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Saluto ai partecipanti di S. E. Mons. Josef Clemens
Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici
Carissimi fratelli e sorelle!
Saluto molto cordialmente tutti voi qui presenti, che avete
accolto con gioia e con prontezza l’invito di Papa
Benedetto XVI all’appuntamento di questo pomeriggio,
che culminerà nella celebrazione dei Primi Vespri
della Solennità di Pentecoste con il nostro Santo
Padre.
Vorrei esprimere un cordiale benvenuto a ciascuno di voi,
a quelli più vicini, ma in particolare a quelli più
lontani, che si trovano in fondo a Piazza San Pietro e in
Via della Conciliazione. Sappiamo tutti che in una celebrazione
di preghiera, come la nostra oggi, non importano tanto le
distanze, perché conta la vicinanza del cuore, conta
l’unità, conta l’unica fede nel Dio presente
tra noi. Ricordiamoci della promessa del Signore: “Dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a
loro” (Mt 18, 20).
Saluto cordialmente i fondatori e i responsabili, saluto
tutti gli appartenenti e tutti gli amici dei Movimenti ecclesiali
e delle nuove comunità. Ringrazio tutti di essere
venuti - dall’Italia e da tutta l’Europa, ma
anche da ogni parte del mondo, dall’Africa, dall’Asia,
dall’Oceania e dal continente Americano - per questo
secondo Incontro delle nuove realtà ecclesiali con
il Successore di Pietro. È il secondo incontro, dopo
l’indimenticabile sabato pomeriggio del 30 maggio
1998 con il Servo di Dio Papa Giovanni Paolo II, nella stessa
Piazza di San Pietro.
La vostra presenza così numerosa è un grande
segno della vivacità e della giovinezza della Chiesa.
La chiesa è giovane e lo vediamo oggi qui in Piazza
San Pietro! La chiesa è universale, non conosce né
età né razze, perché è tutta
una cosa sola e perché è veramente cattolica!
Carissimi fratelli e sorelle!
Nelle meditazioni del “Trittico Romano” di
Giovanni Paolo II (2003) troviamo nella seconda poesia “La
sorgente” le seguenti parole:
“Se vuoi trovare la sorgente, devi proseguire in
su, controcorrente.”
Siamo venuti per “confessare” in questa vigilia
di Pentecoste, e lo vogliamo fare pubblicamente in questa
Piazza San Pietro, in tutta modestia e semplicità
e nello stesso tempo con franchezza e sincerità,
che abbiamo cercato in questi anni di andare molto in su
e che, tante volte, siamo andati anche controcorrente, ma
che abbiamo trovato la sorgente dell’acqua viva che
disseta il desiderio inesauribile del nostro cuore, la nostra
sete di verità, di bellezza, di felicità.
Questa sorgente non è una teoria, non è una
filosofia o una semplice risposta astratta, ma è
una Persona. Al riguardo dice il Santo Padre Benedetto XVI
nell’enciclica “Deus caritas est”: “All’inizio
dell’essere cristiano non c’è una decisione
etica o una grande idea, bensì l’incontro con
un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita
un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”
.
Per questo, il primo motivo del nostro incontro è
la gratitudine per i molteplici doni ricevuti che ci hanno
aiutato a trovare la sorgente, la presenza viva di Gesù,
“il più bello tra i figli dell’uomo”
(Sal 45). La preghiera dei Vespri è un momento privilegiato
per ringraziare Dio per la sua bontà e per le sue
meraviglie compiute per noi (“Magnalia Dei”)
nell’opera della Redenzione. Vogliamo esprimere la
nostra piena gratitudine verso lo Spirito creatore e vogliamo
ringraziare anche per quegli uomini “toccati da Dio”
che, con la testimonianza della loro fede vissuta, sono
stati davanti a noi come i nostri “battistrada”
e ci accompagnano nel nostro cammino personale verso l’amicizia
con il Figlio di Dio, che ci dona la vita e la vera libertà.
Ringraziamo il Signore per i fondatori e le fondatrici
che hanno ascoltato il soffio dello Spirito Santo; ringraziamo
Dio per l’aiuto dei nostri genitori, insegnanti e
sacerdoti sulla via della fede, ma, in particolare, vogliamo
ringraziare per il grande magistero e la grande testimonianza
dell’indimenticabile Papa Giovanni Paolo II!
Il secondo motivo del nostro incontro è il rinnovamento
dell’impegno che Giovanni Paolo II ci ha chiesto con
tre imperativi otto anni fa: Aprite! Accogliete! Non dimenticate!
Lui diceva (gridava) quella sera: “Apritevi con docilità
ai doni dello Spirito! Accogliete con gratitudine e obbedienza
i carismi che lo Spirito non cessa di elargire! Non dimenticate
che ogni carisma è dato per il bene comune, cioè
a beneficio di tutta la Chiesa!”
In questa celebrazione ognuno di noi ha la possibilità
di fare il proprio esame di coscienza. Come abbiamo risposto
a queste tre consegne di un vero Padre che ci vuole bene?
Possiamo domandarci: in che modo ci siamo aperti ai doni
dello Spirito Santo? Abbiamo accolto i suoi carismi? Ci
siamo ricordati del bene comune di tutta la Chiesa? Possiamo
interrogarci come “comunità di fede”
sulla nuova tappa della “maturità ecclesiale”
che il S. Padre Giovanni Paolo II otto anni fa ha aperto.
Accogliamo questa sera le parole del Santo Padre Benedetto
XVI che segnano il nostro incontro: “Non vi è
niente di più bello che essere raggiunti, sorpresi
dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più
bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia
con lui”. Con l’aiuto dello Spirito Santo prendiamo
un nuovo slancio, nuove energie e una nuova fantasia per
il nostro futuro comune cammino!
Vorrei ringraziare di nuovo tutti Voi per la Vostra presenza,
per il Vostro impegno missionario e, soprattutto, per la
Vostra fedeltà al dono della fede in Gesù
Cristo e al successore di Pietro che vuole confermarci in
questa stessa fede.
Un cordiale benvenuto a tutti!
+ Mons. Josef Clemens
Segretario del Pontificio Consiglio per i Laici.
Città del Vaticano
__________________________
1. Giovanni Paolo II, Trittico Romano. Meditazioni,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003,
15 (= TR).
2. Benedetto XVI, Lettera Enciclica Deus caritas est,
Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005,
n. 1.
3. Giovanni Paolo II, Apritevi con docilità ai
doni dello Spirito!, in: “Il Papa e i Movimenti”,
a cura del Pontificio Consiglio per i Laici, ed. S. Paolo,
pag. 48.
4. Benedetto XVI, Santa Messa per l’inizio del ministero
petrino del Vescovo di Roma, 24 aprile 2005.
Greeting addressed to those present in Saint Peter’s
Square
Bishop Josef Clemens, Secretary of the Pontifical Council
for the Laity
Dear brothers and sisters!
I cordially greet all of you here present. You have joyfully
and promptly accepted the invitation from Pope Benedict
XVI to come to this gathering. The celebration will culminate
with the first vespers of the Solemnity of Pentecost that
we shall pray together with the Holy Father.
I wish to extend a cordial welcome to each one of you,
to those of you here close by, but in particular to those
of you at the far end of Saint Peter’s Square and
in the Via della Conciliazione. We all know that in a celebration
of prayer, like ours today, distances do not matter. What
really counts is proximity of hearts, unity, the one faith
in God present among us. We recall the promise made by Our
Lord: “where two or three are gathered in my name,
I am there among them” (Mt 18:20).
I cordially greet the founders and leaders, and all the
members and friends of the ecclesial movements and new communities,
Thank you all for coming - from Italy and from all over
Europe, and from every part of the world: from Africa, Asia,
Oceania and the American continent. Thank you for coming
to this second Meeting of movements and communities with
the Successor of Peter. This is the second meeting. The
first one was on that unforgettable Saturday afternoon of
the 30 May 1998 with the Servant of God Pope John Paul II
here in Saint Peter’s Square.
Your presence in such great numbers is a great sign of
the vitality and youthfulness of the Church. The Church
is young, and we can see that today here in Saint Peter’s
Square! The Church is universal and does not distinguish
by age or race. All is one, for the Church is truly catholic!
Dear brothers and sisters!
In the meditations from the Roman triptych1 by John Paul
II (2203) we find in the second poem entitled “The
source”, the following words:
“If you want to find the source, you have to go up,
against the current”
In this Pentecost vigil, we have come to “confess”
here publically in Saint Peter’s Square, in all humility
and simplicity yet with frankness and sincerity, that over
the past few years we have tried to go up and that many
times we have gone against the current. However, we have
found the source of living water that satisfies the inexhaustible
desire of our hearts, our thirst for truth, for beauty,
for happiness.
The source spoken of here is not a theory, nor is it a
philosophy or a simple abstract response. It is a Person.
Pope Benedict XVI says in this regard in the encyclical
Deus caritas est: “Being Christian is not the result
of an ethical choice or a lofty idea, but the encounter
with an event, a person, which gives life a new horizon
and a decisive direction”2.
For this reason, the main purpose of our meeting is gratitude
for the multiple gifts received that have helped us to find
the source, the living presence of Jesus, “the fairest
of the sons of men” (Ps 45:2). The prayer of Vespers
is a privileged moment to give thanks to God for his goodness
and for the marvels he has done for us (“Magnalia
Dei”) in the work of the Redemption. We wish to express
our deepest gratitude to the Holy Spirit Creator. We also
wish to give thanks for those people who were “touched
by God”. With their testimony of a life lived in faith,
they have gone before us to blaze a trail, and they accompany
us on our personal paths towards friendship with the Son
of God which gives us life and true freedom.
We thank the Lord for the founders, for they listened to
the breath of the Holy Spirit. We thank God for the help
given to us by our parents, teachers and priests on the
path of faith. In particular, we wish to thank Pope John
Paul II of happy memory for his teaching and great witness.
The second purpose of our meeting is the renewal of the
commitment that Pope John Paul II asked of us eight years
ago using these three verbs in the imperative: Open! Accept!
Do not forget! That evening he said, or rather, cried out:
“Open yourselves meekly to the gifts of the Spirit!
Accept gratefully and obediently the charisms which the
Spirit never ceases to bestow on us! Do not forget that
every charism is given for the common good, that is, for
the benefit of the whole Church!”3
In this celebration each one of us has the opportunity
to examine our conscience. How have we responded to these
three assignments given to us by a true father who loves
us very much? We can ask ourselves: how have we opened ourselves
to the Holy Spirit? Have we accepted his charisms? Have
we kept in mind the common good of the entire Church? We
can ask ourselves as a “community of faith”
on a new stage on the path of “ecclesial maturity”
opened up by Pope John Paul II eight years ago.
This evening let us take the words of Pope Benedict XVI
that mark our encounter “There is nothing more beautiful
than to be surprised by the Gospel, by the encounter with
Christ. There is nothing more beautiful than to know Him
and to speak to others of our friendship with Him”4.
With the help of the Holy Spirit we put new impetus, new
energy and new creativity into our future common path together!
Again I wish to thank you all for your presence here, for
your missionary engagement, and above all, for your fidelity
to the gift of faith in Jesus Christ, and your fidelity
to the Successor of Peter who wishes to confirm us in this
faith.
A most sincere welcome to you all!
_______________________________
1 John Paul II, Roman triptych: meditations, Libreria
Editrice Vaticana, Vatican City, 2003
2 Benedict XVI, Encyclical letter Deus caritas est,
Libreria Editrice Vaticana, Vatican City, 2005, n.1
3 JOHN PAUL II, Address on the occasion of the encounter
with the ecclesial movements and new communities in: Movements
in the Church edited by the Pontificium Consilium pro
Laicis, Vatican Press, 1999, p. 221-222
4 Benedict XVI, Homily, Inauguration of the pontificate,
24 April 2005.
Palabras de saludo
Mons. Josef Clemens, Secretario del Pontificio Consejo para
los Laicos
¡Queridos hermanos y hermanas!
Saludo cordialmente a todos vosotros aquí presentes,
que habéis acogido con alegría y con prontitud
la invitación del Papa Benedicto XVI al encuentro
de esta tarde, que culminará con la celebración
de las Primeras Vísperas de la Solemnidad de Pentecostés
con nuestro Santo Padre.
Quisiera expresar mi cordial bienvenida a cada uno de
vosotros, a aquellos que están más cerca,
pero en particular a aquellos que se encuentran más
lejos, al fondo de la Plaza de San Pedro y en Vía
de la Conciliación. Todos sabemos que en una celebración
de oración, como la nuestra, no importa tanto las
distancias, pues lo que importa es la cercanía del
corazón, lo que importa es la unidad, la única
fe en Dios presente entre nosotros. Recordemos la promesa
del Señor: “Donde están dos o tres reunidos
en mi nombre, ahí estoy yo en medio de ellos”
(Mt. 18, 20).
Saludo cordialmente a los fundadores y responsables, saludo
a todos los miembros y a todos los amigos de los movimientos
eclesiales y de las nuevas comunidades. Agradezco a todos
por haber venido – de Italia y de toda Europa, y también
de todas partes del mundo, de África, de Asia, de
Oceanía y del continente Americano – a este
segundo Encuentro de las nuevas realidades eclesiales con
el Sucesor de Pedro. Es el segundo encuentro, después
de la inolvidable tarde del sábado 30 de mayo de
1998 con el Siervo de Dios Papa Juan Pablo II, en la misma
Plaza de San Pedro.
Vuestra presencia tan numerosa es un gran signo de la
vivacidad y de la juventud de la Iglesia. ¡La Iglesia
es joven y la vemos hoy aquí en la Plaza de San Pedro!
¡La Iglesia es universal, no conoce ni edad, ni razas,
porque toda ella es una cosa sola y porque es verdaderamente
católica!
¡Queridos hermanos y hermanas!
En las meditaciones del “Tríptico Romano”
de Juan Pablo II (2003) encontramos en la segunda poesía,
“La fuente”, las siguientes palabras:
“Si quieres encontrar la fuente, debes proseguir
hacia arriba, contra corriente”.
Hemos venido para “confesar” en esta vigilia
de Pentecostés, y lo queremos hacer públicamente
en esta Plaza de San Pedro, con modestia y sencillez y al
mismo tiempo, con franqueza y sinceridad, que hemos intentando
en estos años ir muy hacia arriba, y que, muchas
veces hemos ido contra corriente, pero hemos encontrado
la fuente del agua viva que apaga el deseo infinito de nuestro
corazón, nuestra sed de verdad, de belleza, de felicidad.
Esta fuente no es una teoría, no es una filosofía
ni una simple respuesta abstracta, es más bien una
Persona. Sobre el tema el Santo Padre Benedicto XVI afirma
en la encíclica “Deus caritas est”: “No
se comienza a ser cristiano por poner una decisión
ética o una grande idea, sino por el encuentro con
un acontecimiento, con una Persona, que da un nuevo horizonte
a la vida y con ello la orientación decisiva”
.
Por ello, el primer motivo de nuestro encuentro es el
agradecimiento por los múltiples dones recibidos
que nos han ayudado a encontrar la fuente, la presencia
viva de Jesús “el más bello entre los
hijos del hombre” (Sal. 45). La oración de
las Vísperas es un momento privilegiado para agradecer
a Dios por su bondad y por las maravillas que ha realizado
en nosotros (“Magnalia Dei”) en la obra de la
Redención. Queremos expresar nuestro total agradecimiento
al Espíritu creador y queremos agradecer a aquellos
hombres “tocados por Dios” que, con el testimonio
de su fe vivida, han estado delante de nosotros “abriendo
brecha” y nos acompañan en nuestro camino personal
hacia la amistad con el Hijo de Dios, que nos da la vida
y la verdadera libertad.
Agradecemos al Señor los fundadores y las fundadoras
que han escuchado el soplo del Espíritu Santo; agradecemos
a Dios la ayuda de nuestros padres, profesores y sacerdotes
en el camino de nuestra fe, y en particular, queremos agradecer
por el gran magisterio y el gran testimonio del inolvidable
Papa Juan Pablo II.
El segundo motivo de nuestro encuentro es la renovación
del compromiso que Juan Pablo II nos pidiera hace ocho años
con tres imperativos: ¡Abrid! ¡Acoged! ¡No
os olvidéis! El decía (gritaba) aquella tarde:
“¡Abríos con docilidad a los dones del
Espíritu! ¡Acoged con agradecimiento y obediencia
los carismas que el Espíritu no cesa de donar! ¡No
os olvidéis que cada carisma ha sido donado para
el bien común, es decir para el bien de toda la Iglesia!”
.
En esta celebración cada uno de nosotros tiene
la posibilidad de hacer el propio examen de conciencia.
¿Cómo hemos respondido a estas tres exhortaciones
de un auténtico Padre que nos quiere tanto? Podemos
preguntarnos: ¿De qué manera nos hemos abierto
al Espíritu Santo? ¿Hemos acogido sus carismas?
¿Hemos pensado al bien común de toda la Iglesia?
Podemos interrogarnos como “comunidad de fe”
sobre la nueva etapa de la “madurez eclesial”
que el S. Padre Juan Pablo II hace ocho años ha abierto.
Acojamos las palabras del Santo Padre Benedicto XVI que
marcan nuestro encuentro – “No hay nada más
hermoso que haber sido alcanzados, sorprendidos, por el
Evangelio, por Cristo. Nada más bello que conocerle
y comunicar a los otros la amistad con Èl”
–, con la ayuda del Espíritu Santo ¡tomemos
un nuevo impulso, nuevas energías y una nueva fantasía
para nuestro futuro camino común!
Quisiera agradecer nuevamente a todos vosotros vuestra
presencia, vuestro compromiso misionero y sobre todo, vuestra
fidelidad al don de la fe en Cristo Jesús y al sucesor
de Pedro, que quiere confirmarnos en esta misma fe.
¡Una cordial bienvenida a todos!
_______________________________
1. Juan Pablo II, Trittico Romano. Meditazioni, Libreria
Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2003, 15 (=
TR).
2. Benedicto XVI, Carta Enciclica, “Deus caritas est”,
n. 1.
3. Juan Pablo II, “Apritevi con docilità ai
doni dello Spirito!”, in: “Il Papa e i Movimenti”,
a cura del Pontificio Consiglio per i Laici, ed. S. Paolo,
pag. 48.
4. Benedicto XVI, Homilía de inicio del ministerio
petrino, 24 de abril de 2005.
Paroles d’accueil
Mgr Josef Clemens, Secrétaire du Conseil Pontifical
pour les Laïcs
Bien chers frères et sœurs !
Mes cordiales salutations à vous tous ici présents,
qui avez accueilli avec joie et enthousiasme l’invitation
du Pape Benoît XVI pour le rendez-vous de cet après-midi,
qui culminera par la célébration des Premières
Vêpres de Pentecôte avec le Saint-Père.
Je désire donner la bienvenue à chacun de
vous, à ceux qui sont devant, mais aussi à
tous ceux qui sont derrière, tout au fond de la Place
Saint-Pierre et de la rue de la Conciliation. Nous savons
bien que pour une prière, comme celle que nous célébrons
aujourd’hui, ce n’est pas la proximité
ou la distance qui compte mais c’est le cœur
qui est proche et c’est l’unité qui compte,
l’unique foi en Dieu présent au milieu de nous.
Rappelons-nous la promesse du Seigneur : « Là
où deux ou trois sont réunis en mon nom, je
suis a milieu d’eux » (Mt 18, 20).
Je salue cordialement les fondateurs et les responsables,
ainsi que les membres et tous les amis des mouvements ecclésiaux
et des communautés nouvelles. Je vous remercie tous
d’être venus – de l’Italie et de
toute l’Europe, et aussi de tous les continents, de
l’Afrique, de l’Asie, de l’Océanie
et de tout le continent Américain – pour cette
deuxième Rencontre des nouvelles réalités
ecclésiales avec le Successeur de Pierre. C’est
la deuxième rencontre, après l’inoubliable
samedi après midi du 30 mai 1998 avec le serviteur
de Dieu, le Pape Jean-Paul II, sur cette même Place
saint-Pierre.
Votre présence aussi nombreuse est un signe éclatant
de la vivacité et de la jeunesse de l’Église.
L’Église est jeune et nous le voyons aujourd’hui,
ici sur la Place Saint-Pierre ! L’Église est
universelle, elle ne connaît ni âge ni race,
parce qu’elle est une et elle est vraiment catholique
!
Chers frères et sœurs !
Dans les méditations du “Triptyque Romain”
de Jean-Paul II (2003), nous trouvons dans la deuxième
poésie, “La source”, les paroles suivantes
:
« Si tu veux trouver la source, tu dois remonter
plus haut, à contre-courant ».
En cette veille de Pentecôte, nous sommes venus pour
“confesser”, et nous voulons le faire publiquement,
sur cette Place Saint-Pierre, en toute modestie et simplicité
et en même temps, en toute franchise et sincérité,
que nous avons essayé d’aller plus haut et
que, bien des fois, nous sommes allés aussi à
contre-courant, et nous avons trouvé, la source de
l’eau vive, celle qui étanche le désir
brûlant de notre cœur et notre soif de vérité,
de beauté et de bonheur.
Cette source n’est pas une théorie, ce n’est
pas une philosophie ou une simple réponse abstraite,
mais c’est une Personne. À ce propos, le Saint-Père
Benoît XVI dit dans l’encyclique “Deus
Caritas Est” : « À l’origine du
fait d’être chrétien il n’y a pas
une décision éthique ou une grande idée,
mais la rencontre avec un évènement, avec
une Personne, qui donne à la vie un nouvel horizon
et par là son orientation décisive ».
