la vida, donde sólo se apoderan de la vida en
vez de darla, allí está en peligro incluso
la vida de los demás; allí están dispuestos
a eliminar la vida inerme del que aún no ha nacido,
porque parece que les quita espacio a su propia vida. Si
queremos proteger la vida, entonces debemos sobre todo volver
a encontrar la fuente de la vida; entonces la vida misma
debe volver a brotar con toda su belleza y sublimidad; entonces
debemos dejarnos vivificar por el Espíritu Santo,
la fuente creadora de la vida.
Al tema de la libertad ya aludimos hace poco. En la partida
del hijo pródigo se unen precisamente los temas de
la vida y de la libertad. Quiere la vida y por eso quiere
ser totalmente libre. Ser libre significa, según
esta concepción, poder hacer todo lo que se quiera,
no tener que aceptar ningún criterio fuera y por
encima de mí mismo, seguir únicamente mi deseo
y mi voluntad. Quien vive así, pronto se enfrentará
con los otros que quieren vivir de la misma manera. La consecuencia
necesaria de esta concepción egoísta de la
libertad es la violencia, la destrucción mutua de
la libertad y de la vida.
La sagrada Escritura, por el contrario, une el concepto
de libertad con el de filiación. Dice san Pablo:
"No habéis recibido un espíritu de esclavos
para recaer en el temor; antes bien, habéis recibido
un espíritu de hijos adoptivos que nos hace exclamar:
¡Abbá, Padre!" (Rm 8, 15).
¿Qué significa esto? San Pablo presupone
el sistema social del mundo antiguo, en el que existían
los esclavos, los cuales no tenían nada y por eso
no podían intervenir para hacer que las cosas funcionaran
como debían. En contraposición estaban los
hijos, los cuales eran también los herederos y, por
eso, se preocupaban de la conservación y de la buena
administración de sus propiedades o de la conservación
del Estado. Dado que eran libres, tenían también
una responsabilidad. Prescindiendo del contexto sociológico
de aquel tiempo, vale siempre el principio: libertad y responsabilidad
van juntas. La verdadera libertad se demuestra en la responsabilidad,
en un modo de actuar que asume la corresponsabilidad con
respecto al mundo, con respecto a sí mismos y con
respecto a los demás.
Es libre el hijo, al que pertenece la cosa y que por eso
no permite que sea destruida. Ahora bien, todas las responsabilidades
mundanas, de las que hemos hablado, son responsabilidades
parciales, pues afectan sólo a un ámbito determinado,
a un Estado determinado, etc. En cambio, el Espíritu
Santo nos hace hijos e hijas de Dios. Nos compromete en
la misma responsabilidad de Dios con respecto a su mundo,
a la humanidad entera. Nos enseña a mirar al mundo,
a los demás y a nosotros mismos con los ojos de Dios.
Nosotros hacemos el bien no como esclavos, que no son libres
de obrar de otra manera, sino que lo hacemos porque tenemos
personalmente la responsabilidad con respecto al mundo;
porque amamos la verdad y el bien, porque amamos a Dios
mismo y, por tanto, también a sus criaturas. Esta
es la libertad verdadera, a la que el Espíritu Santo
quiere llevarnos.
Los Movimientos eclesiales quieren y deben ser escuelas
de libertad, de esta libertad verdadera. Allí queremos
aprender esta verdadera libertad, no la de los esclavos,
que busca quedarse con una parte del pastel de todos, aunque
luego el otro no tenga. Nosotros deseamos la libertad verdadera
y grande, la de los herederos, la libertad de los hijos
de Dios. En este mundo, tan lleno de libertades ficticias
que destruyen el ambiente y al hombre, con la fuerza del
Espíritu Santo queremos aprender juntos la libertad
verdadera; construir escuelas de libertad; demostrar a los
demás, con la vida, que somos libres y que es muy
hermoso ser realmente libres con la verdadera libertad de
los hijos de Dios.
