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PAPA BENEDETTO XVI INCONTRA
I MOVIMENTI ECCLESIALI E LE NUOVE COMUNITÀ

PIAZZA SAN PIETRO
3 GIUGNO 2006, VIGILIA DI PENTECOSTE

OMELIA DI S.S. BENEDETTO XVI
in occasione dei Primi Vespri celebrati in piazza San Pietro con gli aderenti ai movimenti ecclesiali
e alle nuove comunità

 

PROGRAMMA DI ANIMAZIONE
IN ATTESA DEL SANTO PADRE

- Saluto ai partecipanti
di S. E. Mons. Josef Clemens

Segretario del
Pontificio Consiglio per i Laici

- Testimonianze sul Congresso di Rocca di Papa:

Salvatore Martinez,
Coordinatore Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo

M. Luigia Corona,
Co-fondatrice della
Comunità Missionaria di Villaregia

CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DI PENTECOSTE
CON IL SANTO PADRE

- Saluto al Santo Padre Benedetto XVI
di S. E. Mons. Stanislaw Rylko

Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici

- Messaggio di Chiara Lubich,
fondatrice del Movimenti dei Focolari

- Commento al Salmo 112 del prof. Andrea Riccardi,
fondatore della Comunità di Sant'Egidio

- Commento al Salmo 146 di Kiko Argüello,
fondatore del Cammino Neocatecumenale

- Commento al Cantico (Ap 15, 3-4) del Rev. Don Julián Carrón, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

- Parole di ringraziamento al Santo Padre
di Patti Gallagher Mansfield
,
testimone degli inizi del Rinnovamento Carismatico Cattolico

- Parole di ringraziamento al Santo Padre
di Luís Fernando Figari
,
fondatore del Movimiento de Vida Cristiana

 

 

 

 

 

 

Saluto ai partecipanti di S. E. Mons. Josef Clemens
Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici

Carissimi fratelli e sorelle!

Saluto molto cordialmente tutti voi qui presenti, che avete accolto con gioia e con prontezza l’invito di Papa Benedetto XVI all’appuntamento di questo pomeriggio, che culminerà nella celebrazione dei Primi Vespri della Solennità di Pentecoste con il nostro Santo Padre.

Vorrei esprimere un cordiale benvenuto a ciascuno di voi, a quelli più vicini, ma in particolare a quelli più lontani, che si trovano in fondo a Piazza San Pietro e in Via della Conciliazione. Sappiamo tutti che in una celebrazione di preghiera, come la nostra oggi, non importano tanto le distanze, perché conta la vicinanza del cuore, conta l’unità, conta l’unica fede nel Dio presente tra noi. Ricordiamoci della promessa del Signore: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18, 20).

Saluto cordialmente i fondatori e i responsabili, saluto tutti gli appartenenti e tutti gli amici dei Movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. Ringrazio tutti di essere venuti - dall’Italia e da tutta l’Europa, ma anche da ogni parte del mondo, dall’Africa, dall’Asia, dall’Oceania e dal continente Americano - per questo secondo Incontro delle nuove realtà ecclesiali con il Successore di Pietro. È il secondo incontro, dopo l’indimenticabile sabato pomeriggio del 30 maggio 1998 con il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, nella stessa Piazza di San Pietro.

La vostra presenza così numerosa è un grande segno della vivacità e della giovinezza della Chiesa. La chiesa è giovane e lo vediamo oggi qui in Piazza San Pietro! La chiesa è universale, non conosce né età né razze, perché è tutta una cosa sola e perché è veramente cattolica!

Carissimi fratelli e sorelle!

Nelle meditazioni del “Trittico Romano” di Giovanni Paolo II (2003) troviamo nella seconda poesia “La sorgente” le seguenti parole:

“Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in su, controcorrente.”

Siamo venuti per “confessare” in questa vigilia di Pentecoste, e lo vogliamo fare pubblicamente in questa Piazza San Pietro, in tutta modestia e semplicità e nello stesso tempo con franchezza e sincerità, che abbiamo cercato in questi anni di andare molto in su e che, tante volte, siamo andati anche controcorrente, ma che abbiamo trovato la sorgente dell’acqua viva che disseta il desiderio inesauribile del nostro cuore, la nostra sete di verità, di bellezza, di felicità.

Questa sorgente non è una teoria, non è una filosofia o una semplice risposta astratta, ma è una Persona. Al riguardo dice il Santo Padre Benedetto XVI nell’enciclica “Deus caritas est”: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva” .

Per questo, il primo motivo del nostro incontro è la gratitudine per i molteplici doni ricevuti che ci hanno aiutato a trovare la sorgente, la presenza viva di Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Sal 45). La preghiera dei Vespri è un momento privilegiato per ringraziare Dio per la sua bontà e per le sue meraviglie compiute per noi (“Magnalia Dei”) nell’opera della Redenzione. Vogliamo esprimere la nostra piena gratitudine verso lo Spirito creatore e vogliamo ringraziare anche per quegli uomini “toccati da Dio” che, con la testimonianza della loro fede vissuta, sono stati davanti a noi come i nostri “battistrada” e ci accompagnano nel nostro cammino personale verso l’amicizia con il Figlio di Dio, che ci dona la vita e la vera libertà.

Ringraziamo il Signore per i fondatori e le fondatrici che hanno ascoltato il soffio dello Spirito Santo; ringraziamo Dio per l’aiuto dei nostri genitori, insegnanti e sacerdoti sulla via della fede, ma, in particolare, vogliamo ringraziare per il grande magistero e la grande testimonianza dell’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II!

Il secondo motivo del nostro incontro è il rinnovamento dell’impegno che Giovanni Paolo II ci ha chiesto con tre imperativi otto anni fa: Aprite! Accogliete! Non dimenticate! Lui diceva (gridava) quella sera: “Apritevi con docilità ai doni dello Spirito! Accogliete con gratitudine e obbedienza i carismi che lo Spirito non cessa di elargire! Non dimenticate che ogni carisma è dato per il bene comune, cioè a beneficio di tutta la Chiesa!”

In questa celebrazione ognuno di noi ha la possibilità di fare il proprio esame di coscienza. Come abbiamo risposto a queste tre consegne di un vero Padre che ci vuole bene? Possiamo domandarci: in che modo ci siamo aperti ai doni dello Spirito Santo? Abbiamo accolto i suoi carismi? Ci siamo ricordati del bene comune di tutta la Chiesa? Possiamo interrogarci come “comunità di fede” sulla nuova tappa della “maturità ecclesiale” che il S. Padre Giovanni Paolo II otto anni fa ha aperto.

Accogliamo questa sera le parole del Santo Padre Benedetto XVI che segnano il nostro incontro: “Non vi è niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con lui”. Con l’aiuto dello Spirito Santo prendiamo un nuovo slancio, nuove energie e una nuova fantasia per il nostro futuro comune cammino!

Vorrei ringraziare di nuovo tutti Voi per la Vostra presenza, per il Vostro impegno missionario e, soprattutto, per la Vostra fedeltà al dono della fede in Gesù Cristo e al successore di Pietro che vuole confermarci in questa stessa fede.

Un cordiale benvenuto a tutti!


+ Mons. Josef Clemens
Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici.
Città del Vaticano

__________________________

1. Giovanni Paolo II, Trittico Romano. Meditazioni, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, 15 (= TR).
2. Benedetto XVI, Lettera Enciclica Deus caritas est, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005, n. 1.
3. Giovanni Paolo II, Apritevi con docilità ai doni dello Spirito!, in: “Il Papa e i Movimenti”, a cura del Pontificio Consiglio per i Laici, ed. S. Paolo, pag. 48.
4. Benedetto XVI, Santa Messa per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma, 24 aprile 2005.

 


 

Greeting addressed to those present in Saint Peter’s Square
Bishop Josef Clemens, Secretary of the Pontifical Council for the Laity

Dear brothers and sisters!

I cordially greet all of you here present. You have joyfully and promptly accepted the invitation from Pope Benedict XVI to come to this gathering. The celebration will culminate with the first vespers of the Solemnity of Pentecost that we shall pray together with the Holy Father.

I wish to extend a cordial welcome to each one of you, to those of you here close by, but in particular to those of you at the far end of Saint Peter’s Square and in the Via della Conciliazione. We all know that in a celebration of prayer, like ours today, distances do not matter. What really counts is proximity of hearts, unity, the one faith in God present among us. We recall the promise made by Our Lord: “where two or three are gathered in my name, I am there among them” (Mt 18:20).

I cordially greet the founders and leaders, and all the members and friends of the ecclesial movements and new communities, Thank you all for coming - from Italy and from all over Europe, and from every part of the world: from Africa, Asia, Oceania and the American continent. Thank you for coming to this second Meeting of movements and communities with the Successor of Peter. This is the second meeting. The first one was on that unforgettable Saturday afternoon of the 30 May 1998 with the Servant of God Pope John Paul II here in Saint Peter’s Square.

Your presence in such great numbers is a great sign of the vitality and youthfulness of the Church. The Church is young, and we can see that today here in Saint Peter’s Square! The Church is universal and does not distinguish by age or race. All is one, for the Church is truly catholic!

Dear brothers and sisters!

In the meditations from the Roman triptych1 by John Paul II (2203) we find in the second poem entitled “The source”, the following words:

“If you want to find the source, you have to go up, against the current”

In this Pentecost vigil, we have come to “confess” here publically in Saint Peter’s Square, in all humility and simplicity yet with frankness and sincerity, that over the past few years we have tried to go up and that many times we have gone against the current. However, we have found the source of living water that satisfies the inexhaustible desire of our hearts, our thirst for truth, for beauty, for happiness.

The source spoken of here is not a theory, nor is it a philosophy or a simple abstract response. It is a Person. Pope Benedict XVI says in this regard in the encyclical Deus caritas est: “Being Christian is not the result of an ethical choice or a lofty idea, but the encounter with an event, a person, which gives life a new horizon and a decisive direction”2.

For this reason, the main purpose of our meeting is gratitude for the multiple gifts received that have helped us to find the source, the living presence of Jesus, “the fairest of the sons of men” (Ps 45:2). The prayer of Vespers is a privileged moment to give thanks to God for his goodness and for the marvels he has done for us (“Magnalia Dei”) in the work of the Redemption. We wish to express our deepest gratitude to the Holy Spirit Creator. We also wish to give thanks for those people who were “touched by God”. With their testimony of a life lived in faith, they have gone before us to blaze a trail, and they accompany us on our personal paths towards friendship with the Son of God which gives us life and true freedom.

We thank the Lord for the founders, for they listened to the breath of the Holy Spirit. We thank God for the help given to us by our parents, teachers and priests on the path of faith. In particular, we wish to thank Pope John Paul II of happy memory for his teaching and great witness.

The second purpose of our meeting is the renewal of the commitment that Pope John Paul II asked of us eight years ago using these three verbs in the imperative: Open! Accept! Do not forget! That evening he said, or rather, cried out: “Open yourselves meekly to the gifts of the Spirit! Accept gratefully and obediently the charisms which the Spirit never ceases to bestow on us! Do not forget that every charism is given for the common good, that is, for the benefit of the whole Church!”3

In this celebration each one of us has the opportunity to examine our conscience. How have we responded to these three assignments given to us by a true father who loves us very much? We can ask ourselves: how have we opened ourselves to the Holy Spirit? Have we accepted his charisms? Have we kept in mind the common good of the entire Church? We can ask ourselves as a “community of faith” on a new stage on the path of “ecclesial maturity” opened up by Pope John Paul II eight years ago.

This evening let us take the words of Pope Benedict XVI that mark our encounter “There is nothing more beautiful than to be surprised by the Gospel, by the encounter with Christ. There is nothing more beautiful than to know Him and to speak to others of our friendship with Him”4. With the help of the Holy Spirit we put new impetus, new energy and new creativity into our future common path together!

Again I wish to thank you all for your presence here, for your missionary engagement, and above all, for your fidelity to the gift of faith in Jesus Christ, and your fidelity to the Successor of Peter who wishes to confirm us in this faith.

A most sincere welcome to you all!

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1 John Paul II, Roman triptych: meditations, Libreria Editrice Vaticana, Vatican City, 2003
2 Benedict XVI, Encyclical letter Deus caritas est, Libreria Editrice Vaticana, Vatican City, 2005, n.1
3 JOHN PAUL II, Address on the occasion of the encounter with the ecclesial movements and new communities in: Movements in the Church edited by the Pontificium Consilium pro Laicis, Vatican Press, 1999, p. 221-222
4 Benedict XVI, Homily, Inauguration of the pontificate, 24 April 2005.

 


 

 

Palabras de saludo
Mons. Josef Clemens, Secretario del Pontificio Consejo para los Laicos

 

¡Queridos hermanos y hermanas!

Saludo cordialmente a todos vosotros aquí presentes, que habéis acogido con alegría y con prontitud la invitación del Papa Benedicto XVI al encuentro de esta tarde, que culminará con la celebración de las Primeras Vísperas de la Solemnidad de Pentecostés con nuestro Santo Padre.

Quisiera expresar mi cordial bienvenida a cada uno de vosotros, a aquellos que están más cerca, pero en particular a aquellos que se encuentran más lejos, al fondo de la Plaza de San Pedro y en Vía de la Conciliación. Todos sabemos que en una celebración de oración, como la nuestra, no importa tanto las distancias, pues lo que importa es la cercanía del corazón, lo que importa es la unidad, la única fe en Dios presente entre nosotros. Recordemos la promesa del Señor: “Donde están dos o tres reunidos en mi nombre, ahí estoy yo en medio de ellos” (Mt. 18, 20).

Saludo cordialmente a los fundadores y responsables, saludo a todos los miembros y a todos los amigos de los movimientos eclesiales y de las nuevas comunidades. Agradezco a todos por haber venido – de Italia y de toda Europa, y también de todas partes del mundo, de África, de Asia, de Oceanía y del continente Americano – a este segundo Encuentro de las nuevas realidades eclesiales con el Sucesor de Pedro. Es el segundo encuentro, después de la inolvidable tarde del sábado 30 de mayo de 1998 con el Siervo de Dios Papa Juan Pablo II, en la misma Plaza de San Pedro.

Vuestra presencia tan numerosa es un gran signo de la vivacidad y de la juventud de la Iglesia. ¡La Iglesia es joven y la vemos hoy aquí en la Plaza de San Pedro! ¡La Iglesia es universal, no conoce ni edad, ni razas, porque toda ella es una cosa sola y porque es verdaderamente católica!

¡Queridos hermanos y hermanas!

En las meditaciones del “Tríptico Romano” de Juan Pablo II (2003) encontramos en la segunda poesía, “La fuente”, las siguientes palabras:

“Si quieres encontrar la fuente, debes proseguir hacia arriba, contra corriente”.

Hemos venido para “confesar” en esta vigilia de Pentecostés, y lo queremos hacer públicamente en esta Plaza de San Pedro, con modestia y sencillez y al mismo tiempo, con franqueza y sinceridad, que hemos intentando en estos años ir muy hacia arriba, y que, muchas veces hemos ido contra corriente, pero hemos encontrado la fuente del agua viva que apaga el deseo infinito de nuestro corazón, nuestra sed de verdad, de belleza, de felicidad.

Esta fuente no es una teoría, no es una filosofía ni una simple respuesta abstracta, es más bien una Persona. Sobre el tema el Santo Padre Benedicto XVI afirma en la encíclica “Deus caritas est”: “No se comienza a ser cristiano por poner una decisión ética o una grande idea, sino por el encuentro con un acontecimiento, con una Persona, que da un nuevo horizonte a la vida y con ello la orientación decisiva” .

Por ello, el primer motivo de nuestro encuentro es el agradecimiento por los múltiples dones recibidos que nos han ayudado a encontrar la fuente, la presencia viva de Jesús “el más bello entre los hijos del hombre” (Sal. 45). La oración de las Vísperas es un momento privilegiado para agradecer a Dios por su bondad y por las maravillas que ha realizado en nosotros (“Magnalia Dei”) en la obra de la Redención. Queremos expresar nuestro total agradecimiento al Espíritu creador y queremos agradecer a aquellos hombres “tocados por Dios” que, con el testimonio de su fe vivida, han estado delante de nosotros “abriendo brecha” y nos acompañan en nuestro camino personal hacia la amistad con el Hijo de Dios, que nos da la vida y la verdadera libertad.

Agradecemos al Señor los fundadores y las fundadoras que han escuchado el soplo del Espíritu Santo; agradecemos a Dios la ayuda de nuestros padres, profesores y sacerdotes en el camino de nuestra fe, y en particular, queremos agradecer por el gran magisterio y el gran testimonio del inolvidable Papa Juan Pablo II.

El segundo motivo de nuestro encuentro es la renovación del compromiso que Juan Pablo II nos pidiera hace ocho años con tres imperativos: ¡Abrid! ¡Acoged! ¡No os olvidéis! El decía (gritaba) aquella tarde: “¡Abríos con docilidad a los dones del Espíritu! ¡Acoged con agradecimiento y obediencia los carismas que el Espíritu no cesa de donar! ¡No os olvidéis que cada carisma ha sido donado para el bien común, es decir para el bien de toda la Iglesia!” .

En esta celebración cada uno de nosotros tiene la posibilidad de hacer el propio examen de conciencia. ¿Cómo hemos respondido a estas tres exhortaciones de un auténtico Padre que nos quiere tanto? Podemos preguntarnos: ¿De qué manera nos hemos abierto al Espíritu Santo? ¿Hemos acogido sus carismas? ¿Hemos pensado al bien común de toda la Iglesia? Podemos interrogarnos como “comunidad de fe” sobre la nueva etapa de la “madurez eclesial” que el S. Padre Juan Pablo II hace ocho años ha abierto.

Acojamos las palabras del Santo Padre Benedicto XVI que marcan nuestro encuentro – “No hay nada más hermoso que haber sido alcanzados, sorprendidos, por el Evangelio, por Cristo. Nada más bello que conocerle y comunicar a los otros la amistad con Èl” –, con la ayuda del Espíritu Santo ¡tomemos un nuevo impulso, nuevas energías y una nueva fantasía para nuestro futuro camino común!

Quisiera agradecer nuevamente a todos vosotros vuestra presencia, vuestro compromiso misionero y sobre todo, vuestra fidelidad al don de la fe en Cristo Jesús y al sucesor de Pedro, que quiere confirmarnos en esta misma fe.

¡Una cordial bienvenida a todos!

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1. Juan Pablo II, Trittico Romano. Meditazioni, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, 15 (= TR).
2. Benedicto XVI, Carta Enciclica, “Deus caritas est”, n. 1.
3. Juan Pablo II, “Apritevi con docilità ai doni dello Spirito!”, in: “Il Papa e i Movimenti”, a cura del Pontificio Consiglio per i Laici, ed. S. Paolo, pag. 48.
4. Benedicto XVI, Homilía de inicio del ministerio petrino, 24 de abril de 2005.

 

 



Paroles d’accueil
Mgr Josef Clemens, Secrétaire du Conseil Pontifical pour les Laïcs

 

Bien chers frères et sœurs !

Mes cordiales salutations à vous tous ici présents, qui avez accueilli avec joie et enthousiasme l’invitation du Pape Benoît XVI pour le rendez-vous de cet après-midi, qui culminera par la célébration des Premières Vêpres de Pentecôte avec le Saint-Père.

Je désire donner la bienvenue à chacun de vous, à ceux qui sont devant, mais aussi à tous ceux qui sont derrière, tout au fond de la Place Saint-Pierre et de la rue de la Conciliation. Nous savons bien que pour une prière, comme celle que nous célébrons aujourd’hui, ce n’est pas la proximité ou la distance qui compte mais c’est le cœur qui est proche et c’est l’unité qui compte, l’unique foi en Dieu présent au milieu de nous. Rappelons-nous la promesse du Seigneur : « Là où deux ou trois sont réunis en mon nom, je suis a milieu d’eux » (Mt 18, 20).

Je salue cordialement les fondateurs et les responsables, ainsi que les membres et tous les amis des mouvements ecclésiaux et des communautés nouvelles. Je vous remercie tous d’être venus – de l’Italie et de toute l’Europe, et aussi de tous les continents, de l’Afrique, de l’Asie, de l’Océanie et de tout le continent Américain – pour cette deuxième Rencontre des nouvelles réalités ecclésiales avec le Successeur de Pierre. C’est la deuxième rencontre, après l’inoubliable samedi après midi du 30 mai 1998 avec le serviteur de Dieu, le Pape Jean-Paul II, sur cette même Place saint-Pierre.