C’est pourquoi la première raison de cette
rencontre est la gratitude pour la multitude des dons que
nous avons reçus et qui nous ont aidés à
trouver la source, la présence vive de Jésus,
« le plus beau parmi les fils des hommes » (Ps
45). La prière des Vêpres est un moment privilégié
pour remercier Dieu pour sa bonté et pour les merveilles
qu’Il a accomplies pour nous (“Magnalia Dei”)
à travers l’œuvre de la Rédemption.
Nous voulons exprimer notre immense gratitude envers l’Esprit
créateur et le remercier pour ces hommes et ces femmes
“touchés par Dieu” qui, par le témoignage
de leur foi vécue, ont ouvert la route devant nous
et nous accompagnent le long de notre chemin personnel vers
l’amitié avec le Fils de Dieu, qui nous donne
la vie et la vraie liberté.
Nous remercions le Seigneur pour les fondateurs et pour
les fondatrices qui ont écouté la voix de
l’Esprit Saint ; remercions Dieu pour l’aide
de nos parents, de nos enseignants, et de nos prêtres
sur le chemin de la foi ; et remercions-le en particulier
pour le grand magistère et le témoignage inoubliable
du Pape Jean-Paul II !
La deuxième raison de cette rencontre est de renouveler
l’engagement que Jean-Paul II nous a fait prendre
il y a huit ans, avec ces trois directives : Ouvrez ! Accueillez
! N’oubliez pas ! Il demandait (criait) ce soir-là
: « Ouvrez-vous avec docilité aux dons de l’Esprit
! Accueillez avec gratitude et obéissance les charismes
que l’Esprit ne cesse de nous donner ! N’oubliez
pas que chaque charisme est donné pour le bien de
tous, c'est-à-dire pour le bénéfice
de toute l’Église ! »
Au cours de cette célébration chacun de nous
a la possibilité de faire un examen de conscience.
Comment avons-nous répondu à ces trois recommandations
d’un vrai Père qui nous aime ? Nous pouvons
nous demander : de quelle manière nous sommes-nous
ouverts aux dons de l’Esprit Saint ? Avons-nous accueilli
les charismes ? Nous sommes-nous rappelés du bien
commun de toute l’Église ? En tant que “communauté
de foi” nous pouvons nous interroger sur la nouvelle
étape dans la “maturité ecclésiale”
que le Saint-Père Jean-Paul II a initié il
y a huit ans.
Ce soir, à partir des paroles du Saint-Père
Benoît XVI, « Il n’y a rien de plus beau
que d’être rejoints, surpris par l’Évangile,
par le Christ. Il n’y a rien de plus beau que de le
connaître et de communiquer aux autres l’amitié
avec lui » , avec l’aide de l’Esprit Saint,
prenons un nouvel élan, de nouvelles forces et de
nouvelles inspirations, pour poursuivre notre chemin ensemble
!
Je vous remercie tous, encore une fois pour votre présence,
pour votre engagement missionnaire et surtout pour votre
fidélité au don de la foi en Jésus
Christ et au Successeur de Pierre qui désire nous
renforcer dans cette même foi.
Bienvenus à tous !
__________________________
1. Jean-Paul II, Triptyque Romani. Méditations,
Librairie des Éditions Vaticanes, Cité du
Vatican 2003, 15 (=TR).
2. Benoît XVI, Lettre Encyclique Deus Caritas
Est, Librairie des Éditions Vaticanes, Cité
du Vatican 2005, n. 1.
3. Jean-Paul II, Ouvrez-vous avec docilité aux dons
de l’Esprit!, dans : Le Pape et les Mouvements,
préparé par le Conseil Pontifical pour les
Laïcs.
4. Benoît XVI, Messe inaugurale du ministère
pétrinien de l’Évêque de Rome,
24 avril 2005.
Begrüßung
Bischof Dr. theol. Josef Clemens,
Sekretär des Päpstlichen Rates für die Laien
Liebe Brüder und Schwestern!
Ich möchte Sie alle ganz herzlichen begrüßen,
die Sie an diesem Nachmittag mit Freude und Bereitschaft
die Einladung von Papst Benedikt XVI zu diesem nachmit-täglichen
Treffen angenommen haben, das in der Feier der Ersten Vesper
des Hoch-festes Pfingsten mit dem Hl. Vater seinen Höhepunkt
findet.
Ich möchte einem jeden von Ihnen ein herzliches Willkommen
sagen, Ihnen, die Sie hier in der Nähe sind, aber besonders
denen, die sich am Ende des Petersplatzes und in der Via
della Conciliazione befinden. Wir sind uns alle bewusst,
dass bei einem Gottesdienst, wie dem heutigen, die Entfernungen
nicht so wichtig sind, da die Nähe des Herzens zählt.
Die Einheit und der eine Glaube an den unter uns weilenden
Gott hingegen sind wichtig. Erinnern wir uns an das Versprechen
des Herrn: „Wo zwei oder drei in meinem Namen versammelt
sind, da bin ich mitten unter ihnen“ (Mt 18, 20).
Ich begrüße ganz herzlich die Gründer und
Verantwortlichen sowie alle Glieder und Freunde der Kirchlichen
Bewegungen und Neuen Gemeinschaften. Ich danke Ihnen allen,
dass Sie aus Italien und aus ganz Europa, aber auch von
allen Teilen der Welt, aus Afrika, aus Asien, aus Ozeanien
und vom amerikanischen Kontinent zu dieser Zweiten Begegnung
der neuen Kirchlichen Gemeinschaften mit dem Nachfolger
des Hl. Petrus gekommen sind. Es ist das zweite Treffen,
das dem unvergesslichen Sams-tagnachmittag, es war der 30.Mai
1998, mit dem Diener Gottes Papst Johannes Paul II. auf
dem gleichen Peterplatz folgt.
Ihre so zahlreiche Anwesenheit ist ein großes Zeichen
für die Lebendigkeit und die Jugendlichkeit der Kirche.
Die Kirche ist jung und dies sehen wir heute hier auf dem
Petersplatz! Die Kirche ist universal, sie kennt weder Alter
noch Rassen, weil sie ge-eint ist und weil sie wirklich
katholisch ist!
Liebe Brüder und Schwestern!
In den Meditationen des „Römischen Triptychons“
von Papst Johannes Paul II (2003) finden wir in dem zweiten
Gedicht „Die Quelle“ folgende Worte:
„Wenn du die Quelle finden willst, dann musst du
aufwärts gehen,
gegen den Strom.“
Wir sind gekommen, um in dieser Vigil von Pfingsten zu „bekennen“
und wir wollen dies öffentlich auf diesem Petersplatz
tun, in aller Bescheidenheit und Einfachheit, aber zugleich
auch in aller Offenheit und Ehrlichkeit, dass wir in diesen
Jahren ver-sucht haben, sehr in die Höhe zu gehen,
und dass wir oftmals auch gegen den Strom gegangen sind.
Wir haben die Quelle des lebendigen Wassers gefunden, die
das uner-schöpfliche Verlangen unseres Herzens stillt,
unseren Durst nach Wahrheit, nach Schönheit, nach Glück.
Diese Quelle ist keine Theorie, keine Philosophie oder
eine einfache abstrakte Ant-wort, sondern sie ist eine Person.
Dazu sagt der Hl. Vater Papst Benedikt XVI in der Enzyklika
„Deus caritas est“: „Am Anfang des Christseins
steht keine ethische Ent-scheidung oder eine große
Idee, sondern die Begegnung mit einem Ereignis, mit einer
Person, die dem Leben einen neuen Horizont eröffnet
und damit die entscheidende Richtung gibt.“
Daher ist das erste Motiv für unsere Begegnung die
Dankbarkeit für die vielfachen Gaben, die wir empfangen
haben. Diese haben uns geholfen, die Quelle zu finden, die
lebendige Anwesenheit Jesu, „den Schönsten unter
den Menschenkindern“ (Psalm 45). Das Vespergebet ist
ein sehr gute Gelegenheit, um Gott für seine Güte
und seine für uns gewirkten Wundertaten („Magnalia
Dei“) im Werk der Erlösung zu danken. Wir wollen
unsere tiefe Dankbarkeit gegenüber dem Schöpfergeist
zum Ausdruck bringen und wir wollen auch für die „von
Gott ergriffenen“ Menschen danken, die mit dem Zeugnis
ihres gelebten Glaubens für uns Wegbereiter gewesen
sind. Sie be-gleiten uns auf unserem persönlichen Weg
zur Freundschaft mit dem Sohne Gottes, der uns das Leben
und die wahre Freiheit schenkt.
Wir wollen dem Herrn für die Gründer und Gründerinnen
danken, die den Hauch des Hl. Geistes wahrgenommen haben.
Wir wollen Gott für die Hilfe danken, die uns un-sere
Eltern, Lehrer und Priester auf dem Weg des Glaubens gewährt
haben. Aber wir wollen besonders auch für das große
Lehramt und das große Zeugnis des unvergesse-nen Papstes
Johannes Pauls II. danken.
Das zweite Motiv unseres Treffens ist die Erneuerung unseres
Einsatzes, den Papst Johannes Paul II. von uns vor acht
Jahren mit den drei Imperativen gefordert hat: Öff-net
euch! Nehmt an! Vergesst nicht! Er sagte (schrie) an jenem
Abend: „Öffnet euch mit Lernbereitschaft den
Gaben des Geistes! Nehmt in Dankbarkeit und Gehor-sam die
Charismen an, die der Geist unaufhörlich ausgießt!
Vergesst nicht, dass jedes Charisma für das Wohl aller
gegeben wird, d.h. zum Wohl der ganzen Kirche!“
In dieser Feier hat jeder von uns die Möglichkeit,
eine persönliche Gewissenserfor-schung vorzunehmen.
Wie haben wir auf diese drei Bitten eines wirklichen Vaters,
der uns liebt, geantwortet? Wir können uns fragen:
In welcher Weise haben wir uns den Gaben des Hl. Geistes
geöffnet? Haben wir seine Charismen angenommen? Ha-ben
wir an das Gemeinwohl der ganzen Kirche gedacht? Wir können
uns als „Ge-meinschaften des Glaubens“ über
die neue Etappe der „kirchlichen Reife“ befragen,
die der Hl. Vater Papst Johannes Paul II. vor acht Jahren
eröffnet hat.
Nehmen wir an diesem Abend die Worte des Hl. Vaters Benedikt
XVI. in uns auf, die unser Treffen charakterisieren: „Es
gibt nichts Schöneres als vom Evangelium und von Christus
erreicht und überrascht worden zu sein. Es gibt nichts
Schöneres als ihn zu kennen und anderen die Freundschaft
mit ihm mitzuteilen.“. Nehmen wir mit der Hilfe des
Hl. Geistes einen neuen Schwung, neue Energien und eine
neue Phantasie für unseren zukünftigen gemeinsamen
Weg!
Nochmals danke ich Ihnen allen für Ihre Anwesenheit
und für Ihren missionarischen Einsatz, aber vor allem
danke ich für Ihre Treue gegenüber dem Geschenk
des Glau-bens an Jesus Christus und Ihre Treue zum Nachfolger
des Hl. Petrus, der uns in die-sem gleichen Glauben stärken
will.
Ein herzliches Willkommen an Sie alle!
______________________________
1. Johannes Paul II., Römisches Triptychon. Meditationen,
Herder Verlag, Freiburg 2003
2. Benedikt XVI., Enzyklika „Deus caritas est“,
Vatikanische Verlagsbuchhandlung, Vatikanstadt 2005, Nr.
1
3. Ital. Original in: Giovanni Paolo II., „Apritevi
con docilità ai doni dello Spirito!”, in: “Il
Papa e i Movimenti”, hrsg. Vom Päpstlichen Rat
für die Laien, Verlag San Paolo, Cinisello Balsamo,
48.
4. Benedikt XVI, Hl. Messe zur Amtseinführung, 24.
April 2005
Testimonianza sul Congresso di Rocca di Papa:
Salvatore Martinez,
Coordinatore Nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo
Quale gioia essere qui, invitati dal Santo Padre Benedetto
XVI alla celebrazione dei Primi Vespri di Pentecoste, desiderosi
di rendere viva, grata, partecipe la nostra presenza in
questo “Cenacolo a cielo aperto”.
E perché non ci cogliesse impreparati la dolce e
potente effusione dello Spirito Santo, l’atteso Protagonista
di questo nostro indimenticabile Incontro di preghiera e
di festa, noi responsabili e fondatori di oltre 100 Movimenti
ecclesiali e Nuove Comunità, nei giorni scorsi, ci
siamo riuniti a Rocca di Papa, per riscoprire “la
bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo”.
Lo Spirito Santo ha infuso in noi nuovo coraggio, per difendere
e diffondere la nostra fede dinanzi alle sfide del mondo
contemporaneo. Questa prospettiva d’impegno ci coinvolge
profondamente e ci accomuna nella fedeltà ai diversi
carismi e allo specifico dinamismo spirituale che essi esprimono.
Noi tutti, qui convenuti, siamo uomini e donne semplici,
umilmente impegnati nelle realtà temporali, animati
da un sincero amore per Gesù e dal desiderio di «servire
il nostro Signore nella gioia» (cf Sal 100, 2).
Siamo stati attratti dalla bellezza dei “sempre nuovi”
carismi, doni ordinari e straordinari che riflettono la
“nuova creazione”, quei “cieli nuovi e
terra nuova” che Gesù è venuto ad instaurare
e che lo Spirito incessantemente alimenta.
Nel 1998, in questa stessa venerata Piazza, il Servo di
Dio Giovanni Paolo II - l’indimenticato Pontefice
che ci ha paternamente guidati verso la comune testimonianza
della “maturità ecclesiale” - con voce
amabile volle gridare: “Apritevi con docilità
ai doni dello Spirito!”.
Abbiamo dato credito a questo invito e con la grazia di
Dio, in questi otto anni trascorsi, non abbiamo interrotto
il cammino intrapreso, fatto di reciproca amicizia e di
fraterna condivisione.
Nel Messaggio d’indirizzo inviato al nostro Congresso
Mondiale, il Santo Padre Benedetto XVI, tra le altre meravigliose
espressioni programmatiche, ci ha detto:
“I Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità
sono oggi segno luminoso della bellezza di Cristo e della
Chiesa, sua Sposa”.
E ancora: “La straordinaria fusione tra l’amore
di Dio e l’amore del prossimo rende bella la vita
e fa rifiorire il deserto in cui spesso ci troviamo a vivere”.
In profonda sintonia con queste parole, noi non possiamo
tacere che l’amore di Cristo ha reso davvero belle
le nostre vite.
La bellezza di Cristo non si è mai esaurita: è
contagiosa e continua a generare i nuovi discepoli del terzo
millennio, carichi anch’essi della bellezza che dà
gioia e rende sempre luminoso il volto della Chiesa, la
Madre del “bell’amore”, del bell’amore
che riscalda i cuori tiepidi e schiarisce le menti confuse.
È nella bellezza di Cristo il segreto dell’eterna
giovinezza della Chiesa. Il tempo non la invecchia, la ringiovanisce;
non la schiaccia, la rialza!
Pentecoste è la festa nella quale – oggi, come
a Gerusalemme 2000 anni or sono - la Chiesa rivive la bellezza
immutabile del Vangelo di Cristo, mediante la testimonianza
gioiosa, fiera, audace dei suoi seguaci:
la Chiesa delle realtà quotidiane vissute con speranza;
la Chiesa che anela al cielo e sulla terra condivide con
il suo Signore le “aspre gioie” della passione
e del martirio.
“La Chiesa è giovane, perché Gesù
è vivo”. Così affermava Benedetto XVI
nell’Omelia d’inizio del suo ministero petrino
(24 aprile 2005).
Sono parole che ancora riscaldano d’amore i nostri
cuori, che ci fanno rispondere, unanimi: «Noi abbiamo
riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi»
(1 Gv 4, 16).
Questa nostra professione di fede schiude le porte della
Pentecoste, ed è festa: festa della carità,
che si nutre di preghiera e irradia gioia; festa delle voci
e delle lingue di giubilo che inneggiano alla vita, ad una
vita sempre nuova in Cristo e protesa al traguardo della
vita eterna.
A Pentecoste la Chiesa entra nel registro della gioia, perché
“la gioia è un effetto dell’amore!”
(San Tommaso d’Aquino). Una gioia che non potrà
mai esaurirsi; una gioia che è sempre in segreta
empatia con la sofferenza umana.
Non si dica, allora, che la nostra gioia è allegria
esteriore, dimentica dei drammi del mondo; la gioia cristiana
è olio di letizia sulle ferite del mondo, è
balsamo dello Spirito che dà vigore ai corpi stanchi.
Non vogliamo far mancare al mondo il nostro lieto annunzio:
Cristo è il vero amico degli uomini! Cristo è
la salvezza dei popoli!
Evangelizzare è comunicare al mondo la gioia di Dio;
la “bella notizia” di Gesù vincitore
sul male.
È questo il nostro impegno comune; per questo, oggi,
invochiamo con Benedetto XVI una nuova effusione dello Spirito.
Buona Pentecoste!
Testimonianza sul Congresso di Rocca di Papa:
Maria Luigia Corona,
Co-fondatrice della Comunità Missionaria di Villaregia
Ciò che era fin da principio, ciò che noi
abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri
occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò
che le nostre mani hanno toccato, noi lo annunziamo anche
a voi… 1Gv 1,1
Queste parole di San Giovanni mi hanno interpellato fin
dalla mia giovinezza, quando, affascinata dalla bellezza
del Cristo, attratta dalla forza della sua Persona e dalla
potenza del suo Spirito, l’ho seguito senza porre
condizioni e ho assunto come mia l’urgenza di cercare
e scoprire nuove strade per comunicare quella Luce e quella
Vita che avevano riempito di senso la mia giovane esistenza.
È questa stessa inquietudine che abbiamo condiviso
nel II Congresso Mondiale dei Movimenti e delle Nuove Comunità:
come rendere ragione della bellezza di Cristo negli scenari
del mondo contemporaneo? Come comunicare ovunque il dono
dell’incontro con Cristo che è stato impresso
nel nostro essere dalla grazia battesimale e ravvivato dai
carismi che ci sono stati gratuitamente dati?
Cristo, il Sole della nostra esistenza, ci fa percepire
profondamente quale fame e sete di Lui abitano il cuore
umano, anche se spesso in maniera inconsapevole.
Oggi, quasi 5 miliardi di uomini non conoscono il Cristo.
Molti altri, specie nella nostra Europa, vivono come se
non esistesse, perché lo hanno dimenticato. O perfino
rifiutato! Quanti sono immersi nel buio di una vita senza
ideali, seppur creati per la vera felicità e per
l’autentica libertà! Anche le cose umanamente
più belle non sembrano avere la forza di destarli
da quel torpore…
Quanta bruttezza è capace di produrre nella vita
dell’uomo la volontà di potere, di possesso,
di piacere egoistico. È orribile vedere lo stesso
volto di Dio sfigurato in ogni uomo privato della sua dignità
per la miseria, l’ingiustizia e l’odio. E non
c’è niente di più orribile che usare
il nome di Dio, che è Amore, per commettere violenza.
Il mondo langue senza Dio. Eppure, la Luce continua a venire
nelle tenebre del nostro mondo. Gesù continua a posare
il suo sguardo sulle moltitudini disorientate e su ciascun
uomo. A tutti ripete: Venite e vedrete!
Ma dove gli uomini del nostro tempo possono vedere Dio?
Come permettere ai nostri giovani di toccarLo? In che modo
consentire alle coppie di sposi di sperimentare Dio Amore,
vincolo della loro unità? In quale luogo abitare
con il Maestro, per imparare la sua relazione con il Padre?
Domande brucianti, ma Dio stesso ci ha risposto!
Nel Congresso dei Movimenti e delle Nuove Comunità
abbiamo veduto la potenza di un Dio che cammina con quanti
si uniscono nel suo nome, abbiamo toccato un Dio Trinità
vivo che prende dimora nella concordia fraterna e si rivela
al mondo:
Come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch’essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai mandato. Gv 17,21
Abbiamo sperimentato che la comunione diviene incessantemente
evangelizzazione, missione. L'annuncio del Vangelo fatto
insieme si traduce in una comunicazione di vita contagiosa,
perché consente a chi ne è raggiunto di entrare
in prima persona nel circolo dell'amore trinitario.
Il Cristo si serve anche delle nostre imperfezioni per manifestare
la sua Misericordia al mondo. Per questo i Movimenti e le
Comunità ecclesiali sono stabile “santuario
della sua Presenza”, luogo dove Dio abita con gli
uomini e li “rigenera” a vita nuova. Abbiamo
bisogno di queste scuola di vita in cui le relazioni umane
sono redente, perché impariamo ad amarci come Lui
e il Padre si amano nello Spirito.
Poiché ci è stato dato di imparare a vivere
nella verità e nell’amore, con il cuore pieno
di gratitudine e di letizia, siamo pronti a portare la luce
di Cristo in tutti gli ambienti sociali e cultuali in cui
viviamo e fino agli estremi confini della terra. “Lo
slancio missionario – ci ha detto il Santo Padre Benedetto
XVI nel messaggio autografo inviato tre giorni fa al nostro
Congresso – è verifica della radicalità
di un’esperienza di fedeltà sempre rinnovata
al proprio carisma, che porta oltre qualsiasi ripiegamento
stanco ed egoistico su di sé”.