El Espíritu Santo, al dar vida y libertad, da también
unidad. Son tres dones inseparables entre sí. Ya
he hablado demasiado tiempo; pero permitidme decir aún
unas palabras sobre la unidad. Para comprenderla puede ser
útil una frase que, en un primer momento, parece
más bien alejarnos de ella. A Nicodemo que, buscando
la verdad, va de noche con sus preguntas, Jesús le
dice: "El Espíritu sopla donde quiere"
(Jn 3, 8). Pero la voluntad del Espíritu no es arbitraria.
Es la voluntad de la verdad y del bien. Por eso no sopla
por cualquier parte, girando una vez por acá y otra
vez por allá; su soplo no nos dispersa, sino que
nos reúne, porque la verdad une y el amor une.
El Espíritu Santo es el Espíritu de Jesucristo,
el Espíritu que une al Padre y al Hijo en el Amor
que en el único Dios da y acoge. Él nos une
de tal manera, que san Pablo pudo decir en cierta ocasión:
"Todos vosotros sois uno en Cristo Jesús"
(Ga 3, 28). El Espíritu Santo, con su soplo, nos
impulsa hacia Cristo. El Espíritu Santo actúa
corporalmente, no sólo obra subjetivamente, "espiritualmente".
A los discípulos que lo consideraban sólo
un "espíritu", Cristo resucitado les dijo:
"Mirad mis manos y mis pies; soy yo mismo. Palpadme
y ved que un espíritu —un fantasma— no
tiene carne y huesos como veis que yo tengo" (Lc 24,
39). Esto vale para Cristo resucitado en cualquier época
de la historia.
Cristo resucitado no es un fantasma; no es sólo
un espíritu, no es sólo un pensamiento, no
es sólo una idea. Sigue siendo el Encarnado. Resucitó
el que asumió nuestra carne, y sigue siempre edificando
su Cuerpo, haciendo de nosotros su Cuerpo. El Espíritu
sopla donde quiere, y su voluntad es la unidad hecha cuerpo,
la unidad que encuentra el mundo y lo transforma.
En la carta a los Efesios, san Pablo nos dice que este
Cuerpo de Cristo, que es la Iglesia, tiene junturas (cf.
Ef 4, 16) y también las nombra: son los apóstoles,
los profetas, los evangelistas, los pastores y los maestros
(cf. Ef 4, 12). El Espíritu es multiforme en sus
dones, como lo vemos aquí.
Si repasamos la historia, si contemplamos esta asamblea
reunida en la plaza de San Pedro, nos damos cuenta de que
él suscita siempre nuevos dones. Vemos cuán
diversos son los órganos que crea y cómo él
actúa corporalmente siempre de nuevo. Pero en él
la multiplicidad y la unidad van juntas. Él sopla
donde quiere. Lo hace de modo inesperado, en lugares inesperados
y en formas nunca antes imaginadas. Y ¡con cuánta
multiformidad y corporeidad lo hace!
Y también es precisamente aquí donde la multiformidad
y la unidad son inseparables entre sí. Él
quiere vuestra multiformidad y os quiere para el único
cuerpo, en la unión con los órdenes duraderos
—las junturas— de la Iglesia, con los sucesores
de los Apóstoles y con el Sucesor de san Pedro. No
nos evita el esfuerzo de aprender el modo de relacionarnos
mutuamente; pero nos demuestra también que él
actúa con miras al único cuerpo y a la unidad
del único cuerpo. Sólo así precisamente
la unidad logra su fuerza y su belleza.
Participad en la edificación del único cuerpo.
Los pastores estarán atentos a no apagar el Espíritu
(cf. 1 Ts 5, 19) y vosotros aportaréis vuestros dones
a la comunidad entera. Una vez más: el Espíritu
Santo sopla donde quiere, pero su voluntad es la unidad.
Él nos conduce a Cristo, a su Cuerpo. "De Cristo
—nos dice san Pablo— todo el Cuerpo recibe trabazón
y cohesión por medio de toda clase de junturas que
llevan la nutrición según la actividad propia
de cada una de las partes, realizando así el crecimiento
del cuerpo para su edificación en el amor" (Ef
4, 16).
El Espíritu Santo quiere la unidad, quiere la totalidad.