Votre présence aussi nombreuse est un signe éclatant de la vivacité et de la jeunesse de l’Église. L’Église est jeune et nous le voyons aujourd’hui, ici sur la Place Saint-Pierre ! L’Église est universelle, elle ne connaît ni âge ni race, parce qu’elle est une et elle est vraiment catholique !


Chers frères et sœurs !

Dans les méditations du “Triptyque Romain” de Jean-Paul II (2003), nous trouvons dans la deuxième poésie, “La source”, les paroles suivantes :

« Si tu veux trouver la source, tu dois remonter plus haut, à contre-courant ».

En cette veille de Pentecôte, nous sommes venus pour “confesser”, et nous voulons le faire publiquement, sur cette Place Saint-Pierre, en toute modestie et simplicité et en même temps, en toute franchise et sincérité, que nous avons essayé d’aller plus haut et que, bien des fois, nous sommes allés aussi à contre-courant, et nous avons trouvé, la source de l’eau vive, celle qui étanche le désir brûlant de notre cœur et notre soif de vérité, de beauté et de bonheur.

Cette source n’est pas une théorie, ce n’est pas une philosophie ou une simple réponse abstraite, mais c’est une Personne. À ce propos, le Saint-Père Benoît XVI dit dans l’encyclique “Deus Caritas Est” : « À l’origine du fait d’être chrétien il n’y a pas une décision éthique ou une grande idée, mais la rencontre avec un évènement, avec une Personne, qui donne à la vie un nouvel horizon et par là son orientation décisive ».

C’est pourquoi la première raison de cette rencontre est la gratitude pour la multitude des dons que nous avons reçus et qui nous ont aidés à trouver la source, la présence vive de Jésus, « le plus beau parmi les fils des hommes » (Ps 45). La prière des Vêpres est un moment privilégié pour remercier Dieu pour sa bonté et pour les merveilles qu’Il a accomplies pour nous (“Magnalia Dei”) à travers l’œuvre de la Rédemption. Nous voulons exprimer notre immense gratitude envers l’Esprit créateur et le remercier pour ces hommes et ces femmes “touchés par Dieu” qui, par le témoignage de leur foi vécue, ont ouvert la route devant nous et nous accompagnent le long de notre chemin personnel vers l’amitié avec le Fils de Dieu, qui nous donne la vie et la vraie liberté.

Nous remercions le Seigneur pour les fondateurs et pour les fondatrices qui ont écouté la voix de l’Esprit Saint ; remercions Dieu pour l’aide de nos parents, de nos enseignants, et de nos prêtres sur le chemin de la foi ; et remercions-le en particulier pour le grand magistère et le témoignage inoubliable du Pape Jean-Paul II !

La deuxième raison de cette rencontre est de renouveler l’engagement que Jean-Paul II nous a fait prendre il y a huit ans, avec ces trois directives : Ouvrez ! Accueillez ! N’oubliez pas ! Il demandait (criait) ce soir-là : « Ouvrez-vous avec docilité aux dons de l’Esprit ! Accueillez avec gratitude et obéissance les charismes que l’Esprit ne cesse de nous donner ! N’oubliez pas que chaque charisme est donné pour le bien de tous, c'est-à-dire pour le bénéfice de toute l’Église ! »

Au cours de cette célébration chacun de nous a la possibilité de faire un examen de conscience. Comment avons-nous répondu à ces trois recommandations d’un vrai Père qui nous aime ? Nous pouvons nous demander : de quelle manière nous sommes-nous ouverts aux dons de l’Esprit Saint ? Avons-nous accueilli les charismes ? Nous sommes-nous rappelés du bien commun de toute l’Église ? En tant que “communauté de foi” nous pouvons nous interroger sur la nouvelle étape dans la “maturité ecclésiale” que le Saint-Père Jean-Paul II a initié il y a huit ans.

Ce soir, à partir des paroles du Saint-Père Benoît XVI, « Il n’y a rien de plus beau que d’être rejoints, surpris par l’Évangile, par le Christ. Il n’y a rien de plus beau que de le connaître et de communiquer aux autres l’amitié avec lui » , avec l’aide de l’Esprit Saint, prenons un nouvel élan, de nouvelles forces et de nouvelles inspirations, pour poursuivre notre chemin ensemble !

Je vous remercie tous, encore une fois pour votre présence, pour votre engagement missionnaire et surtout pour votre fidélité au don de la foi en Jésus Christ et au Successeur de Pierre qui désire nous renforcer dans cette même foi.

Bienvenus à tous !

__________________________

1. Jean-Paul II, Triptyque Romani. Méditations, Librairie des Éditions Vaticanes, Cité du Vatican 2003, 15 (=TR).
2. Benoît XVI, Lettre Encyclique Deus Caritas Est, Librairie des Éditions Vaticanes, Cité du Vatican 2005, n. 1.
3. Jean-Paul II, Ouvrez-vous avec docilité aux dons de l’Esprit!, dans : Le Pape et les Mouvements, préparé par le Conseil Pontifical pour les Laïcs.
4. Benoît XVI, Messe inaugurale du ministère pétrinien de l’Évêque de Rome, 24 avril 2005.

 


 

Begrüßung
Bischof Dr. theol. Josef Clemens,
Sekretär des Päpstlichen Rates für die Laien

 

Liebe Brüder und Schwestern!

Ich möchte Sie alle ganz herzlichen begrüßen, die Sie an diesem Nachmittag mit Freude und Bereitschaft die Einladung von Papst Benedikt XVI zu diesem nachmit-täglichen Treffen angenommen haben, das in der Feier der Ersten Vesper des Hoch-festes Pfingsten mit dem Hl. Vater seinen Höhepunkt findet.

Ich möchte einem jeden von Ihnen ein herzliches Willkommen sagen, Ihnen, die Sie hier in der Nähe sind, aber besonders denen, die sich am Ende des Petersplatzes und in der Via della Conciliazione befinden. Wir sind uns alle bewusst, dass bei einem Gottesdienst, wie dem heutigen, die Entfernungen nicht so wichtig sind, da die Nähe des Herzens zählt. Die Einheit und der eine Glaube an den unter uns weilenden Gott hingegen sind wichtig. Erinnern wir uns an das Versprechen des Herrn: „Wo zwei oder drei in meinem Namen versammelt sind, da bin ich mitten unter ihnen“ (Mt 18, 20).

Ich begrüße ganz herzlich die Gründer und Verantwortlichen sowie alle Glieder und Freunde der Kirchlichen Bewegungen und Neuen Gemeinschaften. Ich danke Ihnen allen, dass Sie aus Italien und aus ganz Europa, aber auch von allen Teilen der Welt, aus Afrika, aus Asien, aus Ozeanien und vom amerikanischen Kontinent zu dieser Zweiten Begegnung der neuen Kirchlichen Gemeinschaften mit dem Nachfolger des Hl. Petrus gekommen sind. Es ist das zweite Treffen, das dem unvergesslichen Sams-tagnachmittag, es war der 30.Mai 1998, mit dem Diener Gottes Papst Johannes Paul II. auf dem gleichen Peterplatz folgt.

Ihre so zahlreiche Anwesenheit ist ein großes Zeichen für die Lebendigkeit und die Jugendlichkeit der Kirche. Die Kirche ist jung und dies sehen wir heute hier auf dem Petersplatz! Die Kirche ist universal, sie kennt weder Alter noch Rassen, weil sie ge-eint ist und weil sie wirklich katholisch ist!

Liebe Brüder und Schwestern!

In den Meditationen des „Römischen Triptychons“ von Papst Johannes Paul II (2003) finden wir in dem zweiten Gedicht „Die Quelle“ folgende Worte:

„Wenn du die Quelle finden willst, dann musst du aufwärts gehen,
gegen den Strom.“


Wir sind gekommen, um in dieser Vigil von Pfingsten zu „bekennen“ und wir wollen dies öffentlich auf diesem Petersplatz tun, in aller Bescheidenheit und Einfachheit, aber zugleich auch in aller Offenheit und Ehrlichkeit, dass wir in diesen Jahren ver-sucht haben, sehr in die Höhe zu gehen, und dass wir oftmals auch gegen den Strom gegangen sind. Wir haben die Quelle des lebendigen Wassers gefunden, die das uner-schöpfliche Verlangen unseres Herzens stillt, unseren Durst nach Wahrheit, nach Schönheit, nach Glück.

Diese Quelle ist keine Theorie, keine Philosophie oder eine einfache abstrakte Ant-wort, sondern sie ist eine Person. Dazu sagt der Hl. Vater Papst Benedikt XVI in der Enzyklika „Deus caritas est“: „Am Anfang des Christseins steht keine ethische Ent-scheidung oder eine große Idee, sondern die Begegnung mit einem Ereignis, mit einer Person, die dem Leben einen neuen Horizont eröffnet und damit die entscheidende Richtung gibt.“

Daher ist das erste Motiv für unsere Begegnung die Dankbarkeit für die vielfachen Gaben, die wir empfangen haben. Diese haben uns geholfen, die Quelle zu finden, die lebendige Anwesenheit Jesu, „den Schönsten unter den Menschenkindern“ (Psalm 45). Das Vespergebet ist ein sehr gute Gelegenheit, um Gott für seine Güte und seine für uns gewirkten Wundertaten („Magnalia Dei“) im Werk der Erlösung zu danken. Wir wollen unsere tiefe Dankbarkeit gegenüber dem Schöpfergeist zum Ausdruck bringen und wir wollen auch für die „von Gott ergriffenen“ Menschen danken, die mit dem Zeugnis ihres gelebten Glaubens für uns Wegbereiter gewesen sind. Sie be-gleiten uns auf unserem persönlichen Weg zur Freundschaft mit dem Sohne Gottes, der uns das Leben und die wahre Freiheit schenkt.

Wir wollen dem Herrn für die Gründer und Gründerinnen danken, die den Hauch des Hl. Geistes wahrgenommen haben. Wir wollen Gott für die Hilfe danken, die uns un-sere Eltern, Lehrer und Priester auf dem Weg des Glaubens gewährt haben. Aber wir wollen besonders auch für das große Lehramt und das große Zeugnis des unvergesse-nen Papstes Johannes Pauls II. danken.

Das zweite Motiv unseres Treffens ist die Erneuerung unseres Einsatzes, den Papst Johannes Paul II. von uns vor acht Jahren mit den drei Imperativen gefordert hat: Öff-net euch! Nehmt an! Vergesst nicht! Er sagte (schrie) an jenem Abend: „Öffnet euch mit Lernbereitschaft den Gaben des Geistes! Nehmt in Dankbarkeit und Gehor-sam die Charismen an, die der Geist unaufhörlich ausgießt! Vergesst nicht, dass jedes Charisma für das Wohl aller gegeben wird, d.h. zum Wohl der ganzen Kirche!“

In dieser Feier hat jeder von uns die Möglichkeit, eine persönliche Gewissenserfor-schung vorzunehmen. Wie haben wir auf diese drei Bitten eines wirklichen Vaters, der uns liebt, geantwortet? Wir können uns fragen: In welcher Weise haben wir uns den Gaben des Hl. Geistes geöffnet? Haben wir seine Charismen angenommen? Ha-ben wir an das Gemeinwohl der ganzen Kirche gedacht? Wir können uns als „Ge-meinschaften des Glaubens“ über die neue Etappe der „kirchlichen Reife“ befragen, die der Hl. Vater Papst Johannes Paul II. vor acht Jahren eröffnet hat.

Nehmen wir an diesem Abend die Worte des Hl. Vaters Benedikt XVI. in uns auf, die unser Treffen charakterisieren: „Es gibt nichts Schöneres als vom Evangelium und von Christus erreicht und überrascht worden zu sein. Es gibt nichts Schöneres als ihn zu kennen und anderen die Freundschaft mit ihm mitzuteilen.“. Nehmen wir mit der Hilfe des Hl. Geistes einen neuen Schwung, neue Energien und eine neue Phantasie für unseren zukünftigen gemeinsamen Weg!

Nochmals danke ich Ihnen allen für Ihre Anwesenheit und für Ihren missionarischen Einsatz, aber vor allem danke ich für Ihre Treue gegenüber dem Geschenk des Glau-bens an Jesus Christus und Ihre Treue zum Nachfolger des Hl. Petrus, der uns in die-sem gleichen Glauben stärken will.

Ein herzliches Willkommen an Sie alle!

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1. Johannes Paul II., Römisches Triptychon. Meditationen, Herder Verlag, Freiburg 2003
2. Benedikt XVI., Enzyklika „Deus caritas est“, Vatikanische Verlagsbuchhandlung, Vatikanstadt 2005, Nr. 1
3. Ital. Original in: Giovanni Paolo II., „Apritevi con docilità ai doni dello Spirito!”, in: “Il Papa e i Movimenti”, hrsg. Vom Päpstlichen Rat für die Laien, Verlag San Paolo, Cinisello Balsamo, 48.
4. Benedikt XVI, Hl. Messe zur Amtseinführung, 24. April 2005

 


 

 

 

Testimonianza sul Congresso di Rocca di Papa:
Salvatore Martinez,

Coordinatore Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo

Quale gioia essere qui, invitati dal Santo Padre Benedetto XVI alla celebrazione dei Primi Vespri di Pentecoste, desiderosi di rendere viva, grata, partecipe la nostra presenza in questo “Cenacolo a cielo aperto”.
E perché non ci cogliesse impreparati la dolce e potente effusione dello Spirito Santo, l’atteso Protagonista di questo nostro indimenticabile Incontro di preghiera e di festa, noi responsabili e fondatori di oltre 100 Movimenti ecclesiali e Nuove Comunità, nei giorni scorsi, ci siamo riuniti a Rocca di Papa, per riscoprire “la bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo”.
Lo Spirito Santo ha infuso in noi nuovo coraggio, per difendere e diffondere la nostra fede dinanzi alle sfide del mondo contemporaneo. Questa prospettiva d’impegno ci coinvolge profondamente e ci accomuna nella fedeltà ai diversi carismi e allo specifico dinamismo spirituale che essi esprimono.
Noi tutti, qui convenuti, siamo uomini e donne semplici, umilmente impegnati nelle realtà temporali, animati da un sincero amore per Gesù e dal desiderio di «servire il nostro Signore nella gioia» (cf Sal 100, 2).
Siamo stati attratti dalla bellezza dei “sempre nuovi” carismi, doni ordinari e straordinari che riflettono la “nuova creazione”, quei “cieli nuovi e terra nuova” che Gesù è venuto ad instaurare e che lo Spirito incessantemente alimenta.
Nel 1998, in questa stessa venerata Piazza, il Servo di Dio Giovanni Paolo II - l’indimenticato Pontefice che ci ha paternamente guidati verso la comune testimonianza della “maturità ecclesiale” - con voce amabile volle gridare: “Apritevi con docilità ai doni dello Spirito!”.
Abbiamo dato credito a questo invito e con la grazia di Dio, in questi otto anni trascorsi, non abbiamo interrotto il cammino intrapreso, fatto di reciproca amicizia e di fraterna condivisione.
Nel Messaggio d’indirizzo inviato al nostro Congresso Mondiale, il Santo Padre Benedetto XVI, tra le altre meravigliose espressioni programmatiche, ci ha detto:
“I Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità sono oggi segno luminoso della bellezza di Cristo e della Chiesa, sua Sposa”.
E ancora: “La straordinaria fusione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo rende bella la vita e fa rifiorire il deserto in cui spesso ci troviamo a vivere”.
In profonda sintonia con queste parole, noi non possiamo tacere che l’amore di Cristo ha reso davvero belle le nostre vite.
La bellezza di Cristo non si è mai esaurita: è contagiosa e continua a generare i nuovi discepoli del terzo millennio, carichi anch’essi della bellezza che dà gioia e rende sempre luminoso il volto della Chiesa, la Madre del “bell’amore”, del bell’amore che riscalda i cuori tiepidi e schiarisce le menti confuse.
È nella bellezza di Cristo il segreto dell’eterna giovinezza della Chiesa. Il tempo non la invecchia, la ringiovanisce; non la schiaccia, la rialza!
Pentecoste è la festa nella quale – oggi, come a Gerusalemme 2000 anni or sono - la Chiesa rivive la bellezza immutabile del Vangelo di Cristo, mediante la testimonianza gioiosa, fiera, audace dei suoi seguaci:
la Chiesa delle realtà quotidiane vissute con speranza; la Chiesa che anela al cielo e sulla terra condivide con il suo Signore le “aspre gioie” della passione e del martirio.
“La Chiesa è giovane, perché Gesù è vivo”. Così affermava Benedetto XVI nell’Omelia d’inizio del suo ministero petrino (24 aprile 2005).
Sono parole che ancora riscaldano d’amore i nostri cuori, che ci fanno rispondere, unanimi: «Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi» (1 Gv 4, 16).
Questa nostra professione di fede schiude le porte della Pentecoste, ed è festa: festa della carità, che si nutre di preghiera e irradia gioia; festa delle voci e delle lingue di giubilo che inneggiano alla vita, ad una vita sempre nuova in Cristo e protesa al traguardo della vita eterna.
A Pentecoste la Chiesa entra nel registro della gioia, perché “la gioia è un effetto dell’amore!” (San Tommaso d’Aquino). Una gioia che non potrà mai esaurirsi; una gioia che è sempre in segreta empatia con la sofferenza umana.
Non si dica, allora, che la nostra gioia è allegria esteriore, dimentica dei drammi del mondo; la gioia cristiana è olio di letizia sulle ferite del mondo, è balsamo dello Spirito che dà vigore ai corpi stanchi.
Non vogliamo far mancare al mondo il nostro lieto annunzio: Cristo è il vero amico degli uomini! Cristo è la salvezza dei popoli!
Evangelizzare è comunicare al mondo la gioia di Dio; la “bella notizia” di Gesù vincitore sul male.
È questo il nostro impegno comune; per questo, oggi, invochiamo con Benedetto XVI una nuova effusione dello Spirito.
Buona Pentecoste!

 


 

 

Testimonianza sul Congresso di Rocca di Papa:
Maria Luigia Corona,
Co-fondatrice della Comunità Missionaria di Villaregia

 

Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, noi lo annunziamo anche a voi… 1Gv 1,1
Queste parole di San Giovanni mi hanno interpellato fin dalla mia giovinezza, quando, affascinata dalla bellezza del Cristo, attratta dalla forza della sua Persona e dalla potenza del suo Spirito, l’ho seguito senza porre condizioni e ho assunto come mia l’urgenza di cercare e scoprire nuove strade per comunicare quella Luce e quella Vita che avevano riempito di senso la mia giovane esistenza.
È questa stessa inquietudine che abbiamo condiviso nel II Congresso Mondiale dei Movimenti e delle Nuove Comunità: come rendere ragione della bellezza di Cristo negli scenari del mondo contemporaneo? Come comunicare ovunque il dono dell’incontro con Cristo che è stato impresso nel nostro essere dalla grazia battesimale e ravvivato dai carismi che ci sono stati gratuitamente dati?
Cristo, il Sole della nostra esistenza, ci fa percepire profondamente quale fame e sete di Lui abitano il cuore umano, anche se spesso in maniera inconsapevole.
Oggi, quasi 5 miliardi di uomini non conoscono il Cristo. Molti altri, specie nella nostra Europa, vivono come se non esistesse, perché lo hanno dimenticato. O perfino rifiutato! Quanti sono immersi nel buio di una vita senza ideali, seppur creati per la vera felicità e per l’autentica libertà! Anche le cose umanamente più belle non sembrano avere la forza di destarli da quel torpore…
Quanta bruttezza è capace di produrre nella vita dell’uomo la volontà di potere, di possesso, di piacere egoistico. È orribile vedere lo stesso volto di Dio sfigurato in ogni uomo privato della sua dignità per la miseria, l’ingiustizia e l’odio. E non c’è niente di più orribile che usare il nome di Dio, che è Amore, per commettere violenza.
Il mondo langue senza Dio. Eppure, la Luce continua a venire nelle tenebre del nostro mondo. Gesù continua a posare il suo sguardo sulle moltitudini disorientate e su ciascun uomo. A tutti ripete: Venite e vedrete!
Ma dove gli uomini del nostro tempo possono vedere Dio? Come permettere ai nostri giovani di toccarLo? In che modo consentire alle coppie di sposi di sperimentare Dio Amore, vincolo della loro unità? In quale luogo abitare con il Maestro, per imparare la sua relazione con il Padre?
Domande brucianti, ma Dio stesso ci ha risposto!
Nel Congresso dei Movimenti e delle Nuove Comunità abbiamo veduto la potenza di un Dio che cammina con quanti si uniscono nel suo nome, abbiamo toccato un Dio Trinità vivo che prende dimora nella concordia fraterna e si rivela al mondo:
Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch’essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Gv 17,21
Abbiamo sperimentato che la comunione diviene incessantemente evangelizzazione, missione. L'annuncio del Vangelo fatto insieme si traduce in una comunicazione di vita contagiosa, perché consente a chi ne è raggiunto di entrare in prima persona nel circolo dell'amore trinitario.
Il Cristo si serve anche delle nostre imperfezioni per manifestare la sua Misericordia al mondo. Per questo i Movimenti e le Comunità ecclesiali sono stabile “santuario della sua Presenza”, luogo dove Dio abita con gli uomini e li “rigenera” a vita nuova. Abbiamo bisogno di queste scuola di vita in cui le relazioni umane sono redente, perché impariamo ad amarci come Lui e il Padre si amano nello Spirito.
Poiché ci è stato dato di imparare a vivere nella verità e nell’amore, con il cuore pieno di gratitudine e di letizia, siamo pronti a portare la luce di Cristo in tutti gli ambienti sociali e cultuali in cui viviamo e fino agli estremi confini della terra. “Lo slancio missionario – ci ha detto il Santo Padre Benedetto XVI nel messaggio autografo inviato tre giorni fa al nostro Congresso – è verifica della radicalità di un’esperienza di fedeltà sempre rinnovata al proprio carisma, che porta oltre qualsiasi ripiegamento stanco ed egoistico su di sé”.
Nella nostra propria esperienza riconosciamo la verità di quanto il Papa ci comunica con forza nel suo messaggio: “La straordinaria fusione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo rende bella la vita e fa fiorire il deserto in cui spesso ci troviamo a vivere. Dove la carità si manifesta come passione per la vita e per il destino degli altri, irradiandosi negli affetti e nel lavoro e diventando forza di costruzione di un ordina sociale più giusto, lì si costruisce la civiltà capace di fronteggiare l’avanzata della barbarie.”
Fiduciosi nella potente effusione dello Spirito Santo che ravviva in noi i suoi doni, acconsentiamo al compito che il Santo Padre ci affida: “Diventate costruttori di un mondo migliore secondo l’ordo amoris in cui si manifesta la bellezza della vita umana”.
Eccoci, Signore, disponi di noi!
Eccoci, Signore, manda noi!