Nella nostra propria esperienza riconosciamo la verità
di quanto il Papa ci comunica con forza nel suo messaggio:
“La straordinaria fusione tra l’amore di Dio
e l’amore del prossimo rende bella la vita e fa fiorire
il deserto in cui spesso ci troviamo a vivere. Dove la carità
si manifesta come passione per la vita e per il destino
degli altri, irradiandosi negli affetti e nel lavoro e diventando
forza di costruzione di un ordina sociale più giusto,
lì si costruisce la civiltà capace di fronteggiare
l’avanzata della barbarie.”
Fiduciosi nella potente effusione dello Spirito Santo che
ravviva in noi i suoi doni, acconsentiamo al compito che
il Santo Padre ci affida: “Diventate costruttori di
un mondo migliore secondo l’ordo amoris in cui si
manifesta la bellezza della vita umana”.
Eccoci, Signore, disponi di noi!
Eccoci, Signore, manda noi!
Saluto al Santo Padre
S. E. Mons. Stanislaw Rylko, Presidente del Pontificio Consuiglio
per i Laici
Beatissimo Padre,
attorno alla Sua persona è radunato il popolo dei
movimenti e delle nuove comunità traboccante di gioia
e di gratitudine per il dono di questo incontro di preghiera,
che sarà un’altra pietra miliare nella loro
vita e nel loro servizio alla Chiesa. Rispondendo all’invito
della Santità Vostra, questo popolo si è messo
in cammino da tutti gli angoli della Terra verso il cuore
della Chiesa, per rivivere con il Successore di Pietro il
mistero della Pentecoste. E oggi, con tutta la comunità
dei credenti, torna idealmente a quel Cenacolo che sta alle
origini della Chiesa e che è fonte perenne dalla
quale attingere la fiamma viva dell’amore appassionato
a Cristo e lo slancio missionario generato da quel «rombo,
come di vento che si abbatte gagliardo, [che] riempì
tutta la casa dove si trovavano» gli apostoli (At
2, 2). Facendo memoria della discesa del Paraclito, movimenti
e nuove comunità desiderano invocare insieme a Lei,
Beatissimo Padre – come otto anni fa con il Servo
di Dio Giovanni Paolo II – una nuova e abbondante
effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa e sul mondo intero.
Insieme alla Santità Vostra, questo popolo desidera
rendere grazie allo Spirito per il dono di speranza che
i movimenti ecclesiali e le nuove comunità rappresentano
per la Chiesa. Perché è per questi carismi
che moltitudini di uomini e donne del nostro tempo, nonostante
tutti i venti contrari, hanno scoperto la bellezza di essere
cristiani e trovato la gioia di comunicarlo agli altri.
Come prova la loro festosa presenza in questo cenacolo all’aperto,
che è oggi diventata Piazza San Pietro, per testimoniare
dinanzi al mondo che essere discepoli di Cristo è
bello, che incontrare Cristo è l’avventura
più affascinante che sia dato vivere.
Beatissimo Padre, Ella ci ha insegnato che – sempre,
dove irrompe – lo Spirito Santo suscita sorpresa,
sconcerto, stupore perché trasforma le persone, muta
il corso della storia, genera frutti che mai potrebbero
nascere dall’umana pianificazione. E oggi noi vogliamo
levare alto il nostro canto di lode per i frutti di santità
di vita, di comunione, di coraggio e di fantasia missionaria
che questi nuovi carismi fanno fiorire nella Chiesa del
nostro tempo e che sono segni di una rinnovata primavera
cristiana.
«Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia,
non ve ne accorgete?» (Is 43, 19-21), dice Dio nella
profezia di Isaia. Il momento storico che stiamo vivendo
è straordinario riflesso delle parole del Profeta!
Questa Piazza mette oggi sotto gli occhi di tutti una meravigliosa
epifania della molteplicità dei doni con i quali
lo Spirito di Dio continua ad arricchire e adornare la Chiesa.
Diversissimi tra loro, essi sono profondamente uniti nel
mistero della comunione ecclesiale e unanimamente protesi
verso la missione, un miracolo di unità che san Paolo
ci spiega quando scrive: «Vi sono poi diversità
di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità
di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità
di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto
in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione
particolare dello Spirito per l’utilità comune»
(1Cor 12, 4-7).
I movimenti e le nuove comunità sono convenuti
qui per dire ancora una volta al Successore di Pietro: Siamo
pronti per la missione! La Chiesa può contare su
di noi! Il Papa e i vescovi possono contare su di noi!
Santità, benedica questo popolo mosso dalla passione
per la grande causa del regno di Dio e assetato di ascoltare
la Sua parola di maestro nella fede e di padre.
Greeting addressed to the Holy Father
H. E. Archbishop Stanislaw Rylko, President of the Pontifical
Council for the Laity
Your Holiness,
The people of the movements and new communities are here
gathered around you. They are filled with joy and gratitude
for the gift of this prayer encounter that will be another
milestone in their lives and in their service to the Church.
In response to the invitation extended by Your Holiness,
these people have set out from all corners of the earth
towards the heart of the Church in order to join the Successor
of Peter in reliving the mystery of Pentecost. Today, with
the entire community of believers, they turn their minds
to the Cenacle that is at the origin of the Church. It is
the enduring source from which to draw the living flame
of ardent love for Christ and the missionary thrust generated
from that “sound like the rush of a violent wind,
[that] filled the entire house where [the apostles] were
sitting (Acts 2:2). As the movements and new communities
commemorate the descent of the Paraclete, they wish to join
you, Holy Father, just like eight years ago they joined
the Servant of God John Paul II, in invoking the Holy Spirit
to shower gifts lavishly on the Church and on the entire
world.
Together with Your Holiness, these people wish to give
thanks to the Spirit for the gift of hope that the ecclesial
movements and new communities represent for the Church.
It is through these charisms that multitudes of men and
women of our times have gone against the prevailing currents
to discover the beauty of being Christian and to find joy
in communicating it to others. This can be seen from their
festive presence in this open air cenacle here in Saint
Peter’s Square as they witness to the world that it
is beautiful to be disciples of Christ, and that meeting
Christ is the most fascinating adventure that we can experience.
Holy Father, you have always told us that wherever the
Spirit appears there is surprise, bewilderment and amazement,
because it transforms people and changes the course of history,
generating fruits that could never be the outcome of human
planning. Today we wish to raise our song of praise for
the fruits of holy lives, of communion, of courage and missionary
creativity that these new charisms make flourish in the
Church of our times. They are truly signs of a new Christian
spring. “ See, I am doing something new! Now it springs
forth, do you not perceive it?” (Is 43:19), said the
Lord in the prophecy of Isaiah. The historical moment that
we are living in is strikingly reflected in the words of
the prophet! Saint Peter’s Square today is placing
before the eyes of all a wonderful epiphany of the vast
range of gifts with which the Spirit of God continues to
enrich and adorn the Church. All so different from each
other, they are deeply at one in the mystery of ecclesial
communion and unanimously focused on the mission, a miracle
of unity that Saint Paul explained when he wrote: “Now
there are varieties of gifts, but the same Spirit; and there
are varieties of services, but the same Lord; and there
are varieties of activities, but it is the same God who
activates all of them in everyone. To each is given the
manifestation of the Spirit for the common good” (1
Cor. 12:4-7).
The movements and new communities have gathered here to
say once again to the Successor of Peter: We are ready for
the mission! The Church can count on us! The Pope and bishops
can count on us!
Your Holiness, bless this people moved with passion for
the great cause of the Kingdom of God and thirsting to hear
your words as master in the faith and as father.
Saludo al Santo Padre
Mons. Stanislaw Rylko
Presidente, Pontificio Consejo para los Laicos
Beatísimo Padre,
En torno a Vuestra persona se ha reunido el pueblo de
los movimientos y de las nuevas comunidades rebosante de
alegría y de agradecimiento por el don de este encuentro
de oración, que será otra piedra miliar en
sus vidas y en su servicio a la Iglesia. Respondiendo a
la invitación de Vuestra Santidad, este pueblo se
ha puesto en camino desde todos los ángulos de la
Tierra hacia el corazón de la Iglesia, para revivir
con el Sucesor de Pedro el misterio de Pentecostés.
Y hoy, con toda la comunidad de los creyentes, regresa idealmente
a aquel Cenáculo que se encuentra en los orígenes
de la Iglesia y que es fuente perenne desde la cual tomar
la llama viva del amor apasionado por Cristo y el impulso
misionero generado de aquel «ruido que como una impetuosa
ráfaga de viento, llenó toda la casa en la
que se encontraban» (Hech. 2, 2). Haciendo memoria
de la venida del Paráclito, los movimientos y las
nuevas comunidades desean invocar junto a Ud., Beatísimo
Padre – como hace ocho años sucedió
con el Siervo de Dios Juan Pablo II – una nueva y
abundante efusión del Espíritu Santo sobre
la Iglesia y sobre el mundo entero.
Junto a Vuestra Santidad, este pueblo desea dar gracias
al Espíritu por el don de la esperanza que los movimientos
eclesiales y las nuevas comunidades representan para la
Iglesia. Porque es gracias a estos carismas que una muchedumbre
de hombres y mujeres de nuestro tiempo, a pesar de los vientos
contrarios, han descubierto la belleza de ser cristiano
y han encontrado la alegría de comunicarlo a los
otros. Como prueba de ello, su presencia festiva en Plaza
San Pedro convertida en un cenáculo al abierto, testimonia
al mundo que ser discípulos de Cristo es bello, que
encontrar a Cristo es la más grande y fascinante
aventura que se pueda vivir.
Beatísimo Padre, Ud. nos ha enseñado, que
siempre donde irrumpe el Espíritu Santo suscita sorpresa,
desconcierto, estupor porque transforma las personas, cambia
el curso de la historia, genera frutos que no habrían
podido nacer de la planificación humana. Y hoy queremos
elevar nuestro canto de alabanza por los frutos de santidad
de vida, de comunión, de valentía y de fantasía
misionera que estos carismas hacen florecer en la Iglesia
de nuestro tiempo y que son signo de una renovada primavera
cristiana.
«Pues bien, he aquí que yo lo renuevo: ya
está en marcha, ¿no lo reconocéis?»
(Is. 43, 19-21), dice Dios en la profecía de Isaías.
¡El momento histórico que estamos viviendo
es un extraordinario reflejo de las palabras del Profeta!
Esta Plaza pone ante los ojos de todos una maravillosa epifanía
de la multiplicidad de los dones con los cuales el Espíritu
de Dios continúa a enriquecer y a adornar la Iglesia.
Si bien muy diversos entre ellos, están profundamente
unidos en el misterio de la comunión eclesial y unánimemente
volcados hacia la misión, un milagro de unidad que
san Pablo nos explica cuando escribe: «Hay diversidad
de carismas, pero un mismo Espíritu; diversidad de
ministerios, pero un mismo Señor; diversidad de actuaciones,
pero un mismo Dios que obra todo en todos. A cada cual se
le otorga la manifestación del Espíritu para
provecho común» (1 Cor. 12, 4-7).
Los movimientos y las nuevas comunidades se han reunido
aquí para expresarle una vez más al Sucesor
de Pedro: ¡Estamos listos para la misión! ¡La
Iglesia puede contar con nosotros! ¡El Papa y los
obispos pueden contar con nosotros!
Santidad, bendiga este pueblo movido por la pasión
de la gran causa del reino de Dios y sediento de escuchar
vuestra palabra de padre y maestro en la fe.
Allocution au Saint-Père
S. Exc. Mgr Stanislaw Rylko
Président, Conseil Pontifical pour les Laïcs
Très Saint-Père,
le peuple des mouvements et des communautés nouvelles
est réuni autour de Votre personne, débordant
de joie et de gratitude pour le don de cette rencontre de
prière, qui sera une nouvelle pierre milliaire dans
leur vie et dans leur service de l’Eglise. Répondant
à l’invitation de Votre Sainteté, ce
peuple s’est mis en marche de tous les coins de la
Terre vers le cœur de l’Eglise, pour revivre
avec le Successeur de Pierre le mystère de la Pentecôte.
Aujourd’hui, avec toute la communauté des croyants,
il retourne par la pensée à ce Cénacle
qui est aux origines de l’Eglise et qui est une source
permanente à laquelle puiser la flamme vive de l’amour
passionné pour le Christ et l’élan missionnaire
engendré par ce « bruit, tel un violent coup
de vent, qui remplit toute la maison où […]
se tenaient » les Apôtres (Ac 2, 2). Faisant
mémoire de la descente du Paraclet, les mouvements
et les communautés nouvelles désirent invoquer
avec Vous, Très Saint-Père – comme il
y a huit ans avec le Serviteur de Dieu Jean-Paul II –
une nouvelle et abondante effusion de l’Esprit Saint
sur l’Eglise et sur le monde entier.
Avec Votre Sainteté, ce peuple désire rendre
grâce à l’Esprit pour le don de l’espérance
que les mouvements ecclésiaux et les communautés
nouvelles représentent pour l’Eglise. Car c’est
grâce à ces charismes que des multitudes d’hommes
et de femmes de notre temps, en dépit de tous les
vents contraires, ont découvert la beauté
d’être chrétiens et trouvé la
joie de le communiquer aux autres. Comme le prouve leur
présence festive en ce cénacle à ciel
ouvert qu’est aujourd’hui devenue la place Saint-Pierre,
pour témoigner à la face du monde que c’est
beau d’être des disciples du Christ et que rencontrer
le Christ est l’aventure la plus fascinante qu’il
soit donné de vivre.
Très Saint-Père, Vous nous avez appris que
– toujours, là où il fait irruption
– l’Esprit Saint suscite la surprise, la consternation,
la stupeur, car il transforme les personnes, modifie le
cours de l’histoire, génère des fruits
qui ne pourraient jamais naître de la planification
humaine. Or, aujourd’hui, nous voulons élever
très haut notre chant de louange pour les fruits
de sainteté de vie, de communion, de courage et d’imagination
missionnaire que ces nouveaux charismes font fleurir dans
l’Eglise de notre temps et qui sont les signes d’un
nouveau printemps chrétien.
« Voici que je vais faire une chose nouvelle, déjà
elle pointe, ne la reconnaissez-vous pas ? » (Is 43,
21), dit Dieu dans la prophétie d’Isaïe.
Le moment historique que nous sommes en train de vivre est
un reflet extraordinaire des paroles du Prophète
! Cette place met aujourd’hui sous les yeux de tous
une merveilleuse épiphanie de la multiplicité
des dons par lesquels l’Esprit de Dieu continue d’enrichir
et d’orner l’Eglise. Très différents
entre eux, ils sont profondément unis dans le mystère
de la communion ecclésiale et tendent unanimement
vers la mission ; c’est un miracle d’unité
que saint Paul explique lorsqu’il écrit : «
Il y a, certes, diversité de dons spirituels, mais
c’est le même Esprit ; diversité de ministères,
mais c’est le même Seigneur ; diversité
d’opérations, mais c’est le même
Dieu qui opère tout en tous. A chacun la manifestation
de l’Esprit est donnée en vue du bien commun
» (1 Co 12, 4-7).
Les mouvements et les communautés nouvelles sont
venus ici pour dire une fois encore au Successeur de Pierre
: nous sommes prêts pour la mission ! L’Eglise
peut compter sur nous ! Le Pape et les évêques
peuvent compter sur nous !
Sainteté, bénissez ce peuple mû par
la passion pour la grande cause du royaume de Dieu, ce peuple
qui a soif d’écouter Votre parole de maître
dans la foi et de père.
Messaggio di Chiara Lubich, fondatrice
del Movimenti dei Focolari
Beatissimo Padre,
mi rivolgo a Lei a nome di tutti i Movimenti e delle Nuove
Comunità ecclesiali rappresentati in questa Piazza.
E' innanzitutto la nostra viva e profonda gratitudine che
Le vogliamo esprimere, Santità, per averci nuovamente
convocati e radunati tutti insieme qui al Soglio di Pietro,
attorno a Lei.
Come non ricordare in questo giorno l'amatissimo Suo Predecessore,
il Santo Padre Giovanni Paolo II e il nostro memorabile
incontro con Lui la vigilia della Pentecoste 1998?
In quel giorno Egli ci aveva preannunciato che si apriva
dinanzi a noi "una tappa nuova: quella della maturità
ecclesiale". "La Chiesa - aveva detto - si aspetta
da voi frutti 'maturi' di comunione e di impegno" .
Queste Sue parole, con le altre, mediante le quali Egli
aveva definito il nostro posto nella Sposa di Cristo come
un’espressione significativa della dimensione carismatica
della Chiesa, co-essenziale a quella istituzionale , erano
state per noi di comprensione e riconoscimento, ma anche
di grande responsabilità. Vogliamo essere degni di
una tale fiducia.
In quell'occasione, d'accordo con altri fondatori, avevo
promesso al Santo Padre Giovanni Paolo II che ci saremmo
impegnati per incrementare la comunione tra i Movimenti
e le Nuove Comunità.
Oggi possiamo dire che l'amore vicendevole e l'unità
tra tutti sono cresciuti oltre ogni nostra previsione.
Le nostre Comunità, infatti, e i nostri Movimenti
ci appaiono come tante reti di amore che Dio sta tessendo
nel mondo, quasi ad anticipare - a livello di laboratorio
- in continuità con l'opera mirabile degli Ordini
e delle Congregazioni religiose, l'unità della famiglia
umana.
E la nostra gratitudine incommensurabile va a Colui che
avvertiamo essere il vero Protagonista della fioritura dei
nostri Movimenti: lo Spirito Santo che ci ricolma sempre
dei Suoi doni.
Egli è all'opera nella nostra epoca e continua la
Sua azione nei secoli a favore della Chiesa che, edificata
"sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti"
(Ef 2,20), è lievito della civiltà dell'amore.
A Lei, Santità, vogliamo assicurare che la collaborazione
e la comunione tra i Movimenti e le Nuove Comunità
continuerà, affinché, nella piena comunione
ed obbedienza con Lei e con i Pastori della Chiesa, si lavori
per l'attuazione degli stessi scopi voluti da Gesù,
prima di tutto: l'unità.
E la nostra amata Chiesa sarà più una, più
famiglia, più accogliente, più bella nella
sua varietà. Ella testimonierà Cristo nelle
sue molteplici prerogative e Maria, la Madre di Dio, la
carismatica per eccellenza.
__________________________
1. Agli appartenenti ai movimenti ecclesiali e alle nuove
comunità nella vigilia di Pentecoste, in Insegnamenti
di Giovanni Paolo II, XXI (1998) 1, Città del Vaticano
2000, 1120-1122.
2. Cf. Messaggio di Giovanni Paolo II ai partecipanti al
congresso mondiale dei movimenti ecclesiali (Roma, 27-29
maggio 1998).
Greeting to the Holy Father Benedict XVI, by Chiara
Lubich
Most Holy Father,
I am speaking to you on behalf of all the Movements and
New Ecclesial Communities that are represented in this Square.
We want to first of all express our profound and heartfelt
gratitude, Your Holiness, for having summoned and brought
us together again here at the Chair of Peter, all gathered
around you.
Today, how can we not remember with fondness Your beloved
Predecessor, the Holy Father John Paul II, and our memorable
meeting with him on the vigil of Pentecost 1998?
On that day, he had announced that “a new stage is
unfolding before you: that of ecclesial maturity.”
In that moment, he said: “The Church expects from
you the ‘mature’ fruits of communion and commitment.”
These words of his, together with others, through which
he defined our role in the Spouse of Christ as an important
charismatic dimension of the Church, co-essential with the
institutional one, meant that he understood and recognized
us, but also that we had a great responsibility to live
up to.
We want to be worthy of such deep trust. On that occasion,
in agreement with other founders, I had promised the Holy
Father John Paul II that we would have worked to increase
the communion among Movements and New Communities.
Today we can say that mutual love and unity among us all
has grown more than we could have predicted.
Our communities, in fact, and our Movements appear to us
as many networks of love that God is weaving together throughout
the world, almost so as to anticipate – on a laboratory
scale – the unity of the human family, in continuity
with the admirable works of the religious Orders and Congregations.
And our infinite gratitude goes to the One who we feel is
the true Protagonist behind the blossoming of our Movements:
the Holy Spirit, who always fills us with His gifts.
He is at work in our day and is continuing His action through
the centuries in favour of the Church which, “built
upon the foundation of the apostles and prophets”
(Eph 2:20), is leaven for the civilization of love.
We want to assure you, Your Holiness, that the collaboration
and communion among Movements and the New Communities will
continue, so that, in full communion and obedience with
you and with the Pastors of the Church, we can work for
the same goals that Jesus wanted to achieve, unity being
the first.
And our beloved Church will be more one, more a family,
more welcoming, more beautiful in its diversity. It will
bear witness to Christ through its many features and to
Mary, the Mother of God, the charismatic one par excellence.
_________________________________
1. To the members of the ecclesial movements and the new
communities on the vigil of Pentecost, in Teachings from
John Paul II, XXI (1998) 1, Vatican City 2000, 1120-1122.
2. See Message of John Paul II to the participants at the
world congress for ecclesial movements (Rome, May 27-29,
1998).
Saludo de Chiara Lubich al Santo Padre Benedicto
XVI
Beatísimo Padre:
Me dirijo a Usted en nombre de todos los Movimientos y
de las Nuevas Comunidades Eclesiales que están representados
en esta Plaza.