Por eso, su presencia se demuestra finalmente también
en el impulso misionero. Quien ha encontrado algo verdadero,
hermoso y bueno en su vida —el único auténtico
tesoro, la perla preciosa— corre a compartirlo por
doquier, en la familia y en el trabajo, en todos los ámbitos
de su existencia. Lo hace sin temor alguno, porque sabe
que ha recibido la filiación adoptiva; sin ninguna
presunción, porque todo es don; sin desalentarse,
porque el Espíritu de Dios precede a su acción
en el "corazón" de los hombres y como semilla
en las culturas y religiones más diversas. Lo hace
sin confines, porque es portador de una buena nueva destinada
a todos los hombres, a todos los pueblos.
Queridos amigos, os pido que seáis, aún más,
mucho más, colaboradores en el ministerio apostólico
universal del Papa, abriendo las puertas a Cristo. Este
es el mejor servicio de la Iglesia a los hombres y de modo
muy especial a los pobres, para que la vida de la persona,
un orden más justo en la sociedad y la convivencia
pacífica entre las naciones, encuentren en Cristo
la "piedra angular" sobre la cual construir la
auténtica civilización, la civilización
del amor. El Espíritu Santo da a los creyentes una
visión superior del mundo, de la vida, de la historia
y los hace custodios de la esperanza que no defrauda.
Así pues, oremos a Dios Padre, por nuestro Señor
Jesucristo, en la gracia del Espíritu Santo, para
que la celebración de la solemnidad de Pentecostés
sea como fuego ardiente y viento impetuoso para la vida
cristiana y para la misión de toda la Iglesia.
Pongo las intenciones de vuestros Movimientos y comunidades
en el corazón de la santísima Virgen María,
presente en el Cenáculo juntamente con los Apóstoles;
que ella interceda para que se hagan realidad. Sobre todos
vosotros invoco la efusión de los dones del Espíritu,
a fin de que también en nuestro tiempo se realice
la experiencia de un nuevo Pentecostés. Amén.
© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
CÉLÉBRATION DES PREMIERS VÊPRES
LORS DE LA VEILLÉE DE PENTECÔTE, samedi 3 juin
2006
HOMÉLIE DU PAPE BENOÎT XVI
Chers frères et soeurs!
Vous êtes venus vraiment nombreux ce soir sur la
Place Saint-Pierre pour participer à la Veillée
de Pentecôte. Je vous remercie de tout coeur. Appartenant
à divers peuples et cultures, vous représentez
ici tous les membres des Mouvements ecclésiaux et
des Communautés nouvelles, spirituellement rassemblés
autour du Successeur de Pierre, pour proclamer la joie de
croire en Jésus Christ, et renouveler l'engagement
d'être ses fidèles disciples à notre
époque. Je vous remercie de votre participation et
j'adresse à chacun de vous mon salut cordial. Ma
pensée affectueuse va, tout d'abord, à Messieurs
les Cardinaux, à mes vénérés
frères dans l'épiscopat et dans le sacerdoce,
aux religieux et aux religieuses. Je salue les responsables
de vos nombreuses réalités ecclésiales
qui montrent combien l'action de l'Esprit Saint est vivante
au sein du Peuple de Dieu. Je salue tous ceux qui ont préparé
cet événement extraordinaire, et en particulier
les personnes qui travaillent au Conseil pontifical pour
les Laïcs, avec le Secrétaire, S.Exc. Mgr Josef
Clemens, et le Président, Mgr Stanislaw Rylko, à
qui je suis également reconnaissant des paroles cordiales
qu'il m'a adressées au début de la Liturgie
des Vêpres. La rencontre analogue qui eut lieu sur
cette même Place, le 30 mai 1998, avec le bien-aimé
Pape Jean-Paul II, se présente de manière
émouvante à notre mémoire. Grand évangélisateur
de notre époque, il vous a accompagnés et
guidés au cours de tout son Pontificat; à
plusieurs reprises, il a qualifié de "providentielles"
vos associations et communautés, en particulier parce
que l'Esprit sanctificateur se sert d'elles pour réveiller
la foi dans le coeur de si nombreux chrétiens et
leur fait redécouvrir la vocation reçue avec
le Baptême, en les aidant à être des
témoins d'espérance, remplis de ce feu d'amour
qui est précisément le don de l'Esprit Saint.