 

 


 

 

 

Saluto al Santo Padre
S. E. Mons. Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consuiglio per i Laici


Beatissimo Padre,

attorno alla Sua persona è radunato il popolo dei movimenti e delle nuove comunità traboccante di gioia e di gratitudine per il dono di questo incontro di preghiera, che sarà un’altra pietra miliare nella loro vita e nel loro servizio alla Chiesa. Rispondendo all’invito della Santità Vostra, questo popolo si è messo in cammino da tutti gli angoli della Terra verso il cuore della Chiesa, per rivivere con il Successore di Pietro il mistero della Pentecoste. E oggi, con tutta la comunità dei credenti, torna idealmente a quel Cenacolo che sta alle origini della Chiesa e che è fonte perenne dalla quale attingere la fiamma viva dell’amore appassionato a Cristo e lo slancio missionario generato da quel «rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, [che] riempì tutta la casa dove si trovavano» gli apostoli (At 2, 2). Facendo memoria della discesa del Paraclito, movimenti e nuove comunità desiderano invocare insieme a Lei, Beatissimo Padre – come otto anni fa con il Servo di Dio Giovanni Paolo II – una nuova e abbondante effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa e sul mondo intero.

Insieme alla Santità Vostra, questo popolo desidera rendere grazie allo Spirito per il dono di speranza che i movimenti ecclesiali e le nuove comunità rappresentano per la Chiesa. Perché è per questi carismi che moltitudini di uomini e donne del nostro tempo, nonostante tutti i venti contrari, hanno scoperto la bellezza di essere cristiani e trovato la gioia di comunicarlo agli altri. Come prova la loro festosa presenza in questo cenacolo all’aperto, che è oggi diventata Piazza San Pietro, per testimoniare dinanzi al mondo che essere discepoli di Cristo è bello, che incontrare Cristo è l’avventura più affascinante che sia dato vivere.

Beatissimo Padre, Ella ci ha insegnato che – sempre, dove irrompe – lo Spirito Santo suscita sorpresa, sconcerto, stupore perché trasforma le persone, muta il corso della storia, genera frutti che mai potrebbero nascere dall’umana pianificazione. E oggi noi vogliamo levare alto il nostro canto di lode per i frutti di santità di vita, di comunione, di coraggio e di fantasia missionaria che questi nuovi carismi fanno fiorire nella Chiesa del nostro tempo e che sono segni di una rinnovata primavera cristiana.

«Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43, 19-21), dice Dio nella profezia di Isaia. Il momento storico che stiamo vivendo è straordinario riflesso delle parole del Profeta! Questa Piazza mette oggi sotto gli occhi di tutti una meravigliosa epifania della molteplicità dei doni con i quali lo Spirito di Dio continua ad arricchire e adornare la Chiesa. Diversissimi tra loro, essi sono profondamente uniti nel mistero della comunione ecclesiale e unanimamente protesi verso la missione, un miracolo di unità che san Paolo ci spiega quando scrive: «Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune» (1Cor 12, 4-7).

I movimenti e le nuove comunità sono convenuti qui per dire ancora una volta al Successore di Pietro: Siamo pronti per la missione! La Chiesa può contare su di noi! Il Papa e i vescovi possono contare su di noi!

Santità, benedica questo popolo mosso dalla passione per la grande causa del regno di Dio e assetato di ascoltare la Sua parola di maestro nella fede e di padre.



 

Greeting addressed to the Holy Father
H. E. Archbishop Stanislaw Rylko, President of the Pontifical Council for the Laity

 

Your Holiness,

The people of the movements and new communities are here gathered around you. They are filled with joy and gratitude for the gift of this prayer encounter that will be another milestone in their lives and in their service to the Church. In response to the invitation extended by Your Holiness, these people have set out from all corners of the earth towards the heart of the Church in order to join the Successor of Peter in reliving the mystery of Pentecost. Today, with the entire community of believers, they turn their minds to the Cenacle that is at the origin of the Church. It is the enduring source from which to draw the living flame of ardent love for Christ and the missionary thrust generated from that “sound like the rush of a violent wind, [that] filled the entire house where [the apostles] were sitting (Acts 2:2). As the movements and new communities commemorate the descent of the Paraclete, they wish to join you, Holy Father, just like eight years ago they joined the Servant of God John Paul II, in invoking the Holy Spirit to shower gifts lavishly on the Church and on the entire world.

Together with Your Holiness, these people wish to give thanks to the Spirit for the gift of hope that the ecclesial movements and new communities represent for the Church. It is through these charisms that multitudes of men and women of our times have gone against the prevailing currents to discover the beauty of being Christian and to find joy in communicating it to others. This can be seen from their festive presence in this open air cenacle here in Saint Peter’s Square as they witness to the world that it is beautiful to be disciples of Christ, and that meeting Christ is the most fascinating adventure that we can experience.

Holy Father, you have always told us that wherever the Spirit appears there is surprise, bewilderment and amazement, because it transforms people and changes the course of history, generating fruits that could never be the outcome of human planning. Today we wish to raise our song of praise for the fruits of holy lives, of communion, of courage and missionary creativity that these new charisms make flourish in the Church of our times. They are truly signs of a new Christian spring. “ See, I am doing something new! Now it springs forth, do you not perceive it?” (Is 43:19), said the Lord in the prophecy of Isaiah. The historical moment that we are living in is strikingly reflected in the words of the prophet! Saint Peter’s Square today is placing before the eyes of all a wonderful epiphany of the vast range of gifts with which the Spirit of God continues to enrich and adorn the Church. All so different from each other, they are deeply at one in the mystery of ecclesial communion and unanimously focused on the mission, a miracle of unity that Saint Paul explained when he wrote: “Now there are varieties of gifts, but the same Spirit; and there are varieties of services, but the same Lord; and there are varieties of activities, but it is the same God who activates all of them in everyone. To each is given the manifestation of the Spirit for the common good” (1 Cor. 12:4-7).

The movements and new communities have gathered here to say once again to the Successor of Peter: We are ready for the mission! The Church can count on us! The Pope and bishops can count on us!

Your Holiness, bless this people moved with passion for the great cause of the Kingdom of God and thirsting to hear your words as master in the faith and as father.

 

 


 

Saludo al Santo Padre
Mons. Stanislaw Rylko
Presidente, Pontificio Consejo para los Laicos


Beatísimo Padre,

En torno a Vuestra persona se ha reunido el pueblo de los movimientos y de las nuevas comunidades rebosante de alegría y de agradecimiento por el don de este encuentro de oración, que será otra piedra miliar en sus vidas y en su servicio a la Iglesia. Respondiendo a la invitación de Vuestra Santidad, este pueblo se ha puesto en camino desde todos los ángulos de la Tierra hacia el corazón de la Iglesia, para revivir con el Sucesor de Pedro el misterio de Pentecostés. Y hoy, con toda la comunidad de los creyentes, regresa idealmente a aquel Cenáculo que se encuentra en los orígenes de la Iglesia y que es fuente perenne desde la cual tomar la llama viva del amor apasionado por Cristo y el impulso misionero generado de aquel «ruido que como una impetuosa ráfaga de viento, llenó toda la casa en la que se encontraban» (Hech. 2, 2). Haciendo memoria de la venida del Paráclito, los movimientos y las nuevas comunidades desean invocar junto a Ud., Beatísimo Padre – como hace ocho años sucedió con el Siervo de Dios Juan Pablo II – una nueva y abundante efusión del Espíritu Santo sobre la Iglesia y sobre el mundo entero.

Junto a Vuestra Santidad, este pueblo desea dar gracias al Espíritu por el don de la esperanza que los movimientos eclesiales y las nuevas comunidades representan para la Iglesia. Porque es gracias a estos carismas que una muchedumbre de hombres y mujeres de nuestro tiempo, a pesar de los vientos contrarios, han descubierto la belleza de ser cristiano y han encontrado la alegría de comunicarlo a los otros. Como prueba de ello, su presencia festiva en Plaza San Pedro convertida en un cenáculo al abierto, testimonia al mundo que ser discípulos de Cristo es bello, que encontrar a Cristo es la más grande y fascinante aventura que se pueda vivir.

Beatísimo Padre, Ud. nos ha enseñado, que siempre donde irrumpe el Espíritu Santo suscita sorpresa, desconcierto, estupor porque transforma las personas, cambia el curso de la historia, genera frutos que no habrían podido nacer de la planificación humana. Y hoy queremos elevar nuestro canto de alabanza por los frutos de santidad de vida, de comunión, de valentía y de fantasía misionera que estos carismas hacen florecer en la Iglesia de nuestro tiempo y que son signo de una renovada primavera cristiana.

«Pues bien, he aquí que yo lo renuevo: ya está en marcha, ¿no lo reconocéis?» (Is. 43, 19-21), dice Dios en la profecía de Isaías. ¡El momento histórico que estamos viviendo es un extraordinario reflejo de las palabras del Profeta! Esta Plaza pone ante los ojos de todos una maravillosa epifanía de la multiplicidad de los dones con los cuales el Espíritu de Dios continúa a enriquecer y a adornar la Iglesia. Si bien muy diversos entre ellos, están profundamente unidos en el misterio de la comunión eclesial y unánimemente volcados hacia la misión, un milagro de unidad que san Pablo nos explica cuando escribe: «Hay diversidad de carismas, pero un mismo Espíritu; diversidad de ministerios, pero un mismo Señor; diversidad de actuaciones, pero un mismo Dios que obra todo en todos. A cada cual se le otorga la manifestación del Espíritu para provecho común» (1 Cor. 12, 4-7).

Los movimientos y las nuevas comunidades se han reunido aquí para expresarle una vez más al Sucesor de Pedro: ¡Estamos listos para la misión! ¡La Iglesia puede contar con nosotros! ¡El Papa y los obispos pueden contar con nosotros!

Santidad, bendiga este pueblo movido por la pasión de la gran causa del reino de Dios y sediento de escuchar vuestra palabra de padre y maestro en la fe.



Allocution au Saint-Père
S. Exc. Mgr Stanislaw Rylko
Président, Conseil Pontifical pour les Laïcs

Très Saint-Père,

le peuple des mouvements et des communautés nouvelles est réuni autour de Votre personne, débordant de joie et de gratitude pour le don de cette rencontre de prière, qui sera une nouvelle pierre milliaire dans leur vie et dans leur service de l’Eglise. Répondant à l’invitation de Votre Sainteté, ce peuple s’est mis en marche de tous les coins de la Terre vers le cœur de l’Eglise, pour revivre avec le Successeur de Pierre le mystère de la Pentecôte. Aujourd’hui, avec toute la communauté des croyants, il retourne par la pensée à ce Cénacle qui est aux origines de l’Eglise et qui est une source permanente à laquelle puiser la flamme vive de l’amour passionné pour le Christ et l’élan missionnaire engendré par ce « bruit, tel un violent coup de vent, qui remplit toute la maison où […] se tenaient » les Apôtres (Ac 2, 2). Faisant mémoire de la descente du Paraclet, les mouvements et les communautés nouvelles désirent invoquer avec Vous, Très Saint-Père – comme il y a huit ans avec le Serviteur de Dieu Jean-Paul II – une nouvelle et abondante effusion de l’Esprit Saint sur l’Eglise et sur le monde entier.

Avec Votre Sainteté, ce peuple désire rendre grâce à l’Esprit pour le don de l’espérance que les mouvements ecclésiaux et les communautés nouvelles représentent pour l’Eglise. Car c’est grâce à ces charismes que des multitudes d’hommes et de femmes de notre temps, en dépit de tous les vents contraires, ont découvert la beauté d’être chrétiens et trouvé la joie de le communiquer aux autres. Comme le prouve leur présence festive en ce cénacle à ciel ouvert qu’est aujourd’hui devenue la place Saint-Pierre, pour témoigner à la face du monde que c’est beau d’être des disciples du Christ et que rencontrer le Christ est l’aventure la plus fascinante qu’il soit donné de vivre.

Très Saint-Père, Vous nous avez appris que – toujours, là où il fait irruption – l’Esprit Saint suscite la surprise, la consternation, la stupeur, car il transforme les personnes, modifie le cours de l’histoire, génère des fruits qui ne pourraient jamais naître de la planification humaine. Or, aujourd’hui, nous voulons élever très haut notre chant de louange pour les fruits de sainteté de vie, de communion, de courage et d’imagination missionnaire que ces nouveaux charismes font fleurir dans l’Eglise de notre temps et qui sont les signes d’un nouveau printemps chrétien.

« Voici que je vais faire une chose nouvelle, déjà elle pointe, ne la reconnaissez-vous pas ? » (Is 43, 21), dit Dieu dans la prophétie d’Isaïe. Le moment historique que nous sommes en train de vivre est un reflet extraordinaire des paroles du Prophète ! Cette place met aujourd’hui sous les yeux de tous une merveilleuse épiphanie de la multiplicité des dons par lesquels l’Esprit de Dieu continue d’enrichir et d’orner l’Eglise. Très différents entre eux, ils sont profondément unis dans le mystère de la communion ecclésiale et tendent unanimement vers la mission ; c’est un miracle d’unité que saint Paul explique lorsqu’il écrit : « Il y a, certes, diversité de dons spirituels, mais c’est le même Esprit ; diversité de ministères, mais c’est le même Seigneur ; diversité d’opérations, mais c’est le même Dieu qui opère tout en tous. A chacun la manifestation de l’Esprit est donnée en vue du bien commun » (1 Co 12, 4-7).

Les mouvements et les communautés nouvelles sont venus ici pour dire une fois encore au Successeur de Pierre : nous sommes prêts pour la mission ! L’Eglise peut compter sur nous ! Le Pape et les évêques peuvent compter sur nous !

Sainteté, bénissez ce peuple mû par la passion pour la grande cause du royaume de Dieu, ce peuple qui a soif d’écouter Votre parole de maître dans la foi et de père.


 

 

Messaggio di Chiara Lubich, fondatrice del Movimenti dei Focolari

 

Beatissimo Padre,

mi rivolgo a Lei a nome di tutti i Movimenti e delle Nuove Comunità ecclesiali rappresentati in questa Piazza.
E' innanzitutto la nostra viva e profonda gratitudine che Le vogliamo esprimere, Santità, per averci nuovamente convocati e radunati tutti insieme qui al Soglio di Pietro, attorno a Lei.
Come non ricordare in questo giorno l'amatissimo Suo Predecessore, il Santo Padre Giovanni Paolo II e il nostro memorabile incontro con Lui la vigilia della Pentecoste 1998?
In quel giorno Egli ci aveva preannunciato che si apriva dinanzi a noi "una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale". "La Chiesa - aveva detto - si aspetta da voi frutti 'maturi' di comunione e di impegno" .
Queste Sue parole, con le altre, mediante le quali Egli aveva definito il nostro posto nella Sposa di Cristo come un’espressione significativa della dimensione carismatica della Chiesa, co-essenziale a quella istituzionale , erano state per noi di comprensione e riconoscimento, ma anche di grande responsabilità. Vogliamo essere degni di una tale fiducia.
In quell'occasione, d'accordo con altri fondatori, avevo promesso al Santo Padre Giovanni Paolo II che ci saremmo impegnati per incrementare la comunione tra i Movimenti e le Nuove Comunità.
Oggi possiamo dire che l'amore vicendevole e l'unità tra tutti sono cresciuti oltre ogni nostra previsione.
Le nostre Comunità, infatti, e i nostri Movimenti ci appaiono come tante reti di amore che Dio sta tessendo nel mondo, quasi ad anticipare - a livello di laboratorio - in continuità con l'opera mirabile degli Ordini e delle Congregazioni religiose, l'unità della famiglia umana.
E la nostra gratitudine incommensurabile va a Colui che avvertiamo essere il vero Protagonista della fioritura dei nostri Movimenti: lo Spirito Santo che ci ricolma sempre dei Suoi doni.
Egli è all'opera nella nostra epoca e continua la Sua azione nei secoli a favore della Chiesa che, edificata "sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti" (Ef 2,20), è lievito della civiltà dell'amore.
A Lei, Santità, vogliamo assicurare che la collaborazione e la comunione tra i Movimenti e le Nuove Comunità continuerà, affinché, nella piena comunione ed obbedienza con Lei e con i Pastori della Chiesa, si lavori per l'attuazione degli stessi scopi voluti da Gesù, prima di tutto: l'unità.
E la nostra amata Chiesa sarà più una, più famiglia, più accogliente, più bella nella sua varietà. Ella testimonierà Cristo nelle sue molteplici prerogative e Maria, la Madre di Dio, la carismatica per eccellenza.

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1. Agli appartenenti ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità nella vigilia di Pentecoste, in Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XXI (1998) 1, Città del Vaticano 2000, 1120-1122.
2. Cf. Messaggio di Giovanni Paolo II ai partecipanti al congresso mondiale dei movimenti ecclesiali (Roma, 27-29 maggio 1998).


 

Greeting to the Holy Father Benedict XVI, by Chiara Lubich

Most Holy Father,

I am speaking to you on behalf of all the Movements and New Ecclesial Communities that are represented in this Square.
We want to first of all express our profound and heartfelt gratitude, Your Holiness, for having summoned and brought us together again here at the Chair of Peter, all gathered around you.
Today, how can we not remember with fondness Your beloved Predecessor, the Holy Father John Paul II, and our memorable meeting with him on the vigil of Pentecost 1998?
On that day, he had announced that “a new stage is unfolding before you: that of ecclesial maturity.” In that moment, he said: “The Church expects from you the ‘mature’ fruits of communion and commitment.”
These words of his, together with others, through which he defined our role in the Spouse of Christ as an important charismatic dimension of the Church, co-essential with the institutional one, meant that he understood and recognized us, but also that we had a great responsibility to live up to.
We want to be worthy of such deep trust. On that occasion, in agreement with other founders, I had promised the Holy Father John Paul II that we would have worked to increase the communion among Movements and New Communities.
Today we can say that mutual love and unity among us all has grown more than we could have predicted.
Our communities, in fact, and our Movements appear to us as many networks of love that God is weaving together throughout the world, almost so as to anticipate – on a laboratory scale – the unity of the human family, in continuity with the admirable works of the religious Orders and Congregations.
And our infinite gratitude goes to the One who we feel is the true Protagonist behind the blossoming of our Movements: the Holy Spirit, who always fills us with His gifts.
He is at work in our day and is continuing His action through the centuries in favour of the Church which, “built upon the foundation of the apostles and prophets” (Eph 2:20), is leaven for the civilization of love.
We want to assure you, Your Holiness, that the collaboration and communion among Movements and the New Communities will continue, so that, in full communion and obedience with you and with the Pastors of the Church, we can work for the same goals that Jesus wanted to achieve, unity being the first.
And our beloved Church will be more one, more a family, more welcoming, more beautiful in its diversity. It will bear witness to Christ through its many features and to Mary, the Mother of God, the charismatic one par excellence.