En primer lugar queremos expresarle nuestro vivo y profundo
agradecimiento por haber vuelto a convocarnos y a reunirnos
a todos aquí junto a Usted, en la cátedra
de Pedro.
¿Cómo podemos dejar de recordar hoy a su
amadísimo Predecesor, el Santo Padre Juan Pablo II,
y nuestro memorable encuentro con Él la vigilia de
Pentecostés de 1998?
Ese día él nos había preanunciado que
delante de nosotros se abría “una etapa nueva:
la de la madurez eclesial”. Había dicho: “La
Iglesia se espera de vosotros frutos ‘maduros’
de comunión y de empeño” .
Estas palabras suyas, al igual que todas las demás
con las cuales había definido nuestro lugar en la
Esposa de Cristo, como una expresión significativa
de la dimensión carismática de la Iglesia,
coesencial a la institucional , para nosotros estaban cargadas
de comprensión y de reconocimiento, pero también
de mucha responsabilidad. Queremos ser dignos de tanta confianza.
En esa ocasión, de acuerdo con otros fundadores,
le había prometido al Santo Padre Juan Pablo II que
nos empeñábamos en incrementar la comunión
entre los Movimientos y las Nuevas Comunidades.
Hoy podemos decir que el amor recíproco y la unidad
entre todos han crecido, superando todas nuestras previsiones.
En efecto, nuestras Comunidades y nuestros Movimientos podemos
verlos como muchas redes de amor que Dios está tejiendo
en Europa y en el mundo, continuando la obra admirable de
las Órdenes y las Congregaciones religiosas, casi
como para anticipar –a nivel de laboratorio- la unidad
de la familia humana.
Y nuestro inmenso agradecimiento se dirige a Aquél
que sabemos que es el verdadero Protagonista del florecimiento
de nuestros Movimientos: el Espíritu Santo, que siempre
nos colma con sus dones.
Él está actuando en nuestra época y
a lo largo de los siglos continúa su acción
a favor de la Iglesia, la cual, edificada “sobre los
cimientos de los apóstoles y los profetas”
(Ef.2,20) es levadura de la civilización del amor.
A Usted, Santidad, queremos asegurarle que continuará
la colaboración y la comunión entre los Movimientos
y las Nuevas Comunidades, para que, en la más completa
comunión y obediencia a Usted y a los Pastores de
la Iglesia, trabajemos para la realización de los
mismos fines que perseguía Jesús, el primero
de todos, la unidad.
Y nuestra amada Iglesia será más una, más
familia, más acogedora, más hermosa en su
variedad. Dará testimonio de Cristo en sus múltiples
prerrogativas, y de María, la Madre de Dios, la carismática
por excelencia.
_______________________________
1. A los pertenecientes a los movimientos eclesiales y
nuevas comunidades, en la vigilia de Pentecostés
discurso de Juan Pablo II, 1998.
2. Cf. Mensaje de Juan Pablo II a los participantes del
Congreso mundial de los movimientos eclesiales (Roma, 27-29
de mayo de 1998)
Salutation de Chiara Lubich au Saint-Père
Benoît XVI
Très Saint-Père,
C’est au nom de toutes les Communautés nouvelles
et Mouvements ecclésiaux représentés
sur cette place que je m’adresse à vous.
Nous désirons avant tout vous exprimer, Sainteté,
notre plus profonde gratitude pour nous avoir à nouveau
convoqués et réunis tous ensemble autour de
vous, à côté du tombeau de Pierre.
Comment pourrions-nous ne pas nous rappeler en ce jour votre
bien-aimé prédécesseur, le Saint-Père
Jean-Paul II, et notre rencontre mémorable avec lui
la veille de la Pentecôte en 1998 ?
Ce jour-là, il nous avait annoncé qu’«
une nouvelle étape, celle de la maturité ecclésiale
» se présentait à nous. Et « l’Église
attend de vous, avait-il ajouté, des fruits de maturité,
des fruits de communion et d’engagement . »
Ces paroles et les autres, par lesquelles il définissait
notre place au sein de l’Église, Épouse
du Christ, comme expression significative de la dimension
charismatique de l’Église, co-essentielle à
la dimension institutionnelle , signifiaient pour nous que
nous étions compris et reconnus, mais aussi investis
d’une grande responsabilité. Nous voudrions
être dignes d’une telle confiance.
À cette occasion, d’accord avec d’autres
fondateurs, j’avais promis au Saint-Père Jean-Paul
II que nous nous serions employés à faire
grandir la communion entre les Mouvements et les Communautés
nouvelles.
Aujourd’hui, nous pouvons dire que l’amour réciproque
et l’unité ont grandi au-delà de toute
prévision.
En effet, nos Communautés et nos Mouvements nous
semblent constituer comme des filets tissés par l’amour
de Dieu dans le monde. Dans la lignée de l’œuvre
admirable des Ordres et des Congrégations religieuses,
ils représentent comme une maquette, un laboratoire
de l’unité de la famille humaine.
Et notre gratitude immense va surtout à Celui que
nous considérons comme le vrai Protagoniste de la
floraison de nos Mouvements, l’Esprit Saint, qui ne
cesse de nous combler de ses dons.
Il est à l’œuvre en notre époque
et poursuit son action au cours des siècles en faveur
de l’Église qui, édifiée «
sur le fondement des apôtres et des prophètes
» (Ep 2,20), est le levain de la civilisation de l’amour.
Sainteté, nous désirons vous assurer que nous
poursuivrons la collaboration et la communion entre nos
Mouvements et nos Communautés nouvelles afin que,
en communion parfaite avec vous-même et avec les Pasteurs
de l’Église et dans la plus profonde obéissance,
nous puissions œuvrer pour la réalisation de
ce que Jésus désire, en premier lieu l’unité.
Et notre Église bien-aimée sera plus unie,
plus familiale, plus accueillante, plus belle dans sa variété.
Elle témoignera du Christ dans ses multiples prérogatives
ainsi que de Marie, la mère de Dieu, elle qui est
charismatique par excellence.
______________________________
1. Discours lors de la Rencontre avec les Mouvements ecclésiaux
et les Communautés nouvelles sur la Place Saint-Pierre,
30 mai 1998.
2. Cf. Message de Jean-Paul II aux participants au Congrès
mondial des Mouvements ecclésiaux (Rome, 27-29 mai
1998).
Commento al Salmo 112 del prof. Andrea Riccardi
Padre Santo,
Padri ed amici tutti,
pregare con i Salmi alla Veglia di Pentecoste presso la
tomba dell’apostolo Pietro è un’occasione
spirituale di cui Le siamo tanto grati, Padre Santo. I Salmi
sono preziosi per noi che non sappiamo pregare: dono di
un alfabeto con cui rivolgersi al Signore. Egli, con la
sua Parola, ci insegna a pregare: “Lodate, servi del
Signore, lodate il nome del Signore”. Laudate pueri:
chi prega, a qualunque età, trova il cuore del bambino.
Grida il nome del Signore, come un bambino che, al buio,
cerca sua madre. In questo c’è un insegnamento
per noi, nuove Comunità e Movimenti: “se non
vi convertirete e non diventerete come bambini…”
(Mt 18,3). Un carisma fruttifica con la preghiera e con
il cuore da bambini. Perché è dono!
“Dal sorgere del sole al suo tramonto”. L’apostolo
esorta: “pregate incessantemente” (1 Tes 5,17).
Senza sosta: com’è possibile? Siamo laici,
immersi nelle cose del mondo: attratti e distratti da esse.
Ma la preghiera non solo è possibile, ma necessaria.
Dice Gesù: “senza di me non potete far nulla”
(Gv 15, 5). E’ vero. Rivedo tanti momenti: le tempeste,
le fragilità, la disperazione, la banalità
stolida del peccato, il male o miserie troppo grandi. Senza
la preghiera ci saremmo rassegnati. Posso dirlo almeno per
me, per i miei amici di Sant’Egidio.
Più passa il tempo e più sentiamo di dover
pregare. La vita comunitaria è scuola di preghiera
per tutti, giovani e anziani: “Sia benedetto il nome
del Signore, ora e sempre”. La preghiera è
il tessuto in cui il carisma non si spegne né si
svuota nell’orgoglio, ma fruttifica. Perché
il carisma è un dono, non un’utopia, un’ideologia,
un progetto di potere.
Lungo gli anni abbiamo visto accendersi e spegnersi le stelle
delle utopie che promettevano un mondo nuovo; abbiamo visto
crescere, d’altra parte, la rassegnazione, indifferente
al dolore altrui, arrendevole ad un mondo vecchio. Ma la
Parola di Dio, la liturgia, la preghiera ci hanno formato
ad altro sentire: un amore tenace e paziente. E’ l’amore
di Gesù, dono di Pentecoste, fondamento di ogni carisma,
che si comunica ai nostri cuori grazie allo Spirito.
Il Salmo canta Dio, “eccelso su tutti i popoli”.
I pii ebrei lo immaginavano oltre i cieli: “più
alta dei cieli è la sua gloria”. Distante dalle
miserie della terra. Nel nostro mondo crescono le distanze
(tra grandi e piccoli, tra popoli e civiltà): grandi
distanze preparano nel disprezzo i conflitti. Invece Colui
che è veramente distante dal nostro mondo meschino,
è il più vicino: “Chi è pari
al Signore nostro Dio che siede nell’alto e si china
a guardare nei cieli e sulla terra?”. L’Eccelso
si china. E’ scritto in tante pagine della Scrittura:
“In luogo eccelso e santo io dimoro, -dice Isaia (57,15)-
ma sono anche con gli oppressi e con gli umiliati, per ravvivare
lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi”.
Le vite umane non scorrono dimenticate, solo sotto gli sguardi
indifferenti della gente. Dice il Salmo 11: “Le sue
pupille scrutano ogni uomo”. Dio non è distratto
o indifferente. I suoi occhi squarciano l’indifferenza.
Gesù, tante volte, guarda gli uomini nel loro dolore,
perfino Pietro dopo che lo ha rinnegato. L’Eccelso
si china e guarda. Questo non lascia uguale la vita degli
uomini e delle donne. Il Salmo lo canta in due piccoli ma
efficaci quadri: il povero e la sterile.
Il povero. Chi conosce le periferie del mondo, ha visto
spesso mucchi di immondizia, su cui talvolta giocano i bambini.
Ha camminato per vie polverose. Penso all’Africa.
Ma ho in mente anche i poveri la cui casa è un mondezzaio;
gli anziani abbandonati; chi vive nelle carceri. Così
è una buona parte del mondo. Ma gli uomini non vedono
né si chinano. Dio invece non è indifferente:
“Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia
rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i
principi del suo popolo”. Il povero, rialzato, siede
con dignità tra i principi. Questi, se non tengono
conto del povero, possono diventare un’assemblea di
malvagi.
E’ un mondo capovolto dall’amore. Avviene: lo
abbiamo visto. Non è un’utopia. Nasce dall’amore
paziente e tenace che Dio effonde nei cuori. Dio ascolta
il lamento dei poveri: “Tu sei sostegno del misero,
sostegno al povero nella sua angoscia, riparo dalla tempesta,
ombra contro il caldo…” (Is 25,4).
La sterile. Non siamo condannati alla sterilità del
vivere per se stessi. La sterile del Salmo ricorda le vite
sterili: donne della Bibbia, ma anche uomini di oggi, ricchi
di risorse, ma incapaci di dare vita. C’è un
mondo di gente ricca e sterile. Anche su di loro si china
il Signore: “Il Signore dal cielo si china sugli uomini”
(14,2). Si china su di noi. Lo si vede in Gesù: “Non
un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati;
con amore e compassione, li ha riscattati” (Is 63,9).
E’ la Pasqua che abbiamo celebrato.
Oggi cantiamo la fecondità della vita nello Spirito:
“fa abitare la sterile nella sua casa quale madre
gioiosa di figli”. Vale per tanta gente ricca e sterile.
E’ ora la gioia di questa sera, di noi ricchi e sterili,
resi umili e fecondi, padri di figli in questa bella casa
senza mura, eppure stranamente tanto fraterna e intima.
Noi, Comunità e Movimenti, siamo gente sterile che,
grazie all’amore del Dio che si china, abbiamo ricevuto
un carisma fecondo. Ora abitiamo gioiosi con figli nella
Chiesa. Oggi con Lei Padre Santo, con i Vescovi, con voi
tutti. Oltre i presenti, ci sono altri in questa piazza
stasera: un grande “popolo di umili e di poveri”
–dice Sofonia (3,12). Ci sono tanti poveri risollevati
dall’amore di questi umili che siamo noi.
E’ l’originale alleanza dei poveri e degli umili,
che vive nella Chiesa, frutto dello Spirito. Si celebra
quanto Lei, Padre Santo, ha scritto nella sua enciclica:
“amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme”.
Giovanni Crisostomo, vescovo in tempi difficili, diceva:
questo Salmo invita all’accordo della preghiera. Infatti
esige carità e stima tra noi. Siamo diversi, ma non
distanti: chiamati da Lei, Padre Santo, a comunicare con
più amore e forza questo Vangelo. Così ringraziamo
il Signore con l’Alleluja che apre e chiude il Salmo.
Nella nostra debolezza, siamo rivestiti da una forza dall’alto.
Per questo diciamo: “chi è pari al Signore
nostro Dio?”.
Prof. Andrea Riccardi, founder of St. Egidio Community
Holy Father,
Fathers and all you friends,
To pray with the Psalms on the Vigil of Pentecost near to
the tomb of the apostle Peter is a spiritual event that
we are extremely grateful for, Holy Father. The Psalms are
precious for people – like ourselves – who know
not how to pray: they give us an alphabet to address the
Lord. With his Word, the Lord teaches us how to pray: “Praise,
servants of Yahweh, praise the name of Yahweh”. Laudate
pueri: people who pray, at any age, regain the heart of
children. They cry out the name of the Lord, like a child
looking for the mother in the dark. In this, there is a
teaching for us, new Communities and Movements: “unless
you change and become like little children…”
(Mt 18,3). A charisma yields fruit with prayer and with
the heart of children. Because it is a gift!
“From the rising of the sun to its setting”.
The apostle insists: “pray constantly” (1 Th
5,17). Constantly: how is it possible? We are laypersons,
plunged in what is in the world: attracted and distracted
by it. Prayer, however, is not only possible, it is necessary.
Jesus says, “cut off from me, you can do nothing”
(Jn 15,5). It is true. Many events come to mind: storms,
frailties, despair, the foolish banality of sin, evil, or
immense miseries. Cut off from prayer, we would have given
up. I can say this at least personally, for my friends of
Sant’Egidio.
The more time goes by, the more we feel we need to pray.
Community life is a school of prayer for everyone, for the
young and for the old: “Blessed be the name of Yahweh,
henceforth and for ever”. Prayer is the material where
a charisma is not extinguished, nor emptied by pride, where
it yields fruit. Because a charisma is a gift, not a utopia,
an ideology, or a project of power.
Over the years we have seen the light of utopias promising
a new world shine and then die out, while hopelessness grew,
indifferent to the sorrow of others, surrendering to an
old world. The Word of God, however, the liturgy and prayer,
have given shape to another sentiment; it is a tenacious
and patient love: love of Jesus, gift of Pentecost, the
basis of every charisma, which is communicated to our hearts
thanks to the Spirit.
The Psalm sings “Supreme over all nations”.
The pious Jews imagined God above the heavens: “supreme
over the heavens his glory”, distant from the miseries
down on the earth. In our world distances grow bigger (between
the great and the little, between peoples and civilizations):
great distances pave the way to conflicts with despise.
On the contrary, he who is indeed distant from our miserable
world is also closest: “Who is like Yahweh our God?
His throne is set on high, but he stoops to look down on
heaven and earth”. The Supreme stoops down. It is
written in many pages of the Scripture: “I dwell in
the high and holy place – says Isaiah (57,15) –
with him also who is of a contrite and humble spirit, to
revive the spirit of the humble, and to revive the heart
of the contrite”.
Human lives do not roll by forgotten, only under the indifferent
gaze of people. Psalm 11 says, “his gaze scrutinises
the children of Adam”. God is not distracted or indifferent.
His eyes tear indifference. Jesus often looks at men and
women in their sorrow, even at Peter, after he denies him.
The Supreme stoops to look down. This does not leave the
lives of men and women the same as they were. The Psalm
sings to this with two small, but effective pictures: the
poor and the barren woman.
The poor. Whoever knows the peripheries of the world has
often seen the dunghills where children often play; they
have walked on dusty roads. I am thinking of Africa. But
I also have in mind the poor whose home is a dunghill; abandoned
elderly men and women, people living in prison. This is
what quite a part of the world is. But people do not see,
nor do they stoop down. However, God is not indifferent:
“He raises the poor from the dust, he lifts the needy
from the dunghill, to give them a place among princes, among
princes of his people”. Lifted up, the poor are seated
with dignity among princes. If these do not consider the
poor, they may become an assembly of evil people.
It is a world overturned by love. It happens: we have seen
it. It is not a utopia. It is born from that patient and
tenacious love that God outpoured in our hearts. God listens
to the plea of the poor: “For you have been a stronghold
to the poor, a stronghold to the needy in his distress,
a refuge from the storm, a shade from the heat…”
(Is 25,4).
The barren woman. We are not condemned to the barren life
of living for ourselves. The barren woman of the Psalm reminds
us of other barren lives: women of the Bible, but also many
men and women of our times, rich in resources, but incapable
of giving life. There is a world of rich and barren people.
The Lord looks down on them, as well: “Yahweh looks
down from heaven at the children of Adam” (Ps 14,2).
He stoops to look down at us. We see it in Jesus: “In
all their affliction he was afflicted, and the angel of
his presence saved them: in his love and in his pity he
redeemed them” (Is 63,9). We celebrated it during
Easter.
Today we sing to the fecundity of life in the Spirit: “He
lets the barren woman be seated at home, the happy mother
of sons”. It is true for many rich and barren people.
It is the joy of this evening, of us rich and barren people,
made humble and fecund fathers of sons in this beautiful
house, wall-less but so brotherly and so intimate nevertheless.
Communities and Movements, we are barren people who have
received a fecund charisma thanks to God, who stoops to
look down. Now we live and rejoice within the Church, with
children, with you, Holy Father, with the Bishops, with
you all. In addition to those who are present, there are
others on this square here tonight: it is an immense people
of “poor and humble people” – Zephaniah
says (3,12); there are many poor people lifted by the love
of the humble people we are.
This is the special covenant of the poor and the humble,
which lives within the Church as a fruit of the Spirit.
It celebrates what you, Holy Father, wrote in the Encyclical:
“Love of God and love of neighbour are now truly united”.
John Chrysostom, who was Bishop in troubled times, said:
“this Psalm asks us to be united in prayer. Indeed,
it asks us to love and esteem each other. We are different,
but we are not distant: called by You, Holy Father, to communicate
this Gospel with more love and more strength. And so, we
thank the Lord with the Hallelujah that opens and closes
the Psalm. In our weakness, we are clothed with the power
from on high. That is why we say: “Who is like Yahweh
our God?”
PROF. ANDREA RICCARDI
Santo Padre,
Padres y amigos todos,
rezar con los Salmos en la Vigilia de Pentecostés
junto a la tumba del apóstol Pedro es una ocasión
espiritual por la que Le estamos muy agradecidos, Santo
Padre. Para nosotros que no sabemos rezar, los Salmos son
algo precioso: el don de un alfabeto con el que dirigirse
al Señor. Él, con su Palabra, nos enseña
a rezar: “¡Alabad, siervos de Yahvé,
alabad el nombre de Yahvé!”. Laudate pueri:
quien reza, a cualquier edad, encuentra el corazón
del niño. Grita el nombre del Señor, como
un niño que en la oscuridad busca a su madre. En
esto hay una enseñanza para nosotros, nuevas Comunidades
y Movimientos: “si no cambiáis y os hacéis
como los niños...” (Mt 18,3). Un carisma fructifica
con la oración y con el corazón de niños.
¡Porque es don!
“De la salida del sol hasta su ocaso”. El apóstol
exhorta: “Orad constantemente” (1 Tes 5, 17).
Sin descanso: ¿cómo es posible? Somos laicos,
inmersos en las cosas del mundo: atraídos y distraídos
por ellas. Pero la oración no sólo es posible,
sino que es necesaria. Dice Jesús: “separados
de mí no podéis hacer nada” (Jn 15,
5). Es verdad. Vuelvo a ver muchos momentos: las tempestades,
las fragilidades, la desesperación, la necia banalidad
del pecado, el mal o las miserias demasiado grandes. Sin
la oración nos habríamos resignado. Puedo
decirlo al menos por mí, por mis amigos de Sant Egidio.
Cuanto más pasa el tiempo, más sentimos que
debemos rezar. La vida comunitaria es escuela de oración
para todos, jóvenes y ancianos: “¡Bendito
el nombre de Yahvé, desde ahora y por siempre!”.
La oración es el tejido donde el carisma no se apaga
ni se vacía en el orgullo, sino que fructifica. Porque
el carisma es un don, no una utopía, ni una ideología,
ni un proyecto de poder.
A lo largo de los años hemos visto cómo se
encendían y se apagaban las estrellas de las utopías
que prometían un mundo nuevo; por otra parte, hemos
visto crecer la resignación, indiferente al dolor
ajeno, complaciente con un mundo viejo. Pero la Palabra
de Dios, la liturgia y la oración nos han formado
con otro sentir: un amor tenaz y paciente. Es el amor de
Jesús, don de Pentecostés, fondo de todo carisma,
que se comunica a nuestros corazones gracias al Espíritu.