A présent, en cette Veillée de Pentecôte,
nous nous demandons: qui est ou qu'est-ce que l'Esprit Saint?
Comment pouvons-nous le reconnaître? De quelle façon
allons-nous à Lui et Lui vient-il à nous?
Qu'est-ce qu'il fait? Une première réponse
nous est donnée par le grand hymne de Pentecôte
de l'Eglise, par lequel nous avons commencé les Vêpres:
"Veni, Creator Spiritus... - Viens, Esprit Créateur...".
L'hymne fait ici référence aux premiers versets
de la Bible qui évoquent, en ayant recours à
des images, la création de l'univers. Il y est tout
d'abord dit qu'au-dessus du chaos, sur les eaux des abîmes,
l'Esprit de Dieu planait. Le monde dans lequel nous vivons
est l'oeuvre de l'Esprit Créateur. La Pentecôte
n'est pas seulement l'origine de l'Eglise et donc, de manière
particulière, sa fête; la Pentecôte est
aussi une fête de la création. Le monde n'existe
pas tout seul; il provient de l'Esprit créateur de
Dieu, de la Parole créatrice de Dieu. C'est pourquoi
il reflète également la sagesse de Dieu. Celle-ci,
dans son ampleur et dans la logique qui embrasse ses lois
sous tous leurs aspects, laisse entrevoir quelque chose
de l'Esprit Créateur de Dieu. Celle-ci nous appelle
à la crainte révérentielle. Précisément
celui qui, en tant que chrétien, croit dans l'Esprit
Créateur, prend conscience du fait que nous ne pouvons
pas user et abuser du monde et de la matière comme
d'un simple matériau au service de notre action et
de notre volonté; que nous devons considérer
la création comme un don qui nous est confié
non pour qu'il soit détruit, mais pour qu'il devienne
le jardin de Dieu et, ainsi, un jardin de l'homme. Face
aux multiples formes d'abus de la terre que nous voyons
aujourd'hui, nous entendons presque le gémissement
de la création dont parle saint Paul (Rm 8, 22);
nous commençons à comprendre les paroles de
l'Apôtre, c'est-à-dire que la création
attend avec impatience la révélation des fils
de Dieu, pour être libérée et atteindre
sa splendeur. Chers amis, nous voulons être ces fils
de Dieu que la création attend, et nous pouvons l'être,
car dans le baptême, le Seigneur nous a rendus tels.
Oui, la création et l'histoire - celles-ci nous attendent,
elles attendent des hommes et des femmes qui soient réellement
des fils de Dieu et qui se comportent en conséquence.
Si nous regardons l'histoire, nous voyons de quelle manière,
autour des monastères, la création a pu prospérer,
tout comme avec le réveil de l'Esprit de Dieu dans
le coeur des hommes, le rayonnement de l'Esprit Créateur
est revenu également sur la terre - un rayonnement
qui avait été obscurcie par la barbarie de
la soif de pouvoir de l'homme et parfois presque éteinte.
Et à nouveau, autour de François d'Assise,
la même chose se produit - cela se produit partout
où l'Esprit de Dieu pénètre dans les
âmes, cet Esprit que notre hymne qualifie de lumière,
d'amour et de vigueur. Nous avons ainsi trouvé une
première réponse à la question sur
ce qu'est l'Esprit Saint, ce qu'il accomplit et comment
nous pouvons le reconnaître. Il vient à notre
rencontre à travers la création et sa beauté.
Toutefois, la bonne création de Dieu, au cours de
l'histoire des hommes, a été recouverte par
une épaisse couche de saleté qui rend, sinon
impossible, du moins difficile de reconnaître en elle
le reflet du Créateur - même si face à
un coucher de soleil sur la mer, au cours d'une excursion
en montagne ou devant une fleur à peine éclose
se réveille toujours à nouveau en nous, presque
spontanément, la conscience de l'existence du Créateur.
Mais l'Esprit Créateur vient à notre aide.