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1. To the members of the ecclesial movements and the new communities on the vigil of Pentecost, in Teachings from John Paul II, XXI (1998) 1, Vatican City 2000, 1120-1122.
2. See Message of John Paul II to the participants at the world congress for ecclesial movements (Rome, May 27-29, 1998).

 


 

Saludo de Chiara Lubich al Santo Padre Benedicto XVI

 


Beatísimo Padre:

Me dirijo a Usted en nombre de todos los Movimientos y de las Nuevas Comunidades Eclesiales que están representados en esta Plaza.

En primer lugar queremos expresarle nuestro vivo y profundo agradecimiento por haber vuelto a convocarnos y a reunirnos a todos aquí junto a Usted, en la cátedra de Pedro.

¿Cómo podemos dejar de recordar hoy a su amadísimo Predecesor, el Santo Padre Juan Pablo II, y nuestro memorable encuentro con Él la vigilia de Pentecostés de 1998?
Ese día él nos había preanunciado que delante de nosotros se abría “una etapa nueva: la de la madurez eclesial”. Había dicho: “La Iglesia se espera de vosotros frutos ‘maduros’ de comunión y de empeño” .
Estas palabras suyas, al igual que todas las demás con las cuales había definido nuestro lugar en la Esposa de Cristo, como una expresión significativa de la dimensión carismática de la Iglesia, coesencial a la institucional , para nosotros estaban cargadas de comprensión y de reconocimiento, pero también de mucha responsabilidad. Queremos ser dignos de tanta confianza.

En esa ocasión, de acuerdo con otros fundadores, le había prometido al Santo Padre Juan Pablo II que nos empeñábamos en incrementar la comunión entre los Movimientos y las Nuevas Comunidades.
Hoy podemos decir que el amor recíproco y la unidad entre todos han crecido, superando todas nuestras previsiones.
En efecto, nuestras Comunidades y nuestros Movimientos podemos verlos como muchas redes de amor que Dios está tejiendo en Europa y en el mundo, continuando la obra admirable de las Órdenes y las Congregaciones religiosas, casi como para anticipar –a nivel de laboratorio- la unidad de la familia humana.

Y nuestro inmenso agradecimiento se dirige a Aquél que sabemos que es el verdadero Protagonista del florecimiento de nuestros Movimientos: el Espíritu Santo, que siempre nos colma con sus dones.
Él está actuando en nuestra época y a lo largo de los siglos continúa su acción a favor de la Iglesia, la cual, edificada “sobre los cimientos de los apóstoles y los profetas” (Ef.2,20) es levadura de la civilización del amor.

A Usted, Santidad, queremos asegurarle que continuará la colaboración y la comunión entre los Movimientos y las Nuevas Comunidades, para que, en la más completa comunión y obediencia a Usted y a los Pastores de la Iglesia, trabajemos para la realización de los mismos fines que perseguía Jesús, el primero de todos, la unidad.
Y nuestra amada Iglesia será más una, más familia, más acogedora, más hermosa en su variedad. Dará testimonio de Cristo en sus múltiples prerrogativas, y de María, la Madre de Dios, la carismática por excelencia.

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1. A los pertenecientes a los movimientos eclesiales y nuevas comunidades, en la vigilia de Pentecostés discurso de Juan Pablo II, 1998.
2. Cf. Mensaje de Juan Pablo II a los participantes del Congreso mundial de los movimientos eclesiales (Roma, 27-29 de mayo de 1998)


 

Salutation de Chiara Lubich au Saint-Père Benoît XVI

 

Très Saint-Père,

C’est au nom de toutes les Communautés nouvelles et Mouvements ecclésiaux représentés sur cette place que je m’adresse à vous.
Nous désirons avant tout vous exprimer, Sainteté, notre plus profonde gratitude pour nous avoir à nouveau convoqués et réunis tous ensemble autour de vous, à côté du tombeau de Pierre.
Comment pourrions-nous ne pas nous rappeler en ce jour votre bien-aimé prédécesseur, le Saint-Père Jean-Paul II, et notre rencontre mémorable avec lui la veille de la Pentecôte en 1998 ?
Ce jour-là, il nous avait annoncé qu’« une nouvelle étape, celle de la maturité ecclésiale » se présentait à nous. Et « l’Église attend de vous, avait-il ajouté, des fruits de maturité, des fruits de communion et d’engagement . »
Ces paroles et les autres, par lesquelles il définissait notre place au sein de l’Église, Épouse du Christ, comme expression significative de la dimension charismatique de l’Église, co-essentielle à la dimension institutionnelle , signifiaient pour nous que nous étions compris et reconnus, mais aussi investis d’une grande responsabilité. Nous voudrions être dignes d’une telle confiance.
À cette occasion, d’accord avec d’autres fondateurs, j’avais promis au Saint-Père Jean-Paul II que nous nous serions employés à faire grandir la communion entre les Mouvements et les Communautés nouvelles.
Aujourd’hui, nous pouvons dire que l’amour réciproque et l’unité ont grandi au-delà de toute prévision.
En effet, nos Communautés et nos Mouvements nous semblent constituer comme des filets tissés par l’amour de Dieu dans le monde. Dans la lignée de l’œuvre admirable des Ordres et des Congrégations religieuses, ils représentent comme une maquette, un laboratoire de l’unité de la famille humaine.
Et notre gratitude immense va surtout à Celui que nous considérons comme le vrai Protagoniste de la floraison de nos Mouvements, l’Esprit Saint, qui ne cesse de nous combler de ses dons.
Il est à l’œuvre en notre époque et poursuit son action au cours des siècles en faveur de l’Église qui, édifiée « sur le fondement des apôtres et des prophètes » (Ep 2,20), est le levain de la civilisation de l’amour.
Sainteté, nous désirons vous assurer que nous poursuivrons la collaboration et la communion entre nos Mouvements et nos Communautés nouvelles afin que, en communion parfaite avec vous-même et avec les Pasteurs de l’Église et dans la plus profonde obéissance, nous puissions œuvrer pour la réalisation de ce que Jésus désire, en premier lieu l’unité.
Et notre Église bien-aimée sera plus unie, plus familiale, plus accueillante, plus belle dans sa variété. Elle témoignera du Christ dans ses multiples prérogatives ainsi que de Marie, la mère de Dieu, elle qui est charismatique par excellence.

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1. Discours lors de la Rencontre avec les Mouvements ecclésiaux et les Communautés nouvelles sur la Place Saint-Pierre, 30 mai 1998.
2. Cf. Message de Jean-Paul II aux participants au Congrès mondial des Mouvements ecclésiaux (Rome, 27-29 mai 1998).

 


 

Commento al Salmo 112 del prof. Andrea Riccardi

Padre Santo,
Padri ed amici tutti,
pregare con i Salmi alla Veglia di Pentecoste presso la tomba dell’apostolo Pietro è un’occasione spirituale di cui Le siamo tanto grati, Padre Santo. I Salmi sono preziosi per noi che non sappiamo pregare: dono di un alfabeto con cui rivolgersi al Signore. Egli, con la sua Parola, ci insegna a pregare: “Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore”. Laudate pueri: chi prega, a qualunque età, trova il cuore del bambino. Grida il nome del Signore, come un bambino che, al buio, cerca sua madre. In questo c’è un insegnamento per noi, nuove Comunità e Movimenti: “se non vi convertirete e non diventerete come bambini…” (Mt 18,3). Un carisma fruttifica con la preghiera e con il cuore da bambini. Perché è dono!
“Dal sorgere del sole al suo tramonto”. L’apostolo esorta: “pregate incessantemente” (1 Tes 5,17). Senza sosta: com’è possibile? Siamo laici, immersi nelle cose del mondo: attratti e distratti da esse. Ma la preghiera non solo è possibile, ma necessaria. Dice Gesù: “senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 5). E’ vero. Rivedo tanti momenti: le tempeste, le fragilità, la disperazione, la banalità stolida del peccato, il male o miserie troppo grandi. Senza la preghiera ci saremmo rassegnati. Posso dirlo almeno per me, per i miei amici di Sant’Egidio.
Più passa il tempo e più sentiamo di dover pregare. La vita comunitaria è scuola di preghiera per tutti, giovani e anziani: “Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre”. La preghiera è il tessuto in cui il carisma non si spegne né si svuota nell’orgoglio, ma fruttifica. Perché il carisma è un dono, non un’utopia, un’ideologia, un progetto di potere.
Lungo gli anni abbiamo visto accendersi e spegnersi le stelle delle utopie che promettevano un mondo nuovo; abbiamo visto crescere, d’altra parte, la rassegnazione, indifferente al dolore altrui, arrendevole ad un mondo vecchio. Ma la Parola di Dio, la liturgia, la preghiera ci hanno formato ad altro sentire: un amore tenace e paziente. E’ l’amore di Gesù, dono di Pentecoste, fondamento di ogni carisma, che si comunica ai nostri cuori grazie allo Spirito.
Il Salmo canta Dio, “eccelso su tutti i popoli”. I pii ebrei lo immaginavano oltre i cieli: “più alta dei cieli è la sua gloria”. Distante dalle miserie della terra. Nel nostro mondo crescono le distanze (tra grandi e piccoli, tra popoli e civiltà): grandi distanze preparano nel disprezzo i conflitti. Invece Colui che è veramente distante dal nostro mondo meschino, è il più vicino: “Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell’alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?”. L’Eccelso si china. E’ scritto in tante pagine della Scrittura: “In luogo eccelso e santo io dimoro, -dice Isaia (57,15)- ma sono anche con gli oppressi e con gli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi”.
Le vite umane non scorrono dimenticate, solo sotto gli sguardi indifferenti della gente. Dice il Salmo 11: “Le sue pupille scrutano ogni uomo”. Dio non è distratto o indifferente. I suoi occhi squarciano l’indifferenza. Gesù, tante volte, guarda gli uomini nel loro dolore, perfino Pietro dopo che lo ha rinnegato. L’Eccelso si china e guarda. Questo non lascia uguale la vita degli uomini e delle donne. Il Salmo lo canta in due piccoli ma efficaci quadri: il povero e la sterile.
Il povero. Chi conosce le periferie del mondo, ha visto spesso mucchi di immondizia, su cui talvolta giocano i bambini. Ha camminato per vie polverose. Penso all’Africa. Ma ho in mente anche i poveri la cui casa è un mondezzaio; gli anziani abbandonati; chi vive nelle carceri. Così è una buona parte del mondo. Ma gli uomini non vedono né si chinano. Dio invece non è indifferente: “Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo”. Il povero, rialzato, siede con dignità tra i principi. Questi, se non tengono conto del povero, possono diventare un’assemblea di malvagi.
E’ un mondo capovolto dall’amore. Avviene: lo abbiamo visto. Non è un’utopia. Nasce dall’amore paziente e tenace che Dio effonde nei cuori. Dio ascolta il lamento dei poveri: “Tu sei sostegno del misero, sostegno al povero nella sua angoscia, riparo dalla tempesta, ombra contro il caldo…” (Is 25,4).
La sterile. Non siamo condannati alla sterilità del vivere per se stessi. La sterile del Salmo ricorda le vite sterili: donne della Bibbia, ma anche uomini di oggi, ricchi di risorse, ma incapaci di dare vita. C’è un mondo di gente ricca e sterile. Anche su di loro si china il Signore: “Il Signore dal cielo si china sugli uomini” (14,2). Si china su di noi. Lo si vede in Gesù: “Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione, li ha riscattati” (Is 63,9). E’ la Pasqua che abbiamo celebrato.
Oggi cantiamo la fecondità della vita nello Spirito: “fa abitare la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli”. Vale per tanta gente ricca e sterile. E’ ora la gioia di questa sera, di noi ricchi e sterili, resi umili e fecondi, padri di figli in questa bella casa senza mura, eppure stranamente tanto fraterna e intima.
Noi, Comunità e Movimenti, siamo gente sterile che, grazie all’amore del Dio che si china, abbiamo ricevuto un carisma fecondo. Ora abitiamo gioiosi con figli nella Chiesa. Oggi con Lei Padre Santo, con i Vescovi, con voi tutti. Oltre i presenti, ci sono altri in questa piazza stasera: un grande “popolo di umili e di poveri” –dice Sofonia (3,12). Ci sono tanti poveri risollevati dall’amore di questi umili che siamo noi.
E’ l’originale alleanza dei poveri e degli umili, che vive nella Chiesa, frutto dello Spirito. Si celebra quanto Lei, Padre Santo, ha scritto nella sua enciclica: “amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme”.
Giovanni Crisostomo, vescovo in tempi difficili, diceva: questo Salmo invita all’accordo della preghiera. Infatti esige carità e stima tra noi. Siamo diversi, ma non distanti: chiamati da Lei, Padre Santo, a comunicare con più amore e forza questo Vangelo. Così ringraziamo il Signore con l’Alleluja che apre e chiude il Salmo. Nella nostra debolezza, siamo rivestiti da una forza dall’alto. Per questo diciamo: “chi è pari al Signore nostro Dio?”.

 


 

 

Prof. Andrea Riccardi, founder of St. Egidio Community

 

 

Holy Father,
Fathers and all you friends,
To pray with the Psalms on the Vigil of Pentecost near to the tomb of the apostle Peter is a spiritual event that we are extremely grateful for, Holy Father. The Psalms are precious for people – like ourselves – who know not how to pray: they give us an alphabet to address the Lord. With his Word, the Lord teaches us how to pray: “Praise, servants of Yahweh, praise the name of Yahweh”. Laudate pueri: people who pray, at any age, regain the heart of children. They cry out the name of the Lord, like a child looking for the mother in the dark. In this, there is a teaching for us, new Communities and Movements: “unless you change and become like little children…” (Mt 18,3). A charisma yields fruit with prayer and with the heart of children. Because it is a gift!
“From the rising of the sun to its setting”. The apostle insists: “pray constantly” (1 Th 5,17). Constantly: how is it possible? We are laypersons, plunged in what is in the world: attracted and distracted by it. Prayer, however, is not only possible, it is necessary. Jesus says, “cut off from me, you can do nothing” (Jn 15,5). It is true. Many events come to mind: storms, frailties, despair, the foolish banality of sin, evil, or immense miseries. Cut off from prayer, we would have given up. I can say this at least personally, for my friends of Sant’Egidio.
The more time goes by, the more we feel we need to pray. Community life is a school of prayer for everyone, for the young and for the old: “Blessed be the name of Yahweh, henceforth and for ever”. Prayer is the material where a charisma is not extinguished, nor emptied by pride, where it yields fruit. Because a charisma is a gift, not a utopia, an ideology, or a project of power.
Over the years we have seen the light of utopias promising a new world shine and then die out, while hopelessness grew, indifferent to the sorrow of others, surrendering to an old world. The Word of God, however, the liturgy and prayer, have given shape to another sentiment; it is a tenacious and patient love: love of Jesus, gift of Pentecost, the basis of every charisma, which is communicated to our hearts thanks to the Spirit.
The Psalm sings “Supreme over all nations”. The pious Jews imagined God above the heavens: “supreme over the heavens his glory”, distant from the miseries down on the earth. In our world distances grow bigger (between the great and the little, between peoples and civilizations): great distances pave the way to conflicts with despise. On the contrary, he who is indeed distant from our miserable world is also closest: “Who is like Yahweh our God? His throne is set on high, but he stoops to look down on heaven and earth”. The Supreme stoops down. It is written in many pages of the Scripture: “I dwell in the high and holy place – says Isaiah (57,15) – with him also who is of a contrite and humble spirit, to revive the spirit of the humble, and to revive the heart of the contrite”.
Human lives do not roll by forgotten, only under the indifferent gaze of people. Psalm 11 says, “his gaze scrutinises the children of Adam”. God is not distracted or indifferent. His eyes tear indifference. Jesus often looks at men and women in their sorrow, even at Peter, after he denies him. The Supreme stoops to look down. This does not leave the lives of men and women the same as they were. The Psalm sings to this with two small, but effective pictures: the poor and the barren woman.
The poor. Whoever knows the peripheries of the world has often seen the dunghills where children often play; they have walked on dusty roads. I am thinking of Africa. But I also have in mind the poor whose home is a dunghill; abandoned elderly men and women, people living in prison. This is what quite a part of the world is. But people do not see, nor do they stoop down. However, God is not indifferent: “He raises the poor from the dust, he lifts the needy from the dunghill, to give them a place among princes, among princes of his people”. Lifted up, the poor are seated with dignity among princes. If these do not consider the poor, they may become an assembly of evil people.
It is a world overturned by love. It happens: we have seen it. It is not a utopia. It is born from that patient and tenacious love that God outpoured in our hearts. God listens to the plea of the poor: “For you have been a stronghold to the poor, a stronghold to the needy in his distress, a refuge from the storm, a shade from the heat…” (Is 25,4).
The barren woman. We are not condemned to the barren life of living for ourselves. The barren woman of the Psalm reminds us of other barren lives: women of the Bible, but also many men and women of our times, rich in resources, but incapable of giving life. There is a world of rich and barren people. The Lord looks down on them, as well: “Yahweh looks down from heaven at the children of Adam” (Ps 14,2). He stoops to look down at us. We see it in Jesus: “In all their affliction he was afflicted, and the angel of his presence saved them: in his love and in his pity he redeemed them” (Is 63,9). We celebrated it during Easter.
Today we sing to the fecundity of life in the Spirit: “He lets the barren woman be seated at home, the happy mother of sons”. It is true for many rich and barren people. It is the joy of this evening, of us rich and barren people, made humble and fecund fathers of sons in this beautiful house, wall-less but so brotherly and so intimate nevertheless.
Communities and Movements, we are barren people who have received a fecund charisma thanks to God, who stoops to look down. Now we live and rejoice within the Church, with children, with you, Holy Father, with the Bishops, with you all. In addition to those who are present, there are others on this square here tonight: it is an immense people of “poor and humble people” – Zephaniah says (3,12); there are many poor people lifted by the love of the humble people we are.
This is the special covenant of the poor and the humble, which lives within the Church as a fruit of the Spirit. It celebrates what you, Holy Father, wrote in the Encyclical: “Love of God and love of neighbour are now truly united”.
John Chrysostom, who was Bishop in troubled times, said: “this Psalm asks us to be united in prayer. Indeed, it asks us to love and esteem each other. We are different, but we are not distant: called by You, Holy Father, to communicate this Gospel with more love and more strength. And so, we thank the Lord with the Hallelujah that opens and closes the Psalm. In our weakness, we are clothed with the power from on high. That is why we say: “Who is like Yahweh our God?”