El Salmo canta a Dios, “Excelso sobre los pueblos”.
Los devotos judíos lo imaginaban más allá
de los cielos: “más alta que los cielos su
gloria”. Lejano de las miserias de la tierra. En nuestro
mundo crecen las distancias (entre grandes y pequeños,
entre pueblos y civilizaciones): las grandes distancias
preparan los conflictos en el desprecio. Sin embargo, Aquel
que está verdaderamente alejado de nuestro mundo
mezquino es el más cercano: “¿Quién
como Yahvé, nuestro Dios, con su trono arriba, en
las alturas, que se abaja para ver el cielo y la tierra?”.
El Excelso se inclina. Está escrito en muchas páginas
de la Escritura: “En lo excelso y sagrado yo moro,
-dice Isaías (57, 15)- y estoy también con
el humillado y abatido de espíritu, para avivar el
espíritu de los abatidos, para avivar el ánimo
de los humillados”.
Las vidas humanas no discurren en el olvido, sólo
bajo las miradas indiferentes de la gente. Dice el salmo
11: “sus pupilas examinan a los hombres” (4).
Dios no está distraído ni indiferente. Sus
ojos desgarran la indiferencia. Muchas veces Jesús
mira a los hombres en su dolor, incluso a Pedro después
de que le negase. El Excelso se inclina y mira. Esto no
deja igual la vida de los hombres y de las mujeres. El Salmo
lo canta en dos pequeñas pero eficaces imágenes:
el pobre y la estéril.
El pobre. Quien conoce las periferias del mundo ha visto
con frecuencia montañas de basura sobre las que a
veces juegan los niños. Ha caminado por caminos polvorientos.
Pienso en África. Pero tengo en mente también
a los pobres cuya casa es un basurero; a los ancianos abandonados;
a los que viven en las cárceles. Así es una
buena parte del mundo. Pero los hombres no ven ni se inclinan.
Dios, en cambio, no es indiferente: “Levanta del polvo
al desvalido, alza al pobre del estiércol, para sentarlo
en medio de los nobles, en medio de los nobles de su pueblo”.
El pobre, levantado, se sienta con dignidad entre los nobles.
Éstos, si no tienen en cuenta al pobre, pueden convertirse
en una asamblea de malvados. Es un mundo al que el amor
le ha dado la vuelta. Sucede: lo hemos visto. No es una
utopía. Nace del amor paciente y tenaz que Dios derrama
en los corazones. Dios escucha el lamento de los pobres:
“fuiste fortaleza para el débil, fortaleza
para el pobre en su aprieto, parapeto contra el temporal,
sombra contra el calor...” (Is 25, 4).
La estéril. No estamos condenados a la esterilidad
de vivir para nosotros mismos. La estéril del Salmo
recuerda las vidas estériles: mujeres de la Biblia,
pero también hombres de hoy, ricos de recursos, pero
incapaces de dar vida. Hay un mundo de gente rica y estéril.
También sobre ellos se inclina el Señor: “Se
asoma Yahvé desde los cielos hacia los hijos de Adán”
(Sal 14, 2). El Señor se inclina sobre nosotros.
Se ve en Jesús: “No fue un mensajero ni un
ángel: él mismo en persona los liberó.
Por su amor y su compasión él los rescató”
(Is 63, 9). Es la Pascua que hemos celebrado.
Hoy cantamos la fecundidad de la vida en el Espíritu:
“Asienta a la estéril en su casa, como madre
feliz con hijos”. Esto es válido para mucha
gente rica y estéril. Es ahora la alegría
de esta tarde, de nosotros ricos y estériles, convertidos
en humildes y fecundos, padres de hijos en esta bella casa
sin muros, y al mismo tiempo tan extrañamente fraternal
e íntima.
Nosotros, Comunidades y Movimientos, somos gente estéril
que, gracias al amor de Dios que se inclina, hemos recibido
un carisma fecundo. Ahora habitamos gozosos como hijos en
la Iglesia. Hoy con Usted, Santo Padre, con los Obispos,
con todos vosotros. Además de los presentes, esta
tarde hay otros en esta plaza: un gran “pueblo humilde
y pobre” -dice Sofonías (3, 12). Hay muchos
pobres levantados por el amor de estos humildes que somos
nosotros.
Es la original alianza de los pobres y de los humildes que
vive en la Iglesia, fruto del Espíritu. Se celebra
lo que Usted, Santo Padre, ha escrito en su encíclica:
“Amor a Dios y amor al prójimo se funden entre
sí”.
Juan Crisóstomo, obispo en tiempos difíciles,
decía: este salmo invita al acuerdo de la oración.
En efecto, exige caridad y estima entre nosotros. Somos
diferentes, pero no distantes: llamados por Usted, Santo
Padre, a comunicar con más amor y fuerza este Evangelio.
Por esto damos gracias al Señor con el Aleluya que
abre y cierra el Salmo. En nuestra debilidad, somos revestidos
por una fuerza que viene de lo alto. Por esto decimos: “¿Quién
como Yahvé, nuestro Dios?”.
PROF. ANDREA RICCARDI
Heiliger Vater,
ehrwürdige Väter und liebe Freunde,
das Gebet mit den Psalmen am Vorabend von Pfingsten am Grab
des Apostels Petrus ist ein spirituelles Ereignis, für
das wir Ihnen, Heiliger Vater, danken. Die Psalmen sind
kostbar für uns, denn wir wissen nicht, wie wir beten
sollen: Sie sind das Geschenk eines Alphabetes, durch das
wir uns an den Herrn wenden können. Durch sein Wort
lehrt er uns beten: „Lobet, ihr Knechte des Herrn,
lobt den Namen des Herrn!“ Laudate pueri: Wer betet,
entdeckt in jedem Lebensalter das Herz eines Kindes. Er
ruft den Namen des Herrn wie ein Kind, das im Dunkeln nach
seiner Mutter sucht. Darin liegt eine Lehre für uns
neue Gemeinschaften und Bewegungen: „Wenn ihr nicht
umkehrt und wie die Kinder werdet“ (Mt 18,3). Ein
Charisma reift heran durch das Gebet und mit dem Herzen
eines Kindes. Denn es ist ein Geschenk!
„Vom Aufgang der Sonne bis zum Untergang“.
Der Apostel mahnt: „Betet ohne Unterlass!“ (1
Thess 5,17). Ununterbrochen: Wie ist das möglich? Wir
sind Laien, beschäftigt mit den Dingen der Welt: von
ihnen angezogen und durch sie zerstreut. Doch das Gebet
ist nicht nur möglich, sondern notwendig. Jesus sagt:
„Getrennt von mir könnt ihr nichts tun“
(Joh 15,5). Das ist wahr. Ich denke an viele Augenblicke:
Stürme, Schwächen, Verzweiflung, die törichte
Banalität der Sünde, das Böse oder übergroßes
Elend. Ohne das Gebet hätten wir resigniert. Das kann
ich zumindest über mich selbst sagen, über meine
Freunde von Sant’Egidio.
Je mehr Zeit vergeht, umso mehr haben wir das Gefühl,
beten zu müssen. Das gemeinschaftliche Leben ist eine
Schule des Gebetes für alle, für Jugendliche und
alte Menschen: „Der Name des Herrn sei gepriesen von
nun an bis in Ewigkeit“. Das Gebet ist das Umfeld,
in dem das Charisma nicht verlischt oder im Stolz entleert
wird, sondern Frucht bringt. Denn das Charisma ist ein Geschenk,
keine Utopie, keine Ideologie, kein Machtvorhaben.
Im Laufe der Jahre haben wir mit anschauen müssen,
wie Sterne von Utopien, die eine neue Welt versprachen,
aufgegangen und verloschen sind; wir haben andererseits
mit anschauen müssen, dass die Resignation zugenommen
hat, die gleichgültig ist angesichts des Leides der
anderen und sich mit einer alten Welt abfindet. Doch das
Wort Gottes, die Liturgie, das Gebet haben in uns ein anderes
Empfinden geformt: eine ausdauernde und geduldige Liebe.
Diese Liebe Jesu, eine Gabe von Pfingsten, ist die Grundlage
aller Charismen und wird durch den Geist in unsere Herzen
ausgegossen.
Der Psalm besingt Gott als „erhaben über alle
Völker“. Die frommen Juden hatten die Vorstellung,
dass er über den Himmeln sei: „seine Herrlichkeit
überragt die Himmel“. Fern vom Elend der Erde.
In unserer Welt wächst die Distanz (zwischen Großen
und Kleinen, zwischen Völkern und Kulturen): große
Distanzen führen durch Verachtung zu Konflikten. Doch
Er, der wahrhaft fern von unserer kleinlichen Welt ist,
ist der Nächste von allen: „Wer gleicht dem Herrn,
unserm Gott, im Himmel und auf Erden, ihm, der in der Höhe
thront, der hinabschaut in die Tiefe?“ Der Erhabene
schaut hinab. Auf vielen Seiten der Schrift steht das geschrieben:
„Als Heiliger wohne ich in der Höhe“ –
sagt Jesaja (57,15) – „aber ich bin auch bei
den Zerschlagenen und Bedrückten, um den Geist der
Bedrückten wieder aufleben zu lassen und das Herz der
Zerschlagenen neu zu beleben“.
Das Leben der Menschen läuft nicht vergessen vor sich
hin, nur unter den gleichgültigen Blicken der Leute.
Psalm 11 sagt: „Seine Blicke prüfen die Menschen“.
Gott ist nicht zerstreut oder gleichgültig. Seine Augen
vertreiben die Gleichgültigkeit. Viele Male blickt
Jesus auf die Menschen in ihrem Leid, sogar auf Petrus,
nachdem er ihn verleugnet hatte. Der Erhabene neigt sich
und blickt herab. Das lässt das Leben der Männer
und Frauen nicht so, wie es ist. Der Psalm spricht darüber
in zwei kleinen aber vielsagenden Bildern: der Arme und
die Kinderlose.
Der Arme: Wer die Peripherien der Welt kennt, hat häufig
Abfallhügel gesehen, auf denen manchmal Kinder spielen.
Oder er ist auf staubigen Wegen gegangen. Ich denke an Afrika.
Doch ich denke auch an Arme, deren Wohnung ein Müllhaufen
ist; an die verlassenen alten Menschen; an die Gefangenen.
So sieht ein großer Teil der Welt aus. Doch die Menschen
sehen es nicht und beugen sich nicht herab. Gott dagegen
ist nicht gleichgültig: „der den Schwachen aus
dem Straub emporhebt und den Armen erhöht, der im Schmutz
liegt. Er gibt ihm einen Sitz bei den Edlen, bei den Edlen
seines Volkes“. Der erhöhte Arme sitzt in Würde
bei den Edlen. Wenn diese keine Rücksicht auf den Armen
nehmen, können sie zu einer Ansammlung von Frevlern
werden. Durch die Liebe wird die Welt ganz und gar umgewandelt.
Das geschieht: wir haben es gesehen. Das ist keine Utopie.
Es wird möglich durch die geduldige und ausdauernde
Liebe, die Gott in die Herzen ausgießt. Gott hört
das Schreien der Armen: „Du bist die Zuflucht der
Schwachen, die Zuflucht der Armen in ihrer Not; du bietest
ihnen ein Obdach bei Regen und Sturm und Schatten bei glühender
Hitze“ (Jes 25,4).
Die Kinderlose. Wir sind nicht zur Unfruchtbarkeit eines
Lebens für sich selbst verurteilt. Die Kinderlose im
Psalm erinnert an unfruchtbares Leben: Frauen der Bibel,
aber auch Menschen von heute, die reich an Gütern sind,
doch unfähig, Leben zu schenken. Es gibt eine Welt
voller reicher und unfruchtbarer Menschen. Auch ihnen neigt
sich der Herr zu: „Der Herr blickt vom Himmel herab
auf die Menschen“ (Ps 14,2). Er neigt sich ihnen zu.
Das sieht man bei Jesus: „Nicht ein Bote oder ein
Engel, sondern sein Angesicht hat sie gerettet. In seiner
Liebe und seinem Mitleid hat er selbst sie erlöst“
(Jes 63,9). Das ist das Osterfest, das wir gefeiert haben.
Heute besingen wir die Fruchtbarkeit des Lebens aus dem
Geiste: „Die Frau, die kinderlos war, lässt er
im Hause wohnen“. Das trifft auf viele reiche und
unfruchtbare Menschen zu. Das ist unsere Freude heute Abend
von uns Reichen und Unfruchtbaren, die demütig und
fruchtbar geworden sind, Väter von Kindern in diesem
schönen Haus ohne Mauern, das jedoch seltsamerweise
so geschwisterlich und familiär ist.
Wir Gemeinschaften und Bewegungen sind unfruchtbare Menschen,
die durch die Liebe Gottes, der sich herabneigt, ein fruchtbares
Charisma empfangen haben. Heute leben wir froh als Kinder
in der Kirche. Heute mit Ihnen, Heiliger Vater, mit den
Bischöfen, mit euch allen. Außer den Anwesenden
sind auch andere heute Abend auf diesem Platz: ein großes
„demütiges und armes Volk“ – wie
Zefanja sagt (3,12). Viele Arme wurden durch die Liebe dieser
Demütigen, die wir sind, aufgerichtet.
Das ist das Urbündnis der Armen und Demütigen,
das in der Kirche besteht und Frucht des Geistes ist. Hier
wird das gefeiert, was Sie, Heiliger Vater, in Ihrer Enzyklika
geschrieben haben: „Gottes- und Nächstenliebe
verschmelzen“.
Johannes Chrysostomus, ein Bischof in schwierigen Zeiten,
sagte: Dieser Psalm ruft zur Eintracht des Gebetes auf.
Er fordert nämlich Liebe und Achtung unter uns. Wir
sind unterschiedlich, doch nicht fern voneinander: Sie,
Heiliger Vater, haben uns aufgerufen, mit größerer
Liebe und kraftvoller dieses Evangelium weiterzugeben. Auf
diese Weise danken wir dem Herrn mit dem Halleluja, das
den Psalm einleitet und abschließt. In unserer Schwäche
werden wir mit einer Kraft von oben umkleidet. Deshalb sagen
wir: „Wer gleicht dem Herrn, unserm Gott“.
Commento al Salmo 146, di Kiko Argüello,
fondatore del Cammino Neocatecumenale
Carissimo Padre,
grazie per l’occasione che mi si offre di dire una
parola.
Abbiamo ascoltato il Salmo 146 nel quale siamo invitati
a lodare Dio perché “Il Signore ricostruisce
Gerusalemme”.
Gerusalemme e soprattutto il suo Tempio, è stato
ricostruito da Zorobabele e Giosuè, un laico e un
sacerdote. E prima, Mosè e Aronne, poi Pietro e Paolo,
i due testimoni di cui parla l’Apocalisse... possiamo
dire: carisma e istituzione. Carisma e istituzione uniti
sono co-essenziali alla missione della Chiesa, ha detto
papa Giovanni Paolo II nella Pentecoste del 1998.
In riferimento alla festa che oggi celebriamo, papa Giovanni
Paolo II, al Simposio dei vescovi Europei nell’anno
1986, parlando della necessità che ha la Chiesa di
una nuova evangelizzazione, ha detto: “Per realizzare
un’efficace opera di evangelizzazione dobbiamo ritornare
a ispirarci al primissimo modello apostolico. Tale modello,
fondante e paradigmatico, lo contempliamo nel cenacolo:
gli apostoli sono uniti e perseveranti con Maria in attesa
di ricevere il dono dello Spirito. Solo con l’effusione
dello Spirito comincia l’opera dell’evangelizzazione.
Il dono dello Spirito è la prima sorgente, il primo
soffio dell’autentica evangelizzazione. Occorre, dunque,
cominciare l’evangelizzazione invocando lo Spirito
e cercando dove soffia lo Spirito (cfr. Gv 3, 8). Perché
alcuni sintomi di questo soffio dello Spirito Santo sono
certamente presenti oggi in Europa. Per trovarli, sostenerli
e svilupparli bisognerà lasciare schemi atrofizzati
per andare là dove inizia la vita, dove vediamo che
si producono frutti di vita «secondo lo Spirito»...”.
Questo lo ha detto il Papa ai vescovi europei dopo aver
parlato della distruzione della famiglia e della secolarizzazione
dell’Europa, affermando che lo Spirito ha dato già
la risposta. E sta dando la risposta! Possiamo dire: eccoci
Santo Padre, ecco la risposta, ecco i nuovi carismi, le
nuove realtà che lo Spirito Santo suscita in aiuto
ai preti, in aiuto alle parrocchie, ai vescovi, in aiuto
al papa. “Il Signore ricostruisce Gerusalemme”.
Ma quanto è difficile, Santo Padre, che le istituzioni
capiscano che hanno necessità dei carismi! Ecco che
tutti abbiamo bisogno che si attui la ecclesiologia del
Vaticano II, una ecclesiologia di comunione, della Chiesa
come corpo. In definitiva è l’attuazione del
Concilio Vaticano II che ci urge oggi più che mai.
Il Papa Giovanni XXIII nella Costituzione Apostolica “Humanae
salutis” (1961) con cui indiceva il Concilio esordiva
dicendo: “La Chiesa oggi assiste ad una crisi in atto
della società. Mentre l’umanità è
alla svolta di un’era nuova, compiti di una gravità
e ampiezza immensa attendono la Chiesa, come nelle epoche
più tragiche della sua storia. Si tratta di mettere
a confronto con le energie vivificanti e perenni dell’evangelo
il mondo moderno”. Il Papa Giovanni XXIII ha profetizzato
quello che oggi ci sommerge “la svolta di una era
nuova”, la postmodernità, l’ateismo nihilista,
l’apostasia dell’Europa. L’Apocalisse
dice che l’Agnello sgozzato vince la bestia. Perché
i cristiani diventino questo agnello hanno bisogno dei carismi,
hanno bisogno delle nuove realtà ecclesiali, dei
movimenti, delle nuove comunità. Tutti abbiamo bisogno
di una fede adulta, e perciò è necessario
aprire nelle parrocchie l’iniziazione cristiana. Comunità
come la Santa Famiglia di Nazaret, dove nostro Signore Gesù
è diventato adulto, e per questo ha avuto bisogno
di una famiglia, della Famiglia di Nazaret.
La piccola comunità cristiana salva la famiglia e
la famiglia salva la Chiesa. Ecco la missione del Cammino
neocatecumenale nella chiesa e nelle parrocchie.
Termino Santità dicendo che il Cammino neocatecumenale,
insieme a tanti altri che oggi sono presenti qui in questa
piazza, sono il segno della attuazione di questo Salmo:
“Il Signore ricostruisce Gerusalemme”, il Signore
ricostruisce la sua Chiesa.
Spero che tale fatto, in questo vespro mirabile della Pentecoste
del 2006 sia per Lei e per tutti noi un segno di speranza
e di grande consolazione.
BEITRAG VON KIKO ARGÜELLO
Lieber Vater,
danke für die Gelegenheit, die mir geboten wird, ein
Wort zu sagen.
Wir haben Psalm 146 gehört, der uns einlädt, Gott
zu loben, weil der „Herr Jerusalem wieder aufbaut“.
Jerusalem, und vor allem sein Tempel, ist von Zorobabel
und Josue, einem Laien und einem Priester, wieder aufgebaut
worden.
„Charisma und Institution“, das kann von Moses
und Aaron gesagt werden, aber auch von Peter und Paul, zwei
Zeugen, von denen die Apokalypse spricht. Charisma und Institution,
beide geeint sind wesentlich für die Sendung der Kirche,
so hat Papst Johannes Paul II. beim Pfingstfest 1998 gesagt.
In Bezug auf das Pfingstfest, das wir heute feiern, hat
Papst Johannes Paul II beim Symposium der Bischöfe
Europas im Jahre 1986 gesagt: „Um ein wirkungsvolles
Werk der Evangelisierung leisten zu können, müssen
wir auf das allererste apostolische Modell zurückgreifen.
Dieses begründende und pragmatische Modell finden wir
im Pfingstsaal: Die Apostel sind beharrlich und erwartungsvoll
um Maria geschart, die Gaben des Heiligen Geistes erwartend.
Nur mit dem Ergießen des Geistes beginnt das Werk
der Evangelisierung. Die Gabe des Geistes ist der erste
Motor, die erste Quelle, der erste Hauch der echten Evangelisierung.
Deswegen muss man beim Beginn der Evangelisierung damit
beginnen, den Geist anzurufen und suchen, wo der Geist weht
(Vgl. Joh 3,8). Einige Zeichen dieses Wehens des Geistes
sind wahrhaftig heute in Europa gegenwärtig. Um sie
zu finden, zu erhalten und zu entfalten, wird man manchmal
starre Schemata lassen müssen, um dorthin zu gelangen,
wo das Leben beginnt, wo wir sehen, dass sich ‚dem
Geist gemäß’ Lebensfrüchte zeitigen…“.
Das hat er den europäischen Bischöfen gesagt,
nachdem er von der Zerstörung der Familie und der Säkularisierung
Europas gesprochen hat, und sagte, dass der Heilige Geist
schon die Antwort gegeben hat. Er ist dabei die Antwort
zu geben: Sieh uns, Heiliger Vater, sieh hier die neuen
Charismen, die neuen Realitäten, die der Heilige Geist
als Hilfe für die Priester, Pfarreien, Bischöfe
und den Heiligen Vater hervorruft. „Der Geist baut
Jerusalem wieder auf“.