Il est entré dans l'histoire et ainsi, il nous parle
d'une manière nouvelle. En Jésus Christ, Dieu
lui-même s'est fait homme et nous a accordé
la possibilité, pour ainsi dire, de jeter un regard
dans l'intimité de Dieu lui-même. Et nous voyons
là une chose tout à fait inattendue: en Dieu
existent un Moi et un Tu. Le Dieu mystérieux n'est
pas une infinie solitude, Il est un événement
d'amour. Si, à partir du regard sur la création,
nous pensons pouvoir entrevoir l'Esprit Créateur,
Dieu lui-même, presque comme des mathématiques
créatives, comme un pouvoir qui modèle les
lois du monde et leur ordre, mais également, comme
la beauté - à présent nous le savons:
l'Esprit Créateur a un coeur. Il est Amour. Il existe
le Fils, qui parle avec le Père. Et tous les deux
sont une seule chose dans l'Esprit qui est, pour ainsi dire,
l'atmosphère du don et de l'amour qui fait d'eux
un Dieu unique. Cette unité d'amour, qui est Dieu,
est une unité beaucoup plus sublime que ne pourrait
l'être l'unité d'une dernière particule
indivisible. Le Dieu trine est précisément
le seul et unique Dieu.
Au moyen de Jésus, nous jetons, pour ainsi dire,
un regard dans l'intimité de Dieu. Jean, dans son
Evangile, l'a exprimé ainsi: "Dieu, personne
ne l'a jamais vu; le Fils unique, qui est dans le sein du
Père, c'est lui qui a conduit à le connaître"
(Jn 1, 18). Mais Jésus ne nous a pas seulement laissé
regarder dans l'intimité de Dieu; avec Lui Dieu est
également comme sorti de son intimité et il
est venu à notre rencontre. Cela a tout d'abord lieu
dans sa vie, sa passion, sa mort et sa résurrection;
dans sa parole. Mais Jésus ne se contente pas de
venir à notre rencontre. Il veut davantage. Il veut
l'unification. Telle est la signification des images du
banquet et des noces. Nous ne devons pas seulement savoir
quelque chose sur Lui, mais à travers Lui, nous devons
être attirés en Dieu. C'est pourquoi Il doit
mourir et ressusciter. Car à présent, il ne
se trouve plus dans un lieu déterminé, mais
désormais son Esprit, l'Esprit Saint, émane
de Lui et entre dans nos coeurs, nous mettant ainsi en liaison
avec Jésus lui-même et avec le Père
- avec le Dieu Un et Trine.
La Pentecôte est cela: Jésus, et à
travers Lui Dieu lui-même, vient à nous et
nous attire en Lui. "Il envoie l'Esprit Saint"
- ainsi s'exprime l'Ecriture. Quel effet cela a-t-il? Je
voudrais tout d'abord noter deux aspects: l'Esprit Saint,
à travers lequel Dieu vient à nous, nous apporte
la vie et la liberté. Regardons ces deux choses d'un
peu plus près. "Moi je suis venu pour que les
hommes aient la vie, pour qu'ils l'aient en abondance",
dit Jésus dans l'Evangile de Jean (10, 10). Vie et
liberté - ce sont les choses auxquelles nous aspirons
tous. Mais qu'est-ce que cela veut dire? - où et
comment trouvons-nous la "vie"? Je pense que,
spontanément, la très grande majorité
des hommes a la même conception de la vie que le fils
prodigue de l'Evangile. Il s'était fait donner sa
part d'héritage, et à présent, il se
sentait libre, il voulait finalement vivre en n'ayant plus
le poids des devoirs de la maison, il voulait seulement
vivre. Avoir de la vie tout ce qu'elle peut offrir. En profiter
pleinement - vivre, seulement vivre, s'abreuver à
l'abondance de la vie et ne rien perdre de ce qu'elle peut
offrir de précieux. A la fin, il se retrouva gardien
de porcs, enviant même ces animaux - sa vie était
devenue vide à ce point, vaine à ce point.
Et sa liberté aussi se révélait vaine.
N'est-ce pas ce qui se passe aujourd'hui aussi? Lorsqu'on
veut uniquement devenir le maître de sa vie, celle-ci
devient toujours plus vide, plus pauvre; on finit facilement
par se réfugier dans la drogue, dans la grande illusion.
Et le doute apparaît de savoir si vivre, en fin de
compte, est vraiment un bien. Non, de cette façon
nous ne trouvons pas la vie. La parole de Jésus sur
la vie en abondance se trouve dans le discours du bon Pasteur.