 


 

 

PROF. ANDREA RICCARDI


Santo Padre,
Padres y amigos todos,
rezar con los Salmos en la Vigilia de Pentecostés junto a la tumba del apóstol Pedro es una ocasión espiritual por la que Le estamos muy agradecidos, Santo Padre. Para nosotros que no sabemos rezar, los Salmos son algo precioso: el don de un alfabeto con el que dirigirse al Señor. Él, con su Palabra, nos enseña a rezar: “¡Alabad, siervos de Yahvé, alabad el nombre de Yahvé!”. Laudate pueri: quien reza, a cualquier edad, encuentra el corazón del niño. Grita el nombre del Señor, como un niño que en la oscuridad busca a su madre. En esto hay una enseñanza para nosotros, nuevas Comunidades y Movimientos: “si no cambiáis y os hacéis como los niños...” (Mt 18,3). Un carisma fructifica con la oración y con el corazón de niños. ¡Porque es don!
“De la salida del sol hasta su ocaso”. El apóstol exhorta: “Orad constantemente” (1 Tes 5, 17). Sin descanso: ¿cómo es posible? Somos laicos, inmersos en las cosas del mundo: atraídos y distraídos por ellas. Pero la oración no sólo es posible, sino que es necesaria. Dice Jesús: “separados de mí no podéis hacer nada” (Jn 15, 5). Es verdad. Vuelvo a ver muchos momentos: las tempestades, las fragilidades, la desesperación, la necia banalidad del pecado, el mal o las miserias demasiado grandes. Sin la oración nos habríamos resignado. Puedo decirlo al menos por mí, por mis amigos de Sant Egidio.
Cuanto más pasa el tiempo, más sentimos que debemos rezar. La vida comunitaria es escuela de oración para todos, jóvenes y ancianos: “¡Bendito el nombre de Yahvé, desde ahora y por siempre!”. La oración es el tejido donde el carisma no se apaga ni se vacía en el orgullo, sino que fructifica. Porque el carisma es un don, no una utopía, ni una ideología, ni un proyecto de poder.
A lo largo de los años hemos visto cómo se encendían y se apagaban las estrellas de las utopías que prometían un mundo nuevo; por otra parte, hemos visto crecer la resignación, indiferente al dolor ajeno, complaciente con un mundo viejo. Pero la Palabra de Dios, la liturgia y la oración nos han formado con otro sentir: un amor tenaz y paciente. Es el amor de Jesús, don de Pentecostés, fondo de todo carisma, que se comunica a nuestros corazones gracias al Espíritu.
El Salmo canta a Dios, “Excelso sobre los pueblos”. Los devotos judíos lo imaginaban más allá de los cielos: “más alta que los cielos su gloria”. Lejano de las miserias de la tierra. En nuestro mundo crecen las distancias (entre grandes y pequeños, entre pueblos y civilizaciones): las grandes distancias preparan los conflictos en el desprecio. Sin embargo, Aquel que está verdaderamente alejado de nuestro mundo mezquino es el más cercano: “¿Quién como Yahvé, nuestro Dios, con su trono arriba, en las alturas, que se abaja para ver el cielo y la tierra?”. El Excelso se inclina. Está escrito en muchas páginas de la Escritura: “En lo excelso y sagrado yo moro, -dice Isaías (57, 15)- y estoy también con el humillado y abatido de espíritu, para avivar el espíritu de los abatidos, para avivar el ánimo de los humillados”.
Las vidas humanas no discurren en el olvido, sólo bajo las miradas indiferentes de la gente. Dice el salmo 11: “sus pupilas examinan a los hombres” (4). Dios no está distraído ni indiferente. Sus ojos desgarran la indiferencia. Muchas veces Jesús mira a los hombres en su dolor, incluso a Pedro después de que le negase. El Excelso se inclina y mira. Esto no deja igual la vida de los hombres y de las mujeres. El Salmo lo canta en dos pequeñas pero eficaces imágenes: el pobre y la estéril.
El pobre. Quien conoce las periferias del mundo ha visto con frecuencia montañas de basura sobre las que a veces juegan los niños. Ha caminado por caminos polvorientos. Pienso en África. Pero tengo en mente también a los pobres cuya casa es un basurero; a los ancianos abandonados; a los que viven en las cárceles. Así es una buena parte del mundo. Pero los hombres no ven ni se inclinan. Dios, en cambio, no es indiferente: “Levanta del polvo al desvalido, alza al pobre del estiércol, para sentarlo en medio de los nobles, en medio de los nobles de su pueblo”. El pobre, levantado, se sienta con dignidad entre los nobles. Éstos, si no tienen en cuenta al pobre, pueden convertirse en una asamblea de malvados. Es un mundo al que el amor le ha dado la vuelta. Sucede: lo hemos visto. No es una utopía. Nace del amor paciente y tenaz que Dios derrama en los corazones. Dios escucha el lamento de los pobres: “fuiste fortaleza para el débil, fortaleza para el pobre en su aprieto, parapeto contra el temporal, sombra contra el calor...” (Is 25, 4).
La estéril. No estamos condenados a la esterilidad de vivir para nosotros mismos. La estéril del Salmo recuerda las vidas estériles: mujeres de la Biblia, pero también hombres de hoy, ricos de recursos, pero incapaces de dar vida. Hay un mundo de gente rica y estéril. También sobre ellos se inclina el Señor: “Se asoma Yahvé desde los cielos hacia los hijos de Adán” (Sal 14, 2). El Señor se inclina sobre nosotros. Se ve en Jesús: “No fue un mensajero ni un ángel: él mismo en persona los liberó. Por su amor y su compasión él los rescató” (Is 63, 9). Es la Pascua que hemos celebrado.
Hoy cantamos la fecundidad de la vida en el Espíritu: “Asienta a la estéril en su casa, como madre feliz con hijos”. Esto es válido para mucha gente rica y estéril. Es ahora la alegría de esta tarde, de nosotros ricos y estériles, convertidos en humildes y fecundos, padres de hijos en esta bella casa sin muros, y al mismo tiempo tan extrañamente fraternal e íntima.
Nosotros, Comunidades y Movimientos, somos gente estéril que, gracias al amor de Dios que se inclina, hemos recibido un carisma fecundo. Ahora habitamos gozosos como hijos en la Iglesia. Hoy con Usted, Santo Padre, con los Obispos, con todos vosotros. Además de los presentes, esta tarde hay otros en esta plaza: un gran “pueblo humilde y pobre” -dice Sofonías (3, 12). Hay muchos pobres levantados por el amor de estos humildes que somos nosotros.
Es la original alianza de los pobres y de los humildes que vive en la Iglesia, fruto del Espíritu. Se celebra lo que Usted, Santo Padre, ha escrito en su encíclica: “Amor a Dios y amor al prójimo se funden entre sí”.
Juan Crisóstomo, obispo en tiempos difíciles, decía: este salmo invita al acuerdo de la oración. En efecto, exige caridad y estima entre nosotros. Somos diferentes, pero no distantes: llamados por Usted, Santo Padre, a comunicar con más amor y fuerza este Evangelio. Por esto damos gracias al Señor con el Aleluya que abre y cierra el Salmo. En nuestra debilidad, somos revestidos por una fuerza que viene de lo alto. Por esto decimos: “¿Quién como Yahvé, nuestro Dios?”.



 

 

 

PROF. ANDREA RICCARDI


Heiliger Vater,
ehrwürdige Väter und liebe Freunde,
das Gebet mit den Psalmen am Vorabend von Pfingsten am Grab des Apostels Petrus ist ein spirituelles Ereignis, für das wir Ihnen, Heiliger Vater, danken. Die Psalmen sind kostbar für uns, denn wir wissen nicht, wie wir beten sollen: Sie sind das Geschenk eines Alphabetes, durch das wir uns an den Herrn wenden können. Durch sein Wort lehrt er uns beten: „Lobet, ihr Knechte des Herrn, lobt den Namen des Herrn!“ Laudate pueri: Wer betet, entdeckt in jedem Lebensalter das Herz eines Kindes. Er ruft den Namen des Herrn wie ein Kind, das im Dunkeln nach seiner Mutter sucht. Darin liegt eine Lehre für uns neue Gemeinschaften und Bewegungen: „Wenn ihr nicht umkehrt und wie die Kinder werdet“ (Mt 18,3). Ein Charisma reift heran durch das Gebet und mit dem Herzen eines Kindes. Denn es ist ein Geschenk!

„Vom Aufgang der Sonne bis zum Untergang“. Der Apostel mahnt: „Betet ohne Unterlass!“ (1 Thess 5,17). Ununterbrochen: Wie ist das möglich? Wir sind Laien, beschäftigt mit den Dingen der Welt: von ihnen angezogen und durch sie zerstreut. Doch das Gebet ist nicht nur möglich, sondern notwendig. Jesus sagt: „Getrennt von mir könnt ihr nichts tun“ (Joh 15,5). Das ist wahr. Ich denke an viele Augenblicke: Stürme, Schwächen, Verzweiflung, die törichte Banalität der Sünde, das Böse oder übergroßes Elend. Ohne das Gebet hätten wir resigniert. Das kann ich zumindest über mich selbst sagen, über meine Freunde von Sant’Egidio.

Je mehr Zeit vergeht, umso mehr haben wir das Gefühl, beten zu müssen. Das gemeinschaftliche Leben ist eine Schule des Gebetes für alle, für Jugendliche und alte Menschen: „Der Name des Herrn sei gepriesen von nun an bis in Ewigkeit“. Das Gebet ist das Umfeld, in dem das Charisma nicht verlischt oder im Stolz entleert wird, sondern Frucht bringt. Denn das Charisma ist ein Geschenk, keine Utopie, keine Ideologie, kein Machtvorhaben.

Im Laufe der Jahre haben wir mit anschauen müssen, wie Sterne von Utopien, die eine neue Welt versprachen, aufgegangen und verloschen sind; wir haben andererseits mit anschauen müssen, dass die Resignation zugenommen hat, die gleichgültig ist angesichts des Leides der anderen und sich mit einer alten Welt abfindet. Doch das Wort Gottes, die Liturgie, das Gebet haben in uns ein anderes Empfinden geformt: eine ausdauernde und geduldige Liebe. Diese Liebe Jesu, eine Gabe von Pfingsten, ist die Grundlage aller Charismen und wird durch den Geist in unsere Herzen ausgegossen.

Der Psalm besingt Gott als „erhaben über alle Völker“. Die frommen Juden hatten die Vorstellung, dass er über den Himmeln sei: „seine Herrlichkeit überragt die Himmel“. Fern vom Elend der Erde. In unserer Welt wächst die Distanz (zwischen Großen und Kleinen, zwischen Völkern und Kulturen): große Distanzen führen durch Verachtung zu Konflikten. Doch Er, der wahrhaft fern von unserer kleinlichen Welt ist, ist der Nächste von allen: „Wer gleicht dem Herrn, unserm Gott, im Himmel und auf Erden, ihm, der in der Höhe thront, der hinabschaut in die Tiefe?“ Der Erhabene schaut hinab. Auf vielen Seiten der Schrift steht das geschrieben: „Als Heiliger wohne ich in der Höhe“ – sagt Jesaja (57,15) – „aber ich bin auch bei den Zerschlagenen und Bedrückten, um den Geist der Bedrückten wieder aufleben zu lassen und das Herz der Zerschlagenen neu zu beleben“.

Das Leben der Menschen läuft nicht vergessen vor sich hin, nur unter den gleichgültigen Blicken der Leute. Psalm 11 sagt: „Seine Blicke prüfen die Menschen“. Gott ist nicht zerstreut oder gleichgültig. Seine Augen vertreiben die Gleichgültigkeit. Viele Male blickt Jesus auf die Menschen in ihrem Leid, sogar auf Petrus, nachdem er ihn verleugnet hatte. Der Erhabene neigt sich und blickt herab. Das lässt das Leben der Männer und Frauen nicht so, wie es ist. Der Psalm spricht darüber in zwei kleinen aber vielsagenden Bildern: der Arme und die Kinderlose.

Der Arme: Wer die Peripherien der Welt kennt, hat häufig Abfallhügel gesehen, auf denen manchmal Kinder spielen. Oder er ist auf staubigen Wegen gegangen. Ich denke an Afrika. Doch ich denke auch an Arme, deren Wohnung ein Müllhaufen ist; an die verlassenen alten Menschen; an die Gefangenen. So sieht ein großer Teil der Welt aus. Doch die Menschen sehen es nicht und beugen sich nicht herab. Gott dagegen ist nicht gleichgültig: „der den Schwachen aus dem Straub emporhebt und den Armen erhöht, der im Schmutz liegt. Er gibt ihm einen Sitz bei den Edlen, bei den Edlen seines Volkes“. Der erhöhte Arme sitzt in Würde bei den Edlen. Wenn diese keine Rücksicht auf den Armen nehmen, können sie zu einer Ansammlung von Frevlern werden. Durch die Liebe wird die Welt ganz und gar umgewandelt. Das geschieht: wir haben es gesehen. Das ist keine Utopie. Es wird möglich durch die geduldige und ausdauernde Liebe, die Gott in die Herzen ausgießt. Gott hört das Schreien der Armen: „Du bist die Zuflucht der Schwachen, die Zuflucht der Armen in ihrer Not; du bietest ihnen ein Obdach bei Regen und Sturm und Schatten bei glühender Hitze“ (Jes 25,4).

Die Kinderlose. Wir sind nicht zur Unfruchtbarkeit eines Lebens für sich selbst verurteilt. Die Kinderlose im Psalm erinnert an unfruchtbares Leben: Frauen der Bibel, aber auch Menschen von heute, die reich an Gütern sind, doch unfähig, Leben zu schenken. Es gibt eine Welt voller reicher und unfruchtbarer Menschen. Auch ihnen neigt sich der Herr zu: „Der Herr blickt vom Himmel herab auf die Menschen“ (Ps 14,2). Er neigt sich ihnen zu. Das sieht man bei Jesus: „Nicht ein Bote oder ein Engel, sondern sein Angesicht hat sie gerettet. In seiner Liebe und seinem Mitleid hat er selbst sie erlöst“ (Jes 63,9). Das ist das Osterfest, das wir gefeiert haben.

Heute besingen wir die Fruchtbarkeit des Lebens aus dem Geiste: „Die Frau, die kinderlos war, lässt er im Hause wohnen“. Das trifft auf viele reiche und unfruchtbare Menschen zu. Das ist unsere Freude heute Abend von uns Reichen und Unfruchtbaren, die demütig und fruchtbar geworden sind, Väter von Kindern in diesem schönen Haus ohne Mauern, das jedoch seltsamerweise so geschwisterlich und familiär ist.

Wir Gemeinschaften und Bewegungen sind unfruchtbare Menschen, die durch die Liebe Gottes, der sich herabneigt, ein fruchtbares Charisma empfangen haben. Heute leben wir froh als Kinder in der Kirche. Heute mit Ihnen, Heiliger Vater, mit den Bischöfen, mit euch allen. Außer den Anwesenden sind auch andere heute Abend auf diesem Platz: ein großes „demütiges und armes Volk“ – wie Zefanja sagt (3,12). Viele Arme wurden durch die Liebe dieser Demütigen, die wir sind, aufgerichtet.

Das ist das Urbündnis der Armen und Demütigen, das in der Kirche besteht und Frucht des Geistes ist. Hier wird das gefeiert, was Sie, Heiliger Vater, in Ihrer Enzyklika geschrieben haben: „Gottes- und Nächstenliebe verschmelzen“.

Johannes Chrysostomus, ein Bischof in schwierigen Zeiten, sagte: Dieser Psalm ruft zur Eintracht des Gebetes auf. Er fordert nämlich Liebe und Achtung unter uns. Wir sind unterschiedlich, doch nicht fern voneinander: Sie, Heiliger Vater, haben uns aufgerufen, mit größerer Liebe und kraftvoller dieses Evangelium weiterzugeben. Auf diese Weise danken wir dem Herrn mit dem Halleluja, das den Psalm einleitet und abschließt. In unserer Schwäche werden wir mit einer Kraft von oben umkleidet. Deshalb sagen wir: „Wer gleicht dem Herrn, unserm Gott“.

 

 


 

 

Commento al Salmo 146, di Kiko Argüello, fondatore del Cammino Neocatecumenale

Carissimo Padre,
grazie per l’occasione che mi si offre di dire una parola.
Abbiamo ascoltato il Salmo 146 nel quale siamo invitati a lodare Dio perché “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”.
Gerusalemme e soprattutto il suo Tempio, è stato ricostruito da Zorobabele e Giosuè, un laico e un sacerdote. E prima, Mosè e Aronne, poi Pietro e Paolo, i due testimoni di cui parla l’Apocalisse... possiamo dire: carisma e istituzione. Carisma e istituzione uniti sono co-essenziali alla missione della Chiesa, ha detto papa Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 1998.
In riferimento alla festa che oggi celebriamo, papa Giovanni Paolo II, al Simposio dei vescovi Europei nell’anno 1986, parlando della necessità che ha la Chiesa di una nuova evangelizzazione, ha detto: “Per realizzare un’efficace opera di evangelizzazione dobbiamo ritornare a ispirarci al primissimo modello apostolico. Tale modello, fondante e paradigmatico, lo contempliamo nel cenacolo: gli apostoli sono uniti e perseveranti con Maria in attesa di ricevere il dono dello Spirito. Solo con l’effusione dello Spirito comincia l’opera dell’evangelizzazione. Il dono dello Spirito è la prima sorgente, il primo soffio dell’autentica evangelizzazione. Occorre, dunque, cominciare l’evangelizzazione invocando lo Spirito e cercando dove soffia lo Spirito (cfr. Gv 3, 8). Perché alcuni sintomi di questo soffio dello Spirito Santo sono certamente presenti oggi in Europa. Per trovarli, sostenerli e svilupparli bisognerà lasciare schemi atrofizzati per andare là dove inizia la vita, dove vediamo che si producono frutti di vita «secondo lo Spirito»...”.
Questo lo ha detto il Papa ai vescovi europei dopo aver parlato della distruzione della famiglia e della secolarizzazione dell’Europa, affermando che lo Spirito ha dato già la risposta. E sta dando la risposta! Possiamo dire: eccoci Santo Padre, ecco la risposta, ecco i nuovi carismi, le nuove realtà che lo Spirito Santo suscita in aiuto ai preti, in aiuto alle parrocchie, ai vescovi, in aiuto al papa. “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”.
Ma quanto è difficile, Santo Padre, che le istituzioni capiscano che hanno necessità dei carismi! Ecco che tutti abbiamo bisogno che si attui la ecclesiologia del Vaticano II, una ecclesiologia di comunione, della Chiesa come corpo. In definitiva è l’attuazione del Concilio Vaticano II che ci urge oggi più che mai. Il Papa Giovanni XXIII nella Costituzione Apostolica “Humanae salutis” (1961) con cui indiceva il Concilio esordiva dicendo: “La Chiesa oggi assiste ad una crisi in atto della società. Mentre l’umanità è alla svolta di un’era nuova, compiti di una gravità e ampiezza immensa attendono la Chiesa, come nelle epoche più tragiche della sua storia. Si tratta di mettere a confronto con le energie vivificanti e perenni dell’evangelo il mondo moderno”. Il Papa Giovanni XXIII ha profetizzato quello che oggi ci sommerge “la svolta di una era nuova”, la postmodernità, l’ateismo nihilista, l’apostasia dell’Europa. L’Apocalisse dice che l’Agnello sgozzato vince la bestia. Perché i cristiani diventino questo agnello hanno bisogno dei carismi, hanno bisogno delle nuove realtà ecclesiali, dei movimenti, delle nuove comunità. Tutti abbiamo bisogno di una fede adulta, e perciò è necessario aprire nelle parrocchie l’iniziazione cristiana. Comunità come la Santa Famiglia di Nazaret, dove nostro Signore Gesù è diventato adulto, e per questo ha avuto bisogno di una famiglia, della Famiglia di Nazaret.
La piccola comunità cristiana salva la famiglia e la famiglia salva la Chiesa. Ecco la missione del Cammino neocatecumenale nella chiesa e nelle parrocchie.
Termino Santità dicendo che il Cammino neocatecumenale, insieme a tanti altri che oggi sono presenti qui in questa piazza, sono il segno della attuazione di questo Salmo: “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”, il Signore ricostruisce la sua Chiesa.
Spero che tale fatto, in questo vespro mirabile della Pentecoste del 2006 sia per Lei e per tutti noi un segno di speranza e di grande consolazione.