Die Kirche steht immer im Kampf gegen die Bestie. Nur ein
reifer Glaube in den Christen, die in ihrem Leib das Sterben
Christi tragen, wird die Welt retten. Aber wie schwer ist
es, Heiliger Vater, dass die Institutionen verstehen, dass
sie die Charismen brauchen! Hier brauchen wir, dass die
Ekklesiologie des II. Vatikanums verwirklicht wird, eine
Ekklesiologie der Kommunion, der Kirche als Leib. Letzten
Endes ist es die Verwirklichung des Zweiten Vatikanischen
Konzils, die heute mehr denn je nötig ist. So versteht
man, wie Papst Johannes XXIII. in der apostolischen Konstitution
„Humanae salutis“ (1961), mit der er das Konzil
einberief, am Anfang sagte: „Die Kirche heute wohnt
einer Krise der Gesellschaft bei, die in vollem Gang ist.
Während die Menschheit an der Wende einer neuen Ära
ist, erwarten die Kirche Aufgaben von großem Ernst
und großer Tragweite, so wie in den tragischsten Epochen
seiner Geschichte. Es geht darum, die moderne Welt mit den
ewiges Leben spendenden Energien des Evangeliums gegenüber
zu stellen“. Papst Johannes XXIII. wusste die „neue
Ära“ vorauszusehen, die uns heute überflutet,
die Postmodernität, der sichtbare Atheismus. Wir sollten
begreifen, dass nur das geschlachtete Lamm die Bestie besiegt,
und damit die Christen dieses Lamm werden, benötigen
sie Charismen, brauchen sie einen reifen Glauben, die christliche
Initiation: hier ist die Sendung des neokatechumenalen Weges.
Heiligkeit, abschließend möchte ich sagen, das
der neokatechumenale Weg, zusammen mit so vielen anderen,
die auf diesem Platz sich eingefunden haben, das Zeichen
der Verwirklichung dieses Psalms ist: „Der Herr baut
Jerusalem wieder auf“.
Möge diese Tatsache in der hiesigen wunderbaren Vesper
des Pfingstfestes von 2006 für Sie, wie auch für
uns alle, ein großer Trost sein.
INTERVENTO DI DON JULIÁN CARRÓN
PRESIDENTE DELLA FRATERNITÀ DI COMUNIONE E LIBERAZIONE
«Il vero protagonista della storia è il mendicante:
Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo
mendicante di Cristo». Con queste parole don Giussani
terminò, otto anni fa, il suo intervento proprio
qui, in Piazza San Pietro, inginocchiato davanti a Giovanni
Paolo II. Noi oggi ritorniamo come mendicanti, ancora più
desiderosi di Cristo, stupiti di come Cristo ha continuato
a mendicare il nostro cuore.
1. «Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie, o Re delle genti!» (Ap
15,3)
Anche noi possiamo dire, come i martiri dell’Apocalisse
dopo aver visto la Sua vittoria: «Grandi e mirabili
sono le tue opere, o Signore Dio onnipotente». Quali
sono le opere che ci fanno cantare? La risurrezione di Cristo
che, per opera dello Spirito Santo, ci ha afferrato nel
battesimo, facendoci diventare “suoi”.
La vittoria di Cristo ci fa esultare di gioia e di gratitudine
nel vedere come Lui, prendendo tutta quanta la nostra umanità,
la porta a una pienezza senza paragone, spingendoci a non
vivere più per noi stessi, ma per colui che è
morto e risorto per noi (cfr 2Cor 5,14-15). È nella
carne, in mezzo alle vicende della vita, che a noi viene
data la grazia di vivere questa novità: «Pur
vivendo nella carne, io vivo nella fede del Figlio di Dio,
che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20).
Lo stupore dell’amore di Cristo per ognuno di noi
domina la nostra vita, perchè «non sono più
io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20). È
così che abbiamo sperimentato «la potenza della
sua risurrezione» (Fil 3,10).
Questa è la sconfitta del nulla che sempre incombe
su ogni uomo, e che tante volte gli fa dubitare ci sia una
risposta che corrisponda alle esigenze di verità,
di bellezza, di giustizia, di felicità del suo cuore,
perché niente è in grado di affascinarlo totalmente
per molto tempo. Infatti, «senza la resurrezione di
Cristo c’è solo un’alternativa: il niente».
In Cristo risorto, invece, vediamo la vittoria dell’Essere
sul nulla, e perciò il ridestarsi in noi dell’unica
speranza che non delude (Rm 5,5).
L’incontro con il carisma di don Giussani, nel grande
alveo della Chiesa, ci ha fatto diventare Cristo sempre
più familiare, più che nostro padre e nostra
madre, fino a far sorgere in noi la domanda: «Chi
sei Tu, Cristo?», secondo lo stesso metodo che ha
condotto i discepoli dall’esperienza dell’incontro
con l’umanità di Cristo alla grande domanda
circa la sua divinità. In questo modo noi, battezzati,
ci siamo immedesimati con Cristo (cfr Gal 3,27). Questo
è il fascino inattaccabile del cristianesimo: esso
ci fa partecipare a un avvenimento che prende tutto il nostro
io e ci riprende ogni volta che veniamo meno, come è
accaduto ai discepoli di Emmaus, che dicevano commossi:
«Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava
con noi lungo il cammino?» (Lc 24,32). Così,
alla luce dei doni dello Spirito, la realtà intera
e tutta la vita testimoniano la ragionevolezza della fede
in Cristo, destino e salvezza del mondo.
2. «Chi non temerà il tuo nome,
chi non ti glorificherà, o Signore?
Tu solo sei santo!» (Ap 15,4)
È l’imponenza del Suo amore che risplende
nelle Sue opere a rendere facile il riconoscimento del Signore.
Come fu per il popolo d’Israele, che davanti alla
mano potente di Dio, «temette il Signore e credette
in lui» (Es 14,31). Basta che la nostra libertà
ceda e, come Sua Santità ci ha mirabilmente ricordato
nella Sua enciclica, si lasci coinvolgere da Cristo nella
«dinamica della sua donazione» a noi (Deus caritas
est, n.13). Questa donazione arriva nella persona di Gesù
Cristo a un «realismo inaudito» (n.12): il Dio
incarnato diventa un’attrattiva così vincente
che «ci attrae tutti a sé» (n.14). L’uomo
che lo incontra lo trova talmente corrispondente all’attesa
del cuore, che non esita a esclamare davanti al manifestarsi
della bellezza della sua santità: «Signore,
da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo
creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv
6,68-69).
Ma, come lo stesso Pietro, tante volte noi avvertiamo anche
tutto il dramma della umana libertà che, invece di
aprirsi fiduciosa nel riconoscimento stupito e grato del
Signore presente, può chiudersi nella pretesa orgogliosa
di autonomia o nello scetticismo, fino alla disperazione,
di fronte alla propria impotenza e all’imponenza del
male. Ma come Sua Santità ci ha ancora richiamato
nell’enciclica, la santità di Dio si mostra
come amore appassionato per il suo popolo, per ogni uomo,
amore che nello stesso tempo perdona (cfr Deus caritas est,
n.10). Tutta la fragilità dell’uomo, il suo
tradimento, tutte le brutte possibilità della storia
sono attraversate da quella domanda posta a Pietro in quell’alba
sul lago: «Mi ami tu?» (Gv 21,17). Attraverso
questa domanda, semplice e definitiva, la santità
unica di Dio rivela nell’umanità di Cristo
la sua inconcepibile e misteriosa profondità: Dio
è misericordia. In essa l’uomo, ciascuno di
noi, è ricreato nella verità della sua dipendenza
originale, e la libertà rifiorisce come adesione
umile e lieta, piena di domanda: «Sì, Signore,
tu sai tutto, tu sai che ti amo» (Gv 21,17). In questo
“sì” libero della creatura, dentro a
ogni circostanza della vita, si riverbera e opera la gloria
di Dio: «Gloria Dei vivens homo» (Sant’Ireneo,
Adversus Haereses, IV,20,7)). La gloria di Dio è
l’uomo che vive.
3. «Tutte le genti verranno, Signore,
davanti a te si prostreranno,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati»
(Ap 15,4)
Il giudizio dell’Apocalisse ci svela la verità
dell’ultimo giorno, quando tutti verranno e si prostreranno
nel riconoscimento che Gesù è il Signore,
e Cristo sarà definitivamente «tutto in tutti»
(Col 3,11). Questo giudizio luminoso non è contraddetto
da un mondo che sembra allontanarsi da Dio. Ma la drammatica
situazione in cui viviamo rende più bruciante la
struggente domanda di Cristo: «Ma il Figlio dell’uomo,
quando verrà, troverà la fede sulla terra?»
(Lc 18,8).
Rispondere a questa domanda ci fa diventare più consapevoli
della portata di questo incontro. Il nostro radunarci oggi
intorno a Pietro ci rende certi che quel compimento finale
vive nell’appartenenza alla Chiesa, al «piccolo
gregge», anticipo e caparra della manifestazione finale.
Ma, allo stesso tempo, ci strugge l’urgenza del compito
a cui siamo chiamati. Come nella prima Pentecoste, anche
noi siamo stati scelti, chiamati per diventare testimoni
della bellezza di Cristo davanti a tutte le genti. Che semplicità
di cuore ci vuole per lasciarci plasmare da Cristo così
da far splendere di novità tutta quanta la nostra
vita quotidiana, dal lavoro alla famiglia, dai rapporti
alle iniziative! Soltanto una cosa potrà destare
in coloro che incontreremo il desiderio di venire con noi
a prostrarsi davanti al Signore: il vedere realizzarsi in
noi la promessa di Cristo che chi lo segue avrà il
centuplo quaggiù (Mc 10,29-30).
Address of FR. JULIÁN CARRÓN
President of the Fraternity of Communion and Liberation
“The true protagonist of history is the beggar: Christ
who begs for man’s heart, and man’s heart that
begs for Christ.” With these words, eight years ago,
Fr. Giussani concluded his address here in St Peter’s
Square, kneeling before John Paul II. Today we come back
as beggars, even more desirous of Christ, astonished at
how Christ has continued begging for our heart.
1. “Great and wonderful are your works,
Lord, God Almighty;
just and true are your ways, King of all nations!”
(Rev 15,3)
Like the martyrs of the Apocalypse, after seeing His victory
we, too, can say: “Great and wonderful are your works,
Lord, God Almighty.” What are the works that make
us sing? The Resurrection of Christ, who, by the work of
the Holy Spirit, has taken hold of us in Baptism, making
us “His.”
Christ’s victory makes us exult with joy and gratitude
at seeing how He takes the whole of our humanity and brings
it to a fullness beyond compare, making us live no longer
for ourselves, but for Him who died and rose for us (cf.
2Cor 5:14-15). It is in the flesh, in all the events of
life, that we are given the grace to live this newness:
“Though living in the flesh, I live by faith in the
Son of God, who loved me and gave himself for me.”
(Gal 2:20) Our astonishment at Christ’s love for each
of us dominates our life, because “it is no longer
I who live, but Christ who lives in me” (Gal 2:20).
This is how we have experienced “the power of his
resurrection” (Phil 3:10).
This is the defeat of the nothingness that constantly looms
over every man, and that often makes him doubt that there
is an answer that corresponds to the need for truth, for
beauty, for justice and for happiness in his heart, because
nothing is able to wholly fascinate him for long. For, “without
Christ’s resurrection, only one alternative remains:
nothingness.” In the Risen Christ, instead, we see
the victory of Being over nothingness, and therefore the
reawakening in us of the one hope that does not disappoint.
(Rom 5:5)
The encounter with Fr. Giussani’s charism in the great
riverbed that is the Church has made Christ more and more
familiar to us, more familiar than our father and mother,
to the point of arousing in us the question: “Who
are you, Christ?”, following the same method that
led the disciples from the experience of the encounter with
Christ’s humanity to the great question about his
divinity. In this way, we, the baptized, have become one
with Christ. (cf. Gal 3:27). This is the unassailable fascination
of Christianity: it makes us participate in an event that
takes up our whole “I” and rescues us every
time we fail, like the disciples of Emmaus, who said, “Were
our hearts not burning within us as we spoke with him on
the road?” (Lk 24:32) Thus, in the light of the Holy
Spirit’s gifts, the whole of reality and the whole
of life witness the reasonableness of faith in Christ, the
world’s destiny and salvation.
2. Who shall not fear and glorify your name, O Lord,
You alone are holy!” (Rev 15,4)
It is the immensity of His love that shines out in His
works and makes it easy to recognize the Lord; as it was
for the people of Israel, who before God’s mighty
hand, “feared the Lord and believed in him”
(Ex14:31). All that is needed is for our freedom to give
in and, as Your Holiness wonderfully reminded us in your
encyclical, let ourselves be drawn by Christ into the “dynamic
of his self-giving” to us (Deus caritas est, n. 13).
In the person of Christ, this giving reaches an “unprecedented
realism” (n. 12) God incarnate becomes so overwhelmingly
attractive that he “draws us all to himself.”
(n.14). A person who meets Him finds Him so correspondent
to his heart’s expectation, that he does not hesitate
to exclaim before the manifestation of the beauty of His
holiness: “Lord, to whom shall we go? You have the
words of eternal life; we have believed and have come to
know that You are the Holy One of God.” (Jn 6:68-69)
But, as Peter himself, many times we perceive, too, the
whole drama of human freedom which, instead of opening us
trustingly in astonished and grateful acknowledgment for
the Lord present, can close itself up in the conceited pride
of autonomy or in scepticism, to the point of despair, faced
with one’s own impotence and the immensity of evil.
But, as Your Holiness again reminded us in the encyclical,
God’s holiness reveals itself as a passionate love
for His people, for every man, and at the same time a forgiving
love (Cf. Deus Caritas est n. 10). All man’s frailty,
his betrayal, all the dreadful possibilities of history
are traversed by that question put to Peter on the lake
that morning, “Do you love me?” (Jn 21:17).
Through this simple, definitive question, God’s unique
holiness reveals in Christ its inconceivable and mysterious
depth: God is mercy. In this, man, each one of us, is recreated
in the truth of his original dependence, and freedom blossoms
once more as humble, glad adhesion full of entreaty: “Yes,
Lord, You know everything, You know that I love you”
(Jn 21:17). In this free “yes” of the creature,
in every circumstance of life, the glory of God echoes and
is at work. «Gloria Dei vivens homo» (St. Irenaeus,
Adversus Haereses, IV,20,7)). The glory of God is man who
is alive.
3. “All nations shall come and worship you Lord,
because your judgments have been revealed” (Rev 15:4)
The judgment of the Apocalypse reveals us the truth of
the last day, when all will come to bow down in acknowledgment
that Jesus is the Lord, and Christ will be definitively
“everything in everyone” (Col 3:11). This radiant
judgment is not contradicted by a world that seems to be
moving away from God, but the dramatic situation in which
we are living intensifies Christ’s distressing question:
“When the Son of man comes, will He find faith on
earth?” Lk 18:8).
Answering this question makes us more aware of the importance
of this meeting. Our coming together here around Peter makes
us certain that that final fulfilment lives in belonging
to the Church, to the “little flock,” the anticipation
and pledge of the final manifestation. But, at the same
time, we are pressed by the urgency of the task we are called
to. As at the first Pentecost, we, too, have been chosen,
called to be witnesses of the beauty of Christ before all
nations. What simplicity of heart is needed to let oneself
be moulded by Christ so as to make the whole of our daily
life, our work and family, our relationships and initiatives
resplendent with newness! Only one thing can arouse in those
we meet the desire to come with us to worship before the
Lord: seeing realized in us the promise of Christ that those
who follow Him will have the hundredfold here on earth (Mk
10:29-30).
INTERVENCIÓN DE DON JULIÁN CARRÓN
PRESIDENTE DE LA «FRATERNITÀ DI COMUNIONE E
LIBERAZIONE»
«El verdadero protagonista de la historia es el mendigo:
Cristo, mendigo del corazón del hombre, y el corazón
del hombre, mendigo de Cristo». Con estas palabras,
don Giussani acabó, hace ocho años, su intervención
precisamente aquí, en la Plaza de San Pedro, arrodillado
ante Juan Pablo II. Hoy volvemos como mendigos, todavía
más deseosos de Cristo, maravillados por cómo
Cristo ha seguido mendigando nuestro corazón.
1. «Grandes y maravillosas son tus obras,
Señor, Dios Todopoderoso;
justos y verdaderos tus caminos, ¡oh Rey de las naciones!»
(Ap 15,3)
También nosotros podemos decir, como los mártires
del Apocalipsis tras haber visto Su victoria: «Grandes
y maravillosas son tus obras, Señor, Dios todopoderoso».
¿Cuáles son las obras que nos hacen cantar?
La resurrección de Cristo que, por obra del Espíritu
Santo, nos ha aferrado en el bautismo, y nos ha convertido
en “suyos”.
La victoria de Cristo nos hace exultar de gozo y de gratitud
al ver como Él, aferrando toda nuestra humanidad,
la lleva a una plenitud sin igual, empujándonos a
no vivir ya para nosotros mismos, sino para aquel que murió
y resucitó por nosotros (cf. 2Co 5,14-15). Es en
la carne, dentro de los acontecimientos de la vida, que
se nos concede la gracia de vivir esta novedad: «Esta
vida en la carne, la vivo en la fe del Hijo de Dios, que
me amó y se entregó a sí mismo por
mí» (Ga 2,20). El estupor del amor de Cristo
por cada uno de nosotros domina nuestra vida, porque «ya
no vivo yo, sino que Cristo vive en mí» (Ga
2,20). De este modo hemos experimentado «el poder
de su resurrección» (Flp 3,10).
Ésta es la derrota de la nada que siempre se cierne
sobre cada hombre, y que tantas veces les hace dudar de
que exista una respuesta que corresponda a las exigencias
de verdad, de belleza, de justicia, de felicidad de su corazón,
porque nada es capaz de fascinarlo totalmente durante mucho
tiempo. En efecto, «sin la resurrección de
Cristo sólo existe una alternativa: la nada».
En Cristo resucitado, en cambio, vemos la victoria del Ser
sobre la nada, y, por tanto, se reaviva en nosotros la única
esperanza que no falla (Rm 5,5).
Gracias al encuentro con el carisma de don Giussani, en
el gran cauce de la Iglesia, Cristo ha llegado a ser cada
vez más familiar para nosotros, más que nuestro
padre y nuestra madre, hasta provocar en nosotros la pregunta:
«¿Quién eres Tú, Cristo?»,
según el mismo método que ha llevado a los
discípulos de la experiencia del encuentro con la
humanidad de Cristo a la gran pregunta sobre su divinidad.
De este modo nosotros, bautizados, nos hemos revestido de
Cristo (cf. Ga 3,27). Éste es el atractivo inatacable
del cristianismo: nos hace participar en un acontecimiento
que aferra todo nuestro yo y nos rescata cada vez que flaqueamos,
como sucedió a los discípulos de Emaús,
que decían conmovidos: «¿No estaba ardiendo
nuestro corazón dentro de nosotros cuando nos hablaba
en el camino y nos explicaba las Escrituras?» (Lc
24,32). Así, a la luz de los dones de Espíritu,
toda la realidad y toda la vida demuestran que la fe en
Cristo, destino y salvación del mundo, es razonable.
2. «¿Quién no temerá, Señor,
y no glorificará tu nombre?
Porque sólo Tú eres santo» (Ap 15,4)
El reconocimiento del Señor es fácil por
la imponencia de Su amor, que resplandece en Sus obras.
Como fue para el pueblo de Israel, que ante la mano potente
de Dios, «temió al Señor y creyó
en él» (Cf. Es 14,31). Basta que nuestra libertad
ceda y, como Su Santidad nos ha recordado de manera admirable
en su encíclica, se deje implicar por Cristo en la
«dinámica de su entrega» a nosotros (Deus
caritas est, n.13). Esta entrega llega en la persona de
Jesucristo a un «realismo inaudito» (n.12):
el Dios encarnado se convierte en un atractivo tan irresistible
que «nos atrae a todos hacia sí» (n.14).
El hombre que se encuentra con Él siente que corresponde
de tal modo a la espera del corazón, que no duda
en exclamar ante la manifestación de la belleza de
su santidad: «Señor, ¿a quién
vamos a ir? Tú tienes palabras de vida eterna; y
nosotros creemos y sabemos que Tú eres el Santo de
Dios» (Jn 6,68-69).
Pero, como el mismo Pedro, muchas veces advertimos también
todo el drama de la humana libertad que, en lugar de abrirse
confiada en el reconocimiento sorprendido y agradecido del
Señor, presente, puede cerrarse en la pretensión
orgullosa de autonomía o en el escepticismo, hasta
llegar a la desesperación, frente a la propia impotencia
y a la imponencia del mal. Pero como Su Santidad nos ha
recordado también en la encíclica, la santidad
de Dios se muestra como amor apasionado por su pueblo, por
cada hombre, amor que a la vez perdona (cf. Deus caritas
est, n.10). Toda la fragilidad del hombre, su traición,
todas las negras posibilidades de la historia son atravesadas
por aquella pregunta planteada a Pedro aquel amanecer a
la orilla del lago: «¿Me amas?» (Jn 21,17).