C'est une parole qui se place dans un double contexte. A
propos du Pasteur, Jésus nous dit qu'il donne sa
vie. "Personne ne me l'enlève, mais je la donne
de moi-même" (cf. Jn 10, 18). On ne trouve la
vie qu'en la donnant; on ne la trouve pas en voulant en
prendre possession. C'est ce que nous devons apprendre du
Christ; et c'est ce que nous enseigne l'Esprit Saint, qui
est pur don, qui est Dieu qui se donne. Plus quelqu'un donne
sa vie pour les autres, pour le bien même, plus le
fleuve de la vie coule en abondance. En deuxième
lieu, le Seigneur nous dit que la vie naît en allant
avec le Pasteur qui connaît le pâturage - les
lieux où jaillissent les sources de la vie. Nous
trouvons la vie dans la communion avec Celui qui est la
vie en personne - dans la communion avec le Dieu vivant,
une communion dans laquelle l'Esprit Saint nous introduit,
appelé par l'hymne des Vêpres "fons vivus",
source vivante. Le pâturage, où coulent les
sources de la vie, est la Parole de Dieu telle que nous
la trouvons dans l'Ecriture, dans la foi de l'Eglise. Le
pâturage est Dieu lui-même, que, dans la communion
de la foi, nous apprenons à connaître à
travers la puissance de l'Esprit Saint. Chers amis, les
Mouvements sont nés précisément de
la soif de la vraie vie; ce sont des Mouvements pour la
vie sous tous les aspects. Là où ne s'écoule
plus la source véritable de la vie, là où
on s'approprie seulement de la vie au lieu de la donner,
la vie des autres se trouve également en danger;
on est disposé à exclure la vie sans défense
qui n'est pas encore née, car elle semble ôter
de l'espace à sa propre vie. Si nous voulons protéger
la vie, nous devons alors surtout retrouver la source de
la vie; la vie elle-même doit alors réapparaître
dans toute sa beauté et son caractère sublime;
nous devons alors nous laisser vivifier par l'Esprit Saint,
source créatrice de la vie.
Le thème de la liberté a déjà
été évoqué il y a peu. Dans
le départ du fils prodigue se rejoignent justement
les thèmes de la vie et de la liberté. Il
veut la vie, et c'est pourquoi il veut être totalement
libre. Etre libre signifie, de ce point de vue, pouvoir
faire tout ce que l'on veut; ne devoir accepter aucun critère
en dehors ou au-dessus de moi-même. Suivre seulement
mon désir et ma volonté. Qui vit ainsi s'opposera
très vite à l'autre qui veut vivre de la même
manière. La conséquence nécessaire
de cette conception égoïste de la liberté
est la violence, la destruction réciproque de la
liberté et de la vie. L'Ecriture Sainte relie en
revanche le concept de liberté à celui de
filiation, dit saint Paul: "Aussi bien n'avez-vous
pas reçu un esprit d'esclave pour retomber dans la
crainte; vous avez reçu un esprit de fils adoptifs
qui nous fait nous écrier "Abba! Père""
(Rm 8, 15). Qu'est-ce que cela signifie? Saint Paul se réfère
ici au système social du monde antique, dans lequel
existaient les esclaves, qui ne possédaient rien
et qui ne pouvaient donc pas être intéressés
à un juste déroulement des choses. De manière
correspondante, il y avait les fils qui étaient également
les héritiers et qui par conséquent se préoccupaient
de la préservation et de la bonne administration
de leur propriété ou de la conservation de
l'Etat. Puisqu'ils étaient libres, ils avaient également
une responsabilité. En faisant abstraction de l'arrière-fond
sociologique de cette époque, le principe est toujours
valable: liberté et responsabilité vont de
pair. La véritable liberté se démontre
dans la responsabilité, dans une manière d'agir
qui prend sur soi la coresponsabilité pour le monde,
pour soi-même et pour les autres. Libre est le fils
auquel appartient quelque chose et qui ne permet donc pas
qu'elle soit détruite. Toutes les responsabilités
de ce monde, dont nous avons parlé, ne sont que des
responsabilités partielles, dans un domaine déterminé,
un Etat déterminé, etc. L'Esprit Saint en
revanche fait de nous des fils et des filles de Dieu. Il
nous fait participer à la responsabilité de
Dieu lui-même pour son monde, pour l'humanité
tout entière. Il nous enseigne à regarder
le monde, l'autre et nous-mêmes avec les yeux de Dieu.