 

 


 

 

BEITRAG VON KIKO ARGÜELLO


Lieber Vater,

danke für die Gelegenheit, die mir geboten wird, ein Wort zu sagen.
Wir haben Psalm 146 gehört, der uns einlädt, Gott zu loben, weil der „Herr Jerusalem wieder aufbaut“.
Jerusalem, und vor allem sein Tempel, ist von Zorobabel und Josue, einem Laien und einem Priester, wieder aufgebaut worden.
„Charisma und Institution“, das kann von Moses und Aaron gesagt werden, aber auch von Peter und Paul, zwei Zeugen, von denen die Apokalypse spricht. Charisma und Institution, beide geeint sind wesentlich für die Sendung der Kirche, so hat Papst Johannes Paul II. beim Pfingstfest 1998 gesagt.
In Bezug auf das Pfingstfest, das wir heute feiern, hat Papst Johannes Paul II beim Symposium der Bischöfe Europas im Jahre 1986 gesagt: „Um ein wirkungsvolles Werk der Evangelisierung leisten zu können, müssen wir auf das allererste apostolische Modell zurückgreifen. Dieses begründende und pragmatische Modell finden wir im Pfingstsaal: Die Apostel sind beharrlich und erwartungsvoll um Maria geschart, die Gaben des Heiligen Geistes erwartend. Nur mit dem Ergießen des Geistes beginnt das Werk der Evangelisierung. Die Gabe des Geistes ist der erste Motor, die erste Quelle, der erste Hauch der echten Evangelisierung. Deswegen muss man beim Beginn der Evangelisierung damit beginnen, den Geist anzurufen und suchen, wo der Geist weht (Vgl. Joh 3,8). Einige Zeichen dieses Wehens des Geistes sind wahrhaftig heute in Europa gegenwärtig. Um sie zu finden, zu erhalten und zu entfalten, wird man manchmal starre Schemata lassen müssen, um dorthin zu gelangen, wo das Leben beginnt, wo wir sehen, dass sich ‚dem Geist gemäß’ Lebensfrüchte zeitigen…“.
Das hat er den europäischen Bischöfen gesagt, nachdem er von der Zerstörung der Familie und der Säkularisierung Europas gesprochen hat, und sagte, dass der Heilige Geist schon die Antwort gegeben hat. Er ist dabei die Antwort zu geben: Sieh uns, Heiliger Vater, sieh hier die neuen Charismen, die neuen Realitäten, die der Heilige Geist als Hilfe für die Priester, Pfarreien, Bischöfe und den Heiligen Vater hervorruft. „Der Geist baut Jerusalem wieder auf“.
Die Kirche steht immer im Kampf gegen die Bestie. Nur ein reifer Glaube in den Christen, die in ihrem Leib das Sterben Christi tragen, wird die Welt retten. Aber wie schwer ist es, Heiliger Vater, dass die Institutionen verstehen, dass sie die Charismen brauchen! Hier brauchen wir, dass die Ekklesiologie des II. Vatikanums verwirklicht wird, eine Ekklesiologie der Kommunion, der Kirche als Leib. Letzten Endes ist es die Verwirklichung des Zweiten Vatikanischen Konzils, die heute mehr denn je nötig ist. So versteht man, wie Papst Johannes XXIII. in der apostolischen Konstitution „Humanae salutis“ (1961), mit der er das Konzil einberief, am Anfang sagte: „Die Kirche heute wohnt einer Krise der Gesellschaft bei, die in vollem Gang ist. Während die Menschheit an der Wende einer neuen Ära ist, erwarten die Kirche Aufgaben von großem Ernst und großer Tragweite, so wie in den tragischsten Epochen seiner Geschichte. Es geht darum, die moderne Welt mit den ewiges Leben spendenden Energien des Evangeliums gegenüber zu stellen“. Papst Johannes XXIII. wusste die „neue Ära“ vorauszusehen, die uns heute überflutet, die Postmodernität, der sichtbare Atheismus. Wir sollten begreifen, dass nur das geschlachtete Lamm die Bestie besiegt, und damit die Christen dieses Lamm werden, benötigen sie Charismen, brauchen sie einen reifen Glauben, die christliche Initiation: hier ist die Sendung des neokatechumenalen Weges.
Heiligkeit, abschließend möchte ich sagen, das der neokatechumenale Weg, zusammen mit so vielen anderen, die auf diesem Platz sich eingefunden haben, das Zeichen der Verwirklichung dieses Psalms ist: „Der Herr baut Jerusalem wieder auf“.
Möge diese Tatsache in der hiesigen wunderbaren Vesper des Pfingstfestes von 2006 für Sie, wie auch für uns alle, ein großer Trost sein.


 

 

INTERVENTO DI DON JULIÁN CARRÓN
PRESIDENTE DELLA FRATERNITÀ DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

«Il vero protagonista della storia è il mendicante: Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo». Con queste parole don Giussani terminò, otto anni fa, il suo intervento proprio qui, in Piazza San Pietro, inginocchiato davanti a Giovanni Paolo II. Noi oggi ritorniamo come mendicanti, ancora più desiderosi di Cristo, stupiti di come Cristo ha continuato a mendicare il nostro cuore.

1. «Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!» (Ap 15,3)

Anche noi possiamo dire, come i martiri dell’Apocalisse dopo aver visto la Sua vittoria: «Grandi e mirabili sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente». Quali sono le opere che ci fanno cantare? La risurrezione di Cristo che, per opera dello Spirito Santo, ci ha afferrato nel battesimo, facendoci diventare “suoi”.
La vittoria di Cristo ci fa esultare di gioia e di gratitudine nel vedere come Lui, prendendo tutta quanta la nostra umanità, la porta a una pienezza senza paragone, spingendoci a non vivere più per noi stessi, ma per colui che è morto e risorto per noi (cfr 2Cor 5,14-15). È nella carne, in mezzo alle vicende della vita, che a noi viene data la grazia di vivere questa novità: «Pur vivendo nella carne, io vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Lo stupore dell’amore di Cristo per ognuno di noi domina la nostra vita, perchè «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). È così che abbiamo sperimentato «la potenza della sua risurrezione» (Fil 3,10).
Questa è la sconfitta del nulla che sempre incombe su ogni uomo, e che tante volte gli fa dubitare ci sia una risposta che corrisponda alle esigenze di verità, di bellezza, di giustizia, di felicità del suo cuore, perché niente è in grado di affascinarlo totalmente per molto tempo. Infatti, «senza la resurrezione di Cristo c’è solo un’alternativa: il niente». In Cristo risorto, invece, vediamo la vittoria dell’Essere sul nulla, e perciò il ridestarsi in noi dell’unica speranza che non delude (Rm 5,5).
L’incontro con il carisma di don Giussani, nel grande alveo della Chiesa, ci ha fatto diventare Cristo sempre più familiare, più che nostro padre e nostra madre, fino a far sorgere in noi la domanda: «Chi sei Tu, Cristo?», secondo lo stesso metodo che ha condotto i discepoli dall’esperienza dell’incontro con l’umanità di Cristo alla grande domanda circa la sua divinità. In questo modo noi, battezzati, ci siamo immedesimati con Cristo (cfr Gal 3,27). Questo è il fascino inattaccabile del cristianesimo: esso ci fa partecipare a un avvenimento che prende tutto il nostro io e ci riprende ogni volta che veniamo meno, come è accaduto ai discepoli di Emmaus, che dicevano commossi: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?» (Lc 24,32). Così, alla luce dei doni dello Spirito, la realtà intera e tutta la vita testimoniano la ragionevolezza della fede in Cristo, destino e salvezza del mondo.

2. «Chi non temerà il tuo nome,
chi non ti glorificherà, o Signore?
Tu solo sei santo!» (Ap 15,4)

È l’imponenza del Suo amore che risplende nelle Sue opere a rendere facile il riconoscimento del Signore. Come fu per il popolo d’Israele, che davanti alla mano potente di Dio, «temette il Signore e credette in lui» (Es 14,31). Basta che la nostra libertà ceda e, come Sua Santità ci ha mirabilmente ricordato nella Sua enciclica, si lasci coinvolgere da Cristo nella «dinamica della sua donazione» a noi (Deus caritas est, n.13). Questa donazione arriva nella persona di Gesù Cristo a un «realismo inaudito» (n.12): il Dio incarnato diventa un’attrattiva così vincente che «ci attrae tutti a sé» (n.14). L’uomo che lo incontra lo trova talmente corrispondente all’attesa del cuore, che non esita a esclamare davanti al manifestarsi della bellezza della sua santità: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69).
Ma, come lo stesso Pietro, tante volte noi avvertiamo anche tutto il dramma della umana libertà che, invece di aprirsi fiduciosa nel riconoscimento stupito e grato del Signore presente, può chiudersi nella pretesa orgogliosa di autonomia o nello scetticismo, fino alla disperazione, di fronte alla propria impotenza e all’imponenza del male. Ma come Sua Santità ci ha ancora richiamato nell’enciclica, la santità di Dio si mostra come amore appassionato per il suo popolo, per ogni uomo, amore che nello stesso tempo perdona (cfr Deus caritas est, n.10). Tutta la fragilità dell’uomo, il suo tradimento, tutte le brutte possibilità della storia sono attraversate da quella domanda posta a Pietro in quell’alba sul lago: «Mi ami tu?» (Gv 21,17). Attraverso questa domanda, semplice e definitiva, la santità unica di Dio rivela nell’umanità di Cristo la sua inconcepibile e misteriosa profondità: Dio è misericordia. In essa l’uomo, ciascuno di noi, è ricreato nella verità della sua dipendenza originale, e la libertà rifiorisce come adesione umile e lieta, piena di domanda: «Sì, Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo» (Gv 21,17). In questo “sì” libero della creatura, dentro a ogni circostanza della vita, si riverbera e opera la gloria di Dio: «Gloria Dei vivens homo» (Sant’Ireneo, Adversus Haereses, IV,20,7)). La gloria di Dio è l’uomo che vive.

3. «Tutte le genti verranno, Signore,
davanti a te si prostreranno,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati» (Ap 15,4)

Il giudizio dell’Apocalisse ci svela la verità dell’ultimo giorno, quando tutti verranno e si prostreranno nel riconoscimento che Gesù è il Signore, e Cristo sarà definitivamente «tutto in tutti» (Col 3,11). Questo giudizio luminoso non è contraddetto da un mondo che sembra allontanarsi da Dio. Ma la drammatica situazione in cui viviamo rende più bruciante la struggente domanda di Cristo: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8).
Rispondere a questa domanda ci fa diventare più consapevoli della portata di questo incontro. Il nostro radunarci oggi intorno a Pietro ci rende certi che quel compimento finale vive nell’appartenenza alla Chiesa, al «piccolo gregge», anticipo e caparra della manifestazione finale. Ma, allo stesso tempo, ci strugge l’urgenza del compito a cui siamo chiamati. Come nella prima Pentecoste, anche noi siamo stati scelti, chiamati per diventare testimoni della bellezza di Cristo davanti a tutte le genti. Che semplicità di cuore ci vuole per lasciarci plasmare da Cristo così da far splendere di novità tutta quanta la nostra vita quotidiana, dal lavoro alla famiglia, dai rapporti alle iniziative! Soltanto una cosa potrà destare in coloro che incontreremo il desiderio di venire con noi a prostrarsi davanti al Signore: il vedere realizzarsi in noi la promessa di Cristo che chi lo segue avrà il centuplo quaggiù (Mc 10,29-30).


 

 

Address of FR. JULIÁN CARRÓN
President of the Fraternity of Communion and Liberation

“The true protagonist of history is the beggar: Christ who begs for man’s heart, and man’s heart that begs for Christ.” With these words, eight years ago, Fr. Giussani concluded his address here in St Peter’s Square, kneeling before John Paul II. Today we come back as beggars, even more desirous of Christ, astonished at how Christ has continued begging for our heart.

1. “Great and wonderful are your works,
Lord, God Almighty;
just and true are your ways, King of all nations!” (Rev 15,3)

Like the martyrs of the Apocalypse, after seeing His victory we, too, can say: “Great and wonderful are your works, Lord, God Almighty.” What are the works that make us sing? The Resurrection of Christ, who, by the work of the Holy Spirit, has taken hold of us in Baptism, making us “His.”
Christ’s victory makes us exult with joy and gratitude at seeing how He takes the whole of our humanity and brings it to a fullness beyond compare, making us live no longer for ourselves, but for Him who died and rose for us (cf. 2Cor 5:14-15). It is in the flesh, in all the events of life, that we are given the grace to live this newness: “Though living in the flesh, I live by faith in the Son of God, who loved me and gave himself for me.” (Gal 2:20) Our astonishment at Christ’s love for each of us dominates our life, because “it is no longer I who live, but Christ who lives in me” (Gal 2:20). This is how we have experienced “the power of his resurrection” (Phil 3:10).
This is the defeat of the nothingness that constantly looms over every man, and that often makes him doubt that there is an answer that corresponds to the need for truth, for beauty, for justice and for happiness in his heart, because nothing is able to wholly fascinate him for long. For, “without Christ’s resurrection, only one alternative remains: nothingness.” In the Risen Christ, instead, we see the victory of Being over nothingness, and therefore the reawakening in us of the one hope that does not disappoint. (Rom 5:5)
The encounter with Fr. Giussani’s charism in the great riverbed that is the Church has made Christ more and more familiar to us, more familiar than our father and mother, to the point of arousing in us the question: “Who are you, Christ?”, following the same method that led the disciples from the experience of the encounter with Christ’s humanity to the great question about his divinity. In this way, we, the baptized, have become one with Christ. (cf. Gal 3:27). This is the unassailable fascination of Christianity: it makes us participate in an event that takes up our whole “I” and rescues us every time we fail, like the disciples of Emmaus, who said, “Were our hearts not burning within us as we spoke with him on the road?” (Lk 24:32) Thus, in the light of the Holy Spirit’s gifts, the whole of reality and the whole of life witness the reasonableness of faith in Christ, the world’s destiny and salvation.

2. Who shall not fear and glorify your name, O Lord,
You alone are holy!” (Rev 15,4)

It is the immensity of His love that shines out in His works and makes it easy to recognize the Lord; as it was for the people of Israel, who before God’s mighty hand, “feared the Lord and believed in him” (Ex14:31). All that is needed is for our freedom to give in and, as Your Holiness wonderfully reminded us in your encyclical, let ourselves be drawn by Christ into the “dynamic of his self-giving” to us (Deus caritas est, n. 13). In the person of Christ, this giving reaches an “unprecedented realism” (n. 12) God incarnate becomes so overwhelmingly attractive that he “draws us all to himself.” (n.14). A person who meets Him finds Him so correspondent to his heart’s expectation, that he does not hesitate to exclaim before the manifestation of the beauty of His holiness: “Lord, to whom shall we go? You have the words of eternal life; we have believed and have come to know that You are the Holy One of God.” (Jn 6:68-69)
But, as Peter himself, many times we perceive, too, the whole drama of human freedom which, instead of opening us trustingly in astonished and grateful acknowledgment for the Lord present, can close itself up in the conceited pride of autonomy or in scepticism, to the point of despair, faced with one’s own impotence and the immensity of evil. But, as Your Holiness again reminded us in the encyclical, God’s holiness reveals itself as a passionate love for His people, for every man, and at the same time a forgiving love (Cf. Deus Caritas est n. 10). All man’s frailty, his betrayal, all the dreadful possibilities of history are traversed by that question put to Peter on the lake that morning, “Do you love me?” (Jn 21:17). Through this simple, definitive question, God’s unique holiness reveals in Christ its inconceivable and mysterious depth: God is mercy. In this, man, each one of us, is recreated in the truth of his original dependence, and freedom blossoms once more as humble, glad adhesion full of entreaty: “Yes, Lord, You know everything, You know that I love you” (Jn 21:17). In this free “yes” of the creature, in every circumstance of life, the glory of God echoes and is at work. «Gloria Dei vivens homo» (St. Irenaeus, Adversus Haereses, IV,20,7)). The glory of God is man who is alive.

3. “All nations shall come and worship you Lord,
because your judgments have been revealed” (Rev 15:4)

The judgment of the Apocalypse reveals us the truth of the last day, when all will come to bow down in acknowledgment that Jesus is the Lord, and Christ will be definitively “everything in everyone” (Col 3:11). This radiant judgment is not contradicted by a world that seems to be moving away from God, but the dramatic situation in which we are living intensifies Christ’s distressing question: “When the Son of man comes, will He find faith on earth?” Lk 18:8).
Answering this question makes us more aware of the importance of this meeting. Our coming together here around Peter makes us certain that that final fulfilment lives in belonging to the Church, to the “little flock,” the anticipation and pledge of the final manifestation. But, at the same time, we are pressed by the urgency of the task we are called to. As at the first Pentecost, we, too, have been chosen, called to be witnesses of the beauty of Christ before all nations. What simplicity of heart is needed to let oneself be moulded by Christ so as to make the whole of our daily life, our work and family, our relationships and initiatives resplendent with newness! Only one thing can arouse in those we meet the desire to come with us to worship before the Lord: seeing realized in us the promise of Christ that those who follow Him will have the hundredfold here on earth (Mk 10:29-30).


 

 


INTERVENCIÓN DE DON JULIÁN CARRÓN
PRESIDENTE DE LA «FRATERNITÀ DI COMUNIONE E LIBERAZIONE»

«El verdadero protagonista de la historia es el mendigo: Cristo, mendigo del corazón del hombre, y el corazón del hombre, mendigo de Cristo». Con estas palabras, don Giussani acabó, hace ocho años, su intervención precisamente aquí, en la Plaza de San Pedro, arrodillado ante Juan Pablo II. Hoy volvemos como mendigos, todavía más deseosos de Cristo, maravillados por cómo Cristo ha seguido mendigando nuestro corazón.

1. «Grandes y maravillosas son tus obras,
Señor, Dios Todopoderoso;
justos y verdaderos tus caminos, ¡oh Rey de las naciones!» (Ap 15,3)

También nosotros podemos decir, como los mártires del Apocalipsis tras haber visto Su victoria: «Grandes y maravillosas son tus obras, Señor, Dios todopoderoso». ¿Cuáles son las obras que nos hacen cantar? La resurrección de Cristo que, por obra del Espíritu Santo, nos ha aferrado en el bautismo, y nos ha convertido en “suyos”.
La victoria de Cristo nos hace exultar de gozo y de gratitud al ver como Él, aferrando toda nuestra humanidad, la lleva a una plenitud sin igual, empujándonos a no vivir ya para nosotros mismos, sino para aquel que murió y resucitó por nosotros (cf. 2Co 5,14-15). Es en la carne, dentro de los acontecimientos de la vida, que se nos concede la gracia de vivir esta novedad: «Esta vida en la carne, la vivo en la fe del Hijo de Dios, que me amó y se entregó a sí mismo por mí» (Ga 2,20). El estupor del amor de Cristo por cada uno de nosotros domina nuestra vida, porque «ya no vivo yo, sino que Cristo vive en mí» (Ga 2,20). De este modo hemos experimentado «el poder de su resurrección» (Flp 3,10).
Ésta es la derrota de la nada que siempre se cierne sobre cada hombre, y que tantas veces les hace dudar de que exista una respuesta que corresponda a las exigencias de verdad, de belleza, de justicia, de felicidad de su corazón, porque nada es capaz de fascinarlo totalmente durante mucho tiempo. En efecto, «sin la resurrección de Cristo sólo existe una alternativa: la nada». En Cristo resucitado, en cambio, vemos la victoria del Ser sobre la nada, y, por tanto, se reaviva en nosotros la única esperanza que no falla (Rm 5,5).
Gracias al encuentro con el carisma de don Giussani, en el gran cauce de la Iglesia, Cristo ha llegado a ser cada vez más familiar para nosotros, más que nuestro padre y nuestra madre, hasta provocar en nosotros la pregunta: «¿Quién eres Tú, Cristo?», según el mismo método que ha llevado a los discípulos de la experiencia del encuentro con la humanidad de Cristo a la gran pregunta sobre su divinidad. De este modo nosotros, bautizados, nos hemos revestido de Cristo (cf. Ga 3,27). Éste es el atractivo inatacable del cristianismo: nos hace participar en un acontecimiento que aferra todo nuestro yo y nos rescata cada vez que flaqueamos, como sucedió a los discípulos de Emaús, que decían conmovidos: «¿No estaba ardiendo nuestro corazón dentro de nosotros cuando nos hablaba en el camino y nos explicaba las Escrituras?» (Lc 24,32). Así, a la luz de los dones de Espíritu, toda la realidad y toda la vida demuestran que la fe en Cristo, destino y salvación del mundo, es razonable.

2. «¿Quién no temerá, Señor,
y no glorificará tu nombre?
Porque sólo Tú eres santo» (Ap 15,4)

El reconocimiento del Señor es fácil por la imponencia de Su amor, que resplandece en Sus obras. Como fue para el pueblo de Israel, que ante la mano potente de Dios, «temió al Señor y creyó en él» (Cf. Es 14,31). Basta que nuestra libertad ceda y, como Su Santidad nos ha recordado de manera admirable en su encíclica, se deje implicar por Cristo en la «dinámica de su entrega» a nosotros (Deus caritas est, n.13). Esta entrega llega en la persona de Jesucristo a un «realismo inaudito» (n.12): el Dios encarnado se convierte en un atractivo tan irresistible que «nos atrae a todos hacia sí» (n.14). El hombre que se encuentra con Él siente que corresponde de tal modo a la espera del corazón, que no duda en exclamar ante la manifestación de la belleza de su santidad: «Señor, ¿a quién vamos a ir? Tú tienes palabras de vida eterna; y nosotros creemos y sabemos que Tú eres el Santo de Dios» (Jn 6,68-69).
Pero, como el mismo Pedro, muchas veces advertimos también todo el drama de la humana libertad que, en lugar de abrirse confiada en el reconocimiento sorprendido y agradecido del Señor, presente, puede cerrarse en la pretensión orgullosa de autonomía o en el escepticismo, hasta llegar a la desesperación, frente a la propia impotencia y a la imponencia del mal. Pero como Su Santidad nos ha recordado también en la encíclica, la santidad de Dios se muestra como amor apasionado por su pueblo, por cada hombre, amor que a la vez perdona (cf. Deus caritas est, n.10). Toda la fragilidad del hombre, su traición, todas las negras posibilidades de la historia son atravesadas por aquella pregunta planteada a Pedro aquel amanecer a la orilla del lago: «¿Me amas?» (Jn 21,17). A través de esta pregunta, sencilla y definitiva, la santidad única de Dios revela en la humanidad de Cristo su inconcebible y misteriosa profundidad: Dios es misericordia. En ella el hombre, cada uno de nosotros, es recreado en la verdad de su dependencia original, y la libertad florece de nuevo come adhesión humilde y dichosa, llena de petición: «Sí, Señor, tú lo sabes todo; tú sabes que te quiero» (Jn 21,17). En este “sí” libre de la criatura, dentro de cada circunstancia de la vida, se refleja y actúa la gloria de Dios: «Gloria Dei vivens homo» (San Irineo, Adversus Haereses, IV,20,7)). La gloria de Dios es el hombre que vive.