A través de esta pregunta, sencilla y definitiva,
la santidad única de Dios revela en la humanidad
de Cristo su inconcebible y misteriosa profundidad: Dios
es misericordia. En ella el hombre, cada uno de nosotros,
es recreado en la verdad de su dependencia original, y la
libertad florece de nuevo come adhesión humilde y
dichosa, llena de petición: «Sí, Señor,
tú lo sabes todo; tú sabes que te quiero»
(Jn 21,17). En este “sí” libre de la
criatura, dentro de cada circunstancia de la vida, se refleja
y actúa la gloria de Dios: «Gloria Dei vivens
homo» (San Irineo, Adversus Haereses, IV,20,7)). La
gloria de Dios es el hombre que vive.
3. «Todas las naciones vendrán, Señor,
y se postrarán ante ti,
porque han quedado de manifiesto tus justos designios»
(Ap 15,4)
El juicio del Apocalipsis nos revela la verdad del día
final, cuando todos vendrán y se postrarán
en el reconocimiento de que Jesús es el Señor,
y Cristo será definitivamente «todo en todos»
(Col 3,11). Este juicio luminoso no está en contradicción
con un mundo que parece alejarse de Dios. Sin embargo, a
causa de la dramática situación en la que
vivimos, es más fulminante la vehemente pregunta
de Cristo: «Pero, cuando el Hijo del hombre venga,
¿encontrará la fe sobre la tierra?»
(Lc 18,8).
Responder a esta pregunta nos hace más conscientes
de la importancia de este encuentro. Reunirnos hoy alrededor
de Pedro nos da la seguridad de que aquella realización
final vive en la pertenencia a la Iglesia, al «pequeño
rebaño», anticipo de la manifestación
final. Pero, al mismo tiempo, nos consume la urgencia de
la tarea a la que estamos llamados. Como en el primer Pentecostés,
también nosotros hemos sido elegidos, llamados a
convertirnos en testigos de la belleza de Cristo ante todas
las naciones. ¡Qué sencillez de corazón
hace falta para dejarse plasmar por Cristo, de manera que
toda nuestra vida cotidiana resplandezca de novedad, desde
el trabajo a la familia, desde las relaciones a las iniciativas!
Lo único que podrá suscitar en aquellos que
encontraremos el deseo de venir con nosotros a postrarse
ante el Señor es que vean realizada en nosotros la
promesa de Cristo de que quien le siga recibirá el
ciento por uno aquí y ahora (Mc 10,29-30).
INTERVENTION DU PERE JULIAN CARRON
PRESIDENT DE LA FRATERNITE DE COMMUNION ET LIBERATION
« Le véritable protagoniste de l’histoire
est le mendiant : Jésus-Christ mendiant le cœur
de l’homme et le cœur de l’homme mendiant
Jésus-Christ ». C’est par ces mots que
don Giussani concluait, il y a huit ans, son intervention
ici même, Place Saint Pierre, agenouillé devant
Jean-Paul II. Nous revenons aujourd’hui en mendiants,
encore plus désireux du Christ, étonnés
de constater combien le Christ n’a pas cessé
de mendier notre cœur.
1. « Grandes et merveilleuses sont tes œuvres,
Seigneur, Dieu Maître-de-tout ;
justes et droites sont tes voies, ô Roi des nations
! » (Ap 15,3)
Nous aussi, comme les martyrs de l’Apocalypse, nous
pouvons dire, après avoir vu Sa victoire : «
Grandes et merveilleuses sont tes œuvres, Seigneur,
Dieu Maître-de-tout ». Quelles sont ces œuvres
qui nous font chanter ? La résurrection du Christ
qui, par l’œuvre de l’Esprit Saint, nous
a saisis dans le baptême en faisant de nous les «
siens ».
La victoire du Christ nous fait exulter de joie et de gratitude
; en effet, nous voyons comment, saisissant toute notre
humanité, Il la porte à une plénitude
sans comparaison, nous poussant à ne plus vivre pour
nous-mêmes, mais pour celui qui est mort et ressuscité
pour nous (cf. 2Co 5,14-15). C’est dans la chair,
au cœur des circonstances de la vie, que nous est donnée
la grâce de vivre cette nouveauté : «
Ma vie présente dans la chair, je la vis dans la
foi au Fils de Dieu qui m’a aimé et s’est
livré pour moi » (Ga 2,20). La stupeur que
suscite l’amour du Christ pour chacun de nous domine
notre vie, car « ce n’est plus moi qui vis,
mais le Christ qui vit en moi » (Ga 2,20). C’est
ainsi que nous avons expérimenté « la
puissance de sa résurrection » (Ph 3,10).
C’est ainsi qu’est vaincu le néant qui
pèse sur chaque homme et le fait souvent douter de
l’existence d’une réponse qui corresponde
aux exigences de vérité, de beauté,
de justice et de bonheur de son cœur, puisque rien
ne peut le fasciner de manière complète et
durable. En effet, « sans la résurrection du
Christ, il n’y a qu’une alternative : le néant
». Mais en Christ ressuscité, nous voyons la
victoire de l’Etre sur le néant, et ainsi se
réveille en nous la seule espérance qui ne
déçoit point (Rm 5,5).
La rencontre avec le charisme de don Giussani, au sein de
l’Eglise, si vaste, nous a rendu le Christ de plus
en plus familier, plus que père et mère, jusqu’à
faire surgir en nous la question : « Qui es-tu, ô
Christ ? » ; c’est cette même méthode
qui a mené les disciples de l’expérience
de la rencontre avec l’humanité du Christ à
la grande question sur sa divinité. Ainsi, baptisés,
nous avons revêtu le Christ (cf. Ga 3,27). C’est
ce qui donne au christianisme une fascination indestructible
: il nous fait participer à un évènement
qui prend tout notre moi et nous reprend chaque fois que
nous défaillons, comme c’est arrivé
aux disciples d’Emmaüs, qui disaient avec émotion
: « Notre cœur n’était-il pas tout
brûlant au-dedans de nous, quand il nous parlait en
chemin ? » (Lc 24,32). Ainsi, à la lumière
des dons de l’Esprit, la réalité et
la vie toutes entières témoignent que la foi
en Jésus-Christ, destin et salut du monde, est raisonnable.
2. « Qui ne craindrait, Seigneur,
et ne glorifierait ton nom ?
Car seul tu es saint ! » (Ap, 5,15)
L’amour du Seigneur s’impose en resplendissant
dans Ses œuvres, et il est donc facile de Le reconnaître.
Comme pour le peuple d’Israël, qui, devant la
puissance de la main de Dieu, « craignit le Seigneur
et crut en lui » (Ex 14,31). Il suffit que notre liberté
cède et, comme Sa Sainteté nous l’a
admirablement rappelé dans Son Encyclique, se laisse
entraîner par le Christ dans la « dynamique
de son offrande » à nous (Deus caritas est,
n°13). Cette offrande atteint dans la personne de Jésus-Christ
un « réalisme inouï » (n°12)
: le Dieu incarné revêt un tel attrait qu’«
il nous attire tous à lui » (n°14). L’homme
qui le rencontre le trouve tellement correspondant à
l’attente de son cœur qu’il n’hésite
pas à s’exclamer devant la manifestation de
la beauté de sa sainteté : « Seigneur,
à qui irons-nous ? Tu as les paroles de la vie éternelle.
Nous, nous croyons, et nous avons reconnu que tu es le Saint
de Dieu » (Jn 6,68-69).
Toutefois, comme Saint Pierre lui-même, nous sentons
aussi souvent tout le drame de la liberté humaine
: au lieu de s’ouvrir avec confiance pour reconnaître
avec étonnement et gratitude le Seigneur présent,
elle peut se fermer dans la prétention orgueilleuse
de son autonomie ou dans le scepticisme, jusqu’au
désespoir, face à sa propre impuissance et
à la domination du mal. Mais ainsi que Sa Sainteté
nous l’a encore rappelé dans l’Encyclique,
la sainteté de Dieu se révèle être
un amour passionné pour son peuple, pour chaque homme,
et en même temps un amour qui pardonne (cf. Deus caritas
est, n°10). Toute la fragilité de l’homme,
ses trahisons, toutes les mauvaises possibilités
de l’histoire sont traversées par cette question
posée à Pierre, à l’aube, au
bord du lac : « M’aimes-tu ? » (Jn 21,17).
A travers cette question, simple et définitive, la
sainteté unique de Dieu révèle dans
l’humanité du Christ sa profondeur inconcevable
et mystérieuse : Dieu est miséricorde. En
elle, l’homme, chacun de nous, est recréé
dans la vérité de sa dépendance originelle,
et la liberté refleurit comme adhésion humble
et joyeuse, pleine de demande : « Oui Seigneur, tu
sais tout, tu sais bien que je t’aime » (Jn
21,17). Dans ce « oui » libre de la créature
dans chaque circonstance de la vie, se reflète et
opère la gloire de Dieu : « Gloria Dei vivens
homo » (Saint Irénée, Adversus Haereses,
IV,20,7). La gloire de Dieu est l’homme vivant.
3. « Tous les païens viendront, Seigneur,
se prosterner devant toi,
parce que tes jugements ont été manifestés
» (Ap 15,4)
Le jugement de l’Apocalypse nous révèle
la vérité du dernier jour, lorsque tous viendront
se prosterner et reconnaître que Jésus est
le Seigneur, et que le Christ sera définitivement
« tout en tous » (Col 3,11). Ce jugement lumineux
n’est pas contredit par un monde qui semble s’éloigner
de Dieu. Mais la situation dramatique dans laquelle nous
vivons nous rend plus brûlants de la poignante question
du Christ : « Mais le Fils de l’homme, quand
il viendra, trouvera-t-il la foi sur la terre ? »
(Lc 18,8).
Répondre à cette question nous rend plus conscients
de la portée de cette rencontre. Nous rassembler
aujourd’hui autour de Pierre nous rend certains que
cet accomplissement final vit dans l’appartenance
à l’Eglise, au « petit troupeau »,
annonciateur et avant-goût de la manifestation finale.
Mais en même temps, nous sentons l’urgence de
la tâche à laquelle nous sommes appelés.
Comme dans la première Pentecôte, nous avons
nous aussi été choisis, appelés pour
devenir les témoins de la beauté du Christ
devant toutes les nations. Quelle simplicité du cœur
il faut pour se laisser façonner par le Christ au
point que toute notre vie quotidienne, du travail à
la famille, des rapports aux initiatives, resplendisse de
nouveauté ! Une seule chose pourra susciter en ceux
que nous rencontrerons le désir de venir avec nous
se prosterner devant le Seigneur : s’ils verront se
réaliser en nous la promesse du Christ que quiconque
le suivra aura le centuple ici-bas (Mc 10,29-30).
REDE VON DON JULIÁN CARRÓN
VORSITZENDER DER FRATERNITÄT VON COMUNIONE E LIBERAZIONE
«Der wahre Protagonist der Geschichte ist der Bettler.
Christus bettelt um das Herz des Menschen und das Herz des
Menschen bettelt um Christus.» Mit diesen Worten schloss
Don Giussani vor acht Jahren seinen Beitrag hier, auf dem
Petersplatz, auf Knien vor Papst Johannes Paul II. Wir sind
als Bettler heute zurückgekehrt, und verlangen noch
mehr nach Christus. Zugleich staunen wir darüber, wie
Christus fortfährt, um unser Herz bettelt.
1. «Groß und wunderbar sind deine Taten,
allmächtiger Herr und Gott
Gerecht und zuverlässig sind deine Wege, du König
der Völker!» (Off, 15,3)
Wie die Märtyrer der Offenbarung, die Seinen Sieg
gesehen haben, können auch wir sagen: «Groß
und wunderbar sind deine Taten, allmächtiger Herr und
Gott.» Was sind das für Werke, die unsere Stimme
singen lassen? Die Auferstehung Christi, der uns durch das
Wirken des Heiligen Geistes in der Taufe ergriffen und uns
so zu den „Seinen“ gemacht hat.
Der Sieg Christi lässt uns vor Freude und Dankbarkeit
jauchzen, wenn wir sehen, wie Er unsere ganze Menschlichkeit
nimmt und sie zu einer Fülle ohnegleichen führt.
Dabei bringt er uns dazu, nicht mehr für uns selbst
zu leben, sondern für den, der für uns gestorben
und auferstanden ist (siehe 2 Kor 5, 14-15). Uns ist es
im Fleisch gegeben, inmitten der Wechselfälle des Lebens
die Gnade dieser Neuigkeit zu leben. Uns wird die Gnade
zuteil, diese Neuigkeit zu leben. «Obwohl ich jetzt
noch im Fleisch lebe, lebe ich im Glauben an den Sohn Gottes,
der mich geliebt und sich für mich hingegeben hat»
(Gal 2,20). Das Staunen über die Liebe Christi für
jeden einzelnen von uns beherrscht unser Leben, denn «nicht
mehr ich lebe, sondern Christus lebt in mir.» (Gal
2,20). Auf diese Weise haben wir «die Macht seiner
Auferstehung» (Phil 3,10) erfahren.
Das ist der Sieg über das Nichts, das stets jeden Menschen
bedroht und das ihn so oft daran zweifeln lässt, dass
es eine Antwort gibt, die den Bedürfnissen seines Herzens
nach Wahrheit, Schönheit, Gerechtigkeit und Glück
entspricht. Denn es gibt nichts, was in der Lage ist, das
Herz für lange Zeit vollständig zu faszinieren.
In der Tat, «ohne die Auferstehung gibt es nur eine
Alternative, das Nichts». Im auferstandenen Christus
hingegen sehen wir den Sieg des Seins über das Nichts,
und so erwacht in uns erneut die einzige Hoffnung, die nicht
enttäuscht (Röm 5,5).
Die Begegnung mit dem Charisma Don Giussanis, in dem großen
Flussbett der Kirche, hat uns Christus immer vertrauter
gemacht, mehr als unseren Vater und unsere Mutter, bis in
uns die Frage entstand: «Wer bist Du, Christus?»
Dies entspricht derselben Methode, die die Jünger aus
der Erfahrung der Begegnung mit der Menschlichkeit Christi
zur großen Frage nach seiner Göttlichkeit geführt
hat. So sind wir als Getaufte mit Christus eins geworden.
Darin liegt die unangreifbare Faszination des Christentums,
dass es uns an einem Ereignis teilhaben lässt, das
unser ganzes Ich ergreift. Und wenn wir schwach werden,
richtet es uns immer wieder auf, so wie es den Emmaus-Jüngern
erging, die voller Ergriffenheit feststellten: «Brannte
uns nicht das Herz in der Brust, als er unterwegs mit uns
redete?» (Lk 24,32). Im Lichte der Gaben des Geistes
bezeugen somit die ganze Wirklichkeit und das ganze Leben
die Vernünftigkeit des Glaubens an Christus, der die
Bestimmung und der Retter der Welt ist.
2. «Wer wird dich nicht fürchten, Herr,
wer wird deinen Namen nicht preisen?
Denn du allein bist heilig! » (Off 15,4)
Es ist die Größe Seiner Liebe, die in Seinen
Werken wiederscheint und es leicht macht, den Herren zu
erkennen. So war es auch für das Volk Israel, das angesichts
der starken Hand Gottes, «den Herren fürchtete
und ihm glaubte» (Ex 14,31). Es genügt, dass
unsere Freiheit nachgibt und, wie Seine Heiligkeit uns in
wunderbarer Weise in Seiner Enzyklika erinnert hat, sich
von Christus in die «Dynamik seiner Hingabe»
an uns (Deus caritas est, Nr. 13) miteinbeziehen lässt.
Diese Hingabe erlangt in der Person Jesus Christi einen
«unerhörten Realismus» (Nr. 12): Der fleischgewordene
Gott wird zu einer gewinnenden Anziehungskraft, so dass
er «uns alle an sich zieht» (Nr. 14). Der Mensch,
der ihm begegnet, findet eine derartige Übereinstimmung
mit der Erwartung seines Herzens vor, dass er nicht zögert,
vor der Manifestation der Schönheit seiner Heiligkeit
auszurufen: «Herr, zu wem sollen wir gehen? Du hast
Worte ewigen Lebens. Wir sind zum Glauben gekommen und haben
erkannt: Du bist der Heilige Gottes.» (Joh, 6,68-69).
Aber genau wie selbst Petrus erfahren wir häufig auch
das ganze Drama der menschlichen Freiheit. Denn anstatt
uns vertrauensvoll im staunenden und dankbaren Anerkennen
des lebendigen Herrn zu öffnen, kann sie sich in der
stolzen Anmaßung der Selbstgenügsamkeit oder
der Skepsis verschließen, bis hin zur Verzweiflung
angesichts der eigenen Machtlosigkeit und der Gewaltigkeit
des Bösen. Aber wie es Seine Heiligkeit wiederum in
der Enzyklika in Erinnerung ruft, zeigt sich die Heiligkeit
Gottes sich als leidenschaftliche Liebe für sein Volk,
für jeden Menschen, als Liebe, die zur gleichen Zeit
vergibt (siehe Deus caritas est, Nr. 10). Die ganze Zerbrechlichkeit
des Menschen, sein Verrat, all die schrecklichen Möglichkeiten
der Geschichte sind von jener Frage durchquert, die Petrus
gestellt wurde, an jenem Morgen am See: «Liebst Du
mich?» (Joh 21,17). Durch diese einfache und endgültige
Frage offenbart die eine Heiligkeit Gottes in der Menschlichkeit
Christi ihre unbegreifbare und geheimnisvolle Tiefe: Gott
ist Barmherzigkeit. Darin wird der Mensch, jeder von uns,
in der Wahrheit seiner ursprünglichen Abhängigkeit
wiedererschaffen, und die Freiheit erblüht erneut als
demütige und frohe Zustimmung, erfüllt von der
Bitte: «Herr, du weißt alles; du weißt,
dass ich dich lieb habe» (Joh 21,17). In diesem freien
«Ja» des Geschöpfes in allen Lebensumständen
wirkt und spiegelt sich die Ehre Gottes wider: «Gloria
Dei vivens homo» (St. Irenäus, Adversus Haereses,
IV, 20,7). Die Ehre Gottes ist der lebendige Mensch.
3. «Alle Völker kommen, Herr
und werfen sich vor dir nieder,
denn deine gerechten Taten sind offenbar geworden.»
(Off 15,4)
Das Urteil der Apokalypse enthüllt uns die Wahrheit
des letzten Tages, wenn alle kommen werden, sich vor dem
Herrn niederwerfen und anerkennen, dass Jesus der Herr ist,
und Christus wird endgültig «alles in allen»
sein (Kol 3,11). Dieses erleuchtete Urteil steht nicht im
Widerspruch zu einer Welt, die sich von Gott zu entfernen
scheint. Aber die dramatische Situation, in der wir leben,
macht die zehrende Frage Christi noch brennender: «Wird
jedoch der Menschensohn, wenn er kommt, auf der Erde Glauben
finden?» (Luk, 18.8).
Auf diese Frage zu antworten macht uns die Tragweite dieses
Treffens bewusster. Unsere heutige Versammlung um Petrus
macht uns gewiss, dass diese endgültige Erfüllung
in der Zugehörigkeit zur Kirche lebendig ist, der «kleinen
Herde», Vorschuss und Anzahlung des endgültigen
Offenbarwerdens. Gleichzeitig aber verzehrt uns die Dringlichkeit
der Aufgabe, zu der wir berufen sind. Wie am ersten Pfingsten
sind auch wir erwählt und berufen worden, Zeugen der
Schönheit Christi vor allen Menschen zu sein. Was für
eine Einfachheit des Herzens braucht man, um sich so von
Christus formen zu lassen, dass unser ganzes Leben im Alltag,
von der Arbeit bis zur Familie, von den Beziehungen zu den
Initiativen, vor Neuheit erstrahlt! Nur eines kann in denen,
die wir treffen, den Wunsch wecken, mit uns zu kommen und
sich vor dem Herrn niederzuwerfen: Wenn sie sehen, dass
sich in uns die Verheißung Christi erfüllt, wonach
der, der Ihm folgt, hier auf Erden das Hundertfache haben
wird (Mk 10,29-30).
Address of Patti Gallagher Mansfield, Catholic
Charismatic Renewal, to the Holy Father Benedict XVI
Dear Holy Father,
With all our hearts we thank you for inviting us to meet
with you on this glorious feast of Pentecost. We are your
sons and daughters; we are sons and daughters of the Church,
children of Mary, and we are the fruit of the Second Vatican
Council.
Holy Father, I was given the grace, in February 1967, at
a retreat for students from Duquesne University, to experience
the baptism in the Holy Spirit, which is at the origin of
the Charismatic Renewal.
Every movement and community has its own special history,
but in each one exists this same reality: “The love
of God has been poured into our hearts through the Holy
Spirit who has been given to us” (Rm. 5:5).
Holy Father, thank you for loving us. Thank you for your
constant support and encouragement. Thank you for saying
that you are a friend of the movements and that we are a
sign of the New Springtime. We want to return love for love.
Jesus said, “If you love me, keep my word” (cf.
Jn. 14:23), and we stand ready to receive your word, Holy
Father, and to follow your direction.
We love you, Holy Father. St. Catherine of Siena called
the Pope of her day, “Daddy, the sweet Christ on earth.”
We echo her tenderness and affection today by calling you,
Pope Benedict XVI, “the sweet Christ on earth”
for us. We place ourselves in full availability to your
service in the New Evangelization. For it is not ourselves
that we preach - not our movements, our communities, nor
our works - no, it is not ourselves that we preach, but
Jesus Christ as Lord and ourselves as your servants for
Jesus’ sake (cf. II Cor. 4:5).