Nous faisons le bien non comme des esclaves qui ne sont
pas libres de faire autrement, mais nous le faisons parce
que nous portons personnellement la responsabilité
pour le monde; parce que nous aimons la vérité
et le bien, parce que nous aimons Dieu lui-même et
donc ses créatures également. Telle est la
liberté véritable, à laquelle l'Esprit
Saint veut nous conduire. Les Mouvements ecclésiaux
veulent et doivent être des écoles de liberté,
de cette liberté véritable. Là nous
voulons apprendre cette liberté véritable,
non celle d'esclaves qui visent à couper pour eux-mêmes
une part du gâteau qui appartient à tous, même
si cette part doit ensuite manquer à l'autre. Nous
souhaitons la véritable et grande liberté,
celle des héritiers, la liberté des fils de
Dieu. Dans ce monde, débordant de fausses libertés
qui détruisent l'environnement et l'homme, nous voulons,
avec la force de l'Esprit Saint, apprendre ensemble la liberté
véritable; construire des écoles de liberté;
démontrer aux autres par notre vie que nous sommes
libres et comme il est beau de vivre véritablement
libres dans la liberté véritable des enfants
de Dieu.
L'Esprit Saint, en donnant la vie et la liberté,
donne également l'unité. Il s'agit ici de
trois dons inséparables les uns des autres. J'ai
déjà parlé trop longuement; permettez-moi
toutefois de dire encore un mot sur l'unité. Pour
la comprendre, une phrase peut se révéler
utile même si, au premier abord, elle semble plutôt
nous éloigner de celle-ci. A Nicodème qui,
dans sa recherche de la vérité, vient une
nuit poser des questions à Jésus, celui-ci
répond: "L'Esprit souffle où il veut"
(cf. Jn 3, 8). Mais la volonté de l'Esprit n'est
pas arbitraire. C'est la volonté de la vérité
et du bien. C'est pourquoi il ne souffle pas n'importe où,
se tournant une fois de ce côté-ci, et une
autre de ce côté-là; son souffle ne
nous disperse pas mais nous réunit, parce que la
vérité unit et l'amour unit. L'Esprit Saint
est l'Esprit de Jésus Christ, l'Esprit qui unit le
Père avec le Fils dans l'Amour qui, dans l'unique
Dieu, donne et accueille. Il nous unit à ce point
que saint Paul a pu dire: "Vous ne faites qu'un dans
le Christ Jésus" (Ga 3, 28). L'Esprit Saint,
par son souffle, nous pousse vers le Christ. L'Esprit Saint
oeuvre de façon corporelle; il n'oeuvre pas seulement
subjectivement, "spirituellement". Aux disciples
qui voyaient en lui simplement un "esprit", le
Christ ressuscité dit: "C'est bien moi! touchez-moi
et rendez-vous compte qu'un esprit - un fantôme -
n'a ni chair ni os, comme vous voyez que j'en ai" (cf.
Lc 24, 39). Cela vaut pour le Christ ressuscité à
toutes les époques de l'histoire. Le Christ ressuscité
n'est pas un fantôme, il n'est pas simplement un esprit,
une pensée, une idée seulement. Il est demeuré
l'Incarné - celui qui a assumé notre chair
- et il continue toujours à édifier son Corps,
il fait de nous son Corps. L'Esprit souffle où il
veut, et sa sainteté est l'unité faite corps,
l'unité qui rencontre le monde et le transforme.
Dans la Lettre aux Ephésiens, saint Paul nous dit
que ce Corps du Christ qui est l'Eglise, possède
des jointures (cf. 4, 16), il les nomme également:
ce sont les apôtres, les prophètes, les évangélistes,
les pasteurs et les docteurs (cf. 4, 11). L'Esprit dans
ses dons prend de multiples formes - nous le voyons ici.