3. «Todas las naciones vendrán, Señor,
y se postrarán ante ti,
porque han quedado de manifiesto tus justos designios» (Ap 15,4)

El juicio del Apocalipsis nos revela la verdad del día final, cuando todos vendrán y se postrarán en el reconocimiento de que Jesús es el Señor, y Cristo será definitivamente «todo en todos» (Col 3,11). Este juicio luminoso no está en contradicción con un mundo que parece alejarse de Dios. Sin embargo, a causa de la dramática situación en la que vivimos, es más fulminante la vehemente pregunta de Cristo: «Pero, cuando el Hijo del hombre venga, ¿encontrará la fe sobre la tierra?» (Lc 18,8).
Responder a esta pregunta nos hace más conscientes de la importancia de este encuentro. Reunirnos hoy alrededor de Pedro nos da la seguridad de que aquella realización final vive en la pertenencia a la Iglesia, al «pequeño rebaño», anticipo de la manifestación final. Pero, al mismo tiempo, nos consume la urgencia de la tarea a la que estamos llamados. Como en el primer Pentecostés, también nosotros hemos sido elegidos, llamados a convertirnos en testigos de la belleza de Cristo ante todas las naciones. ¡Qué sencillez de corazón hace falta para dejarse plasmar por Cristo, de manera que toda nuestra vida cotidiana resplandezca de novedad, desde el trabajo a la familia, desde las relaciones a las iniciativas! Lo único que podrá suscitar en aquellos que encontraremos el deseo de venir con nosotros a postrarse ante el Señor es que vean realizada en nosotros la promesa de Cristo de que quien le siga recibirá el ciento por uno aquí y ahora (Mc 10,29-30).

 


 



INTERVENTION DU PERE JULIAN CARRON
PRESIDENT DE LA FRATERNITE DE COMMUNION ET LIBERATION

« Le véritable protagoniste de l’histoire est le mendiant : Jésus-Christ mendiant le cœur de l’homme et le cœur de l’homme mendiant Jésus-Christ ». C’est par ces mots que don Giussani concluait, il y a huit ans, son intervention ici même, Place Saint Pierre, agenouillé devant Jean-Paul II. Nous revenons aujourd’hui en mendiants, encore plus désireux du Christ, étonnés de constater combien le Christ n’a pas cessé de mendier notre cœur.

1. « Grandes et merveilleuses sont tes œuvres,
Seigneur, Dieu Maître-de-tout ;
justes et droites sont tes voies, ô Roi des nations ! » (Ap 15,3)

Nous aussi, comme les martyrs de l’Apocalypse, nous pouvons dire, après avoir vu Sa victoire : « Grandes et merveilleuses sont tes œuvres, Seigneur, Dieu Maître-de-tout ». Quelles sont ces œuvres qui nous font chanter ? La résurrection du Christ qui, par l’œuvre de l’Esprit Saint, nous a saisis dans le baptême en faisant de nous les « siens ».
La victoire du Christ nous fait exulter de joie et de gratitude ; en effet, nous voyons comment, saisissant toute notre humanité, Il la porte à une plénitude sans comparaison, nous poussant à ne plus vivre pour nous-mêmes, mais pour celui qui est mort et ressuscité pour nous (cf. 2Co 5,14-15). C’est dans la chair, au cœur des circonstances de la vie, que nous est donnée la grâce de vivre cette nouveauté : « Ma vie présente dans la chair, je la vis dans la foi au Fils de Dieu qui m’a aimé et s’est livré pour moi » (Ga 2,20). La stupeur que suscite l’amour du Christ pour chacun de nous domine notre vie, car « ce n’est plus moi qui vis, mais le Christ qui vit en moi » (Ga 2,20). C’est ainsi que nous avons expérimenté « la puissance de sa résurrection » (Ph 3,10).
C’est ainsi qu’est vaincu le néant qui pèse sur chaque homme et le fait souvent douter de l’existence d’une réponse qui corresponde aux exigences de vérité, de beauté, de justice et de bonheur de son cœur, puisque rien ne peut le fasciner de manière complète et durable. En effet, « sans la résurrection du Christ, il n’y a qu’une alternative : le néant ». Mais en Christ ressuscité, nous voyons la victoire de l’Etre sur le néant, et ainsi se réveille en nous la seule espérance qui ne déçoit point (Rm 5,5).
La rencontre avec le charisme de don Giussani, au sein de l’Eglise, si vaste, nous a rendu le Christ de plus en plus familier, plus que père et mère, jusqu’à faire surgir en nous la question : « Qui es-tu, ô Christ ? » ; c’est cette même méthode qui a mené les disciples de l’expérience de la rencontre avec l’humanité du Christ à la grande question sur sa divinité. Ainsi, baptisés, nous avons revêtu le Christ (cf. Ga 3,27). C’est ce qui donne au christianisme une fascination indestructible : il nous fait participer à un évènement qui prend tout notre moi et nous reprend chaque fois que nous défaillons, comme c’est arrivé aux disciples d’Emmaüs, qui disaient avec émotion : « Notre cœur n’était-il pas tout brûlant au-dedans de nous, quand il nous parlait en chemin ? » (Lc 24,32). Ainsi, à la lumière des dons de l’Esprit, la réalité et la vie toutes entières témoignent que la foi en Jésus-Christ, destin et salut du monde, est raisonnable.

2. « Qui ne craindrait, Seigneur,
et ne glorifierait ton nom ?
Car seul tu es saint ! » (Ap, 5,15)

L’amour du Seigneur s’impose en resplendissant dans Ses œuvres, et il est donc facile de Le reconnaître. Comme pour le peuple d’Israël, qui, devant la puissance de la main de Dieu, « craignit le Seigneur et crut en lui » (Ex 14,31). Il suffit que notre liberté cède et, comme Sa Sainteté nous l’a admirablement rappelé dans Son Encyclique, se laisse entraîner par le Christ dans la « dynamique de son offrande » à nous (Deus caritas est, n°13). Cette offrande atteint dans la personne de Jésus-Christ un « réalisme inouï » (n°12) : le Dieu incarné revêt un tel attrait qu’« il nous attire tous à lui » (n°14). L’homme qui le rencontre le trouve tellement correspondant à l’attente de son cœur qu’il n’hésite pas à s’exclamer devant la manifestation de la beauté de sa sainteté : « Seigneur, à qui irons-nous ? Tu as les paroles de la vie éternelle. Nous, nous croyons, et nous avons reconnu que tu es le Saint de Dieu » (Jn 6,68-69).
Toutefois, comme Saint Pierre lui-même, nous sentons aussi souvent tout le drame de la liberté humaine : au lieu de s’ouvrir avec confiance pour reconnaître avec étonnement et gratitude le Seigneur présent, elle peut se fermer dans la prétention orgueilleuse de son autonomie ou dans le scepticisme, jusqu’au désespoir, face à sa propre impuissance et à la domination du mal. Mais ainsi que Sa Sainteté nous l’a encore rappelé dans l’Encyclique, la sainteté de Dieu se révèle être un amour passionné pour son peuple, pour chaque homme, et en même temps un amour qui pardonne (cf. Deus caritas est, n°10). Toute la fragilité de l’homme, ses trahisons, toutes les mauvaises possibilités de l’histoire sont traversées par cette question posée à Pierre, à l’aube, au bord du lac : « M’aimes-tu ? » (Jn 21,17). A travers cette question, simple et définitive, la sainteté unique de Dieu révèle dans l’humanité du Christ sa profondeur inconcevable et mystérieuse : Dieu est miséricorde. En elle, l’homme, chacun de nous, est recréé dans la vérité de sa dépendance originelle, et la liberté refleurit comme adhésion humble et joyeuse, pleine de demande : « Oui Seigneur, tu sais tout, tu sais bien que je t’aime » (Jn 21,17). Dans ce « oui » libre de la créature dans chaque circonstance de la vie, se reflète et opère la gloire de Dieu : « Gloria Dei vivens homo » (Saint Irénée, Adversus Haereses, IV,20,7). La gloire de Dieu est l’homme vivant.

3. « Tous les païens viendront, Seigneur,
se prosterner devant toi,
parce que tes jugements ont été manifestés » (Ap 15,4)

Le jugement de l’Apocalypse nous révèle la vérité du dernier jour, lorsque tous viendront se prosterner et reconnaître que Jésus est le Seigneur, et que le Christ sera définitivement « tout en tous » (Col 3,11). Ce jugement lumineux n’est pas contredit par un monde qui semble s’éloigner de Dieu. Mais la situation dramatique dans laquelle nous vivons nous rend plus brûlants de la poignante question du Christ : « Mais le Fils de l’homme, quand il viendra, trouvera-t-il la foi sur la terre ? » (Lc 18,8).
Répondre à cette question nous rend plus conscients de la portée de cette rencontre. Nous rassembler aujourd’hui autour de Pierre nous rend certains que cet accomplissement final vit dans l’appartenance à l’Eglise, au « petit troupeau », annonciateur et avant-goût de la manifestation finale. Mais en même temps, nous sentons l’urgence de la tâche à laquelle nous sommes appelés. Comme dans la première Pentecôte, nous avons nous aussi été choisis, appelés pour devenir les témoins de la beauté du Christ devant toutes les nations. Quelle simplicité du cœur il faut pour se laisser façonner par le Christ au point que toute notre vie quotidienne, du travail à la famille, des rapports aux initiatives, resplendisse de nouveauté ! Une seule chose pourra susciter en ceux que nous rencontrerons le désir de venir avec nous se prosterner devant le Seigneur : s’ils verront se réaliser en nous la promesse du Christ que quiconque le suivra aura le centuple ici-bas (Mc 10,29-30).


 

 

REDE VON DON JULIÁN CARRÓN
VORSITZENDER DER FRATERNITÄT VON COMUNIONE E LIBERAZIONE

«Der wahre Protagonist der Geschichte ist der Bettler. Christus bettelt um das Herz des Menschen und das Herz des Menschen bettelt um Christus.» Mit diesen Worten schloss Don Giussani vor acht Jahren seinen Beitrag hier, auf dem Petersplatz, auf Knien vor Papst Johannes Paul II. Wir sind als Bettler heute zurückgekehrt, und verlangen noch mehr nach Christus. Zugleich staunen wir darüber, wie Christus fortfährt, um unser Herz bettelt.

1. «Groß und wunderbar sind deine Taten,
allmächtiger Herr und Gott
Gerecht und zuverlässig sind deine Wege, du König der Völker!» (Off, 15,3)

Wie die Märtyrer der Offenbarung, die Seinen Sieg gesehen haben, können auch wir sagen: «Groß und wunderbar sind deine Taten, allmächtiger Herr und Gott.» Was sind das für Werke, die unsere Stimme singen lassen? Die Auferstehung Christi, der uns durch das Wirken des Heiligen Geistes in der Taufe ergriffen und uns so zu den „Seinen“ gemacht hat.
Der Sieg Christi lässt uns vor Freude und Dankbarkeit jauchzen, wenn wir sehen, wie Er unsere ganze Menschlichkeit nimmt und sie zu einer Fülle ohnegleichen führt. Dabei bringt er uns dazu, nicht mehr für uns selbst zu leben, sondern für den, der für uns gestorben und auferstanden ist (siehe 2 Kor 5, 14-15). Uns ist es im Fleisch gegeben, inmitten der Wechselfälle des Lebens die Gnade dieser Neuigkeit zu leben. Uns wird die Gnade zuteil, diese Neuigkeit zu leben. «Obwohl ich jetzt noch im Fleisch lebe, lebe ich im Glauben an den Sohn Gottes, der mich geliebt und sich für mich hingegeben hat» (Gal 2,20). Das Staunen über die Liebe Christi für jeden einzelnen von uns beherrscht unser Leben, denn «nicht mehr ich lebe, sondern Christus lebt in mir.» (Gal 2,20). Auf diese Weise haben wir «die Macht seiner Auferstehung» (Phil 3,10) erfahren.
Das ist der Sieg über das Nichts, das stets jeden Menschen bedroht und das ihn so oft daran zweifeln lässt, dass es eine Antwort gibt, die den Bedürfnissen seines Herzens nach Wahrheit, Schönheit, Gerechtigkeit und Glück entspricht. Denn es gibt nichts, was in der Lage ist, das Herz für lange Zeit vollständig zu faszinieren. In der Tat, «ohne die Auferstehung gibt es nur eine Alternative, das Nichts». Im auferstandenen Christus hingegen sehen wir den Sieg des Seins über das Nichts, und so erwacht in uns erneut die einzige Hoffnung, die nicht enttäuscht (Röm 5,5).
Die Begegnung mit dem Charisma Don Giussanis, in dem großen Flussbett der Kirche, hat uns Christus immer vertrauter gemacht, mehr als unseren Vater und unsere Mutter, bis in uns die Frage entstand: «Wer bist Du, Christus?» Dies entspricht derselben Methode, die die Jünger aus der Erfahrung der Begegnung mit der Menschlichkeit Christi zur großen Frage nach seiner Göttlichkeit geführt hat. So sind wir als Getaufte mit Christus eins geworden. Darin liegt die unangreifbare Faszination des Christentums, dass es uns an einem Ereignis teilhaben lässt, das unser ganzes Ich ergreift. Und wenn wir schwach werden, richtet es uns immer wieder auf, so wie es den Emmaus-Jüngern erging, die voller Ergriffenheit feststellten: «Brannte uns nicht das Herz in der Brust, als er unterwegs mit uns redete?» (Lk 24,32). Im Lichte der Gaben des Geistes bezeugen somit die ganze Wirklichkeit und das ganze Leben die Vernünftigkeit des Glaubens an Christus, der die Bestimmung und der Retter der Welt ist.


2. «Wer wird dich nicht fürchten, Herr,
wer wird deinen Namen nicht preisen?
Denn du allein bist heilig! » (Off 15,4)

Es ist die Größe Seiner Liebe, die in Seinen Werken wiederscheint und es leicht macht, den Herren zu erkennen. So war es auch für das Volk Israel, das angesichts der starken Hand Gottes, «den Herren fürchtete und ihm glaubte» (Ex 14,31). Es genügt, dass unsere Freiheit nachgibt und, wie Seine Heiligkeit uns in wunderbarer Weise in Seiner Enzyklika erinnert hat, sich von Christus in die «Dynamik seiner Hingabe» an uns (Deus caritas est, Nr. 13) miteinbeziehen lässt. Diese Hingabe erlangt in der Person Jesus Christi einen «unerhörten Realismus» (Nr. 12): Der fleischgewordene Gott wird zu einer gewinnenden Anziehungskraft, so dass er «uns alle an sich zieht» (Nr. 14). Der Mensch, der ihm begegnet, findet eine derartige Übereinstimmung mit der Erwartung seines Herzens vor, dass er nicht zögert, vor der Manifestation der Schönheit seiner Heiligkeit auszurufen: «Herr, zu wem sollen wir gehen? Du hast Worte ewigen Lebens. Wir sind zum Glauben gekommen und haben erkannt: Du bist der Heilige Gottes.» (Joh, 6,68-69).
Aber genau wie selbst Petrus erfahren wir häufig auch das ganze Drama der menschlichen Freiheit. Denn anstatt uns vertrauensvoll im staunenden und dankbaren Anerkennen des lebendigen Herrn zu öffnen, kann sie sich in der stolzen Anmaßung der Selbstgenügsamkeit oder der Skepsis verschließen, bis hin zur Verzweiflung angesichts der eigenen Machtlosigkeit und der Gewaltigkeit des Bösen. Aber wie es Seine Heiligkeit wiederum in der Enzyklika in Erinnerung ruft, zeigt sich die Heiligkeit Gottes sich als leidenschaftliche Liebe für sein Volk, für jeden Menschen, als Liebe, die zur gleichen Zeit vergibt (siehe Deus caritas est, Nr. 10). Die ganze Zerbrechlichkeit des Menschen, sein Verrat, all die schrecklichen Möglichkeiten der Geschichte sind von jener Frage durchquert, die Petrus gestellt wurde, an jenem Morgen am See: «Liebst Du mich?» (Joh 21,17). Durch diese einfache und endgültige Frage offenbart die eine Heiligkeit Gottes in der Menschlichkeit Christi ihre unbegreifbare und geheimnisvolle Tiefe: Gott ist Barmherzigkeit. Darin wird der Mensch, jeder von uns, in der Wahrheit seiner ursprünglichen Abhängigkeit wiedererschaffen, und die Freiheit erblüht erneut als demütige und frohe Zustimmung, erfüllt von der Bitte: «Herr, du weißt alles; du weißt, dass ich dich lieb habe» (Joh 21,17). In diesem freien «Ja» des Geschöpfes in allen Lebensumständen wirkt und spiegelt sich die Ehre Gottes wider: «Gloria Dei vivens homo» (St. Irenäus, Adversus Haereses, IV, 20,7). Die Ehre Gottes ist der lebendige Mensch.

3. «Alle Völker kommen, Herr
und werfen sich vor dir nieder,
denn deine gerechten Taten sind offenbar geworden.» (Off 15,4)

Das Urteil der Apokalypse enthüllt uns die Wahrheit des letzten Tages, wenn alle kommen werden, sich vor dem Herrn niederwerfen und anerkennen, dass Jesus der Herr ist, und Christus wird endgültig «alles in allen» sein (Kol 3,11). Dieses erleuchtete Urteil steht nicht im Widerspruch zu einer Welt, die sich von Gott zu entfernen scheint. Aber die dramatische Situation, in der wir leben, macht die zehrende Frage Christi noch brennender: «Wird jedoch der Menschensohn, wenn er kommt, auf der Erde Glauben finden?» (Luk, 18.8).
Auf diese Frage zu antworten macht uns die Tragweite dieses Treffens bewusster. Unsere heutige Versammlung um Petrus macht uns gewiss, dass diese endgültige Erfüllung in der Zugehörigkeit zur Kirche lebendig ist, der «kleinen Herde», Vorschuss und Anzahlung des endgültigen Offenbarwerdens. Gleichzeitig aber verzehrt uns die Dringlichkeit der Aufgabe, zu der wir berufen sind. Wie am ersten Pfingsten sind auch wir erwählt und berufen worden, Zeugen der Schönheit Christi vor allen Menschen zu sein. Was für eine Einfachheit des Herzens braucht man, um sich so von Christus formen zu lassen, dass unser ganzes Leben im Alltag, von der Arbeit bis zur Familie, von den Beziehungen zu den Initiativen, vor Neuheit erstrahlt! Nur eines kann in denen, die wir treffen, den Wunsch wecken, mit uns zu kommen und sich vor dem Herrn niederzuwerfen: Wenn sie sehen, dass sich in uns die Verheißung Christi erfüllt, wonach der, der Ihm folgt, hier auf Erden das Hundertfache haben wird (Mk 10,29-30).

 


 

 

Address of Patti Gallagher Mansfield, Catholic Charismatic Renewal, to the Holy Father Benedict XVI

 

Dear Holy Father,

With all our hearts we thank you for inviting us to meet with you on this glorious feast of Pentecost. We are your sons and daughters; we are sons and daughters of the Church, children of Mary, and we are the fruit of the Second Vatican Council.

Holy Father, I was given the grace, in February 1967, at a retreat for students from Duquesne University, to experience the baptism in the Holy Spirit, which is at the origin of the Charismatic Renewal.
Every movement and community has its own special history, but in each one exists this same reality: “The love of God has been poured into our hearts through the Holy Spirit who has been given to us” (Rm. 5:5).

Holy Father, thank you for loving us. Thank you for your constant support and encouragement. Thank you for saying that you are a friend of the movements and that we are a sign of the New Springtime. We want to return love for love. Jesus said, “If you love me, keep my word” (cf. Jn. 14:23), and we stand ready to receive your word, Holy Father, and to follow your direction.

We love you, Holy Father. St. Catherine of Siena called the Pope of her day, “Daddy, the sweet Christ on earth.” We echo her tenderness and affection today by calling you, Pope Benedict XVI, “the sweet Christ on earth” for us. We place ourselves in full availability to your service in the New Evangelization. For it is not ourselves that we preach - not our movements, our communities, nor our works - no, it is not ourselves that we preach, but Jesus Christ as Lord and ourselves as your servants for Jesus’ sake (cf. II Cor. 4:5).