You have cried out to the Church and the world: “Deus
Caritas Est!” May we join you in proclaiming that
Jesus Himself is indeed the pearl of great price and the
treasure hidden in the field worth giving up everything
else to possess (cf. Mt.13:46).
Thank you, Holy Father, for calling us here to the heart
of the Church, for it is here that we discover the vocation
we share as ecclesial movements and new communities. Our
vocation is love! Today we make our own the words of St.
Thérèse of Lisieux, “In the heart of
the Church, our Mother, we will be love!”
Intervento di Luis Fernando Figari, Fondatore
del Movimento di Vita Cristiana
Beatissimo Padre:
In questa festa di fede vorrei condividere l’intensa
esperienza suscitata in me dalla meditazione del passo della
Scrittura che dice: “Sono alla porta e busso, se qualcuno
ascolta la mia voce e mi apre, entrerò nella sua
casa e cenerò con lui e lui con me” (Ap. 3,20).
Il Signore Gesù si presenta come colui che chiede
di essere accolto, bussa rispettosamente alla porta del
cuore e chiede di essere ammesso per entrare nell’ambito
dell’esistenza personale. Che umiltà quella
del Signore! Il suo amore misericordioso non conosce limiti!
Chiama insistentemente l’intimità di ciascuno
e chiede di essere ascoltato. Che fedele perseveranza! Si
scopre una finalità escatologica, però la
sua dinamica inizia qui in questa terra con la chiamata
di Gesù. Ascoltare e aprire al Signore è incontrare
Lui, è serbare la Parola, è farsi partecipe
del suo amore trasformante. Colui che risponde secondo quello
che dice la Vergine Maria a Cana “Fate quello che
Lui vi dirà”, ascolta e obbedisce a Cristo,
e si apre anche al Padre, che viene a dimorare in lui. La
cena ci parla della comunione alla quale siamo invitati,
però anche del cammino in comunione e amicizia con
Gesù. Penso che questa sia una di quelle magnifiche
sintesi che ci offre la Scrittura per incoraggiarci a percorrere
il sentiero verso l’incontro pieno e definitivo.
Il Verbo eterno fatto uomo nell’immacolata Vergine
Maria per redimere gli esseri umani viene ad incontrare
ognuno di noi per introdurci nel meraviglioso dono della
riconciliazione con Dio, con se stesso, con il prossimo,
con la creazione tutta. Egli ci chiama con amorevole insistenza
a vivere la vita cristiana in ogni momento, ci insegna con
la sua luminosa presenza tra di noi ad essere persone secondo
il piano di Dio, in Lui si rivela la nostra identità
più profonda, risponde alle domande esistenzialmente
più urgenti che l’essere umano si pone.
Oggi siamo di fronte a un mondo che si chiude alla voce
e alla luce di Cristo. La Chiesa, Ecclesia Sua, cerca con
amore di illuminare e dare calore agli esseri umani. Come
le fiamme di fuoco di Pentecoste, anche oggi il fuoco dello
Spirito cerca incessantemente di illuminare le menti, infiammare
i cuori, irradiare la vita. Perciò il Signore Gesù
bussa alla nostra porta ed invita gli uomini e le donne
di oggi ad una risposta libera.
Ogni epoca ha le sue oscurità; sono le sfide di
quella epoca. Le crisi personali, la rottura tra la fede
e la vita, il secolarismo asfissiante, il relativismo, l’agnosticismo
funzionale, la perdita dell’identità cristiana,
l’egemonia della superficialità e della routine,
l’incomprensione di ciò che significa la realizzazione
umana secondo Dio, nuove e vecchie ideologie e psicologismi
che allontanano l’uomo dalla sua strada, la massificazione,
le ingiustizie, il flagello della povertà, la violenza,
sono tutte voci che molte volte senza saperlo aspettano
una risposta autentica di amore, che porti pace e riconciliazione
alle persone e ai popoli. Questo è un grido al Signore
Gesù! Perché soltanto Egli è la risposta
alle rotture e inquietudini dell’essere umano!
Lo Spirito che adombrò la Vergine nell’annunciazione-incarnazione,
Colui che con la manifestazione di ardenti lingue di fuoco
toccò le menti e i cuori a Pentecoste, è lo
stesso che ha suscitato una ondata di movimenti ecclesiali
e altre comunità di fedeli per vivere la vita cristiana,
per annunziare al mondo che Cristo è reale, che riconcilia
l’uomo e gli mostra la sua identità, invitandolo
all’amore e alla comunione, a partecipare della natura
divina. E’ Dio che viene in ausilio degli esseri umani
e, come in tante altre occasioni della nostra bimillenaria
storia, suscita nel seno della Chiesa movimenti che, mostrando
la ricchissima pluralità ecclesiale, contribuiscono
nella comunione con Pietro e sotto Pietro alla grande missione
della chiesa: annunciare il Signore Gesù al mondo,
invitando alla trasformazione dell’uomo e delle realtà
terrene secondo il piano divino.
Beatissimo Padre con immensa gratitudine e coraggio, i
membri dei movimenti ecclesiali e nuove comunità
dobbiamo sentirci, malgrado la nostra fragilità,
spinti ad un impegno più grande nella Nuova Evangelizzazione,
ravvivando l’impeto per la coerenza e per l’ardore
di testimonianza nella Chiesa, cercando nuovi e audaci metodi
ed espressioni per annunciare Cristo e i suoi insegnamenti,
attraverso l’esperienza di chi ha ascoltato la sua
chiamata, ha udito la Sua voce e si è aperto a Lui
in un incontro vitale, dando testimonianza, secondo ci sia
concesso dallo Spirito, della fede, della speranza e della
carità fino ai confini della terra in tutte le realtà
dell’umanità.
Con il cuore profondamente grato, Beatissimo Padre, le
diciamo: Ci aiuti a seguire il cammino di Cristo! Ci guidi!
Ci confermi nella fede! Moltissime grazie per tutto.
Words addressed by Luis Fernando Figari,
Founder of the Christian Life Movement, to His Holiness
the Pope
Most Holy Father,
On the occasion of this celebration of faith, I would like
to share something that touches me deeply on meditating
on that beautiful passage of the Holy Scripture that says:
"I am standing at the door, knocking; if you hear my
voice and open the door, I will come in to you and eat with
you, and you with me" (Rev 3:20). The Lord Jesus comes
as one who asks to be welcomed. He respectfully knocks at
the door and asks to be admitted before entering our personal
sphere. How humble is Our Lord! His merciful love has no
limits! He continues to call on the intimacy of each one,
and he asks for a listening ear. How faithful is his perseverance!
We perceive an eschatological purpose, but it begins here
on earth with the call of Jesus. To listen to the Lord and
to open the door to him means to meet him and to keep his
word, and to take part in his transforming love. Those who
respond as indicated by the Virgin Mary in Cana: "Do
whatever he tells you" (Jn 2:5), listen to Christ and
obey him, and they open up to the Father who will reside
in them. The meal together speaks of the communion to which
we have been invited, but also of the path of communion
and friendship with Jesus. I believe that this is one of
those wonderful syntheses found in Scripture that encourage
us to follow the path towards the ultimate encounter.
The Eternal Word, made flesh in the Immaculate Virgin Mary
in order to redeem all human beings, comes to meet each
of us in order to bring us to the wonderful gift of reconciliation,
with God, with oneself, with others, with all of creation.
He calls us with tender insistence to live our Christian
life at every moment. He teaches us through his luminous
presence among us to be people who live according to God's
Plan. He brings forth our deepest identity and responds
to the most pressing existential questions asked by human
beings.
Today's world is to a great extent closed to the voice and
light of Christ. The Church, Ecclesia Sua, with great love
is trying to illuminate and give warmth to human beings.
Just like the flames at Pentecost, today the fire of the
Spirit is continually endeavoring to illumine minds, to
enkindle hearts, to radiate and shine on life. This is why
the Lord Jesus knocks at our door and asks for an unconditional
response from the men and women of today.
All periods of history have their dark corners, and they
are the challenge of each era. Personal crises, the rift
between faith and life, stifling secularism, relativism,
functional agnosticism, the loss of Christian identity,
the hegemony of all that is superficial and humdrum, the
lack of understanding of the meaning of human fulfillment
according to God, new and old ideologies and psychologism
that distance people from their path, massification, injustice,
the scourge of poverty, violence - all of these are voices
that often unknowingly clamor for an answer in truth and
love that brings peace and reconciliation to people and
peoples. This is a call crying out for the Lord Jesus! It
is He and only He who is the answer to the fractures and
concerns of human beings!
The Spirit who descended on Our Lady at the time of the
Annunciation-Incarnation, the Spirit who was made manifest
in tongues of burning fire and touched minds and hearts
at Pentecost, is the same Spirit who in our times has given
rise to a wave of ecclesial movements and other communities
of the faithful to live the Christian life, to proclaim
to the world that Christ is real and that He reconciles
people, to show them their identity, and to invite them
to love and communion and participation in the divine nature.
It is God who comes to the aid of human beings and, as He
has done on many other occasions during our two-thousand
year history, He has given rise to movements within the
Church that demonstrate rich ecclesial plurality and contribute
in communion with Peter and under Peter to the great mission
of the Church: to proclaim the Lord Jesus to the world and
to invite to the transformation of humanity and all earthly
realities according to the divine Plan.
Most Holy Father, grateful for your most appreciated teachings
and for your so enthusiastic encouragement, the members
of the ecclesial movements and new communities, in spite
of our frailty, feel urged on to a greater commitment to
the New Evangelization, to stimulate the drive towards coherence
in the Church and eagerness to give witness, to search out
new courageous methods and expressions to proclaim Christ
and his teachings, based on the experience of those who
have listened to his call, have heard his voice, and have
met him in a life-giving encounter, giving witness of faith,
hope and charity, in all the world and in all the undertakings
of humanity, according to the gifts granted by the Holy
Spirit.
With a deeply grateful heart, Most Holy Father, we ask you:
Help us follow the path of Christ! Lead us! Confirm us in
the faith! We thank you for everything.
Intervención de Luis Fernando Figari,
fundador del Movimiento de Vida Cristiana
Beatísimo Padre:
En esta fiesta de fe quiero compartir la intensa experiencia
que me produce meditar sobre aquel bello pasaje de la Escritura
que dice: “Estoy a la puerta y llamo; si alguno oye
mi voz y me abre, entraré en su casa y cenaré
con él y él conmigo”. El Señor
Jesús se presenta como quien pide ser recibido. Toca
respetuosamente la puerta del corazón y pide ser
admitido, para ingresar al ámbito personal. ¡Qué
humildad la del Señor! ¡Su amor misericordioso
no conoce límite! Llama insistente a la intimidad
de cada uno, y pide ser escuchado. ¡Qué fiel
perseverancia! Se descubre una finalidad escatológica,
pero su dinámica empieza aquí en esta tierra
con el llamado de Jesús. Oír y abrir al Señor
es encontrarse con Él, es guardar su Palabra, es
hacerse partícipe de su amor transformante. Quien
responde según lo que dice la Virgen María
en Caná, “Haced lo que Él os diga”,
escucha y obedece a Cristo, y se abre también al
Padre, quien pone su morada en él. La cena nos habla
de la comunión a la que estamos invitados, pero también
del camino en comunión y amistad con Jesús.
Pienso que es una de aquellas magníficas síntesis
que nos ofrece la Escritura para alentarnos a recorrer la
senda hacia el encuentro plenificador.
El Verbo Eterno hecho hombre en la Inmaculada Virgen María
para redimir a los seres humanos, viene al encuentro de
cada uno para introducirnos en el maravilloso regalo de
la reconciliación, con Dios, con uno mismo, con el
prójimo, con la creación toda. Él nos
llama con amorosa insistencia a vivir la vida cristiana
en cada momento, nos enseña desde su luminosa presencia
entre nosotros a ser personas según el Plan de Dios,
Él hace manifiesta nuestra identidad más profunda,
y responde a las preguntas existencialmente más acuciantes
que se hace el ser humano.
Hoy existe un mundo que se cierra a la voz y a la luz de
Cristo. La Iglesia, Ecclesia Sua , busca con amor iluminar
y dar calor a los seres humanos. Como las llamas de fuego
de Pentecostés, hoy también el fuego del Espíritu
busca incesante iluminar las mentes, arder en los corazones,
irradiar en la vida. Por ello el Señor Jesús
toca a nuestra puerta e invita a una respuesta libre a los
hombres y mujeres de hoy.
Cada tiempo tiene sus oscuridades; son los desafíos
de esa época. Las crisis personales, la ruptura entre
fe y vida, el secularismo asfixiante, el relativismo, el
agnosticismo funcional, la pérdida de la identidad
cristiana, la hegemonía de lo superficial y rutinario,
la incomprensión de lo que significa la realización
humana según Dios, nuevas y viejas ideologías
y psicologismos que alejan al hombre de su senda, la masificación,
las injusticias, el flagelo de la pobreza, la violencia,
son todas voces que muchas veces sin saberlo están
clamando por una respuesta veraz, de amor, que traiga paz
y reconciliación a las personas y a los pueblos.
¡Ése es un clamor por el Señor Jesús!
¡Y es que sólo Él es la respuesta a
las rupturas e inquietudes del ser humano!
El Espíritu que cubrió a la Virgen en la Anunciación-Encarnación,
Aquel que con la manifestación de ardientes lenguas
de fuego tocó las mentes y los corazones en Pentecostés,
es el mismo que ha suscitado en este tiempo una ola de movimientos
eclesiales y otras comunidades de fieles para vivir la vida
cristiana, para anunciar al mundo que Cristo es real, que
reconcilia al hombre, que le muestra su identidad y lo invita
al amor y a la comunión, a participar de la naturaleza
divina. Es Dios que viene en auxilio de los seres humanos
y, como en tantas otras ocasiones en nuestra bimilenaria
historia, suscita en el seno de la Iglesia movimientos que,
mostrando la riquísima pluralidad eclesial, contribuyen
desde la comunión con Pedro y bajo Pedro a la gran
misión de la Iglesia: anunciar al Señor Jesús
al mundo, invitando a la transformación del hombre
y de las realidades terrenas según el divino Plan.
Beatísimo Padre, con inmensa gratitud por sus muy
apreciadas enseñanzas y por su aliento tan entusiasta,
los integrantes de los movimientos eclesiales y de las nuevas
comunidades hemos de sentirnos, a pesar de nuestra fragilidad,
impulsados a un mayor compromiso en la Nueva Evangelización,
avivando el ímpetu por la coherencia y el ardor testimonial
en la Iglesia, buscando nuevos y audaces métodos
y expresiones para anunciar a Cristo y sus enseñanzas,
desde la experiencia de quien ha escuchado Su llamado, ha
oído Su voz y se ha abierto a Él en un encuentro
vital, dando testimonio, según nos sea concedido
por el Espíritu, de la fe, la esperanza y la caridad
hasta los confines de la tierra y en todas las realidades
de la humanidad.
Con corazón profundamente agradecido, Beatísimo
Padre, le decimos: ¡Ayúdenos a seguir el camino
de Cristo! ¡Guíenos! ¡Confírmenos
en la fe! Muchísimas gracias por todo.
Worte des Herrn Luis Fernando Figari,
Gründer der Bewegung des Christlichen Lebens, an Seine
Heiligkeit Papst Benedikt XVI
Heiliger Vater, an diesem Glaubensfest möchte ich
gerne mit Ihnen teilen, was die Betrachtung jenes Abschnittes
der Heiligen Schrift in mir hervorruft, welche sagt: „Ich
stehe an der Tür und klopfe an: Wenn jemand meine Stimme
hört und mir öffnet, werde ich in sein Haus gehen
und bei ihm Mahl halten und er mit mir“. Christus
tritt vor uns wie einer, der aufgenommen werden möchte.
Er klopft voller Ehrfurcht an unsere Herzen und bittet empfangen
zu werden, um bei uns einzukehren. Wie demütig doch
der Herr ist! Seine barmherzige Liebe kennt keine Grenzen!
Er ruft beharrlich jeden von uns an und bittet, angehört
zu werden. Welch eine beharrliche Treue! Man entdeckt ein
eschatologisches Ziel, aber seine Dynamik fängt hier
in diesem Land mit Jesu Ruf an. Hören und sich dem
Herrn öffnen heißt, ihn begegnen, heißt
sein Wort bewahren, heißt seiner umwandelnden Liebe
teilhaftig sein. Wer das antwortet, was die Gottesmutter
in Kana gesagt hat: „Was er euch sagt, das tut“,
hört auf Christus und gehorcht ihm und öffnet
sich auch dem Vater, der bei ihm Einkehr hält. Das
Mahl spricht zu uns von Kommunion, zu der wir geladen sind,
aber auch von dem Weg in Gemeinschaft und in der Freundschaft
mit Jesus. Das ist wohl eine der großartigen Synthesen,
die uns die Schrift anbietet, um uns zu ermutigen, den Pfad
zur vollkommenen Begegnung mit Ihm zu beschreiten.
Das in der Immakulata Mensch gewordene Ewige Wort, das gekommen
ist, die Menschen zu erlösen, kommt jeden einzelnen
von uns entgegen, um uns das wunderbare Geschenk der Versöhnung
mit Gott, mit sich selber, mit dem Nächsten, mit der
ganzen Schöpfung zu machen. Er ruft uns liebevoll auf,
in jedem Augenblick das christliche Leben zu leben. Seine
leuchtende Gegenwart lehrt uns, Menschen nach Gottes Plan
zu sein. Christus offenbart uns unsere tiefste Identität
und gibt auf die dringendsten existentiellen Fragen, die
der Mensch sich stellt, eine Antwort.
Die heutige Welt verschließt sich dem Wort und dem
Licht Christi. Die Kirche, Ecclesia Sua, sucht in Liebe
den Menschen Licht und Wärme zu spenden. Wie die Flammen
des Pfingstfeuers, so sucht auch heute das Feuer des Heiligen
Geistes unaufhörlich die Geister zu erleuchten, die
Herzen zu entflammen, das Leben zu überstrahlen. Deswegen
klopft der Herr an unsere Pforte und lädt die Männer
und Frauen von heute ein, eine freie Antwort zu geben.
Jede Zeit hat ihre Schatten, es sind die Herausforderungen
jeder Zeit. Die persönlichen Krisen, der Bruch zwischen
Glaube und Leben, der erstickende Säkularismus, der
Relativismus, der funktionelle Agnostizismus, der Verlust
der christlichen Identität, die Hegemonie der Oberflächigkeit
und des Alltäglichen, das Unverständnis - was
die menschliche Verwirklichung nach Gott betrifft - die
Vermassung, die Ungerechtigkeiten, die Geißel der
Armut, die Gewalt, das alles sind Stimmen, welche - ohne
es zu wissen - oft nach einer wahren und liebevollen Antwort
schreien, die den Menschen und Völkern Friede und Versöhnung
bringt. Das alles ist ein Schrei nach Christus Jesus! Denn
nur Er es ist, der Antwort auf die Abbrüche und die
Rastlosigkeit der Menschen gibt!
Der Geist, der Maria in der Verkündigungsstunde - Menschwerdung
überschattet hat, der bei der Offenbarung der Feuerzungen
die Geister und Herzen beim Pfingstfest berührt hat,
ist derselbe, der in dieser Zeit eine Welle von kirchlichen
Bewegungen und geistlichen Gemeinschaften hervorgerufen
hat, die nach Christus ihr Leben gestalten und der Welt
verkünden, dass Christus eine Realität ist, dass
er den Menschen versöhnt, der ihm seine Identität
zeigt und ihn zur Liebe und Kommunion einlädt, an der
göttlichen Natur teilzuhaben. Es ist Gott, der den
Menschen zu Hilfe kommt und der –wie so oft in unserer
zweitausend jährigen Geschichte- im Innern der Kirche
Bewegungen hervorruft. Diese zeigen der Welt die überreiche
Vielfalt der Kirche und tragen dazu bei, in Gemeinschaft
mit Petrus und unter Petrus ihrer großen Sendung zu
dienen. Sie wollen Jesus Christus in der Welt verkünden,
indem sie die Menschen zur Umkehr einladen und die irdischen
Wirklichkeiten nach Gottes Plan umformen.
Heiliger Vater, Ihre wertvollen Belehrungen und Ermutigungen
spornen die Glieder der kirchlichen Bewegungen und neuen
Gemeinschaften an, sich -trotz ihrer Begrenztheit- mit größerem
Eifer für die neue Evangelisierung einzusetzen. Als
Zeugen möchten wir unsere Liebe zur Kirche in Kohärenz
und neuem Eifer erneuern, indem wir neue und wagemutige
Methoden und Ausdrücke suchen, Christus und seine Lehren
zu verkünden. Dies wollen wir von der Erfahrung heraus
tun, dass wir seinen Ruf und seine Stimme gehört haben
und wir uns seiner lebendigen Begegnung geöffnet hat.
Wir wollen bis an die Grenzen der Erde und in allen Realitäten
der Menschheit von Ihm Zeugnis ablegen, vom Glauben, von
der Hoffnung und der Liebe, so wie es uns der Heilige Geist
gewährt.
Mit einem tief dankbaren Herzen, Heiliger Vater, sagen wir
Ihnen: Helfen Sie uns, dem Weg Christi zu folgen! Führen
Sie uns! Stärken Sie uns im Glauben! Vielen Danke für
alles!
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