Si nous regardons l'histoire, si nous regardons cette assemblée
ici sur la Place Saint-Pierre - alors nous nous rendons
compte qu'il suscite toujours de nouveaux dons, nous voyons
combien il crée d'organes différents, et comment,
de manière toujours nouvelle, il oeuvre corporellement.
Mais en Lui la multiplicité et l'unité vont
de pair. Il souffle où il veut. Il le fait de manière
inattendue, dans des lieux inattendus et sous des formes
qu'on ne peut jamais imaginer à l'avance. Et avec
quelle multiplicité de forme et quelle corporéité
il le fait! Et c'est précisément ici que la
multiplicité des formes et l'unité sont inséparables
entre elles. Il veut que vous preniez de multiples formes
et il vous veut pour l'unique corps, dans l'union avec les
ordres durables - les jointures - de l'Eglise, avec les
successeurs des apôtres et avec le Successeur de saint
Pierre. Il ne nous enlève pas la difficulté
d'apprendre comment nous rapporter les uns aux autres; il
nous démontre également qu'il oeuvre en vue
de l'unique corps et dans l'unité de l'unique corps.
C'est vraiment uniquement de cette manière que l'unité
trouve sa force et sa beauté. Prendre part à
l'édification de l'unique corps! Les pasteurs seront
attentifs à ne pas éteindre l'Esprit (cf.
1 Th 5, 19) et vous, vous ne cesserez d'apporter vos dons
à la communauté tout entière. Une fois
de plus: l'Esprit Saint souffle où il veut. Mais
sa volonté est l'unité. Il nous conduit vers
le Christ, dans son Corps. "[du Christ] le Corps tout
entier - nous dit saint Paul - reçoit concorde et
cohésion par toutes sortes de jointures qui le nourrissent
et l'actionnent selon le rôle de chaque partie, opérant
ainsi sa croissance et se construisant lui-même, dans
la charité" (Ep 4, 16).
L'Esprit veut l'unité, il veut la totalité.
C'est pourquoi sa présence se démontre aussi
surtout dans l'élan missionnaire. Qui a rencontré
quelque chose de vrai, de beau et de bon dans sa propre
vie - le seul vrai trésor, la perle précieuse!
-, court le partager partout, dans sa famille et au travail,
dans tous les domaines de son existence. Il le fait sans
aucune crainte, parce qu'il sait qu'il a été
adopté comme un fils; sans aucune présomption,
parce que tout est don; sans découragement, parce
que l'Esprit de Dieu précède son action dans
le "coeur" des hommes et il est comme une semence
dans les cultures et les religions les plus diverses. Il
le fait sans frontières, parce qu'il est porteur
d'une bonne nouvelle qui est pour tous les hommes, pour
tous les peuples. Chers amis, je vous demande d'être,
plus encore, beaucoup plus, des collaborateurs dans le ministère
apostolique universel du Pape, en ouvrant les portes au
Christ. C'est le meilleur service que l'Eglise rend aux
hommes et en particulier aux pauvres, afin que la vie de
la personne, un ordre plus juste dans la société
et la coexistence pacifique entre les nations trouvent dans
le Christ la "pierre angulaire" sur laquelle construire
l'authentique civilisation, la civilisation de l'amour.
L'Esprit Saint donne aux croyants une vision supérieure
du monde, de la vie, de l'histoire et il fait d'eux des
gardiens de l'espérance qui ne déçoit
pas.
Prions donc Dieu le Père, à travers notre
Seigneur Jésus Christ, dans la grâce de l'Esprit
Saint, afin que la célébration de la solennité
de la Pentecôte soit comme un feu ardent et un vent
impétueux pour la vie chrétienne et pour la
mission de toute l'Eglise. Je dépose les intentions
de vos Mouvements et Communautés dans le coeur de
la Très Sainte Vierge Marie, présente au Cénacle
avec les Apôtres; puisse-t-elle obtenir par la prière
leur réalisation concrète. J'invoque sur vous
tous l'effusion des dons de l'Esprit, afin qu'à notre
époque également, l'on puisse faire l'expérience
d'une Pentecôte renouvelée. Amen!
© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana
|