You have cried out to the Church and the world: “Deus Caritas Est!” May we join you in proclaiming that Jesus Himself is indeed the pearl of great price and the treasure hidden in the field worth giving up everything else to possess (cf. Mt.13:46).

Thank you, Holy Father, for calling us here to the heart of the Church, for it is here that we discover the vocation we share as ecclesial movements and new communities. Our vocation is love! Today we make our own the words of St. Thérèse of Lisieux, “In the heart of the Church, our Mother, we will be love!”

 

 


 

 

Intervento di Luis Fernando Figari, Fondatore del Movimento di Vita Cristiana


Beatissimo Padre:

In questa festa di fede vorrei condividere l’intensa esperienza suscitata in me dalla meditazione del passo della Scrittura che dice: “Sono alla porta e busso, se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, entrerò nella sua casa e cenerò con lui e lui con me” (Ap. 3,20). Il Signore Gesù si presenta come colui che chiede di essere accolto, bussa rispettosamente alla porta del cuore e chiede di essere ammesso per entrare nell’ambito dell’esistenza personale. Che umiltà quella del Signore! Il suo amore misericordioso non conosce limiti! Chiama insistentemente l’intimità di ciascuno e chiede di essere ascoltato. Che fedele perseveranza! Si scopre una finalità escatologica, però la sua dinamica inizia qui in questa terra con la chiamata di Gesù. Ascoltare e aprire al Signore è incontrare Lui, è serbare la Parola, è farsi partecipe del suo amore trasformante. Colui che risponde secondo quello che dice la Vergine Maria a Cana “Fate quello che Lui vi dirà”, ascolta e obbedisce a Cristo, e si apre anche al Padre, che viene a dimorare in lui. La cena ci parla della comunione alla quale siamo invitati, però anche del cammino in comunione e amicizia con Gesù. Penso che questa sia una di quelle magnifiche sintesi che ci offre la Scrittura per incoraggiarci a percorrere il sentiero verso l’incontro pieno e definitivo.

Il Verbo eterno fatto uomo nell’immacolata Vergine Maria per redimere gli esseri umani viene ad incontrare ognuno di noi per introdurci nel meraviglioso dono della riconciliazione con Dio, con se stesso, con il prossimo, con la creazione tutta. Egli ci chiama con amorevole insistenza a vivere la vita cristiana in ogni momento, ci insegna con la sua luminosa presenza tra di noi ad essere persone secondo il piano di Dio, in Lui si rivela la nostra identità più profonda, risponde alle domande esistenzialmente più urgenti che l’essere umano si pone.

Oggi siamo di fronte a un mondo che si chiude alla voce e alla luce di Cristo. La Chiesa, Ecclesia Sua, cerca con amore di illuminare e dare calore agli esseri umani. Come le fiamme di fuoco di Pentecoste, anche oggi il fuoco dello Spirito cerca incessantemente di illuminare le menti, infiammare i cuori, irradiare la vita. Perciò il Signore Gesù bussa alla nostra porta ed invita gli uomini e le donne di oggi ad una risposta libera.

Ogni epoca ha le sue oscurità; sono le sfide di quella epoca. Le crisi personali, la rottura tra la fede e la vita, il secolarismo asfissiante, il relativismo, l’agnosticismo funzionale, la perdita dell’identità cristiana, l’egemonia della superficialità e della routine, l’incomprensione di ciò che significa la realizzazione umana secondo Dio, nuove e vecchie ideologie e psicologismi che allontanano l’uomo dalla sua strada, la massificazione, le ingiustizie, il flagello della povertà, la violenza, sono tutte voci che molte volte senza saperlo aspettano una risposta autentica di amore, che porti pace e riconciliazione alle persone e ai popoli. Questo è un grido al Signore Gesù! Perché soltanto Egli è la risposta alle rotture e inquietudini dell’essere umano!

Lo Spirito che adombrò la Vergine nell’annunciazione-incarnazione, Colui che con la manifestazione di ardenti lingue di fuoco toccò le menti e i cuori a Pentecoste, è lo stesso che ha suscitato una ondata di movimenti ecclesiali e altre comunità di fedeli per vivere la vita cristiana, per annunziare al mondo che Cristo è reale, che riconcilia l’uomo e gli mostra la sua identità, invitandolo all’amore e alla comunione, a partecipare della natura divina. E’ Dio che viene in ausilio degli esseri umani e, come in tante altre occasioni della nostra bimillenaria storia, suscita nel seno della Chiesa movimenti che, mostrando la ricchissima pluralità ecclesiale, contribuiscono nella comunione con Pietro e sotto Pietro alla grande missione della chiesa: annunciare il Signore Gesù al mondo, invitando alla trasformazione dell’uomo e delle realtà terrene secondo il piano divino.

Beatissimo Padre con immensa gratitudine e coraggio, i membri dei movimenti ecclesiali e nuove comunità dobbiamo sentirci, malgrado la nostra fragilità, spinti ad un impegno più grande nella Nuova Evangelizzazione, ravvivando l’impeto per la coerenza e per l’ardore di testimonianza nella Chiesa, cercando nuovi e audaci metodi ed espressioni per annunciare Cristo e i suoi insegnamenti, attraverso l’esperienza di chi ha ascoltato la sua chiamata, ha udito la Sua voce e si è aperto a Lui in un incontro vitale, dando testimonianza, secondo ci sia concesso dallo Spirito, della fede, della speranza e della carità fino ai confini della terra in tutte le realtà dell’umanità.

Con il cuore profondamente grato, Beatissimo Padre, le diciamo: Ci aiuti a seguire il cammino di Cristo! Ci guidi! Ci confermi nella fede! Moltissime grazie per tutto.



 

 

Words addressed by Luis Fernando Figari, Founder of the Christian Life Movement, to His Holiness the Pope

 

Most Holy Father,
On the occasion of this celebration of faith, I would like to share something that touches me deeply on meditating on that beautiful passage of the Holy Scripture that says: "I am standing at the door, knocking; if you hear my voice and open the door, I will come in to you and eat with you, and you with me" (Rev 3:20). The Lord Jesus comes as one who asks to be welcomed. He respectfully knocks at the door and asks to be admitted before entering our personal sphere. How humble is Our Lord! His merciful love has no limits! He continues to call on the intimacy of each one, and he asks for a listening ear. How faithful is his perseverance! We perceive an eschatological purpose, but it begins here on earth with the call of Jesus. To listen to the Lord and to open the door to him means to meet him and to keep his word, and to take part in his transforming love. Those who respond as indicated by the Virgin Mary in Cana: "Do whatever he tells you" (Jn 2:5), listen to Christ and obey him, and they open up to the Father who will reside in them. The meal together speaks of the communion to which we have been invited, but also of the path of communion and friendship with Jesus. I believe that this is one of those wonderful syntheses found in Scripture that encourage us to follow the path towards the ultimate encounter.
The Eternal Word, made flesh in the Immaculate Virgin Mary in order to redeem all human beings, comes to meet each of us in order to bring us to the wonderful gift of reconciliation, with God, with oneself, with others, with all of creation. He calls us with tender insistence to live our Christian life at every moment. He teaches us through his luminous presence among us to be people who live according to God's Plan. He brings forth our deepest identity and responds to the most pressing existential questions asked by human beings.
Today's world is to a great extent closed to the voice and light of Christ. The Church, Ecclesia Sua, with great love is trying to illuminate and give warmth to human beings. Just like the flames at Pentecost, today the fire of the Spirit is continually endeavoring to illumine minds, to enkindle hearts, to radiate and shine on life. This is why the Lord Jesus knocks at our door and asks for an unconditional response from the men and women of today.
All periods of history have their dark corners, and they are the challenge of each era. Personal crises, the rift between faith and life, stifling secularism, relativism, functional agnosticism, the loss of Christian identity, the hegemony of all that is superficial and humdrum, the lack of understanding of the meaning of human fulfillment according to God, new and old ideologies and psychologism that distance people from their path, massification, injustice, the scourge of poverty, violence - all of these are voices that often unknowingly clamor for an answer in truth and love that brings peace and reconciliation to people and peoples. This is a call crying out for the Lord Jesus! It is He and only He who is the answer to the fractures and concerns of human beings!
The Spirit who descended on Our Lady at the time of the Annunciation-Incarnation, the Spirit who was made manifest in tongues of burning fire and touched minds and hearts at Pentecost, is the same Spirit who in our times has given rise to a wave of ecclesial movements and other communities of the faithful to live the Christian life, to proclaim to the world that Christ is real and that He reconciles people, to show them their identity, and to invite them to love and communion and participation in the divine nature. It is God who comes to the aid of human beings and, as He has done on many other occasions during our two-thousand year history, He has given rise to movements within the Church that demonstrate rich ecclesial plurality and contribute in communion with Peter and under Peter to the great mission of the Church: to proclaim the Lord Jesus to the world and to invite to the transformation of humanity and all earthly realities according to the divine Plan.
Most Holy Father, grateful for your most appreciated teachings and for your so enthusiastic encouragement, the members of the ecclesial movements and new communities, in spite of our frailty, feel urged on to a greater commitment to the New Evangelization, to stimulate the drive towards coherence in the Church and eagerness to give witness, to search out new courageous methods and expressions to proclaim Christ and his teachings, based on the experience of those who have listened to his call, have heard his voice, and have met him in a life-giving encounter, giving witness of faith, hope and charity, in all the world and in all the undertakings of humanity, according to the gifts granted by the Holy Spirit.
With a deeply grateful heart, Most Holy Father, we ask you: Help us follow the path of Christ! Lead us! Confirm us in the faith! We thank you for everything.


 

 

Intervención de Luis Fernando Figari, fundador del Movimiento de Vida Cristiana

 

Beatísimo Padre:
En esta fiesta de fe quiero compartir la intensa experiencia que me produce meditar sobre aquel bello pasaje de la Escritura que dice: “Estoy a la puerta y llamo; si alguno oye mi voz y me abre, entraré en su casa y cenaré con él y él conmigo”. El Señor Jesús se presenta como quien pide ser recibido. Toca respetuosamente la puerta del corazón y pide ser admitido, para ingresar al ámbito personal. ¡Qué humildad la del Señor! ¡Su amor misericordioso no conoce límite! Llama insistente a la intimidad de cada uno, y pide ser escuchado. ¡Qué fiel perseverancia! Se descubre una finalidad escatológica, pero su dinámica empieza aquí en esta tierra con el llamado de Jesús. Oír y abrir al Señor es encontrarse con Él, es guardar su Palabra, es hacerse partícipe de su amor transformante. Quien responde según lo que dice la Virgen María en Caná, “Haced lo que Él os diga”, escucha y obedece a Cristo, y se abre también al Padre, quien pone su morada en él. La cena nos habla de la comunión a la que estamos invitados, pero también del camino en comunión y amistad con Jesús. Pienso que es una de aquellas magníficas síntesis que nos ofrece la Escritura para alentarnos a recorrer la senda hacia el encuentro plenificador.
El Verbo Eterno hecho hombre en la Inmaculada Virgen María para redimir a los seres humanos, viene al encuentro de cada uno para introducirnos en el maravilloso regalo de la reconciliación, con Dios, con uno mismo, con el prójimo, con la creación toda. Él nos llama con amorosa insistencia a vivir la vida cristiana en cada momento, nos enseña desde su luminosa presencia entre nosotros a ser personas según el Plan de Dios, Él hace manifiesta nuestra identidad más profunda, y responde a las preguntas existencialmente más acuciantes que se hace el ser humano.
Hoy existe un mundo que se cierra a la voz y a la luz de Cristo. La Iglesia, Ecclesia Sua , busca con amor iluminar y dar calor a los seres humanos. Como las llamas de fuego de Pentecostés, hoy también el fuego del Espíritu busca incesante iluminar las mentes, arder en los corazones, irradiar en la vida. Por ello el Señor Jesús toca a nuestra puerta e invita a una respuesta libre a los hombres y mujeres de hoy.
Cada tiempo tiene sus oscuridades; son los desafíos de esa época. Las crisis personales, la ruptura entre fe y vida, el secularismo asfixiante, el relativismo, el agnosticismo funcional, la pérdida de la identidad cristiana, la hegemonía de lo superficial y rutinario, la incomprensión de lo que significa la realización humana según Dios, nuevas y viejas ideologías y psicologismos que alejan al hombre de su senda, la masificación, las injusticias, el flagelo de la pobreza, la violencia, son todas voces que muchas veces sin saberlo están clamando por una respuesta veraz, de amor, que traiga paz y reconciliación a las personas y a los pueblos. ¡Ése es un clamor por el Señor Jesús! ¡Y es que sólo Él es la respuesta a las rupturas e inquietudes del ser humano!
El Espíritu que cubrió a la Virgen en la Anunciación-Encarnación, Aquel que con la manifestación de ardientes lenguas de fuego tocó las mentes y los corazones en Pentecostés, es el mismo que ha suscitado en este tiempo una ola de movimientos eclesiales y otras comunidades de fieles para vivir la vida cristiana, para anunciar al mundo que Cristo es real, que reconcilia al hombre, que le muestra su identidad y lo invita al amor y a la comunión, a participar de la naturaleza divina. Es Dios que viene en auxilio de los seres humanos y, como en tantas otras ocasiones en nuestra bimilenaria historia, suscita en el seno de la Iglesia movimientos que, mostrando la riquísima pluralidad eclesial, contribuyen desde la comunión con Pedro y bajo Pedro a la gran misión de la Iglesia: anunciar al Señor Jesús al mundo, invitando a la transformación del hombre y de las realidades terrenas según el divino Plan.
Beatísimo Padre, con inmensa gratitud por sus muy apreciadas enseñanzas y por su aliento tan entusiasta, los integrantes de los movimientos eclesiales y de las nuevas comunidades hemos de sentirnos, a pesar de nuestra fragilidad, impulsados a un mayor compromiso en la Nueva Evangelización, avivando el ímpetu por la coherencia y el ardor testimonial en la Iglesia, buscando nuevos y audaces métodos y expresiones para anunciar a Cristo y sus enseñanzas, desde la experiencia de quien ha escuchado Su llamado, ha oído Su voz y se ha abierto a Él en un encuentro vital, dando testimonio, según nos sea concedido por el Espíritu, de la fe, la esperanza y la caridad hasta los confines de la tierra y en todas las realidades de la humanidad.
Con corazón profundamente agradecido, Beatísimo Padre, le decimos: ¡Ayúdenos a seguir el camino de Cristo! ¡Guíenos! ¡Confírmenos en la fe! Muchísimas gracias por todo.

 

 


 

 

Worte des Herrn Luis Fernando Figari, Gründer der Bewegung des Christlichen Lebens, an Seine Heiligkeit Papst Benedikt XVI

 

Heiliger Vater, an diesem Glaubensfest möchte ich gerne mit Ihnen teilen, was die Betrachtung jenes Abschnittes der Heiligen Schrift in mir hervorruft, welche sagt: „Ich stehe an der Tür und klopfe an: Wenn jemand meine Stimme hört und mir öffnet, werde ich in sein Haus gehen und bei ihm Mahl halten und er mit mir“. Christus tritt vor uns wie einer, der aufgenommen werden möchte. Er klopft voller Ehrfurcht an unsere Herzen und bittet empfangen zu werden, um bei uns einzukehren. Wie demütig doch der Herr ist! Seine barmherzige Liebe kennt keine Grenzen! Er ruft beharrlich jeden von uns an und bittet, angehört zu werden. Welch eine beharrliche Treue! Man entdeckt ein eschatologisches Ziel, aber seine Dynamik fängt hier in diesem Land mit Jesu Ruf an. Hören und sich dem Herrn öffnen heißt, ihn begegnen, heißt sein Wort bewahren, heißt seiner umwandelnden Liebe teilhaftig sein. Wer das antwortet, was die Gottesmutter in Kana gesagt hat: „Was er euch sagt, das tut“, hört auf Christus und gehorcht ihm und öffnet sich auch dem Vater, der bei ihm Einkehr hält. Das Mahl spricht zu uns von Kommunion, zu der wir geladen sind, aber auch von dem Weg in Gemeinschaft und in der Freundschaft mit Jesus. Das ist wohl eine der großartigen Synthesen, die uns die Schrift anbietet, um uns zu ermutigen, den Pfad zur vollkommenen Begegnung mit Ihm zu beschreiten.
Das in der Immakulata Mensch gewordene Ewige Wort, das gekommen ist, die Menschen zu erlösen, kommt jeden einzelnen von uns entgegen, um uns das wunderbare Geschenk der Versöhnung mit Gott, mit sich selber, mit dem Nächsten, mit der ganzen Schöpfung zu machen. Er ruft uns liebevoll auf, in jedem Augenblick das christliche Leben zu leben. Seine leuchtende Gegenwart lehrt uns, Menschen nach Gottes Plan zu sein. Christus offenbart uns unsere tiefste Identität und gibt auf die dringendsten existentiellen Fragen, die der Mensch sich stellt, eine Antwort.
Die heutige Welt verschließt sich dem Wort und dem Licht Christi. Die Kirche, Ecclesia Sua, sucht in Liebe den Menschen Licht und Wärme zu spenden. Wie die Flammen des Pfingstfeuers, so sucht auch heute das Feuer des Heiligen Geistes unaufhörlich die Geister zu erleuchten, die Herzen zu entflammen, das Leben zu überstrahlen. Deswegen klopft der Herr an unsere Pforte und lädt die Männer und Frauen von heute ein, eine freie Antwort zu geben.
Jede Zeit hat ihre Schatten, es sind die Herausforderungen jeder Zeit. Die persönlichen Krisen, der Bruch zwischen Glaube und Leben, der erstickende Säkularismus, der Relativismus, der funktionelle Agnostizismus, der Verlust der christlichen Identität, die Hegemonie der Oberflächigkeit und des Alltäglichen, das Unverständnis - was die menschliche Verwirklichung nach Gott betrifft - die Vermassung, die Ungerechtigkeiten, die Geißel der Armut, die Gewalt, das alles sind Stimmen, welche - ohne es zu wissen - oft nach einer wahren und liebevollen Antwort schreien, die den Menschen und Völkern Friede und Versöhnung bringt. Das alles ist ein Schrei nach Christus Jesus! Denn nur Er es ist, der Antwort auf die Abbrüche und die Rastlosigkeit der Menschen gibt!
Der Geist, der Maria in der Verkündigungsstunde - Menschwerdung überschattet hat, der bei der Offenbarung der Feuerzungen die Geister und Herzen beim Pfingstfest berührt hat, ist derselbe, der in dieser Zeit eine Welle von kirchlichen Bewegungen und geistlichen Gemeinschaften hervorgerufen hat, die nach Christus ihr Leben gestalten und der Welt verkünden, dass Christus eine Realität ist, dass er den Menschen versöhnt, der ihm seine Identität zeigt und ihn zur Liebe und Kommunion einlädt, an der göttlichen Natur teilzuhaben. Es ist Gott, der den Menschen zu Hilfe kommt und der –wie so oft in unserer zweitausend jährigen Geschichte- im Innern der Kirche Bewegungen hervorruft. Diese zeigen der Welt die überreiche Vielfalt der Kirche und tragen dazu bei, in Gemeinschaft mit Petrus und unter Petrus ihrer großen Sendung zu dienen. Sie wollen Jesus Christus in der Welt verkünden, indem sie die Menschen zur Umkehr einladen und die irdischen Wirklichkeiten nach Gottes Plan umformen.
Heiliger Vater, Ihre wertvollen Belehrungen und Ermutigungen spornen die Glieder der kirchlichen Bewegungen und neuen Gemeinschaften an, sich -trotz ihrer Begrenztheit- mit größerem Eifer für die neue Evangelisierung einzusetzen. Als Zeugen möchten wir unsere Liebe zur Kirche in Kohärenz und neuem Eifer erneuern, indem wir neue und wagemutige Methoden und Ausdrücke suchen, Christus und seine Lehren zu verkünden. Dies wollen wir von der Erfahrung heraus tun, dass wir seinen Ruf und seine Stimme gehört haben und wir uns seiner lebendigen Begegnung geöffnet hat. Wir wollen bis an die Grenzen der Erde und in allen Realitäten der Menschheit von Ihm Zeugnis ablegen, vom Glauben, von der Hoffnung und der Liebe, so wie es uns der Heilige Geist gewährt.
Mit einem tief dankbaren Herzen, Heiliger Vater, sagen wir Ihnen: Helfen Sie uns, dem Weg Christi zu folgen! Führen Sie uns! Stärken Sie uns im Glauben! Vielen Danke für alles!







 

Pontificio Consiglio per i Laici - Un dicastero della Curia romana al servizio dei fedeli laici
Palazzo San Calisto a Trastevere (piazza San Calisto, 16 - 00153 Roma)

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